Allattamento al seno

da:  www.chicco.com

“Mamma, nel tuo latte c’è più dell’amore”.

L’allattamento è una fase molto importante della vita del bambino e della mamma. Per il neonato attaccarsi al seno e succhiare non è solo la soddisfazione di una necessità fisiologica primaria, è soprattutto un momento di relazione con la mamma, ricco di emozioni e di sensazioni tattili, acustiche, gustative ed olfattive. Appagare questa necessità procura ad entrambi un profondo senso di benessere e tranquillità.

Il latte materno contiene tutte le sostanze nutritive necessarie a soddisfare il fabbisogno nutrizionale e le esigenze psicologiche del lattante almeno fino ai 6 mesi.

Allattare al seno è così importante che tutte le principali società scientifiche come l’Accademia Americana di Pediatria e la Società Italiana di Neonatologia giudicano l’allattamento al seno la migliore fonte di nutrizione del neonato nei primi 6 mesi di vita. L’Accademia Americana di Pediatria raccomanda inoltre, se possibile, di allattare al seno il bambino fino all’anno di vita.

 

 

 Al seno della mamma, il bambino trova anche l’amore e la sicurezza necessarie per un corretto sviluppo psicofisico.
A sua volta, la mamma allattando prende coscienza del legame profondo con suo figlio e di quanto il suo bambino dipenda da lei: è un modo per accudirlo, confortarlo e fargli percepire quanto grande è il suo amore. La mamma prova piacere ad essere fonte di gratificazione per il suo bambino e avverte una sensazione di benessere che rimanda al suo piccolo. Il bambino che sente la mamma star bene, cresce sereno.

 

Il parere dell’Organizzazione Mondiale della Sanità

Tanti e importanti sono i vantaggi dell’allattamento al seno, che anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di allattare esclusivamente al seno per almeno i primi sei mesi di vita del bambino e di mantenere il latte materno fino al primo anno di vita e oltre, pur introducendo gradualmente altri cibi.

Il seno in gravidanza

 La mammella è un organo formato da tessuto ghiandolare, costituito da lobi e deputato alla secrezione del latte, da tessuto di sostegno e da tessuto adiposo, che fungono da isolante e da protezione nei confronti degli urti. Ogni lobo è dotato di un tubulo escretore che confluisce in canali più grossi detti dotti galattofori i quali, a loro volta, sbucano all’apice del capezzolo. Quest’ultimo è contornato dall’areola mammaria, una zona circolare più scura rispetto alla pelle, con piccole sporgenze irregolari di origine ghiandolare, chiamate tubercoli di Montgomery.
Già durante le prime settimane di gestazione per effetto di alcuni ormoni, tra cui gli estrogeni e il progesterone, il seno si inturgidisce e può comparire un senso di tensione e di pesantezza. L’areola mammaria si scurisce e i tubercoli di Montgomery diventano più sporgenti, perché pronti a secernere una sostanza grassa che lubrifica e protegge il capezzolo durante la poppata. Verso il quarto mese di gravidanza, dal capezzolo può iniziare a fuoriuscire il colostro; questo non è comunque indice di produzione di latte particolarmente abbondante.
In seguito all’aumento di volume la cute del seno, che ha un’importante funzione di contenimento e di sostegno, tende facilmente a rilassarsi, tanto che possono formarsi smagliature e striature rossastre, causate dalla lacerazione delle fibre elastiche della parte profonda della cute, chiamata derma.

 

 

 Cura ed igiene – Durante la gravidanza, il seno richiede attenzioni e cure particolari per prepararsi ad allattare bene, mantenendosi in forma. Nel periodo della gravidanza bisogna quindi aiutare il seno, sostenendolo con un reggiseno sempre adeguato al suo sviluppo, meglio se senza ferretto che potrebbe comprimere i dotti. L’indumento deve sempre essere lavato bene, soprattutto se compaiono secrezioni dai capezzoli. Il seno deve essere lavato con cura e idratato.
Bisogna irrobustire i capezzoli con massaggi per prepararli all’allattamento. Alternare docce calde e fredde o massaggiare delicatamente con un guanto non troppo ruvido può aiutare a stimolare il seno e i capezzoli.
L’idratazione cutanea può essere ottenuta usando prodotti specifici. Queste manovre associate a opportuni movimenti eseguiti con la punta delle dita, dalla base del seno verso il capezzolo che va tirato leggermente in fuori, ne favoriscono l’estroflessione e l’elasticità.

 

 

Quando inizia l’allattamento

Lo stimolo alla produzione del latte avviene già durante il parto subito dopo l’espulsione della placenta, quando il livello di estrogeni e progesterone, ormoni femminili prodotti in grande quantità durante la gravidanza, si riduce bruscamente, mentre aumenta la secrezione della prolattina, un ormone prodotto dall’ipofisi (ghiandola situata alla base del cervello), che stimola la produzione del latte. Nei primi giorni dopo il parto, le mammelle producono un liquido denso e giallastro, chiamato colostro, che oltre a possedere un elevatissimo potere nutrizionale contiene gli anticorpi e altre sostanze in grado di difendere il piccolo dalle infezioni per alcuni mesi dopo la nascita. La suzione del capezzolo stimola la produzione di un altro ormone da parte dell’ipofisi materna, l’ossitocina, che favorisce l’insorgenza della montata lattea. Si tratta di un fenomeno imponente, spesso fastidioso. È caratterizzato da un turgore pronunciato delle mammelle, accompagnato da congestione, aumento della temperatura locale e senso di tensione talora pronunciato. Superata questa fase, che in genere dura 24-48 ore, se il neonato ha iniziato a succhiare regolarmente il latte, i sintomi fastidiosi della montata lattea scompaiono e la secrezione di latte continua senza altri particolari disturbi.

 

 

 Per assecondare il flusso di latte, può essere utile applicare impacchi caldi o farsi una doccia calda prima di allattare. Impacchi freddi dopo la poppata, invece, possono ridurre la tensione ed il gonfiore del seno. Anche un buon reggiseno da allattamento può aiutare a sostenere il seno pesante dando sollievo; è consigliabile un modello senza ferretto e ad apertura completa della coppa che non comprime il seno. La forma e le dimensioni del seno non influiscono sulla capacità di produrre il latte.

 

A montata lattea avvenuta, la lattazione viene poi mantenuta grazie alla stimolazione del capezzolo da parte del bambino e allo svuotamento della ghiandola mammaria durante la poppata. La produzione di latte è regolata dalle effettive necessità del neonato: più il bambino succhia e più latte viene prodotto. È molto importante, quindi, non interferire fin dall’inizio con i ritmi di suzione del neonato: mamma e neonato per quanto possibile non devono essere separati (rooming-in) e il neonato va attaccato al seno appena nato e in seguito tutte le volte che lo desidera, senza restrizioni di orario e durata della poppata, né di giorno né di notte.

Fattori che diminuiscono la produzione di latte

  • stress
  • preoccupazioni
  • stanchezza
  • dolore

 

Fattori che aumentano la produzione di latte

  • riposo
  • attaccare il bambino al seno
  • bere

 


La maggior parte dei neonati allattati al seno richiede inizialmente 8-12 poppate nelle 24 ore. La distribuzione delle poppate nel corso della giornata varia da bambino a bambino e non ha regole fisse. È preferibile allattare a richiesta, ogni volta che il bambino dà segno di essere affamato, per esempio quando muove la testa da un lato e dall’altro, si succhia il pugno o le mani, apre la bocca e fa sporgere la lingua. Non è detto che il bambino affamato pianga, perché il pianto è un segno tardivo di fame. Più che dall’orologio, la mamma deve lasciarsi guidare dal suo istinto e dalla sua esperienza, che le permettono di capire quando il bambino ha fame.

 

 

 Successivamente, quando la produzione di latte si è stabilizzata, pur mantenendo l’allattamento a richiesta è meglio rispettare intervalli di almeno due/tre ore tra un pasto e l’altro, per evitare ritmi troppo pressanti per la mamma, che non le lasciano tempo per il riposo di cui ha tanto bisogno, e per permetterle di gestire meglio la sua vita sociale.

 

L’allattamento a orari fissi, che garantisce il fabbisogno di nutrimento, è invece consigliabile per i bambini “pigri” che succhiano con poca energia (per esempio quelli con ittero neonatale). Questi neonati vanno svegliati spesso e nutriti con pasti piccoli e frequenti.

 

 L’allattamento a richiesta instaura una relazione mamma-bambino, fondata sulla fiducia del neonato di ricevere dalla mamma un giusto soddisfacimento dei propri bisogni. Nei primi mesi di vita, succhiare non significa solo nutrirsi, ma crescere emotivamente. La sicurezza del bimbo di essere amato, la sua tranquillità, il suo equilibrio sono certamente influenzati dal modo in cui il bimbo viene allattato.

 

Attaccare il bambino al seno

Posizionare e attaccare bene il neonato

Affinché il neonato sia nelle condizioni migliori per succhiare in modo sufficiente con il minimo sforzo, è importante che sia attaccato al seno in maniera corretta.

Posizione a “C”

Dal momento che la poppata può richiedere da pochi minuti a più di mezz’ora, è consigliabile che la mamma si segga in un posto tranquillo, che le permetta di rilassarsi, e trovi la posizione più comoda per lei e il suo bambino.
Per allattare in maniera corretta, la madre non deve abbassare il busto sopra il bambino, ma è il bambino che deve essere portato al seno.
Il bambino deve essere:

    • in posizione orizzontale,

    • girato verso il corpo della mamma, pancia contro pancia,

    • con il naso davanti al capezzolo e le ginocchia all’altezza dell’altra mammella,

Attacco corretto

  • sostenuto da una o entrambe le braccia della madre.

Una volta trovata una posizione comoda, la mamma deve avvicinare il neonato al seno senza forzarlo, aspettare che il bambino spalanchi la bocca come se sbadigliasse e sporga la lingua. A questo punto, porgendogli il seno, il bambino si attacca e inizia quindi a succhiare. Può essere utile sostenere la mammella non con le dita disposte a forbice (rischiano di fare pressione sui dotti galattofori), bensì con la mano a “C”, con le dita lunghe, il palmo sotto la mammella e il pollice adagiato sopra.

Il neonato è attaccato correttamente quando:

Attacco scorretto

  • la sua bocca è ben aperta e prende oltre al capezzolo anche parte dell’areola;

  • è più visibile l’areola al di sopra del labbro superiore rispetto al labbro inferiore (i dotti galattofori sono spremuti dal movimento della lingua);

  • il mento e il naso del neonato toccano il seno;

  • le suzioni sono inizialmente più rapide e diventano poi lente e profonde, perché il latte all’inizio esce più velocemente ed è più liquido;

  • il neonato deglutisce e non vi sono “schiocchi”, segnali di una suzione a vuoto; le guance sono piene e senza fossette.

 

 

 Se il neonato è attaccato al seno in maniera corretta, la mamma può provare solo un leggero fastidio e solo per i primi giorni. Se compare dolore, bisogna interrompere la poppata, chiudendo delicatamente con le dita il nasino del neonato e riprovando ad allattare dopo un breve intervallo.

 

Posizioni per la poppata

Non esiste una posizione ideale per allattare il bambino, perché ogni mamma utilizza quella che ritiene più comoda.

Cambiare ogni tanto la posizione della poppata evita di stimolare sempre la stessa zona del capezzolo, che potrebbe irritarsi, e consente lo svuotamento completo di tutti i dotti.

La posizione classica è quella seduta con il bambino in braccio: la mamma sta seduta comodamente su una sedia bassa o con i piedi poggiati su uno sgabello, in modo che le ginocchia rimangano sollevate e le gambe possano sostenere il bambino ad un’altezza sufficiente per afferrare il seno, senza che quest’ultimo subisca trazioni. Può essere necessario posizionare uno o più cuscini fra le gambe della madre e il bambino.

Alcune donne, invece, possono prediligere la posizione sdraiata, a letto, col bambino a fianco, specie se sono affaticate o se accusano dolore a causa, per esempio, dei punti di sutura del taglio cesareo.

Una terza posizione è quella chiamata a rugby, particolarmente indicata se la mamma è predisposta all’ingorgo mammario, perché favorisce lo svuotamento dei dotti galattofori più profondi. Si tiene il bambino come un pallone da rugby, sostenendone il corpo con l’avambraccio all’altezza dell’ascella materna e il suo capo con la mano in modo che si trovi all’altezza del seno materno. E’ una posizione particolarmente utile in caso di difficoltà ad attaccare il bambino, di parto cesareo, di nasino chiuso del lattante e di allattamento di gemelli.

 

Durata della poppata.

Non c’è una regola fissa, perché la durata della poppata varia da bambino a bambino. Un bambino può essere soddisfatto in dieci minuti e un altro in venti; la durata della poppata varia anche a seconda dell’ora della giornata e dell’età del bambino, è più lunga nei primi tre o quattro giorni dopo il parto, si abbrevia con il prosieguo dell’allattamento.
Una poppata breve non sarà necessariamente inadeguata se il flusso di latte è rapido e sufficientemente abbondante. Anche il flusso del latte è maggiore nei primi minuti della poppata, in seguito rallenta. Solo nel caso in cui la poppata si prolunghi troppo, consultate il vostro pediatra per farvi consigliare.

 

 

 È opportuno che il bimbo succhi da entrambi i seni. Potete iniziare la poppata dal lato in cui il neonato si è attaccato per l’ultima volta, lasciandolo succhiare per 15 minuti circa. Quindi attaccatelo all’altro seno. La poppata non dovrebbe durare più di 25 – 30 minuti per evitare che il capezzolo si irriti o che il bimbo succhi a vuoto.

 

Prima e dopo la poppata

Per evitare la comparsa di irritazioni o addirittura di ragadi, è indicato massaggiare il seno per qualche minuto prima della poppata. È consigliabile quindi lavarsi le mani per prevenire la comparsa di una infezione causata da un fungo – la Candida Albicans – chiamata mughetto, che si manifesta con piccoli puntini bianchi nella cavità orale del neonato. Questa infezione può passare alla mamma durante la poppata e i capezzoli possono presentarsi rossi e dolenti. anche se fastidioso, questo problema è di scarsa rilevanza e facilmente curabile assumendo farmaci prescritti dal medico. Il seno non richiede un’igiene particolare, troppo aggressiva, perché la secrezione delle ghiandole del montgomery garantisce lubrificazione e protezione necessarie.

 

 

 È importante lavare sempre bene le mani prima di iniziare l’allattamento. Immediatamente prima della poppata potete detergere il seno con acqua tiepida e garza sterile o usare i pratici fazzolettini in commercio, specifici per la detersione del seno in allattamento, accertandovi che i componenti siano naturali e che non necessitino di ulteriori risciacqui. Verificate anche che non contengano tensioattivi che seccano la pelle o profumi in quanto potrebbero modificare l’odore naturale della mamma e disturbare il bambino. Dopo la poppata lavate il seno con acqua tiepida e senza sapone, lasciandolo anche per quanto possibile esposto all’aria. In caso di perdite di latte è bene utilizzare solo coppette assorbilatte studiate per garantire traspirazione e quindi pelle sempre asciutta. è molto utile spalmare periodicamente qualche goccia del proprio latte sui capezzoli e sull’areola, soprattutto in caso di ragadi; il latte materno ha infatti proprietà sterilizzanti, idratanti e cicatrizzanti. Prima di attaccare il bimbo al seno verificate che il suo nasino sia ben libero ed il bimbo possa respirare, altrimenti usate l’apposita soluzione fisiologica.

 

Quando smettere di allattare al seno

Non esiste un momento preciso per smettere di allattare. l’allattamento può continuare anche oltre il momento dello svezzamento, integrando il latte materno con un dieta solida o semi solida indispensabile dal 6° mese. seguendo queste modalità, come suggerisce l’organizzazione mondiale della sanità, l’allattamento al seno può proseguire anche oltre l’anno di vita del bambino.

 

 

 A volte è il desiderio materno che spinge la mamma a prolungare l’allattamento come momento di coccola e contatto. È bene che la mamma intuisca quando l’allattamento al seno non è più prioritario per il bambino e quando è bene favorire il distacco e l’indipendenza reciproca.
È possibile mantenere un buon rapporto tra genitori e figlio dopo l’anno di età anche sviluppando momenti di relazione diversi, fatti di piccole ma importanti esperienze comuni.

 


Alimentazione durante l’allattamento

Affinché la secrezione lattea continui con regolarità e il latte sia ben tollerato, nel corso dell’allattamento la mamma deve seguire una dieta sana ed equilibrata, ricca di fibre, liquidi, sali minerali e vitamine, con un buon apporto di calorie (almeno 600 calorie in più) per far fronte alle richieste nutrizionali proprie e produrre un’adeguata quantità di latte.

  • se la mamma deve seguire una dieta priva di latte e latticini, è utile integrare la dieta con calcio.

  • è fondamentale, inoltre, bere tanto, soprattutto nella stagione calda, sotto forma di acqua, tisane, bevande analcoliche, possibilmente non gassate.

  • meglio non consumare alimenti “ light “ perché contengono zuccheri sintetici che tendono a fermentare: questo potrebbe provocare disturbi intestinali alla mamma e coliche gassose al neonato.

Salvo casi particolari, per esempio in caso di allergia o intolleranza ad alcuni cibi da parte dei genitori o dei fratelli del neonato, che vanno segnalate al pediatra, sono poche le limitazioni alla dieta della mamma che allatta:

  • caffè: preferibilmente decaffeinato, 1-2 tazzine al giorno;

  • tè: preferibilmente deteinato;

  • vino e birra: al massimo mezzo bicchiere di vino o una lattina di birra a pasto;

  • cibi che danno un gusto particolare al latte o che possono causare al lattante disturbi: da evitare cavoli, carciofi, cipolle, aglio, asparagi, cioccolato, aromi, spezie, crostacei.

Cosa eliminare

Il fumo va eliminato o comunque drasticamente ridotto, in quanto la nicotina può passare nel latte, causando agitazione, diarrea e nausea. da eliminare anche i superalcolici.

 

 

 la mamma che allatta al seno deve svolgere una vita tranquilla, farsi aiutare nelle faccende domestiche per concentrarsi il più possibile sul bambino, deve dormire a sufficienza ed essere sicura di poter allattare il figlio per tutto il tempo necessario. traumi psichici, emozioni violente o stress psicologici rappresentano infatti cause importanti di diminuzione o scomparsa della secrezione lattea. è consigliabile, inoltre, fare qualche passeggiata per riattivare la circolazione, favorire l’attività dell’intestino e il recupero fisico.

 

 

Difficoltà della mamma

Allattamento materno, problemi

Durante l’allattamento, soprattutto nelle fasi iniziali più delicate, possono presentarsi diversi problemi, da parte della mamma o del bambino, di ordine medico, psicologico o sociale, che possono rendere difficile o impedire la prosecuzione dell’allattamento. spesso alcuni di questi problemi possono essere superati, soprattutto se la madre desidera allattare e ha l’aiuto fisico e psicologico del partner, di coloro che le stanno vicino o degli operatori sanitari. Possono essere utili i supporti pratici specifici in commercio. In altri casi, su consiglio del pediatra, è necessario passare da un allattamento materno esclusivo a un allattamento misto o, talvolta, ad un allattamento totalmente artificiale.

Difficoltà materna

Non avviene la montata lattea
la reale impossibilità del seno a produrre latte è caso estremamente raro, ma può accadere che la montata lattea non si verifichi. In questo caso, come pure nel caso in cui la produzione di latte cessi o diventi insufficiente per i fabbisogni del bambino, sarà il pediatra a consigliare alle mamme se ricorrere al latte artificiale.

Utilizzo di farmaci
Poiché i farmaci possono passare nel latte materno, anche se in quantità molto modeste, durante l’allattamento è meglio non assumere medicine. In caso di necessità è bene chiedere consiglio al medico.

Ragadi
Le ragadi sono frequenti, specialmente nelle donne che hanno iniziato da poco e per la prima volta ad allattare al seno. si tratta di piccole fessurazioni, situate alla base, nel mezzo o all’apice del capezzolo, facilmente sanguinanti e molto dolorose, specialmente durante la suzione. Il dolore può divenire acuto, tanto da scoraggiare la mamma ad attaccare il bimbo al seno. occorre curarle immediatamente, per evitare l’ingresso di germi comunemente presenti sulla pelle con conseguenti infiammazioni alla ghiandola mammaria (mastite).
è possibile una efficace prevenzione delle ragadi:

  • ponendo particolare attenzione alla corretta posizione del bambino durante la poppata

  • pulendo scrupolosamente il capezzolo, prima e dopo la poppata, evitando l’uso di saponi o detergenti

  • mantenendo i capezzoli asciutti ed esposti all’aria

  • sostituendo frequentemente le coppette assorbilatte, preferendo quelle traspiranti.

Per la cura è consigliato:

  • l’uso degli specifici dischetti Idrogel

  • spalmare sul capezzolo qualche goccia del proprio latte che ha caratteristiche sterilizzanti, idratanti, cicatrizzanti.

Durante la poppata, potete proteggervi con i paracapezzoli.

Capezzolo piatto o retratto
L’estroflessione del capezzolo, che nella maggior parte delle donne consegue alla sollecitazione dell’areola, è invece debolissima nel caso di capezzoli appiattiti. Ancora più rara è la situazione in cui i capezzoli non solo non diventano eretti, ma, se stimolati, tendono a ritirarsi verso l’interno. In questi casi si parla di capezzoli retratti.
Avere i capezzoli piatti o retratti non significa però non poter allattare, in quanto il bambino non prende soltanto il capezzolo ma a tutta l’areola. sicuramente però il bimbo avrà delle difficoltà ad attaccarsi e l’allattamento sarà più faticoso. Per facilitare la poppata è necessario mettere in pratica alcuni accorgimenti. È’ consigliabile utilizzare, naturalmente sempre su consiglio del ginecologo o dell’ostetrica e non prima del quinto mese di gravidanza, gli estroflettori che stimoleranno la fuoriuscita del capezzolo. Gli estroflettori possono essere utilizzati anche dopo il parto, immediatamente prima della poppata. Il resto verrà fatto dai movimenti di suzione del bambino che provvederanno a modellare il capezzolo nel migliore dei modi. anche l’utilizzo di paracapezzoli, in presenza di questo problema, potrà agevolare l’allattamento.

Ingorgo mammario
Si tratta di un importante aumento della consistenza e della tensione mammaria, accompagnato da gonfiore, rossore, dolore, aumento della temperatura locale, a seguito di un ristagno di latte nei dotti galattofori e nella ghiandola mammaria. questo fenomeno provoca, a sua volta, una sofferenza delle cellule secretrici del latte, con conseguente diminuzione della produzione di latte. L’ingorgo mammario è importante perché può predisporre alla comparsa di mastite (infezione della mammella) con febbre anche elevata. La causa principale del problema è una insufficiente suzione del lattante che non consente di svuotare il seno. La suzione a richiesta può prevenire questa condizione, così come svuotare il seno, dopo ogni poppata, mediante spremitura manuale o con un tiralatte.
I rimedi sono rappresentati da:

  • allattare più spesso (iniziando dalla mammella più turgida);

  • spremere dolcemente la mammella durante l’allattamento, chinandosi verso il bimbo, per favorire l’apertura dei dotti ostruiti, “ammorbidire” la mammella e quindi favorire la suzione da parte del lattante;

  • effettuare impacchi locali caldo-umidi che favoriscono la fuoriuscita del latte.

Mastite
Si tratta di un’infiammazione acuta, causata da germi che colonizzano la cute – in particolare lo stafilococco aureo – che, in certe condizioni di temperatura e umidità e grazie alle sostanze nutritive contenute nel latte materno, si riproducono nella ghiandola mammaria. Il seno diventa molto caldo e dolente, possono comparire febbre e rossore. nel dubbio di mastite, se i sintomi sopra descritti non migliorano dopo 6 ore, occorre rivolgersi al medico.
Rimedi:

  • assumere antibiotici per almeno dieci giorni, su prescrizione del proprio medico;

  • stare a riposo fino alla guarigione;

  • continuare con l’allattamento a richiesta;

  • ricominciare le poppate dal seno non infiammato;

  • effettuare docce di acqua tiepida prima della poppata;

  • spremere, dopo ogni poppata, delicatamente il latte dal seno dolente, manualmente o con un tiralatte, per svuotarlocompletamente;

  • applicare impacchi freddi dopo la poppata.

Abbondanza di latte o necessità di allontanarsi dal bambino
In questi casi si può estrarre il latte per poi conservarlo e somministrarlo al bambino quando necessario. dopo ogni utilizzo, tutte le parti del tiralatte che vengono a contatto con il seno materno e con il latte vanno smontate, lavate e risciacquate accuratamente. vanno poi sterilizzate dopo ogni uso almeno fino al 5° mese del bambino.

 

 

 Chiedi alla tua ostetrica di fiducia di mostrarti le modalità di spremitura manuale del latte, oppure puoi fare uso di un tiralatte, pratico e veloce, meglio se dotato di valvola per regolare l’intensità di estrazione e quindi più delicato. È consigliabile far fluire il latte direttamente negli appositi contenitori sterilizzabili e a chiusura ermetica.
Se è necessario conservare il latte, è bene riempire il contenitore con la quantità di latte necessaria per una sola poppata, chiudere bene il tappo e applicate l’etichetta con la data di estrazione. Il latte si conserva a temperatura ambiente per circa 8 ore, in frigorifero fino a 72 ore, nel freezer per non più di 3 mesi e nel congelatore a – 18°c per non oltre 6 mesi.
Il latte va scongelato a temperatura ambiente e prima della poppata va riscaldato a bagnomaria, con lo scaldabiberon o in microonde: prima di somministrarlo al bambino, occorre agitare dolcemente il contenitore per uniformare la temperatura del latte. I contenitori compatibili con ghiera e tettarella vi consentono di dare il latte al piccolo senza ulteriori travasi.

 

 

Se non puoi allattare al seno

Allattamento misto.
  Nel caso in cui la mamma abbia dubbi sul buon proseguimento dell’allattamento naturale, il pediatra potrà valutare la situazione ed eventualmente consigliare un’ integrazione di latte artificiale da somministrare con il biberon, il cosiddetto allattamento misto.

Il lattante viene nutrito con latte artificiale in aggiunta al latte materno.
L’allattamento misto consente, pertanto, di mantenere la secrezione lattea e di non privare completamente il bambino dei benefici del latte materno.
L’allattamento misto può essere: a) complementare; b) alternato.

Allattamento complementare.
Ad ogni poppata il lattante succhia da entrambe le mammelle poi la quantità mancante di latte è sostituita da latte artificiale opportunamente preparato.
L’allattamento misto complementare è consigliato in quanto il frequente stimolo della suzione mantiene attiva la secrezione di latte.

Allattamento alternato.
Nell’allattamento alternato un pasto viene somministrato esclusivamente al seno ed il pasto successivo esclusivamente con il biberon.
Questo sistema è quello più comodo per la donna, che ha più tempo per dedicarsi al lavoro o a sé stessa, ma la ridotta suzione da parte del lattante rischia di arrestare rapidamente la produzione di latte.

Allattamento al biberon.
Il caso in cui una madre non possa allattare per ragioni mediche è l’eccezione più che la regola.
Sarà il vostro medico a consigliarvi e ad informarvi su questi rari casi.

Tuttavia, pur conoscendo i notevoli vantaggi dell’allattamento naturale, esistono situazioni in cui le madri sono costrette o preferiscono ricorrere in tutto o in parte all’allattamento al biberon.

Alcune mamme ritengono che questo tipo di allattamento offra alcuni vantaggi dal punto di vista pratico:

  • è sempre chiaramente controllabile quanto mangia il bimbo

  • è meno vincolante per la mamma e le lascia più libertà

  • con le nuove tettarelle più simili al seno, il bimbo si nutre indifferentemente dal seno o dal biberon senza difficoltà nell’alternanza.

Inoltre, i latti artificiali sono concepiti per simulare al meglio il latte materno: sebbene non possano trasferire al bebè gli anticorpi, gli forniscono tutti i principi nutritivi necessari e rappresentano dal punto di vista qualitativo un validissimo sostituto del latte della mamma.

 

 Il passaggio all’allattamento artificiale non deve essere vissuto dalla mamma come una “sconfitta”, una incapacità ad accudire il proprio bambino, perché la cosa più importante è che il bambino si senta amato e venga nutrito. Inoltre, l’allattamento artificiale presenta i suoi vantaggi.
Dal momento che anche il papà può allattare usando il biberon, la mamma può riposarsi.
Inoltre l’allattamento da parte del papà può favorire l’instaurarsi del rapporto padre-figlio, attenuando così i sentimenti di gelosia, di esclusione e di abbandono che i neo-padri spesso sperimentano.
Il sentimento di paternità è un processo in evoluzione: un padre presente psicologicamente e concretamente nei primi momenti di vita del bimbo, permette l’istaurarsi di relazioni affettive equilibrate all’interno della nuova famiglia.

 

La sterilizzazione.
Per la preparazione del biberon occorre fare attenzione ad alcuni accorgimenti che tutelino il benessere e la salute del piccolo.
È necessario curare l’igiene della bottiglia lavandone l’interno con acqua corrente ed utilizzando l’apposito scovolino.
Tutti gli accessori del biberon vanno sempre sterilizzati.

Il neonato infatti non ha sufficienti difese immunitarie verso l’ambiente esterno e tutto ciò che entra in contatto con la sua bocca può essere veicolo di infezioni.
È possibile sanitizzare il biberon ed i suoi accessori a freddo, tramite liquidi o compresse igienizzanti o a caldo grazie al potere disinfettante del vapore con apparecchi elettrici o da micro onde.

Se si utilizza il latte in polvere, occorrerà diluirlo in un quantità specifica di acqua, quello liquido dovrà essere versato direttamente nel biberon sterilizzato che verrà riscaldato a bagnomaria, con scaldabiberon o in micro onde.
Prima di somministrare il latte al bimbo, è bene agitare dolcemente il biberon per uniformarne la temperatura e controllare sempre che il latte non sia troppo caldo, versandone alcune gocce sulla parte interna del polso.

 È importante che la poppata con il biberon si svolga in un ambiente tranquillo e rilassato, che il bimbo senta il vostro contatto e il vostro amore come accadrebbe nell’allattamento al seno.
Il momento della poppata è per il bimbo un insieme di sensazioni diverse e profonde , di esperienze che lasciano il segno, di comunicazione, amore e tenerezza.


NON E’ VERO CHE

..se la mamma è anemica o ha bassi valori di emoglobina, per esempio a causa di un’eccessiva perdita di sangue durante un parto cesareo, non possa allattare al seno, perché la perdita di ferro durante un intero periodo di allattamento è inferiore a quella che si verifica nel corso di una singola mestruazione.

…il latte con il passare del tempo perda sostanza. Nel tempo il latte diventa più acquoso perché cambia la sua composizione, ma non per questo perde il suo potere nutrizionale.

…la miopia sia un ostacolo all’allattamento al seno. L’allattamento al seno è consentito anche in casi di miopia molto grave, a patto che non vi siano concomitanti lesioni della retina.

…un seno piccolo produca poco latte perchè la produzione di latte non dipende dalle dimensioni del seno.

…un capezzolo piatto o rientrante comprometta l’allattamento al seno, perché il lattante si attacca non al capezzolo ma all’areola mammaria.

…se il neonato non fa il ruttino non ha digerito. Il ruttino è solo il rumore della fuoriuscita dell’aria che si è raccolta nello stomaco durante il pasto e non ha niente a che vedere con la digestione.

…il latte artificiale causi allergie. Perché induca allergie, il fattore dietetico deve associarsi al fattore ereditario, cioè alla ipotetica predisposizione causata dalla presenza di allergie in altri membri della famiglia (fratelli o genitori).

…bere birra aumenta la produzione di latte. In allattamento è consigliato assumere molti liquidi e verdure crude, ricche di acqua. la birra non ha particolari proprietà.

…un bambino allattato al seno ha bisogno di bere acqua quando fa molto caldo, perché il latte materno contiene tutta l’acqua di cui il neonato ha bisogno.

…i bambini allattati al seno hanno bisogno di un supplemento di vitamina D. Il neonato immagazzina questa vitamina durante la vita intrauterina e basta una regolare esposizione al sole durante le passeggiate perché riesca ad avere tutta la vitamina d di cui ha bisogno.

…i bambini allattati al seno hanno bisogno di un supplemento di ferro. Il latte materno contiene tutto il ferro di cui il neonato ha bisogno almeno nei primi 6 mesi di vita.

…se la mamma ha un’infezione debba smettere di allattare. a parte pochissime eccezioni, la migliore protezione per un neonato è continuare ad essere allattato. se il bambino si ammala, il decorso della malattia è più breve se la mamma continua ad allattarlo

…l’allattamento al seno sia controindicato in presenza di vomito o diarrea, perché in queste circostanze il latte materno è l’unico liquido di cui il neonato ha bisogno.

 

Perché scegliere di allattare

Scegliere di allattare vuol dire offrire al bambino il miglior latte possibile, perché:

è completo e soddisfa al meglio i suoi bisogni nutrizionali, senza bisogno di aggiunte

lo protegge meglio dalle infezioni (intestinali, soprattutto) e dalle allergie
è sempre pronto, a costo zero, alla temperatura ideale
aiuta mamma e bimbo a creare un profondo legame affettivo
Sono veramente eccezionali le situazioni in cui è necessario sospendere, del tutto o temporaneamente, l’allattamento, e sarà il medico a individuarle. Questo libretto si propone di fornire alcuni semplici consigli alle mamme che allattano o si apprestano a farlo e che, soprattutto se alla prima esperienza, possono trovarsi in difficoltà con un compito tanto importante quanto naturale.

Come allattare

Rilassatevi e riposate il più possibile, bevete molto e tenete una dieta la più possibile varia, ricca di liquidi, sali minerali e vitamine e con un buon apporto di calorie (almeno 600 in più al giorno). Non fumate. Mantenete il seno ben pulito, sia per evitare di trasmettere infezioni al vostro bambino, sia per prevenire le ragadi.

In pratica, quando allattate:

1. Lavatevi le mani

2. Con acqua bollita e garza sterile, pulite il seno, muovendo dal capezzolo verso l’areola (la zona scura intorno al capezzolo)

3. Mettetevi comode, sostenendo ad esempio il bambino con qualche cuscino e le gambe con uno sgabello; potete scegliere qualsiasi posizione, ma badate a che il bambino riesca a respirare bene e ad attaccarsi afferrando contemporaneamente capezzolo ed areola; cambiatela spesso, in modo da favorire lo svuotamento di tutti i dotti mammari

Da sedute: tenete il bambino in braccio, girato verso la mamma, con la testa nella piega del gomito, in modo che non sia costretto a girare la testa per arrivare al seno
Da distese: mettetevi sul fianco, col bambino, pure sul fianco, rivolto verso di voi, col capo all’altezza del seno
Nella “posizione rugby”: questa posizione, particolarmente utile in caso di ingorgo mammario, è così chiamata perché il corpo del bambino viene tenuto sotto l’ascella della madre con un braccio, mentre il capo è sostenuto con l’altra mano, proprio come un pallone da rugby

4. Cominciate la poppata una volta con un seno, una volta con l’altro (a meno che vi sia ingorgo mammario, nel qual caso è meglio svuotare prima il seno gonfio e dolente: v. anche il capitolo relativo all’ingorgo mammario)

5. Dolcemente, avvicinate la guancia del bambino al seno, in modo che per istinto egli cercherà il capezzolo

6. Stringete tra pollice ed indice areola e capezzolo: il bambino si attaccherà così facilmente, afferrandoli contemporaneamente

7. Contemporaneamente, con le altre dita, sostenete il seno da sotto, lasciando libera l’areola: in questo modo eviterete che il peso della mammella faccia sfuggire di bocca capezzolo ed areola.

8. Lasciate attaccato il bambino al primo seno per una quindicina di minuti, poi, quando vedete che succhia di meno e prima che si stanchi e si addormenti, staccatelo. Importante, per prevenire le ragadi: nello staccarlo, non allontanatelo lasciando che rimanga appeso al capezzolo, ma infilate un dito nell’angolo della bocca del bimbo e spingete poi il seno verso il basso

9. Dopo un breve riposo di qualche minuto, offrite l’altro seno. Ricordate che la poppata dovrebbe durare in tutto circa 20-30 minuti, per evitare il rischio di irritare il capezzolo e che il bambino succhi a vuoto e ingurgiti aria.

10. Terminata la poppata, aiutate il bambino a “fare il ruttino” tenendolo in posizione verticale col capo appoggiato sulla spalla

11. Dopo la poppata lavate il seno con acqua tiepida e senza sapone, asciugatelo bene (anche col phon, eventualmente), poi copritelo con coppette assorbenti (non quelle con la protezione impermeabile!), che cambierete spesso se umide. Indossate vestiti leggeri e comodi. Lasciate spesso il seno liberamente all’aria, ma non direttamente al sole

Ogni quanto devo attaccarlo ?

E’ una delle domande più frequenti che una mamma che allatta pone al pediatra. L’allattamento, soprattutto nelle prime settimane di vita, non deve seguire orari rigidi: se attaccate il bambino quando mostra di avere fame, senza farlo attendere troppo, eviterete che, succhiando in modo frenetico, possa irritare il capezzolo. In pratica, fintanto che la produzione di latte non si è stabilizzata e il neonato non ha recuperato il peso alla nascita (di solito entro le due settimane di vita), attaccate pure il bambino ogni volta che piange o sembra essere affamato. Poi, pur mantenendo l’allattamento “a richiesta”, è meglio rispettare pause di almeno due ore tra un pasto e l’altro, per evitare alla mamma ritmi spesso difficili da sopportare.

Avrò latte a sufficienza ?

Il bambino, nelle prime settimane di vita, si scarica almeno 4 volte al giorno e bagna almeno 6 pannolini al giorno? Dopo il pasto, appare soddisfatto e si addormenta? Allora di sicuro mangia a sufficienza! Se invece è agitato o piange a lungo dopo la poppata, si attacca molto spesso e a lungo (più di 45 minuti), può sorgere il sospetto che il latte della mamma non sia sufficiente. Anche in questi casi, però, non perdetevi d’animo, ed eventualmente parlatene con il pediatra. Probabilmente il latte è comunque sufficiente se:

1. provate (di solito dopo 2-3 settimane dalla nascita) una sensazione di formicolio o di perdita di latte prima di allattare, o, mentre allattate, nel seno opposto a quello cui è attaccato il bambino

2. il bambino cresce, riacquistando il peso alla nascita entro 10-15 giorni e con un ritmo, nei primi 3 mesi, di 120-250 g alla settimana ( a seconda della sua “stazza”)

Ecco perché si consiglia solitamente la “pesata settimanale” del bambino, nudo, alla stessa ora, prima del pasto.

Viceversa, non è di solito necessaria la “doppia pesata”, prima e dopo il pasto. Eseguita una volta ogni tanto, può essere ingannevole (la quantità di latte a poppata può oscillare considerevolmente da una poppata all’altra) e, comunque, l’ansia che genera finisce per ridurre a sua volta la produzione di latte. Può essere utile solo in casi particolari, in cui si sospetti che il latte non sia sufficiente, ma per poco tempo e a tutti i pasti, in modo da permettere di conoscere la quantità di latte assunta in un intero giorno. Non fate aggiunte di latte artificiale, se non ve ne è la necessità, soprattutto nelle prime 5-6 settimane di vita, perché fanno sì che il bambino stimoli di meno il seno e di conseguenza questo produca meno latte. Per lo stesso motivo, e sempre nelle prime 5-6 settimane, non offrite il biberon con acqua o altre bevande.

Posso mangiare di tutto ?

Salvo casi particolari (ad esempio in caso di allergia dei genitori o dei fratelli del neonato, che vanno segnalate al pediatra), sono ben poche le limitazioni alla dieta della mamma che allatta:

caffè: preferibilmente decaffeinato, non più di 1-2 tazzine al giorno
thè: preferibilmente deteinato
vino e birra: al massimo ½ bicchiere di vino o una lattina di birra a pasto; da evitare i superalcolici!
cibi che danno un gusto particolare al latte: da evitare cavoli, carciofi, cipolle, aglio, asparagi, cioccolato, aromi e spezie

Nel caso in cui la mamma debba seguire una dieta priva di latte e latticini, è utile integrare la dieta con calcio.

Devo assumere dei farmaci…

E’ meglio non assumere farmaci durante l’allattamento, salvo assoluta necessità e su indicazione del medico, in quanto possono sia ridurre la produzione di latte, sia modificarne la composizione, sia passare nel latte e provocare danni al bambino. Alcuni farmaci sono più “sicuri” di altri: paracetamolo, acido acetilsalicilico, amoxicillina ed eritromicina.

In pratica:

1.Segnalate al vostro medico che state allattando, se vi prescrive un farmaco
2.Consultate il pediatra prima di sospendere l’allattamento perchè assumete un farmaco
3.Prendete il farmaco subito dopo la poppata, e aspettate possibilmente alcune ore dopo l’assunzione, prima di riattaccare al seno il bambino

Posso conservare il mio latte ?

Talvolta è necessario “spremere” manualmente il seno, ad esempio per risolvere un ingorgo mammario o per offrire il latte al bambino in un secondo tempo. Più comodamente, si può “tirare il latte” col tiralatte:

1. attenzione all’igiene: lavatevi le mani e usate solo strumenti sterilizzati
2. fate impacchi tiepidi o applicate una boulle tiepida per qualche minuto, per favorire il flusso di latte
3. dopo avere applicato l’imbuto del tiralatte sull’areola, tirate delicatamente ma con regolarità, oppure, con la mano, spremete delicatamente il seno

Per conservare il latte così ottenuto:

1. utilizzate contenitori di plastica (il vetro è sconsigliato, perché sottrae al latte alcune sostanze, che rimangono attaccate alle pareti del contenitore)
2. conservatelo: in frigorifero, per non più di 24 ore, nel freezer del frigorifero per non più di 3 mesi, nel congelatore a -18°C non oltre i 2 anni
3. scongelarlo nel frigorifero o in acqua fredda, non a temperatura ambiente

Quando chiamare il pediatra.

1. Se il bambino cresce meno di 150 grammi a settimana dopo le prime due settimane

2. Se il seno fa male, è caldo o arrossato, soprattutto se avete febbre o compaiono strie gialle di pus nel latte

3. Se il bambino fa fatica ad attaccarsi Se avete dei dubbi sul vostro latte e avete intenzione di sospenderlo

Non è vero che…

1. Se il bambino non fa il ruttino, è segno che non ha digerito (il ruttino è solo il rumore della fuoriuscita dell’aria che si è raccolta nello stomaco durante il pasto, e non ha niente a che vedere con la digestione!)

2. Il bambino non sappia regolarsi da solo

3. Se non si seguono orari rigidi si rischia di dare cattive abitudini o di danneggiare lo stomaco del bambino

4. Il latte può “non avere sostanza” (col passare del tempo, il latte, è vero, diventa più acquoso, perché la sua composizione cambia, ma non per questo perde il suo valore nutrizionale)

Angelo Vigliotti
Scritto da Angelo Vigliotti