Caipirinha

La caipirinha è un  cocktail tipicamente brasiliano, a base di lime, zucchero di canna e ghiaccio. Possibilmente ci vogliono sei cl  di , 3 cubetti di Lime (mezzo lime tagliato in 4 parti  e zucchero di canna (3 cucchiaini da cocktail cubetti e sei cl di ghiaccio tritato. Il suo nome deriva dal diminutivo della parola portoghese caipira (semplice, umile) con la quale vengono chiamati gli abitanti delle campagne remote del Brasile, paese in cui la Caipirinha è servita un po’ in tutti i locali in quanto molto rappresentativa del luogo. La sua semplicità e la sua dolcezza, la sua bontà  ne hanno fatto una delle  bevande migliori al mondo. La versione ufficiale è buonissima ma si può personalizzare a secondo il gusto di ciascuno, meno ghiaccio, più lime, meno alcool, ecc. Ci sono delle varianti  che danno un nome diverso al cocktail a secondo se si sostituisce la cachaça, con vodka, rhum e altri liquori. L’altro giorno mi è stata offerta da un amico. Veramente eccellente, ho chiesto di mettere poco alcool. Ma di questa bevanda  sono rimasto impressionato e colpito dalla sua storia. Innanzitutto dalla presenza, tra i suoi ingredienti, della  cachaça, derivata dalla canna da zucchero e e dal nome “ caipira” che significa campagnolo. queste due memorie mi danno i brividi perchè mi rocordano la schiavitù, l’emarginazione, la povertà, la miseria e la mancanza di dignità che non si ha verso se stesssi e non si porta verso l’altro. . Mi chiedo come sia potuto succedere. In una civiltà “ cristiana” contro popoli indifesi sia locali che importati dall’africa. Ecco perchè dobbiamo stare attendi, ecco perchè non si può dormire e la nostra coscienza deve essere sempre sveglia . Perchè ciò che è successo nel passato non si possa ripetere più nel presente. Milioni di persone (i dati variano trai i quindici e i trenta) vengono rapite e trasportate oltre Atlantico in condizioni bestiali. Si calcola che in uno di quei viaggi (che durava dai due ai tre mesi) morisse di fame, di asfissia e di sete quasi metà dei prigionieri: certe volte morivano tutti.
La cachaça, è un superalcolico  ( 40% del volume) ottenuto dalla distillazione della Saccharum officinarum L ( canna da zucchero).La cachaça è prodotta e consumata soprattutto in Brasile, dove se ne possono trovare più di 4000 marche diverse. In origine la cachaça era un prodotto di rifiuto che si formava nel corso della produzione dello zucchero di canna ed era chiamata “garapa”. Questa venne poi fatta bollire e scremata, così che si ottenne la “cagaça”, che divenne poi cachaça. La cachaça era ritenuta una bevanda misera, riservata agli schiavi, ma poi venne rivalutata, tanto che la tecnica per realizzarla venne raffinata: dal 1635 la cachaça iniziò ad essere prodotta a Bahia, in Brasile, dove il prezzo delle materie prime era inferiore. La civiltà coloniale  delle indie occidentali era fondata sullo zucchero e sugli schiavi.  I mercanti portoghesi introdussero i primi schiavi africani in Europa intorno al 1450. A  metà Settecento il boom dello zucchero, provocò il bisogno urgente di manodopera numerosa e a poco prezzo, più adattabile al clima e al duro lavoro nelle piantagioni, si determinò il “commercio triangolare”. Portoghesi, spagnoli, inglesi e francesi  vendevano manufatti in cambio di schiavi.  Navi e negrieri andavano e venivano dall’europa  e dalle americhe  con un carico vivente.un carica vivente trasportato attraverso l’atlantico. Il dramma per questi uomini  iniziava già nei recinti dei porti africani ( malattie, disperazione, sofferenze di ogni genere) dove venivano selezionati e poi ammassati nelle stive in condizioni disumane. Molti morivano atrocemente prima di arrivare a destinazione ed i loro cadaveri venivano gettati in mare senza alcun riguardo. Una volta venduti ai proprietari terrieri lavoravano dall’alba al tramonto, vestivano di stracci, venivano nutri con una pessima alimentazionee  rinchiusi di notte in catapecchie umide ed in pessime condizioni igieniche, incatenati per evitare tentativi di fuga e puniti a frustate per la minima mancanza.        I mercanti inglesi importarono 2 milioni e mezzo di schiavi vivi tra il 1690 e il 1807, ai quali ne va aggiunto un altro milione portato dai francesi. In Brasile  venivano trasportati spesso dalle colonie portoghesi dell’Africa. Solo nel 1888  in Brasile la schiavitù fu abolita definitivamente con la Legge Aurea del 13 maggio, su iniziativa della Principessa Isabel. Nonostante tutte le proibizioni, le restrizioni e le imposizoni  molti schiavi  non dimenticarono la loro cultura e e alcuni schiavi svilupparono una forma di lotta camuffata come danza:  la capoeira. Questa lotta camuffata come danza fu introdotta   inizialmente dagli schiavi africani Bantù nell’area di Bahia che portarono con sè i loro rituali tra cui anche la danza  della zebra e lo strumento monocorde il “berimbau”. Dopo il lavoro massacrante nelle piantagioni attraverso canti, danze  e altri rituali ripercorrevano attraverso la  memoria il loro passato di libertà. Ufficialmente la tratta degli schiavi è durata 400 anni….. ma ci dobbiamo chiedere con tutto il cuore: è finita? In questo periodo il ruolo di alcune isole diventa strategico perchè molte di loro vengono trasformate in campi di raccolta dei prigionieri in attesa delle navi che li trasporteranno in America, in Europa e in Asia. In Senegal l. ’isola di Gorée è uno dei pochi luoghi in cui si conservano le tracce della più tragica diaspora della storia: la tratta transatlantica degli schiavi africani. Un viaggio di solo andata, senza ritorno.Una tratta feroce che il mondo fatica a ricordare. questo commercio avvelenò anche i vari popoli africani, sia fomentando odi che  provocando guerre. Tra le varie tribù i più forti cercavano di sopraffare i più deboli e di venderli al mercato: i re commerciavano in sudditi, i vincitori in prigionieri, i tribunali in condannati.  David Livingstone esploratore ( cascate Vittoria)e missionario scozzese parlava di una ferita aperta del mondo. Con la tratta degli schiavi l’Africa si svuotò delle sue forze migliori.

I nuovi schiavi

Negli ultimi anni stiamo assistendo  a un nuovo fenomeno di immigrazione e in Italia,  come in altri paesi d’Europa, arrivano persone in cerca di uno spazio di vita per vivere con dignità una parte della loro vita e per offrire  una opportunità ai loro figli.. E noi non siamo capaci di mediare, non siamo capaci nè di accoglienza nè di filtrare l’entrate in modo  da evitare che gli emarginati, i più discriminati,  non siano oggetti da vendere per essere sfruttati e portati  ai lavori forzati. Clandestini che hanno sperato per un attimo la luce e che trovano il buio in paesi come il nostro che in nome di una civiltà ipocrita si dimostra incapace di gestire un sistema di relazioni e favorisce che tanta gente venga trattata  in maniera peggiore delle bestie. In Italia ci sono centinaia  di schiavi bambini e di   bambine costrette a elemosinare e a rubare   e  centinaia di  giovani donne  costrette alla prostituzioni oltre la tratta di immigrati usati per il lavoro nero. Forse non facciamo nulla e ci rifugiamo nella rimozione,  nella negazione, nella proiezione per non vivere il problema. Come se il problema non esistesse oppure il problema esiste ma deve pensarci qualcun altro a risolverlo.
Tu vivi  “ora”
Tu lavori, tu pensi, tu fai all’amore, tu cucini, tu passeggi, stai giocando, stai conversando, stai dormendo….qualsiasi cosa tu stai facendo devi sempre ricordarti che la tua azione  si volge all’esterno e all’interno. Ogni parola ha un significato anche se con  un senso e grado di verità sfumati  perchè l’informazione lascia il passo all’intenzionalità umana e questa  non può essere valutata matematicamente e dipende dalla comprensione di sè e dalla conoscenza del mondo… Porti un paio di scarpa, mangi qualcosa tutti i giorni, indossi un vestito, compri un tappeto. Puoi farlo.  Non indossare, però,  le scarpe fatte da bambini tenuti schiavi. Stai bevendo un liquore o un aperitivo,  pensa al danno che ti può fare e  non credere solo allo stare bene insieme e al benessere momentaneo e alla perdita inibitoria dei tuoi blocchi emotivi. Sii sempre consapevole. Nessuno ti può fare del male se non te stesso.La vita può sembrarti un problema ma va incontro alla vita con gioia e non dimenticare che spesso il piacere è ciò che tu vuoi e cio che tu vuoi non sempre  per te è un bene. Orgoglio e pregiudizio vanno a braccetto, spesso, per rovinarti. Ti può rovinare apparentemente anche l’andare controcorrente.Cerca in tutti i  modi di essere te stesso perchè  la responsabilità di essere se stessi non deve mai venir meno. A questo punto  vivrai con dignità la tua vita aprendoti agli altri in modo decoroso e direttamente e indirettamente farai la tua parte e darai il tuo sostegno.. Comprerai nei negozi aderenti al  commercio equo e solidale, e questo è fare, è dare un contributo positivo; ma ti lascerai anche andare all’abbandono interiore in modo che tu puoi avere il potere sul qui e ora senza rassegnarti.  Solo così darai un cambiamenteo a te stesso e la tua consapevolezza profonda ti farà veramente scegliere  in piena libertà di spirito e non scegleranno gli altri per te

Angelo Vigliotti
Scritto da Angelo Vigliotti