Premessa

Memoria minuitur nisi eam exerceas (Cicerone: Cato Major, de senectute). La memoria diminuisce se non si esercita. Una festa, una data, serve a questo. Consideriamo che la maggioranza dei pratesi non sa nemmeno che cosa è successo il 6 settembre di 74 anni fa. La memoria è tenuta in piedi e rafforzata da un gruppo di Associazioni (tra cui fondamentale è la Fondazione Museo e Centro di Documentazione della Deportazione e Resistenza e delle sezioni Aned e Anpi di Prato). Raccomando vivamente di partecipare alla marcia della pace a Figline alle ore 21, con partenza in via 7 marzo e arrivo a piazza dei Partigiani. È un gesto  non solo simbolico ma anche affettivo e  la partecipazione rappresenta una riflessione importante, una crescita interiore

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Sono passati 74 anni.

Riporto una parte del testo di approfondimento storico di Camilla Brunelli, Direttrice della Fondazione Museo della Deportazione e una parte Dizionario della resistenza. Luoghi, formazioni, protagonisti – Vol II, pp.123-125, Torino, Einaudi Testo di Andrea Mazzoni e infine la cronostoria degli eventi storici che hanno coinvolto Prato. Sono tre riflessioni

Da Camilla Brunelli (prima riflessione)

Un’unità della Wehrmacht in ritirata, con precisione la 334ma Divisione di Fanteria dell’esercito tedesco comandata dal Maggiore di complemento Karl Laqua, che aveva combattuto in Lazio, in Abruzzo, in Umbria e in Toscana, ritirandosi lungo la Val di Chiana e il Pratomagno a fine agosto del 1944, fu trasferita nell’area di Prato e da qui riprese la marcia all’indietro verso l’Emilia.
Nell’ambito della cosiddetta “lotta alle bande”, forte anche delle direttive vincolanti emanate per tutte le forze tedesche di stanza in Italia dal feldmaresciallo Kesselring che comprendevano la cosiddetta “clausola dell’impunità”, in base alla quale fu fornita esplicitamente piena copertura giuridica a qualsiasi eccesso compiuto da ufficiali subalterni durante le azioni contro i partigiani, il comandante di questa “normalissima” unità dell’esercito germanico (non delle famigerate divisioni SS!) ordinò, forse dopo un processo sommario fatto al comando tedesco che si trovava a Villa Nocchi a Figline di Prato, l’impiccagione di 30 partigiani catturati dopo un conflitto a fuoco avvenuto nella zona di Pacciana.
I partigiani facevano parte della Brigata Bogardo Buricchi costituita da ca. 250 uomini, tra cui moltissimi giovani, che si trovavano in montagna ai Faggi di Javello e che erano scesi a valle nella notte tra il 5 ed il 6 settembre per partecipare alla liberazione di Prato. Firenze era già libera da quasi un mese, gli alleati erano alle porte, la guerra in questa area volgeva finalmente al termine… Non del tutto chiare a tutt’oggi sono le circostanze che portarono la formazione partigiana alla decisione di scendere in città con l’esito molto probabile di scontrarsi con i tedeschi ancora presenti in zona, numericamente superiori e molto bene armati.
Si parlò di una guida che non si era presentata, di un agguato in piena regola e del fatto che i soldati tedeschi conoscessero i movimenti dei partigiani…. Ecco ciò che risulta da un rapporto dei militari tedeschi trovato nell’Archivio Militare di Friburgo:
6.9.44
Nelle prime ore del mattino è stata scoperta una banda bene armata, forte di 150 uomini presso Figline di Prato. Nel corso dello scontro a fuoco sono stati abbattuti 40 banditi e catturati 35 prigionieri (tra i quali 7 russi) oltre ad 1 mitragliatrice pesante, 1 leggera, 1 mortaio e numerose armi leggere. Non possiamo prendere per buone queste indicazioni poiché spesso i numeri del “bottino” venivano esagerati. Sul numero esatto e sui nomi degli uccisi, e anche sulle modalità  delle uccisioni (alcuni perirono durante lo scontro a fuoco, altri furono fucilati a Figline, altri ancora, la maggioranza, impiccati sotto l’arco in Via Maggio tra cui anche chi era ferito o già morto, uno o forse due riuscirono a fuggire), le ricostruzioni da parte italiana presentano leggere divergenze. Resta il fatto, incontrovertibile, che decine di giovani vite dedicate alla Resistenza contro il terrore nazifascista furono spezzate il giorno stesso della Liberazione della città.
Vediamo quindi come l’eccidio dei 29 giovani impiccati e le singole uccisioni di civili di quei primi giorni di settembre avvennero in gran parte nell’ambito di operazioni militari antipartigiane e furono precedute da scontri armati, con perdite anche da parte tedesca che non vengono però menzionate nei rapporti.
Si trattò, per l’eccidio di Figline, di un evento esemplare nell’ambito della “lotta alle bande” volto alla deterrenza anche se ormai tardiva ma soprattutto espressione di una conduzione bellica spietata e sintomo di rabbia per la guerra ormai perduta, che caratterizzò, da parte dei nazifascisti, anche altrove ma soprattutto in Toscana il passaggio del fronte, con un numero altissimo di vittime anche civili, di uomini, donne, bambini, anziani, orrendamente trucidati.
Per Prato, Figline resta luogo caro alla memoria: ai ragazzi italiani, toscani ma anche russi (prigionieri dei tedeschi poi unitisi ai partigiani) che a Figline dettero la vita per la libertà, la Città dedica ogni anno da allora una fiaccolata nel giorno che tragicamente ha visto l’eccidio ma anche la tanto agognata liberazione: il 6 settembre del 1944.

da  Andrea Mazzoni  (seconda riflessione)

Centro operaio, Prato partecipa alla lotta antifascista e alla resistenza con l’organizzazione di Gap e Sap in città, con la costituzione di robuste formazioni di combattenti sui monti della Val di Bisenzio, con l’attività svolta nelle fabbriche (vere e proprie “università dell’antifascismo”) da singoli oppositori del regime o da cellule operaie clandestine. D’altra parte le forti tradizioni del movimento dei lavoratori nel Pratese (intensissimo era stato il biennio rosso) offrono un fertile terreno per una diffusa avversione alla dittatura. Già alla caduta del fascismo, il 25 luglio del ’43, è dalle fabbriche – investite da scioperi spontanei – che parte la parola d’ordine della fine della guerra, mentre in città e nelle frazioni vengono distrutti dalla popolazione i simboli del regime. Le astensioni dal lavoro si protraggono per alcuni giorni, prima di essere represse dalle forze dell’ordine con decine di arresti. Dopo l’8 settembre e l’arrivo delle truppe tedesche, l’ostilità verso il nazifascismo si concretizza nello sforzo di organizzazione della lotta armata. E’ una vicina località del Pistoiese – Catena di Quarrata – a funzionare inizialmente da punto di riferimento per i combattenti antifascisti di Prato. Ma tocca poi ai rilievi a nord della città divenire i luoghi preminenti dell’attività partigiana. Già sul finire del’43, provenendo dal Monte Morello, si porta sulla Calvana la squadra comandata da Lanciotto Ballerini di Campi Bisenzio, caporal maggiore dell’esercito datosi alla macchia dopo l’8 settembre. L’intenzione del Ballerini è di raggiungere nell’Alto Pistoiese la formazione partigiana di Manrico Ducceschi “Pippo”, anch’egli collegato al Partito d’azione. Il giorno successivo al Natale del ’43 Ballerini e i suoi uomini fanno tappa a Valibona, prima di iniziare la marcia che dovrebbe portarli a unirsi alla I brigata Rosselli.  Il progetto non può essere condotto a compimento poiché nella notte tra il 2 e il 3 gennaio 1944 alcune centinaia di uomini – militi della Gnr e del battaglione Muti – suddivisi in tre colonne, che avanzano da Prato, Vaiano e Calenzano, nelle primissime ore del giorno circondano il cascinale dove i combattenti antifascisti sono nascosti. Nel furioso scontro Lanciotto Ballerini e due suoi uomini perdono la vita. All’ipotesi di unire al gruppo di Ballerini una squadra di partigiani pratesi ha pensato Carlo Ferri, comunista della Briglia, in Val Bisenzio. Dopo i fatti di Valibona, egli continua l’opera di organizzazione di un gruppo di combattenti fino alla costituzione nel febbraio, ai Faggi di Iavello, della Orlando Storai (dal nome di un antifascista pratese fucilato a Firenze, alle Cascine, in una rappresaglia). Dopo alcuni scontri alla Briglia e a Migliana coi nazifascisti la Storai è inviata a operare sul Falterona, compiendo azioni importanti a Fontebuona e a Dicomano, ma i vasti rastrellamenti tedeschi dell’aprile ’44 portano allo scioglimento della squadra e al ritorno dei suoi effettivi nel Pratese. Qui, intanto, scongiurato il trasferimento al Nord dell’industria tessile locale, il 4 marzo e giorni successivi ha avuto luogo lo sciopero che – grazie a una capillare organizzazione, rafforzata da picchetti di partigiani sulle strade di accesso in città – ha coinvolto la grande maggioranza degli operai di Prato e degli stabilimenti della Val Bisenzio. All’agitazione, in una Prato che il 7 marzo conosce un duro bombardamento, segue una retata che colpisce scioperanti, oppositori, semplici cittadini, cosicché un gran numero di pratesi – quasi tutti poi scomparsi – vengono deportati nei campi di concentramento. Intanto in città crescono gli episodi della lotta clandestina, guidata dal Cln ospitato nel convento delle monache di San Niccolò. Sempre più numerose si fanno le azioni di sabotaggio, come quella sulla tratta ferroviaria Prato-Bologna della Direttissima. Ma il più celebre di questi fatti si verifica a Carmignano – ai piedi del Montalbano, a sud di Prato – dove opera un gruppo di giovani partigiani guidati da Bogardo Buricchi, già artefici di un clamoroso blitz su una torre campanaria dello stesso paese per innalzarvi, il 1° maggio, la bandiera rossa, dopo che a marzo gli stessi hanno dato alle fiamme gli uffici comunali in cui si conservavano i registri degli ammassi agricoli. Nella notte dell’ 11 giugno la squadra di patrioti fa saltare in aria otto vagoni carichi di esplosivo del vicino polverificio Nobel, in sosta sui binari presso la stazione di Carmignano. Nella deflagrazione muoiono anche quattro componenti della formazione, tra cui Bogardo e suo fratello.  Proprio al nome di Bogardo Buricchi viene intitolata la brigata partigiana che in quei giorni, ai Faggi di Iavello, si è andata costituendo. La Buricchi, che usufruisce dell’apporto materiale e logistico delle popolazioni contadine della zona oltre che dei contatti e rifornimenti costanti dalla città, giunge a contare circa duecento uomini e compie azioni di sabotaggio, scontri a fuoco coi nazifascismi, il salvataggio di civili da rappresaglie.  Alla vigilia della liberazione di Prato, mentre le squadre di città entrano in azione per assumere il controllo delle periferie e del centro, la brigata, nella notte tra il 5 e il 6 settembre, si mette in marcia per partecipare alle operazioni, ma la sua discesa – di cui imprudentemente è corsa voce – viene intercettata dai tedeschi in località Pacciana provocando lo sbandamento dei partigiani. Ventinove di essi, dopo la cattura, vengono impiccati nel paese di Figline, mentre gli alleati sono ormai prossimi a entrare in città. A sera, il Cln insedia nel palazzo civico la nuova giunta comunale guidata da Dino Saccenti.

Cronologia degli eventi stoici a Prato (terza riflessione)( fonte: http://www.associazioni.prato.it/resistente/pratese/htm/crono.htm)

 

L’entrata in guerra a fianco della Germania nazista, insieme ad altre scelte sciagurate del Governo Mussolini, l’embargo dei paesi alleati verso l’Italia e l’inizio dei bombardamenti alleati, avevano ormai messo in ginocchio il paese con i suoi poveri abitanti.
L’8 Settembre 1943, viene resa pubblica la notizia dell’armistizio (firmato 5 giorni prima) tramite un comunicato radiofonico del re Vittorio Emanuele III e Badoglio, entrambi in fuga da Roma verso Brindisi. La notizia crea sbandamento nell’esercito italiano e caos nel paese, mentre a nord le truppe tedesche occupano unità produttive e vie di comunicazione e iniziano i rastrellamenti dei soldati italiani sbandati. La gente crede inizialmente che sia finalmente la fine di un incubo, in realtà il peggio deve ancora venire:
Mussolini, arrestato in luglio, viene liberato il 12 settembre sul Gran Sasso da paracadutisti tedeschi.
Dopo pochi giorni il fascismo si riorganizza e il 23 settembre a Salò nasce la “repubblica sociale italiana”. Ai giovani e soldati chiamati alle armi dalla repubblica di Salò non resta che scegliere:
partire o disertare.
Con i fascisti o contro di loro.
Lo stesso è successo nelle nostre zone, che come altre hanno pagato un prezzo di sangue, sacrifici e miseria. Tutto questo per scacciare gli invasori tedeschi e sconfiggere i traditori fascisti, i quali non esitavano a denunciare, picchiare, torturare e tradire i loro concittadini, facendo, succubi, il gioco dei nazisti.

02/09/1943 – A Prato un’incursione aerea di circa 60 velivoli distrugge in parte la stazione ferroviaria e zone del Palco e di Santa Cristina provocando il ferimento di diverse persone. Dopo 69 allarmi dal giugno del ’40, questo è il primo bombardamento sulla città, quasi a segnare la svolta delle operazioni belliche che avverrà con l’armistizio.

11/11/1943 – Un bombardamento della durata di un’ora e mezza colpisce la Stazione ferroviaria di Prato e le zone limitrofe provocando la morte di due persone e il ferimento di altre venti.
Danni alla reta idrica, incendi innescati dalle bombe, distruzione di abitazioni civili e di fabbriche rendono da questo momento sempre più difficile la ripresa delle normali attività, mentre cresce la rabbia impotente della popolazione nei confronti delle autorità che hanno dato l’allarme a bombardamento iniziato. Foto stazione (48 Kb).

03/01/1944 -A Valibona, 18 partigiani capeggiati da Lanciotto Ballerini
vengono accerchiati nella notte da un reparto della guardia nazionale repubblicana di Prato che agisce insieme a dei fascisti e ai carabinieri di Calenzano. Scoppia un combattimento che porta a un vero e proprio massacro, con successive rappresaglie fasciste sulla popolazione locale.

Gennaio 1944 – I bombardamenti su Prato si fanno sempre più intensi e la città è gravemente danneggiata nelle infrastrutture, abitazioni e fabbriche. Foto fabbriche (26 kb).

08/02/1944 – Un’incursione aerea a Prato causa l’interruzione di Via Bologna e Via del Palco, nonché la distruzione della millenaria Chiesa di Filettole (foto bombardamento 53 Kb). Rimangono uccise due persone.
Anche il 14 e il 16 febbraio la città è sottoposta a pesanti bombardamenti con morti e feriti (foto S. Bartolomeo 21 Kb).

22/02/1944Carlo Ferri costituisce con circa 40 uomini sul Monte Iavello la formazione partigiana “Orlando Storai“.

04/03/1944 – Anche a Prato ha inizio lo sciopero generale.
Malgrado l’affissione di manifesti intimidatori, gli operai proseguono in massa lo sciopero per giorni e giorni.
La rappresaglia fascista si manifesterà subito con il rastrellamento indiscriminato di molti uomini, a seguito della richiesta tedesca di 1900 persone da deportare nei campi di lavoro germanici; si scatena una vera e propria caccia all’uomo, dove chiunque casualmente si trovi per strada venie catturato. Contemporaneamente, il 7 marzo, un altro pesante bombardamento si abbatte sulla città.

07/03/1944 – Nel corso degli incessanti bombardamenti viene colpita e danneggiata la casa di Filippino Lippi con la distruzione del prezioso Tabernacolo che ornava la facciata. Leonetto Tintori sfidando il commissario prefettizio ridà vita all’opera d’arte.

08/03/1944 -132 pratesi accertati vengono deportati da Firenze al lager di Mauthausen in carri ferroviari piombati. Di essi solo 20 sopravviveranno e riusciranno poi a tornare a casa.

22/03/1944 -A Migliana la formazione Storai mette in fuga 200 militi del battaglione “Ettore Muti”.

02/06/1944 – Quindicesima incursione aerea sull’area pratese con interruzione della linea ferroviaria Prato-Pistoia.

11/06/1944 – Alla Stazione di Carmignano, nella sede ferroviaria di Poggio alla Malva, una squadra di partigiani fra cui Bogardo Buricchi e suo fratello Alighiero, riesce a far saltare in aria otto vagoni carichi di esplosivi destinati al fronte. L’azione, nella quale rimasero uccisi, oltre ai due fratelli, Ariodante Naldi e Bruno Spinelli, rappresenta uno degli episodi più importanti della guerra partigiana nel pratese.

14/06/1944 – Diciannovesima incursione aerea su Prato; 40 bombe lanciate sulla ferrovia uccidono 3 persone e ne feriscono 13. Intanto sul Monte Iavello sono sempre più numerosi gli uomini che si uniscono ai partigiani: si costituisce così la Brigata Buricchi.

15/06/1944 – Il partigiano pratese Ruggero Tofani (foto 72 Kb) detto Tantana viene seviziato e barbaramente ucciso dai fascisti in località Catena, nella casa di un conoscente presso il quale era ospitato dopo aver partecipato con altri partigiani al recupero di armi per la Resistenza; da tempo controllato dai fascisti, non era riuscito a sfuggir loro.

28/06/1944 -Il commissario prefettizio di Prato Tomaso Fracassini fugge al nord con la propria famiglia; sarà arrestato dopo la liberazione. A Prato sarà sostituito dal Commissario di Pubblica Sicurezza Rosario Ardizzone.

Luglio 1944 – Il mese è caratterizzato da una violenta serie di incursioni aeree, che causano più di 60 morti e danni a edifici industriali, abitazioni civili e infrastrutture. L’obiettivo principale dei bombardamenti era il deposito di carburante che i tedeschi avevano allestito alle Cascine di Tavola. Mentre la città era martoriata dalle bombe, i tedeschi distruggevano macchinari e saccheggiavano fabbriche, facevano saltare i ponti sul Bisenzio e attuavano rappresaglie sulla popolazione già stremata dal terrore e dalla fame; intanto molti fascisti cominciavano ad allontanarsi dalla città, forse nella percezione dell’imminente sconfitta.

10/08/1944 – Il tenente tedesco Druaier arriva a Prato, dove rimane fino alla fine del mese con il compito di saccheggiare la città, depredandola di tutta la merce rimasta per inviarla a Bologna.

11/08/1944 -Il CLN toscano dà l’ordine dell’insurrezione generale a Firenze, dove il 4 agosto erano giunte le avanguardie alleate. La città sarà definitivamente liberata solo il 1° settembre.

Agosto 1944 – Dal 12 agosto fino alla fine del mese raffiche di artiglieria e bombe colpiscono più volte la città causando morti e feriti; viene allestita una vedetta di avvistamento sulla torre di Palazzo Pretorio. Intanto, si hanno notizie di scontri sempre più frequenti fra bande partigiane e tedeschi intorno alla città.

01/09/1944 -Gli alleati arrivano a Campi Bisenzio, mentre il comando della feldgendarmeria tedesca lascia Prato dopo aver distrutto sistematicamente fabbriche, abitazioni civili e intere vie.

04/09/1944 -A Iolo 3 morti e 3 feriti sono le vittime delle raffiche di artiglieria alleate.

05/09/1944 – 9 persone vengono uccise e 12 ferite in Piazza Duomo in seguito all’esplosione di varie granate. Il CLN pratese, già in contatto con gli alleati fermi a Campi Bisenzio, dà l’ordine alla Brigata Buricchi di scendere dal Monte Iavello per occupare la città. In serata i primi soldati alleati arrivano in Via Zarini.

06/09/1944Il CLN locale nomina la Giunta Comunale. Nella mattinata dello stesso giorno 29 partigiani della Brigata Buricchi vengono catturati e impiccati a Figline dai tedeschi dopo uno scontro cruento. In seguito i tedeschi iniziano una “caccia al partigiano” fino sul Monte Iavello e nella Val di Bisenzio

Stamani verso le 8 del mattino (6 settembre 2018)

Di fronte al monumento dei caduti questa mattina, a Piazza Santa Maria delle carceri, a Prato  mi  sono ricordato delle parole  di Norberto Bobbio: Dopo venti anni di regime e dopo cinque di guerra, eravamo ridiventati uomini con un volto solo e un’anima sola. Eravamo di nuovo completamente noi stessi. Ci sentivamo di nuovo uomini civili. Da oppressi eravamo ridiventati uomini liberi. Quel giorno, o amici, abbiamo vissuto una tra le esperienze più belle che all’uomo sia dato di provare: il miracolo della libertà.

Riporto alcune foto fatte da me  in maniera artigianale.

castello

Non è detto che dobbiamo andare oggi a Figline di Prato, possiamo andarci anche nei prossimi giorni. Il  necessario è andarci: sostare, riflettere, pregare e raccontare gli eventi ai propri figli in modo che sappino ciò che è stato fatto per la libertà.

Come pensiamo all’ora del pranzo o della cena oppure prendiamo l’impegno di un concerto o di una passeggiata o di un evento che ci appassiona, un luogo di rimembranza deve essere nel nostro cuore. Non possiamo fuggire continuamente. Ti ricordo una riflessione di Pietro Calamandrei: Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perché lì è nata la nostra costituzione.

Sono nato nel post- guerra ma so che ci sono state persone che hanno vissuto con gioa la fine della dittatura fascista, non vorrei che le stesse persone negli ultimi anni della loro vita possono vivere la fine della democrazia o minimamente pensare a un ritorno del regime!.   Molte persone lottano per cambiare in meglio l’umanità (ed è una cosa bella) ma è anche fondamentale cambiare prima se stessi. Avere una idea democratica della società in cui la cooperazione, la solidarietà, il sostegno verso i deboli e i fragili, l’agire contro le iingiustizie, avere una etica  basata sul rispetto  degli altri (e non sull’egoismo sfrenato, sul potere violento, sul menefreghismo, e sulla falsità e l’indifferenza) è questo il pane quotdiano che io ti invito a mangiare. E’ il condimento lo puoi trovare  in tutti i luoghi della memoria, nel ricordo dei martiri che hanno combattuto  per la libertà ( anche per te!).

festa

Stasera quando vai a letto non dimenticare le parole del “nostro” presidente Sandro Pertini (Messaggio di fine anno agli Italiani, 1978): Io sono orgoglioso di essere cittadino italiano, ma mi sento anche cittadino del mondo, sicché quando un uomo in un angolo della terra, lotta  per la sua libertà ed è perseguitato,  perché vuole restare un uomo libero, io sono al suo fianco con tutta la mia solidarietà di cittadino del mondo.”

Angelo Vigliotti
Scritto da Angelo Vigliotti