Giulio Regeni

Mi dispiace Giulio; sento nel profondo del cuore che una responsabilità appartiene anche a me. Io non ti ho conosciuto. Ti conosco ora che sei stato costretto a lasciare questo mondo.Forse bastava un po’ di prudenza da parte dei tuoi tutor che conoscevano l’Egitto e i suoi metodi. Sapevano che era un paese in cui i diritti umani sono violati costantemente, sapevano che è un paese che utilizza la tortura come strumento per estorcere informazioni. Regeni era un giovane ricercatore, originario di Fiumicello (Udine). E’ stato torturato senza pietà e poi gli è stato spezzato l’osso del collo ed è morto.. Lo dice l’autopsia eseguita a Roma sul corpo delllo studente italiano di 28 anni. Era uno studente della prestigiosa università britannica di Cambridge, presso la quale stava facendo il dottorato al “Centre for Development Studies” con una ricerca in Economia.

La tortura
La Dichiarazione universale dei diritti umani, articolo 5) dice chiaramente che “Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamenti o punizioni crudeli, disumani e degradanti” .
Amnesty international commenta: Il divieto di tortura è assoluto: questo significa che mai un pubblico ufficiale o una persona che agisca a titolo ufficiale può infliggere intenzionalmente dolore o sofferenze gravi a un’altra persona anche in situazioni di emergenza, quali una guerra, una catastrofe naturale o creata dall’uomo. Nonostante l’obbligo per gli stati parte della Convenzione di considerare reato la tortura, indagare in modo approfondito e imparziale su qualsiasi denuncia e perseguire i responsabili, la tortura è ancora oggi molto diffusa; in alcuni di questi paesi è sistematica, in altri è un fenomeno isolato ed eccezionale.
A 30 anni e più  dalla storica adozione della Convenzione, i governi hanno tradito l’impegno a porre fine a questa pratica che comporta la perdita definitiva dell’umanità, che è il segnale di una crisi collettiva fatta di barbarie, fallimenti e paura. In questi tre decenni, i governi spesso hanno vietato la tortura per legge ma l’hanno permessa nella pratica. Hanno pestato, frustato, soffocato, semiannegato, stuprato, privato del sonno nel buio delle carceri e nelle stanze degli interrogatori; hanno colpito presunti criminali comuni, persone sospettate di costituire una minaccia alla sicurezza nazionale, dissidenti, rivali politici per estorcere loro confessioni, per punirli, intimorirli, per privarli della loro dignità. Tra il 2009 e il 2014, Amnesty International ha registrato torture e altri maltrattamenti in 141 paesi ma, dato il contesto di segretezza nel quale la tortura viene praticata, è probabile che il numero effettivo sia più alto.(Fonte: http://www.amnesty.it)

L’Italia fa pena……
Il nostro è un paese che fa pena. Da un senso di amarezza. Per non difendere un diritto si pensa all’ economia oppure ci si perde in chiacchiere senza né capo né coda. Senza pensare che viene prima l’etica.  E’ il solito copione: “ così fan tutti!. Per salvaguardare i trattati, gli scambi commerciali, si tende a minimizzare, si accetta “praticamente” la dittatura,  anche se in teoria si dicono migliaia di parole contro il terrorismo, il crimine, la violenza, la mancanza di rispetto dei diritti umani.

Intanto in Italia manca la legge sul reato di tortura. Forse  i parlamentari pensano che non c’è n’è bisogno. O forse non hanno un minimo di dignità nell’affrontare e portare a termine il problema. La Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura del 1984, ratificata dal nostro paese nel 1988, prevede che ogni stato si adoperi per perseguire penalmente quegli atti di tortura delineati all’art. 1 della Convenzione stessa. Sono passati oltre 25 anni, ma in Italia il reato di tortura continua a essere un miraggio. Ciò che è successo a Giulio,  deve far riflettere e deve stimolare in Italia la legge sul reato di tortura (da approvare e  promulgare nel più breve tempo possibile!) e sul rapporto che l’Italia deve avere con gli stati dittatoriali e non,  che praticano  la tortura  con sistematica evidenza. Finché non ci sarà la verità su ciò che è successo a Giulio e sulle risposte che il  nostro governo (speriamo non ipocrita)  deve dare ufficialmente al Governo Egiziano,  ognuno di noi, almeno scoloro  che leggono questa riflessione,  deve fare  un minuto di silenzio contro la tortura. E dire dentro di sé il mantra hawaiano per non dare colpa agli altri dei nostri errori.: “mi dispiace; Ti prego, perdonami; grazie……, Ti amo.

Spero che si faccia un passo in avanti contro la tortura

La mano del carnefice fin dall’antichità è stata al servizio della legge, della polizia, delle forze militari e paramilitari, da gruppi di guerriglia, della religione fondamentalista, torturando con lo scopo di punire o strappare delle  confessioni che alla fine non sono totalmente veritiere, provocando sofferenze inaudite fisiche e psichiche. Ciò che che dà amarezza e angoscia  è che in alcuni paesi sono giustificate e legittimate. Sono paesi senza nessuna etica, nessuna morale, se non il culto del  denaro, il potere su altri esseri umani e la schiavitù dei più deboli,  edulcorata dalla sicurezza interna. Purtroppo dispiace leggere  che anche i greci, popolo aperto e civile, dove è nato il pensiero occidentale, utilizzavano la tortura: lo storico Duride di Samo, ripreso da Plutarco (Duride 76F67 Jacoby = Plutarco, Pericle, XXVIII), in occasione della guerra tra Atene e Samo e dopo la sconfitta di questa nel 439, Pericle “fece portare nella piazza di Mileto i trierarchi e i marinai di Samo, li fece legare a dei pali per dieci giorni e, quando erano ormai in condizioni miserevoli, diede ordine di ammazzarli a bastonate in testa”.
Arthur Schopenhauer  in una riflessione su Vanini (Giulio Cesare Vanini nato a Taurisano, il 19 gennaio 1585 e morto a  Tolosa, il  9 febbraio 1619 filosofo, medico, naturalista libero pensatore italiano che fu torturato prima di essere ucciso, così si esprime: “Prima di bruciare vivo Vanini, un pensatore acuto e profondo, gli strapparono la lingua, con la quale, dicevano, aveva bestemmiato Dio. Confesso che, quando leggo cose del genere, mi vien voglia di bestemmiare quel dio.”

Nel 1798 il poeta Friedrich Hölderlin, scrive questa poesia (Vanini), i cui versi sono da meditare.

« Empio osarono dirti e d’anatemi
oppressero il tuo cuore e ti legarono
e alle fiamme ti diedero. O uomo
sacro! Perché non discendesti in fiamme
dal cielo, il capo a colpire ai blasfemi
e la tempesta tu non invocasti
che spazzasse le ceneri dei barbari
dalla patria lontano e dalla terra!
Ma pur colei che tu già vivo amasti,
sacra Natura te morente accolse,
del loro agire dimentica i nemici
con te raccolse nell’antica pace. »

Diceva il grande psichiatra Carl Gustav Jung : L’uomo sano non tortura gli altri, in genere è chi è stato torturato che diventa torturatore.

Angelo Vigliotti
Scritto da Angelo Vigliotti