Giorno della memoria

Si è stabilito di celebrare il Giorno della Memoria ogni 27 gennaio perché in quel giorno del 1945 le truppe dell’Armata Rossa, impegnate nella grande offensiva oltre la Vistola in direzione della Germania, liberarono il campo di concentramento di Auschwitz. Il complesso di campi di concentramento di Auschwitz (piccola cittadina polacca) fu il più grande realizzato dal regime nazista.

Esso comprendeva tre campi principali, tutti destinati inizialmente ai prigioneri selezionati per i lavori forzati. Uno di essi, però, funzionò anche come centro di sterminio per un periodo piuttosto lungo. I campi erano situati circa 45 chilometri ad ovest di Cracovia, vicino a quello che, prima della guerra, era il confine tra la Germania e la Polonia; quest’area si trovava in Alta Slesia, una regione che la Germania Nazista si era annessa nel 1939, dopo aver invaso e conquistato la Polonia. Le autorità delle SS crearono tre campi principali vicino alla città polacca di Oswiecim: Auschwitz I, nel maggio del 1940; Auschwitz II (anche chiamato Auschwitz-Birkenau) all’inizio del 1942; e Auschwitz III (o Auschwitz-Monowitz) nell’ottobre del 1942.

polonia-1

Secondo le stime di due storici statunitensi Donald Niewyk e Francis Nicosia riportate nel loro libro The Columbia Guide to the Holocaustdel 2003, le vittime totali del nazismo furono 17 milioni, tra ebrei, testimoni di Geova, pentecostali, rom, sinti, slavi, omosessuali, malati di mente, disabili, dissidenti politici e prigionieri di guerra. Di questi 6 milioni erano ebrei (più del 70 per cento degli ebrei europei di allora).
Il presidente dell’unione delle comunità ebraiche italiane Renzo Gattegna ha detto: lo scopo del Giorno della Memoria è al tempo stesso onorare tutte le vittime della Shoah indipendentemente dalla loro origine e rifiutare qualsiasi teoria di disuguaglianza tra gli uomini che produca forme di sottomissione e schiavitù”.. “La pacifica convivenza tra popoli e religioni diverse può avvenire solo se ognuno rinuncia alla pretesa di essere depositario dell’unica verità”.

Cicerone diceva che la memoria è tesoro e custodia di tutte le cose. In questo contesto non possiamo dimenticare ciò che è successo. La memoria serve anche per conoscere il male e sforzarsi di fare il bene. Se non c’è memoria e noi dobbiamo ringraziare il cielo perché ci sono ancora testimoni di ciò che è successo nei campi di cocentramento, testimoni che abbiamo incontrato, testimoni che con le lacrime, dopo tanti anni, hanno ricordato la loro immane sofferenza, testimoni che ahnno ancora la voce per raccontare ciò che hanno vissuto.. Se perdiamo la memoria perdiamo il passato ma perdiamo anche il futuro. Cosa sarà di noi? La memoria serve per cambiare, per non ripetere gli stessi errori, il medesimo dramma, per non dimenticare che dobbiamo essere degli uomini di pace e dei giusti su questa terra. Se la memoria svanisce, non c’è nemmeno il rimorso, non c’è nemmeno la colpa. Se è successo ciò che è successo (olocausto, distruzione, morte) in parte è anche colpa mia e se succede ancora un frammeto di colpa è anche mia, anche se sono lontano, anche se non ho fatto niente, anche se penso di essere pulito. Sì proprio per questo. Perché non ho fatto niente! Non ho riportato nella mente nemmeno il ricordo di quel dramma, nemmeno una riflessione sulla tragedia, nemmeno un bricio di sentimento per quel dolore che milioni di uomini hanno patito e sofferto. Ricordo un pensiero di Friedrich Nietzsche: Ho fatto questo” dice la mia memoria. “Non posso aver fatto questo” dice il mio orgoglio e resta irremovibile. Alla fine, è la memoria a cedere. Se la memoria cede,  tutto si ripete. Ci sarà la resurrezione del tiranno, ci sarà la bestialità sociale, ci sarà l’altare della morte. Un altro pericolo è che la memoria dura solo un giorno. E’ una presa in giro! E’ terribile! E’ il trionfo dell’ipocrisia, della falsità, dell’ambiguità, dell’indifferenza, della rassegnazione. Ad Auschwitz, forse, non c’era né Dio, né l’uomo. Riporto una riflessione di Primo Levi, ( Torino, 31 luglio 1919 – Torino, 11 aprile 1987). E’ stato uno scrittore, un poeta e un chimico ma che partigiano antifascista. Il 13 dicembre 1943 venne catturato dai nazifascisti in Valle d’Aosta e quindi, nel febbraio dell’anno successivo, deportato nel campo di concentramento di Auschwitz in quanto ebreo. Scampato al lager, tornò avventurosamente in Italia, dove si dedicò con forte impegno al compito di raccontare le atrocità viste e subite.

polonia-2

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Angelo Vigliotti
Scritto da Angelo Vigliotti