Introduzione

Il rapporto con il cibo è di fondamentale importanza per una crescita, giusta, sana,equilibrata. Mangiare rientra tra gli istinti primordiali di sopravvivenza (cervello rettile). Il neonato subito dopo la nascita  necessita di portare qualcosa in bocca (oralità). E’ il suo primo nutrimento e se si instauta un buon rapporto tra il  “suo”  bisogno e la soddisfazione che ne riceve,  acquisisce un senso  di tranquillità, calma e serenità.Con il tempo e con un genitore sufficientemente buono il neonato trasforma la percezione del cibo che da solo nutrimento diventa affettività, coinvolgimento, compagnia,carezza d’amore. Fin dalla nascita il cibo ( al seno o come latte di formula) diventa un atto d’amore che nel percorso di crescita esistenziale diventa educazione al gusto, alle regole,convivilaità e relazione con l’altro  oltre che fonte di piacere.

  Cibo e affettività

Ognuno di noi sente il bisogno di mangiare per nutrirsi ma anche per stare insieme, per gustare ciò che la natura gli offre per sperimentare a livello familiare una socializzazione intima e gradevole che ci fa conoscere noi stessi in una dimensione multipla (nutritiva, ambientale, relazionale) e anche l’altro  che confdivide con il il cibo, il suo modo di porsi, il suo comportamento,e il suo rapporto con odori, sapori, e sensorialità completa. stare a tavola è solo un momento (nelle ore della giornata), ma preparare una tavola vuol dire organizzazione, pianificazione, preparazione, scelta dei vari alimenti secondo la stagionalità e lavorare in cucina in prima persona. In parole povere il genitore consapevole deve dedicare alla cucina un pò del suo tempo e deve essere pronto al dialogo cotruttivo coon il bambino che ha i suoi tempi, i suoi gesti, la sua visione del cibo e che sa molto bene che il momento del cibo è altamente emotivo (piacere, dispiacere), con le sue regole, le sue abitudini, il luogo dove si consuma questa ritualità.

Uno non  può pensare bene, amare bene,
dormire bene, se non  ha mangiato bene

(Virginia Wolff)

Comunicazione sociale

Quando la mamma o il babbo si prende cura  dell’alimentazione e della cucina in famiglia entra in comunicazione con la ragione, il sentimento e l’istinto del bambino, cioè con la sua personalità completa. Prendersi cura del la cucina vuol dire prendersi cura del pensiero del bambino, delle sue emzozioni ( gioia e dolore, paura e rabbia, fuga). Quando il bambino dice “no” e rifiuta il cibo e non mangia, dobbiamo chiederci il perchè Un genitore consapevole sa che quel “no” può essere un rifiuto non al cibo ma alla sua persona, al modo con cui si rapporta con il figlio. Il no non è solo un gesto di ribellione ma anche un offerta di dialogo. la prima cosa da fare per un genitore è essere un modello di riferimento. Ricordo che i primi sette anni del bambino si costruiscono sull’imitazione dell’adulto. Bisogna in questo contesto non creare cattive abitudinisia con il condizonamento classico ( cibo come premio o punizione), quando il cibo è usato come ricompensa per una condotta che si ritiene corretta,  sia come ambiguità di doppio legame, sia come consolazione. al bambini gli viene detto: mangia che ti fa bene e semngi tutto c’è qualcosa per te ( un dolce, un gelato, una cioccolata, una caramella, una torta e così via). La mente del bambino va in tilt. Accontenta il genitore e riceva in premio un cibo che poi potrebbe farlo stare male ( eccesso di zuccheri). Un altro messaggio inquietante che spesso il genitore dà è il “tiramisù”.  Il bambino è giù di corda (triste, arrabbiato, melanconico) e gli si dice o puure gli si prepara: mangia questo che ti piace, così ti tira sù. Con il tempo il bambino che è triste, invece di esprime la sua emozione alla mamma o al babbo, la nasconde e la masche con la gratificazione di un cibo.

„Lasciate che il cibo sia la vostra medicina e la vostra medicina sia il cibo.“
Ippocrate di Coo
La dieta che deve seguire una famiglia è la dieta mediterranea moderata (la piramide Toscana è un buon esempio). In Italia appena  il 10% segue la dieta mediterranea che è stata dichiarata dall’UNESCO il 16 novembre 2010  patrimonio  culturale immateriale dell’Umanità  con questa motivazione:

“La Dieta mediterranea coinvolge una serie di abilità, conoscenze, rituali, simboli e tradizioni concernenti le coltivazioni, i raccolti agricoli, la pesca, l’allevamento degli animali, la conservazione, la lavorazione, la cottura e particolarmente la condivisione e il consumo degli alimenti”

Se un genitore è vegano  consiglio di non obbligare il bambino a seguire questo tipo di dieta almeno nei primi tre anni di vita. Personalmente – come stile di vita alimentare – sono favorevole a una dieta vegetariana moderata (latte-ovo-vegetariana). Tuttavia  per il bambino direi di seguire una dieta vegetariana moderata arricchita, se il bambino è intollerante al latte,  con pesce, utilizzando i prodotti biologici  o meglio laddove è possibile,  i prodotti dell’agricoltura biodinamica (rispetto dell’ambiente, rispetto degli animali, non tossicità). Se un genitore vuole essere fondamentalista a livello dietetico, allora non bisogna mai dimenticare il giusto equilibrio tra i nutrienti (non eccedere in carboidrati) con la possibilità di usare integratori sia di vitamine (specialmente la B12 ) sia minerali.  E poi fare un check-up ematico (periodico)  con esame urine e feci per un controllo periodico.

Confronto – Condivisione – Convivialità

Il tempo del pasto è un tempo d’oro peer raccontarsi la vita, l’esperienza vissuta,il quotidiano,guardare i bambini negli occhiascoltare e spostare ( finalmente!) il nostro ego ( (egoismo genitoriale) sugli altri per renderli partecipi delle nostre emozioni. Il pasto importante dovrebbe essere quello di mezzogiorno ma ormai ( per motivi di lavoro) è la cena il pasto principale nella maggioranza delle famiglie. Una buona cena vuol dire una buona notte  come una buona colazione vuol dire una buona giornata. Per evitare l’anarchia, il caos, il disordine più completo ci vuole un metodo che parte dall’amore ( la gioia di vivere il piacere della vita) cammina sull’attenzione, l’osservazione e il coinvolgimento (stabilire delle piccole regole, sfruttare la curiosità del bambino, coinvolgerlo nell’arte della cucina e nell’educazione al gusto) e infine pazienza e fermezza. In questo modo  lo spazio della cucina diventa un luogo sacro per crescere bene, un tempo di piacere e di soddisfazione dei bisogni in modo appropriato e non un campo di battaglia. Un genitore consapevole che lavora se si organizza bene può gestire in modo impeccabile il tempo per il cibo. Per esempio preparare prima alcune cose…. così non  ci si lascia travolgere dallo stress, dalla delusione, dalla stanchezza,  dal voler fare tutto e in fretta, da continuare a correre e si è più presenti e si è più capaci  di portare avanti  una strategia positiva che a lungo andare porta dei frutti bellissimi.

Ti ricordo alcune cose:

  1. un genitore deve essere un modello di vita,. non si può educare a mangiare le verdure se un genitore non mangia le verdure e se le verdure non sono presenti a tavola tutti i giorni
  2. se un bambino sporca la tovaglia, si sporca mentre mangia, ed è  veramente  velenoso dire: guarda che pasticcio hai combinato! Così il bambino può assorbire il senso di inadeguatezza e di incapacità. Bisogna valorizzare il giusto, il contatto, l’odore del cibo  e la sperimenatzione che fa il bambino
  3. Un genitore sufficientemente buono deve sapere dire di si (dolcezza) e no ( fermezza) al momento opportuno, far rispettare le regole, non essere ossessivi e pieni di apprensioni per cose inutili. Tutta la famiglia è una squadra, unita e possibilmente vincente, ognuna con le sue piccole responsabilità: il padre, la madre, il bambino o la bambina.
  4. Il tempo per mangiare è un tempo  creativo dedicato  alla sensorialità ( gusto- odore, vista, tatto,olfatto); alla informazione su ciò che si mangia (da dove viene, cosa contiene, le vitamine e i minerali che fanno bene, la possibile tossicità); all’ambiente per valutare le qualità nutrizionali ( piccola distribuzione, grande distrubuzione, cibi biologici e non , agricoltura biodinamica).
  5. ciò che facciamo, ciò che comunichiamo può condizionare il destino di ” nostro ” figlio. Ciò che vien detto in famiglia e a tavola per il bambino diventa una credenza. Una credenza si può trasformare in una abitudine comportamentale e in un pregiudizio culturale. Soprattutto nel periodo dell’imprinting infantile ( dalla nascita ai sette anni). Essere un genitore consapevole vuol dire stare attennti a ciò che si dice, essere coerenti e tra il dire e il fare,rispettare i ritmi propri e quelli del bambino: replica ciò che vede. Se a vasa “vede bene” in genere segue questo esempio come stile di vita.

Le regole

Ovviamente non bisogna programmare il bambino, non bisogna condizionare uno stile di vita, non bisogna essere rigidi. Ma alcune regole vanno seguite con scrupolo e l’eccezione deve essere sempre motivata. Ne riassumo 10 (un piccolo decalogo da seguire con moderazione e flessibilità>) MA ANCHE CON COERENZA, FERMEZZA E DISCIPLINA. SXe queste regole il bambino le impara a casa, poi starà attento ad osservarle anche fuori ( al ristorante, in casa di amici ecc.). Il bambino è come una spugna. Interiorizza  determinati comportamenti ritenendoli naturali e non li dimenticherà per tutta la vita.

  1. Si mangia sempre insieme a partire dalla prima colazione
  2. Non si guarda la TV, non si gìoca a Tablet, non si leggono giornali o giornalini, non si usa il telefono (se possibile)
  3. Usare il galateo a tavola  nel miglior modo possibile (tovaglioli, posate, bicchiere). Mani pulite. Non alzarsi finchè non si è finito di  mangiare. Il tempo per un pasto deve essere sui 30 minuti.
  4.  E’ utile una giusta posizione delle sedie, postura adeguata(schiena dritta, non gomiti sul tavolo). Si può parlare ma a bassa voce. Non si gioca con le posate. Solo dopo mangiato si gioca.
  5. Secondo il nuovo format di galateo ” contemporaneo”  sembra che non bisogna dire ” buon appetito”, prima di iniziare a mangiare. A mio parere va detto e con affetto. E’ un augurio di bontà, è la semplicità del comportamento   perchè tutto possa andare bene. Una famiglia credente deve avere l’abitudine di una preghiera di ringraziamento a Dio   prima di mangiare coinvolgendo tutta la famiglia. La gratitudine è un sentimento straordinario. Anche una famiglia atea deve imparare a ringraziare (solidarietà, pace, e conforto per coloro che si trovano in difficoltà).
  6. Bisogna evitare espressioni ( se la pietanza non piace), come: fa schifo, puzza, la odio o frasi simili. E’ maleducazione e  volgarità. Ogni cosa va chiesta utilizzando la parole ” per cortesia” e poi ” grazie”. Il rispetto per sè, per gli altri e per l’ambiente è la base della convivialità e della convivenza reciproca. Anche se la pietanza non piace , deve imparare ad assaggiare il cibo nuoco …solo uno o due assaggi. Con il tempo imparerà a mangiare di tutto.
  7. Dopo i due anni il bambino deve impararre a mangiare da solo! si può aiutare solo a fine pasto.
  8.  Il bambino deve essere coinvolto  nella spesa,  ( non per comprare cioccolato, merendine o altro) ma perchè possono loro stessi suggerire di provare un pesce o una verdura che non hanno mai provato.  Bisogna coinvolgerlo anche in cucina anche nella preparaziobne del cibo.  in questo modo è più facile motivare il bambino a mangiare e noi lo dobbiamo ascoltare, condividere con lui l’entusiasmo per quello che ha fatto e provato. Il bambino ha fantasia  e un immaginario potente,: non dimentichiamelo.
  9. A tavola il  menù  deve essere vario, equilibrato e con ritmi regolari (senza cadere nell’ossessione); per nutrirsi bene, occorre  il buon senso, il rispetto della natura, del ciclo delle stagioni, degli alimenti sani (esenti da pesticidi, additivi e fitofarmaci). Il cibo deve essere buono, pulito, giusto,  semplice, genuino, variato. In qualche week-end è bene portare il bambino in una azienda agricola perchè il bambino deve anche imparare a voler bene alla TERRA e rispettare coloro che la coltivano, che si prendono cura con gentilezza e amore del pianeta in cui viviamo. Con il tempo è bene che il bambino possa capire il ciclo della semina, del nutrimento, delle potature, della raccolta…. e poi riconoscere la biodiversità. Il futuro del cibo parte dai piccoli
  10. Un genitore consapevole trova del tempo per dedicarsi alla cucina. Il cibo è affettività e se manca questo impegno si perde una opportunità di crescita armonica (dialogo, conoscenza, emozioni, sensorialità, socializzazione, gioco e creatività). La dieta deve essere sana fin dallo svezzamento e deve continuare su questo binario per una prevenzione radicale di moltissime malattie
Angelo Vigliotti
Scritto da Angelo Vigliotti