La Ribollita (fonte wikipedia)  è un piatto che deriva dalla tipica    zuppa di pane raffermo e verdure che si prepara tradizionalmente in alcune zone della Toscana, in particolare nella Piana di Pisa, nella zona di Firenze e Arezzo. È un tipico piatto “povero” di origine contadina, il cui nome deriva dal fatto che un tempo le contadine ne cucinavano una gran quantità (soprattutto il venerdì, essendo piatto magro) e quindi veniva “ribollito” in padella nei giorni successivi, da qui che prende il nome di ribollita, perché la vera zuppa si riscalda due volte, altrimenti sarebbe una banalissima zuppa di pane e verdure (da non confondersi dunque con la minestra di pane).

Ho comprato la ribollita alla coop nei giorni scorsi e ho iniziato il primo dell’anno  con questo piatto più   un contorno di fagioli e di insalata.  Gli ingredienti sono quelli classici (cavolo, verza, cavolo nero, fagioli cannellini, pan toscano raffermo, patate, zucchine, carote, sedano, cipolle, bietole, porri, pomodoro). Iniziare l’anno con una ribollita, non è un ritorno romantico alla tradizione, non è nemmeno una disintossicazione dal cenone di capodanno. La ribollita può essere fatta anche in casa con la ricetta originaria dell’Artusi oppure con una ricetta creativa personale. Questo piatto ci mette a contatto con tante verdure e soprattutto con il cavolo nero, un ortaggio che è una riserva di principi depurativi, antivirali e immunostimolanti. E’ utile nella prevenzione di forme tumorali, dell’ulcera gastrica e della colite ulcerosa.Nelle “operette morali” ( dialogo di un venditore d’almanacchi e di un passeggere-1827-’34) Giacomo Leopardi diceva: “ quella vita che è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Con l’anno nuovo il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?”.

Iniziare con un piatto povero vuol dire prendersi cura di sé. Volersi bene è importante per capire anche l’altro e avere la possibilità di donare qualcosa . In fin dei conti la felicità è una forma attiva e si traduce nella coltivazione della virtù. Goethe diceva che la felicità è fatta di frugalità ma la frugalità non è una piccola cosa è una grande virtù. Essa è la madre di una buona salute.
La frugalità nasce dalla sobrietà e la moderazione per tutte le cose: nel cibo bisogna non esagerare; nel dialogo con gli altri evitare le chiacchere inutili; nel colloquio con se stessi liberare la mente da pensieri inutili e dannosi coltivando la semplicità; con l’inizio dell’anno si fanno dei propositi, ebbene è necessario tenere fede a ciò che si vuole raggiungere; utile è anche non perdere tempo in cose che affannano l’animo; è sempre meglio coltivare la quiete operando attivamente per la pace. Andare verso l’eccesso può essere un tempo sprecato, conviene frenare gli impulsi per non cadere nel rancore, nella rabbia, nei desideri insaziabili.
La ribollita ci porta a queste considerazioni,  ci aiuta a iniziare un anno con una visione della vita a base di temperanza e di umiltà.

Cattura

Una buona connessione neuronica insostituibile per dare una spinta al benessere personale e collettivo

 

 

Angelo Vigliotti
Scritto da Angelo Vigliotti