Buonasera Assù.

Salvatore Di Giacomo (Napoli, 13 marzo 1860 – Napoli, 4 aprile 1934) è stato un poeta, drammaturgo e saggista italiano. Fu autore di notissime poesie in lingua napoletana (molte delle quali poi musicate) che costituiscono una parte importante della cultura popolare partenopea. È molto apprezzato come novelliere nero.Insieme ad Ernesto Murolo, Libero Bovio e E. A. Mario è stato un artefice della cosiddetta epoca d’oro della canzone napoletana. Ha scritto tra le più famose: “marechiaro” (1886), musicata da Francesco Paolo Tosti; “era de maggio”(1888), musicata da Mario Pasquale Costa; e ” spingole francese” (1888), musicata da Enrico de Leva. Marechiaro si rivelò un ritratto per questo villaggio tra le rocce di Posillipo, nel quale Di Giacomo immaginò una bella ragazza, di nome Carolina, che si affaccia da una finestra ricca di piante di garofano mentre le onde del mare si muovono  con pesci innamorati all’arrivo della luna. E lo ” spasimante  di Carolina  con la chitarra”  stanco di attendere, dice: svegliati, svegliati , perchè l’aria è dolce. Non farmi aspettare.

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Un poeta eccezionale, direi grandissimo, sconosciuto alla maggiornaza degli italiani perché ha scritto le poesie in vernacolo napoletano. Ne ricordo due “marzo” e pianefforte ‘e notte”.. Due quadri d’amore. Fu anche autore di drammi tra cui Assunta Spina, ricavata da una sua novella.

La novella che per caso ho letto in questi giorni e che mi ha colpito per il tema sempre attuale dell’ eros e tanatos, dell’amore e della morte., inizia con un affresco del tramono in una strada di Napoli vicino alla piazzetta di Sant’Aniello  Caponapoli.

Riporto il passo iniziale della novella:

Era l’ora del tramonto e un silenzio di persone e di cose stanche chiudeva la grigia e triste giornata di febbraio. Come il buio sopravveniva rapidamente e penetrava nelle case, tutte le porte dei pianterreni, una dopo l’altra s’aprivano sulla via e ancora per poco l’ultimo chiarore freddo del giorno bagnò, ne’ poveri interni, della scarsa mobilia, qualche immagine, davanti alla quale ingialliva la fiammella di una lampada e la palleida sagoma di nun letto.Assunta spina schiuse le sue vetrate e sulla soglia del “basso” trasse una seggiola, per un pezzo rimanendovi accanto, ritta, la mano sinistra sulla spalliera, le dita dellstra tamburellanti sulla vetrata…… A un tratto una campanella suonò l’angelus e accosto alla casa dell’assunta, smettendo di spazzar via un monte di bucce, donna Rosa, la vedova si fece il segno della croce, abbracciando il manico della scopa. “voce di dio” sospirò. Buonasera, Assù”. L’altra rispose “Buonasera…..”.

La trasposizione in dramma della novella ha un enorme successo. Vengono in futuro fatti diverse versioni  cinematografiche. La più bella,  in bianco e nero( 1915) ha per protagonista Francesca Bertini. Francesca Bertini, pseudonimo di Elena Seracini Vitiello (Firenze, 5 gennaio  1892 – Roma, 13 ottobre 1985), figlia adottiva del trovarobe napoletano Arturo Vitiello e dell’attrice di prosa fiorentina Adelaide Frataglioni, (secondo alcune autorevoli fonti Francesca Bertini nacque a Prato), trascorse l’infanzia a Napoli. Iniziò giovanissima a calcare il palcoscenico interpretando commedie napoletane, e successivamente comparve in un gran numero di film ( più di 90 film).

Questa è la trama (Fonte: municipio.re.it)
Assunta Spina è una bella ragazza che vive nei pressi di Napoli con il padre ed è fidanzata con Michele Buttafuoco. Il giorno del suo onomastico, Assunta va a pranzo a Marechiaro con la famiglia e gli amici, tra cui Raffaele, un suo spasimante. Michele, irritato dalla presenza dell’uomo, si stacca dal gruppo e se ne sta per conto suo. Dopo inutili tentativi di richiamo, Assunta, per ripicca, si mette a ballare con Raffaele provocando una reazione violenta nel suo fidanzato che la sfregia con un coltello. Michele viene condannato a due anni di carcere ad Avellino e Assunta, pur di farlo rimanere a Napoli, accetta di divenire l’amante del cancelliere del tribunale Federico Funelli. Col passare del tempo e con il fidanzato in prigione, Assunta si innamora di Federico. La sera dell’antivigilia di Natale, mentre Assunta aspetta Federico a casa, arriva Michele, scarcerato in anticipo, e lei gli dice tutto scatenando la tragedia. Michele esce in strada e, incontrato Federico, lo uccide. Davanti alle guardie Assunta difende ancora il fidanzato, dichiarandosi colpevole del delitto.

Riporto due poesie di Salvatore Di Giacomo, splendide e bellissime

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Di Giacomo è stato un creativo della canzone napoletana. Era Figlio di un medico e di una musicista. Frequentò per volere della famiglia la facoltà di medicina, ma nel 1886 abbandonò gli studi per diventare redattore della pagina letteraria del Corriere del Mattino. Dal 1893 ricoprì l’incarico di bibliotecario presso varie istituzioni culturali cittadine (Biblioteca del Conservatorio di San Pietro a Maiella, Biblioteca universitaria, Biblioteca nazionale). I suoi versi sono degli inni, dei capolavori, in cui melnaconia e sentimento si fondono insieme. A Posilillipo, sotto la fenestrella di Marechiaro,  tante coppie di innamorati passeggiano ancora. Dispiace che un grandissimo artista come lui abbia aderito ( ma forse fu la dipendenza dell’imprinting familiare e la dipendenza ambientale dovuta al suo lavoro di bibliotecario  a cui rimase attaccato per tanti anni) al manifesto degli intellettuali fascisti nel 1925. Successivamente   fu nominato accademico d’italia nel 1929. Alla sua morte una banda lo accompagnò con la musica di “marechiaro”.

 

Angelo Vigliotti
Scritto da Angelo Vigliotti