Alcuni consigli particolari per genitori in difficoltà
da: www.manotesa.it


Ansia di separazione
Viene definita “ansia di separazione” quel genere di ansia che si può manifestare nei bambini dagli 8 mesi ai 6 anni circa. Essa è determinata dalla paura da parte del bambino di perdere le figure genitoriali (soprattutto la madre) o l’ambiente a cui è abituato. Questo accade maggiormente nei figli unici, in quanto non hanno mai dovuto dividere gli affetti con nessuno.I sintomi di quest’ansia sono i seguenti: il bambino piange, si dispera appena la madre si allontana e non accetta di partecipare a nessuna attività finché la madre non ritorna. Nei casi più gravi, il bambino può rimanere scosso anche molte ore dopo l’arrivo della madre.Se durante il primo anno d’asilo il bambino viene colto da ansia, le educatrici dovrebbero, almeno per i primi tempi, dargli molto contatto fisico tenendolo in braccio, se lo richiede. Dovrebbero, poi, inserirlo nel gruppo-classe coinvolgendolo nelle varie attività. L’inserimento deve essere sempre graduale e in presenza di un genitore.

Crisi di collera Le crisi di collera possono venire ai bambini intorno ai due anni. Molto spesso queste crisi vengono al bambino nei luoghi pubblici, dove i genitori possono trovarsi più facilmente in imbarazzo. Alcuni bambini, durante una crisi, arrivano addirittura a strapparsi i capelli. Tali comportamenti avvengono perché il bambino vuole attirare l’attenzione dei genitori  su di sé.I genitori in queste occasioni devono prendere in braccio il bambino e portarlo via dal luogo dove si è scatenata la crisi. Una volta passata la crisi, il genitore deve spiegare al bimbo che la sua furia non ha distrutto niente e che tutto è riparabile. Non bisogna mai  dare tanta importanza a quanto è successo.

L’amico immaginario Verso i quattro, cinque anni d’età fa la comparsa nella vita di un bambino l’amico immaginario. Quest’amico ha tutte le qualità di un qualunque amico, ma ha una particolarità: non esiste nella realtà. Esso è frutto della fantasia del bambino. Può avere delle buone qualità come essere coraggioso, ricco, bello oppure delle cattive qualità come essere un bugiardo, maleducato, pauroso. Questo accade perché l’amico immaginario rappresenta per il bimbo quello che vorrebbe ma non lo è  oppure quello che non vorrebbe mai diventare. Il bambino ricorre all’amico immaginario quando comincia ad avere le prime frustrazioni nelle vere amicizie con i coetanei. I genitori non devono né dare troppo peso alla cosa, né deridere il bimbo. È una fase di crescita e come tale passerà..

Il racconto delle favole Per il bambino l’ascoltare delle favole è molto importante. Attraverso le favole il bambino risolve le sue paure. Egli, infatti, si immedesima con il protagonista e impara che ci sono sì gli ostacoli, ma c‘è anche una loro risoluzione. Nelle favole viene sempre rappresentato sia il bene che  il male. Durante il racconto delle favole poi, il bambino spesso riceve dal genitore anche  contatto fisico (difatti il genitore che legge un favola al bambino si mette vicino a lui o lo prende in braccio).

Le bugie Fino ai quattro-cinque il raccontare bugie è, per il bambino, un fatto normale. A quest’età, infatti, il confine tra realtà e fantasia è sottilissimo. Il bambino è portato a credere che qualsiasi cosa pensa e desidera si avvererà.Il genitore in questo periodo deve ascoltare senza dare troppo peso e senza minimizzare queste fantasie, tenendo  presente che le bugie del bambino sono sempre dette senza cattiveria.

Il complesso di Edipo In questa fase di sviluppo il bambino si innamora del genitore di sesso opposto e prova  avversione per il genitore dello stesso sesso.

Questa fase viene attraversata dal bambino dai 3 ai 5 anni. In questa fase, infatti, il bambino scopre i propri genitali e la sua diversità sessuale. Sigmund Freud che elaborato questa fase di sviluppo insieme a quelle anale e a fallica, le ha dato il nome di Edipo.Il bambino in questo periodo attua inconsapevolmente tutte le strategie per sedurre il genitore di sesso opposto.I genitori in questo periodo devono accogliere con tenerezza questa manifestazioni da parte del bambino ma senza dare loro troppa importanza. In caso contrario si induce il bambino a confondere fantasia e realtà e questo fatto potrebbe portare dei problemi nella vita adulta con le relazioni amorose. Questo perché si verrebbe a creare un legame troppo stretto con il  genitore al quale sono rivolte queste attenzioni.

La fase anale E’ la fase che il bambino attraversa verso i 2-3 anni.In questa fase il bambino controlla volontariamente gli sfinteri, decidendo lui quando evacuare. Questo accade perché il bambino in questa fase, considera le feci come un regalo che fa ai suoi genitori e non capisce perché questi, prima sono contenti, poi  le buttino via.. Anche in questo caso i genitori non devono dare troppo importanza alla cosa.

La fase fallica In questa fase , che coincide con fase edipica, il bambino prova piacere nel toccarsi i genitali. Questo avviene intorno ai 3-5 anni. Da questa masturbazione inconsapevole, il bambino trae piacere. I genitori non devono mostrarsi infastidito da questo atteggiamento del bambino, che può venire fatto anche in pubblico, ma devono mostrarsi indifferenti.

La fase anale, la fase fallica e il complesso di Edipo non è detto che si presentino in tutti i bambini o che vengano vissute da tutti i bambini con la stessa intensità.

La gelosia nei confronti del fratellino All’arrivo di un nuovo fratellino il bambino più grande può essere geloso. Questo avviene in quanto il fratello maggiore non ha più l’amore esclusivo dei genitori ma deve imparare  a dividerlo con il fratello La gelosia si può manifestare in diversi modi e con diversa intensità. Il bambino può infatti regredire nel suo sviluppo, diventare capriccioso, essere violento nei confronti del fratello o dei genitori o al contrario attaccarsi in maniera morbosa ai genitori.In questo caso il genitore deve cercare di fare manifestare al bambino la sua aggressività attraverso dei giochi, responsabilizzare il bambino affidandogli dei piccoli compiti, renderlo partecipe nelle cure del fratellino, dedicare del tempo solo a lui, preparare il bambino al nuovo arrivo quando la mamma è in gravidanza, lasciare che esprima liberamente la sua gelosia (evitando che possa nuocere al più piccolo) , evitare confronti con il piccolo, non far coincidere dei cambiamenti importanti per la vita del bambino con l’arrivo del fratellino.

I bambini e la TV Fin da piccoli i bambini sono attratti dalla tivù. Questo elettrodomestico è spesso utilizzato per tenere i bambini tranquilli mentre gli adulti sono occupati in altre faccende. Questo, però non è corretto per più motivi. Il primo dei quali è che il bambino fino ai 10– 11 non riesce a distinguere tra finzione e realtà. Questo lo porta a pensare che tutto ciò che vede sia vero. Un altro motivo è che la televisione lo induce alla passività e all’isolamento. Recenti studi hanno, infatti, evidenziato che una delle cause dell’obesità è proprio lo stare fermi dei bambini per tempi prolungati davanti alla tivù. I genitori dovrebbero far vedere ai bambini dai 4 ai 10 anni 1 ora di televisione al giorno, selezionando i programmi adatti alla loro età affiancandosi a loro durante la visione in modo da poter interagire, se necessario, con delle spiegazioni. Il televisore non deve abolire il dialogo in famiglia, ma diventarne lo spunto.

Il passaggio dal pannolino al vasino

Il bambino comincia a essere pronto al passaggio dal pannolino al vasino dai 18 ai 24 mesi. In questo periodo, infatti, si sviluppano gli sfinteri, i muscoli che chiudono l’apertura della vagina e dell’ano.Questa per il bambino è una fase difficile e delicata che va affrontata con calma e delicatezze. Egli deve imparare a capire gli stimoli.Per aiutare il bambino in questa fase è possibile utilizzare dei piccoli accorgimenti come : comperargli un vaso colorato; se si sente a disagio sul vasino, comperargli un riduttore per il water (i riduttori sono reperibili in farmacia), leggergli una favola mentre è seduto sul vasino.

Angelo Vigliotti
Scritto da Angelo Vigliotti