Colon Irritabile

 

Si calcola che almeno il 20% della popolazione sia affetta da disturbi intestinali. La colite, infiammazione del colon è accompagnata da dolori addominali e può dipendere da problemi neurovegetativi. Nella maggior parte dei casi, è causata da infezioni batteriche oppure da una cattiva alimentazione.

Per altri disturbi, come per la cosiddetta Sindrome del Colon Irritabile, invece, non è ancora stato possibile trovare una causa specifica e si tende perciò a chiamare in causa lo stress (ma senza che ne ve sia alcuna prova).

Anche le malattie croniche dell intestino, come la Colite Ulcerosa o la malattia di Crohn, entrambe molto gravi, restano per il momento senza una causa conosciuta e anche con pochi strumenti di cura. Certo è, che i fattori psicologici  sono molto importanti, sia per aggravare e a volte scatenare i sintomi, che per alleviarli.

 


Criteri Diagnostici (Roma II)

Ci sono molte malattie che possono essere facilmente confuse con la Sindrome dell’Intestino Irritabile.
Per questo motivo, nel 1992 (Roma I) è stato messo a punto, da un comitato multinazionale di esperti, un test idoneo a diagnosticare con precisione la Sindrome del Colon Irritabile. Nel 1998 (Roma II) la stessa squadra ha modificato il test (vedi sotto) al fine di renderlo ancora più preciso.

Test Diagnostico ROMA II:

Presenza nei 12 mesi precedenti, per almeno 12 settimane (non necessariamente consecutive) di dolore o fastidio addominale e con almeno 2 delle seguenti caratteristiche:

Sintomi essenziali

  • Regredisce con l’evacuazione

  • Insorge associato ad un cambiamento nella frequenza delle evacuazioni

  • Insorge associato ad un cambiamento della consistenza delle feci

Sintomi aggiuntivi

  • Alterata frequenza delle evacuazioni (meno di tre alla settimana o più di tre al giorno)

  • Alterata consistenza delle feci (dure/caprine, poltacee/liquide)

  • Disturbi dell’evacuazione (sforzo, stimolo impellente, sensazione di evacuazione incompleta)

  • Presenza di muco nelle feci

  • Gonfiore o sensazione di distensione addominale


Le Analisi da fare

Ecco qui di seguito alcuni esami utili a diagnosticare (per esclusione) la Sindrome del Colon Irritabile. Cliccando sul nome di ogni singola analisi sarete indirizzati sui relativi approfondimenti disponibili.

  1. Antigliadina 

    Serve a controllare la presenza (positività) degli anticorpi AGA che segnalano il morbo Celiaco (intolleranza al glutine). Sembra più affidabile, però, il test anti trans glutaminasi anche se, per essere sicuri al 100%, è necessaria una biopsia allo stomaco.

  2. Breath test 

    Letteralmente: test dell’alito. Utilissimo per trovare l’Helicobacter Pylori e per misurare l’assorbimento degli zuccheri (lattosio). Esiste anche il brest test al lattulosio efficace per verificare la presenza di batteri nel piccolo intestino.

  3. CDSA 

    L’esame Funzione Intestinale (CDSA/P) valuta la funzione gastrointestinale (GI) nel suo complesso: digestione, assorbimento, flora enterica, microambiente del grande intestino, nonche’ la presenza di parassiti.

  4. Colonscopia 

    Senza dubbio una delle analisi piú antipatiche. Vi assicuro, però, che non è affatto dolorosa. Provoca solo un po’ di comprensibile disagio. E’ utilissima per escludere cause organiche quali, ad esempio, diverticoli o tumori.

  5. Ecografia 

    Metodo per controllare sede, dimensioni e morfologia degli organi interni.


Le Terapie

Purtroppo la medicina non è ancora riuscita a trovare una cura efficace per la cura della Sindrome del Colon Irritabile. La cosa più importante resta, dunque, imparare a convivere con i sintomi di questa malattia e non lasciarsi mai prendere dallo sconforto. Anche se è scontato e nonostante possa risultare quasi ripetitivo e noioso dirlo, è bene ricordare che nulla può sostituire la diagnosi del vostro medico. Quindi mi raccomando con voi tutti affinchè prendiate con il giusto peso ciò che troverete scritto su questo sito.

Nella maggior parte dei casi, potete controllare con successo i sintomi più leggeri del colon irritabile imparando a controllare lo stress e cambiando la vostra dieta e, soprattutto, il vostro stile di vita (l’attività fisica può essere di grande aiuto). Ma se i vostri sintomi sono moderati o severi, potreste avere bisogno di un aiuto ulteriore.


La gestione del colon irritabile

da: www.dica33.it

Non sono rari in medicina i casi di rimedi tradizionali che trovano supporto dal vaglio scientifico, risultando efficaci al pari di altre terapie o in un approccio combinato. Uno di questi potrebbe essere la sindrome del colon irritabile (IBS), un disturbo molto comune che colpisce soprattutto le donne e ha un andamento cronico che alterna fasi di recidiva a fasi di benessere, costituendo uno tra i motivi più frequenti di consulto dal medico di famiglia. Le cause precise sono ancora sconosciute, è un disturbo funzionale e non con origini anatomico-strutturali note, nel quale sono presenti principalmente una motilità intestinale alterata, con stipsi o diarrea, e dolore addominale, che si legherebbero a un’ipersensibilità viscerale. Né c’è una terapia che risolva, mentre per controllare i sintomi si interviene su vari fronti, cominciando innanzitutto con l’incremento dell’assunzione di fibre alimentari e poi ricorrendo a farmaci antispastici o miorilassanti; un rimedio della tradizione popolare, soprattutto nei paesi anglosassoni, è poi l’olio di menta piperita. Una metanalisi degli studi in materia ha confrontato appunto l’efficacia nell’IBS dei tre approcci, fibre, antispastici e menta.

Azioni possibili su diversi fronti
Dopo una meticolosa ricerca si sono selezionati 35 lavori più rigorosi, nei quali ciascun approccio era in genere confrontato contro un placebo, relativi a un totale di circa tremila pazienti. Completate tutte le analisi, è risultato che sia le fibre, sia gli antispastici sia l’olio di menta erano efficaci contro i sintomi di IBS, in confronto a placebo; gli effetti collaterali erano significativamente più frequenti per gli antispastici rispetto al placebo, ma nessuno era severo. In particolare le persone da trattare per prevenire un caso con sintomi persistenti erano 2,5 per la menta, 5 per gli antispastici e 11 per la fibra, suggerendo quindi una maggiore efficacia per la prima. Scendendo nei sottogruppi, per le fibre l’effetto benefico sembrava limitato all’ispagula, di tipo solubile (non alla crusca di grano) ma con significatività minima negli studi più qualificati; per i farmaci l’evidenza era consistente soprattutto per la ioscina. Diversi studi avevano esaminato in precedenza l’efficacia e il ruolo delle tre opzioni nella sindrome dell’intestino irritabile, ma con differenze metodologiche e risultati conflittuali. Nei pazienti con IBS soprattutto con la diarrea come sintomo predominante gli antispastici potrebbero agire riducendo le contrazioni del colon e quindi dolore e frequenza delle evacuazioni; in quelli con la stipsi predominante le fibre solubili come l’ispagula, raccomandate a differenza di quelle insolubili che potrebbero al contrario peggiorare i sintomi, possono invece agire positivamente sul transito intestinale. Quanto all’olio di menta piperita, la sua efficacia può derivare da effetti sulla muscolatura liscia, con riduzione della contrattilità del colon e del dolore.

Un disturbo a più componenti
L’approccio alla sindrome del colon irritabile sembra dunque possibile ricorrendo a diverse opzioni e per gli autori bisognerebbe tener conto anche dell’olio di menta nelle linee guida, come quelle britanniche, che prevedono solo farmaci antispastici come prima linea, specie se dolore e gonfiore addominale sono sintomi predominanti, più la raccomandazione per le fibre solubili. Peraltro l’olio di menta piperita, ricorda su Corriere Salute il gastroenterologo Enrico Roda, può essere di sollievo ma richiede cautela perché può peggiorare il reflusso gastroesofageo non di rado compresente con l’IBS, mentre le fibre sono sicuramente utili sul breve termine per le solubili e sul lungo con vantaggi anche per le insolubili, e infine un ruolo benefico sembrano averlo alcuni probiotici. Trattandosi di un disturbo funzionale a varie componenti, anche psicologiche, e con differenze individuali nelle manifestazioni sintomatologiche, è comunque comprensibile che possano trovare utilizzo diverse opzioni (quelle citate ed eventualmente altre) a seconda del singolo caso. 

Viviana Zanardi

Fonti
Ford A. C. et al. Effect of fibre, antispasmodics, and peppermint oil in the treatment of irritable bowel sindrome: systematic review and meta-analysis. BMJ 2008;337:a2313doi:10.1136/bmj.a2313

 

Dieta nella sindrome del colon irritabile

da: spazioinwind.libero.it

Va sempre seguita una strategia dietetica insieme  e coordinata dal  medico curante ( da consultare con regolarità) e poi al di là dei consigli dietetici vanno analizzate le intolleranze e le allergie alimentari secondo l’esperienza clinica individuale.Purtroppo non esiste una dieta valida per tutti i casi,  dieta che va personalizzata anche sulle indicazioni del diario alimentare. I tests per l’intolleranza alimentare non hanno in genere una base scientifica a parte quello per il lattosio e pochi altri. I suggerimenti   sottostanti che vengono dati devono essere discussi  ( mi dispiace ripeterlo) con il medico curante.E’ assolutamente controindicato “una dieta fai da te

nelle forme con stipsi e dolore

 

  • Secondi piatti con contorni : il pesce , a patto che non siate intolleranti alle proteine del pesce, può essere indicato, preferendo il pesce azzurro, cotto senza intingoli, digeribile, o cotto al vapore, o arrosto, con poco olio, anche di mais; oppure la carne, sia rossa che bianca ; se c’è stitichezza è indicata la verdura, quella più semplice, la buona e tenera lattuga,  i cetrioli che sono molto buoni e freschi, i broccoletti, se non esagerate, i peperoni se non soffrite di acidità, mai di notte (!); se tutto ciò sarà stato digerito senza problemi, né coliche, né acidità, allora possiamo sbizzarrirci e provare del buon cavolfiore, magari lesso, oppure pomodori freschi, asparagi lessi, zucchine lesse. Le melanzane , per esempio, sono controindicate se avete stipsi e coliche.  

  • Passano ai primi piatti: per quelli magri, non a dieta, la pasta con pomodoro fresco, qualche patata lessa, e del pane, dapprima quello bianco e poi proviamo con quello integrale, con la crusca, che come sappiamo è cellulosa e quindi non digeribile e trattiene acqua.

  • Infine le acque minerali, quali è perché:

  • l’acqua è importante nella dieta del soggetto affetto da sindrome del colon irritabile con stipsi, meglio se è quella con magnesio e solfato, vedi le Tettuccio, l’acqua di Tamerici, o la classica Uliveto, di Perugia, da bere SEMPRE lontano dai pasti, va bene anche 1,5 litri/die.

Nelle forme con diarrea

In generale si inizia a provare del riso, del tè, qualche purea di patate, associandoli a fermenti lattici, ad antispastici, sedativi dell’iperperistaltismo. Quindi se tutto è andato per il meglio, se la peristalsi si è acquietata, proviamo il secondo piatto, che deve essere digeribile, per esempio una fettina di lacerto cotta a vapore, o arrosto, tenera e digeribile. Le frutta saranno rappresentate da qualche mela, meglio se cotta, inizialmente, poi si potranno provare delle pere, meglio se mature. Evitare le frutta come kiwi, prugne, arance, anguria, ananas, che sono micidiali nella sindrome del colon irritabile varietà con diarrea! Evitare bibite ghiacciate, tè forte, alimenti ricchi di grassi e per questo difficili da digerire;  limitare l’apporto di fruttosio e sorbitolo con la dieta  (succhi di frutta), evitarealcool, caffè e sostanze che possono aggravare eventuali intolleranze (latticini, soia, eccesso di glutine, ecc.).  

alcuni alimenti sconsigliati nella fase acuta


  • Latte

  • Dolcificanti (sorbitolo, fruttosio ecc.)

  • Marmellata

  • Frutta: pesche, pere, prugne

  • Verdura: cavoli, carciofi, spinaci, cipolla, rucola, cetrioli, sedano

  • Fibre e cibi integrali (in alcuni soggetti migliorano la situazione, in altri la peggiorano)

  • Spezie

  • Caffè, tè, Coca e bevande contenenti caffeina

  • Bibite gassate

  Approfondimento:Dieta e disordini gastro -intesinali
( il colon irritabile rientra in un disordine gastro intestinale)

 La sregolatezza intestinale può essere causa di vere e proprie patologie o in altri casi responsabile di disagi continui. Spesso sono la conclusione di una serie di norme igienico – comportamentali errate o l’esordio di malattie importanti. Nel passare in rassegna i principali effetti dei disordini gasato-intestinali analizzeremo anche le migliori soluzioni ottenibili.

 

Meteorismo e Flatulenza

Dal punto di vista dietetico bisogna focalizzare l’attenzione sull’abolizione dei cibi che aumentano la produzione di gas o la flatulenza. Possono comunque essere individuati ed evitati i fattori che comportano l’ingestione di aria. 
Il controllo della malattia richiede la conoscenza delle possibili fonti di gas. Il 99% del gas intestinale è rappresentato da cinque gas (azoto, ossigeno, idrogeno, monossido di carbonio e metano). Questi possono derivare da due fonti: l’ingestione di aria e il gas prodotto all’interno del tratto gastrointestinale. L’aumento della velocità di transito intestinale può anch’essa contribuire alla comparsa di sintomatologia, dal momento che diminuisce il tempo disponibile all’assorbimento dei gas nel tratto gastrointestinale. L’azoto e l’ossigeno sono presenti nell’atmosfera e normalmente raggiungono l’intestino attraverso l’aria deglutita. L’ingestione di aria è solitamente responsabile del gas presente nell’esofago e nello stomaco. Non è ancora chiaro se e quale frazione dell’aria ingerita passi nel piccolo intestino: infatti, la maggior parte dell’aria deglutita viene rigurgitata e di solito non passa nel piccolo intestino. La posizione orizzontale può interferire con la normale eruttazione del gas gastrico ed aumentare le probabilità del passaggio di aria nel duodeno. L’idrogeno, l’anidride carbonica e il metano vengono prodotti nell’intestino e rappresentano la maggior parte del gas emesso. L’idrogeno si forma nel colon per azione dei batteri intestinali sui substrati fermentabili. 
L’anidride carbonica può essere prodotta nella parte più prossimale del tratto intestinale, quando gli acidi grassi che si liberano durante la digestione dei lipidi alimentari, e l’acido cloridrico gastrico vengono neutralizzati dai carbonati. Come l’idrogeno, anche l’anidride carbonica viene prodotta nel colon dall’azione dei batteri sul contenuto fermentabile dell’intestino. Il metano viene anch’esso prodotto nel colon da parte dei batteri, ma la sua produzione non è correlata all’ingestione di particolari alimenti. La tendenza a produrre metano sembra essere una caratteristica familiare. Normalmente il gas viene riassorbito attraverso la parete colica durante il suo transito nell’intestino. Se la motilità del colon è disturbata per qualsiasi motivo, il gonfiore e la distensione possono ancora provocare dolore addominale.

I disturbi provocati dal gas assumono solitamente una di queste tre forme:

  1. eccessiva eruttazione;

  2. dolore e distensione addominale;

  3. eccessiva flatulenza;

Eccessiva eruttazione

L’aria deglutita (aerofagia) è solitamente responsabile delle eruttazioni. I soggetti con eruttazioni croniche ripetitive spesso precedono ogni eruttazione con una deglutizione o con una manovra inspiratoria che causa l’entrata di aria nell’esofago. L’aerofagia è spesso il risultato di una abitudine comportamentale. In alcuni soggetti l’eruttazione avviene durante o immediatamente dopo l’ingestione di cibo. Per questi individui, le abitudini che sono associate all’atto di mangiare e di bere, e che provocano frequenti e ripetitive deglutizioni, aumentano la quantità di aria ingerita. L’ansia può aumentare l’aerofagia poiché è noto che gli atti della deglutizione aumentano in risposta agli stress psicologici. I cibi che contengono aria come parte della loro struttura o che vengono addizionati d’aria durante la loro preparazione possono contribuire all’ingestione di gas.

CIBI CHE POSSONO CONTRIBUIRE ALLA PRODUZIONE DI GAS E ALLA FLATULENZA
Cibi che possono contribuire alla produzione di gas:
  • Fagioli secchi, piselli secchi, fagioli cotti, soia, lenticchie, cavoli, ravanelli, cipolle, broccoli, cavolfiori, cetrioli, crauti.
  • Prugne, mele, uva passa, banane.
  • Cereali integrali, eccessive quantità di prodotti a base di grano o frutta.
  • Cibi ad alto contenuto di lattosio: latte, gelai, frappè, creme.
  • Dolcificanti artificiali: sorbitolo e mannitolo che sono presenti in alcune caramelle “dietetiche” o chewing-gum senza zucchero.
  • Cibi ad alto contenuto di grassi come i fritti, carni grasse, salse ricche di panna, ecc. 
Cause di ingestione di aria:
  • Deglutizioni ripetitive e frequenti che possono essere causate da dentature mal funzionanti, chewing-gum, tabacco, succhiare caramelle o sorseggiare le bevande.
  • Mangiare ed inghiottire rapidamente cibi e bevande.
  • Succhiare con la cannuccia, bere da bottiglie a collo stretto, fumare.
  • Cibi che contengono aria come le bibite con anidride carbonica e la panna montata.
Altri fattori che possono influenzare la produzione o la ritenzione di gas:
  • Coricarsi subito dopo i pasti.
  • Inattività fisica.
  • Stress.

(tab.1)

Dolore e distensione addominale: Spesso descritti come “eccessiva quantità di gas”, il dolore e la distensione addominale sono frequentemente associati a disordini gastrointestinali. Molti di coloro che lamentano questi disturbi non hanno in realtà segni d’iperproduzione di gas, ma sembrano avere un’anormale motilità intestinale che causa una difficoltà al passaggio dell’aria attraverso l’intestino. Inoltre questi ultimi lamentano sensazioni di disagio con volumi di gas intestinale che sono invece ben tollerati dalla maggior parte delle persone. Per questo motivo, sintomi prodotti da disordini della motilità e da una più elevata risposta dolorosa alla distensione intestinale, vengono erroneamente interpretati come una sensazione di aumentata quantità di gas, quando in realtà il volume totale del gas può essere normale. 
Eccessiva flatulenza: E’ il risultato dell’emissione di gas prodotto dal colon. L’aria deglutita non contribuisce in maniera apprezzabile alla formazione di gas colico. Anche l’anidride carbonica formatasi nel duodeno viene assorbita durante il suo transito nel piccolo intestino e non partecipa alla composizione dell’aria colica. L’eccessiva formazione di gas nel colon può essere il risultato di alterazioni dell’assorbimento o dell’ingestione di cibi contenenti carboidrati non assorbibili. Nei soggetti con malassorbimento, alcuni costituenti dei cibi quali il lattosio, che normalmente viene digerito ed assorbito nel piccolo intestino, giungono al colon dove possono essere fermentati dalla flora batterica. I soggetti normali senza alterazioni dell’assorbimento possono anch’essi produrre notevoli quantità di gas. Alcuni carboidrati, non completamente digeriti dagli enzimi nel piccolo intestino, possono passare non assorbiti nel colon dove vengono prontamente fermentati dai batteri con produzione di idrogeno, anidride carbonica e metano. Alcuni carboidrati non assorbibili sono presenti nei legumi e in alcune varietà di frutta, verdura e cereali. In alcuni soggetti il fruttosio può essere digerito incompleto e perciò essere causa di sintomi. Il fruttosio è un comune costituente della frutta, di alcuni dolcificanti di bibite e viene utilizzato come conservante della frutta. Una fonte spesso sopravvalutata per la produzione di gas intestinale è l’assunzione di sorbitolo e mannitolo, due dolcificanti artificiali comunemente utilizzati nei prodotti alimentari dietetici.

Ritardato svuotamento gastrico

Il normale svuotamento gastrico può essere alterato da diversi fattori cronici o transitori (tab. 2), ma fondamentalmente da due motivi e cioè: ostruzioni meccaniche o alterazioni della motilità. 
Nel primo caso, le ostruzioni anatomiche, attribuibili a stenosi piloriche, ulcera peptica, polipi gastrici o carcinoma gastrico, causano un’aumentata resistenza allo svuotamento del contenuto gastrico.

Situazioni transitorie di ritardato svuotamento gastrico
  • Ileo postoperatorio
  • Gastroenteriti acute virali e altre infezioni 
  • Iperglicemia
  •  Chetoacidosi diabetica
  • Ipocaliemia e altri squilibri elettroliticiIpotiroidismo
Farmaci
  • Uso di antiacidi a base di idrossido di alluminio
  • Uso di anticolinergici 
  • Uso di antidepressivi triciclici 
  • Uso di levodopa
  • Uso di agonisti beta-adrenergici 
  • Uso di alcool
  • Uso di nicotina
  • Uso di oppiacei 
  • Uso di progestinici
Stasi gastrica cronica
  • Diabete mellito: neuropatia del S.N. autonomo
  • Malattie del collageno e vasculiti
  • Malattia acido-peptica
  • Acloridria e gastrite atrofica (con o senza anemia perniciosa)
  • Distrofia muscolare
  • Disordini neurologici centrali e periferici
  • Chirurgia gastrica (vagotomia, resezione) 
  • Pseudo-ostruzione idiomatica
  • Carenza calorica (anoressia nervosa)
 

(tab.2)

Nello svuotamento dei componenti liquidi o solidi del contenuto gastrico vengono coinvolti differenti meccanismi e parti anatomiche. Lo svuotamento dei liquidi è determinato dalle energiche contrazioni lente del fondo e della parte prossimale del corpo dello stomaco; quello dei solidi dalle vigorose contrazioni peristaltiche dell’antro o della parte distale dello stomaco. Nel processo di svuotamento, le due funzioni necessarie sono le contrazioni peristaltiche antrali di triturazione e mescolamento, che riducono i solidi in parti più piccole possibili (inferiori ai 2 ml) o il più simile possibile alla forma liquida necessaria per lo svuotamento, e le forze propulsive del fondo che spingono il contenuto dello stomaco nel duodeno. Se lo ha perso la sua capacità di triturare i solidi fino a ridurli alle dimensioni necessarie allo svuotamento, o la sua capacità di generare un gradiente presso rio gastroduodenale tale da spingere il contenuto gastrico attraverso il piloro nel duodeno, il risultato è la stasi o ritenzione gastrica. I disordini confinati alla porzione distale dello stomaco causano un ritardato svuotamento dei solidi, ma un normale svuotamento dei liquidi. Le disfunzioni gastriche distali impedirebbero lo sminuzzamento dei solidi ma la parte prossimale, ancora funzionante, manterrebbe la capacità di generare il gradiente pressorio gastroduodenale necessario per lo svuotamento dei liquidi. I disordini della motilità fundica, d’altra parte, possono causare un ritardato svuotamento dei solidi e liquidi. Sebbene infatti avvenga un’adeguata triturazione dei solidi, il contenuto gastrico non si svuota adeguatamente per inefficiente gradiente pressorio gastroduodenale. I solidi non digeribili, come le fibre vegetali, resistono allo sminuzzamento da parte delle contrazioni antrali e perciò non vengono espulse dallo stomaco con i liquidi e i solidi digeribili. Questi solidi sono trattenuti nello stomaco fino a che non viene svuotato il resto del pasto. Dopo che i solidi e i liquidi digeribili sono stati digeriti, potenti contrazioni rimuovono i solidi non digeribili dallo stomaco, spingendoli nel piccolo intestino e poi nel colon attraverso un meccanismo noto come “meccanismo motore di avanzamento”. Una disfunzione di questo meccanismo motorio può portare alla ritenzione gastrica di materiale indigeribile e, occasionalmente, alla formazione di “bezoar fibrosi”.


Il bezoar è una massa compatta di fibre vegetali che si raccolgono nello stomaco o nel piccolo intestino. Una perdita della normale funzione pilorica e una diminuzione dell’acidità gastrica possono essere la causa della predisposizione alla formazione di bezoar. Per questo motivo i soggetti che siano stati sottoposti a vagotomia e piloroplastica, possono andare incontro alla formazione di bezoar così come soggetti con gastroparesi di altra eziologia, come da diabete mellito, possono andare incontro alla loro formazione. Il tempo necessario allo svuotamento gastrico è influenzato dalla natura fisica e dalla composizione del contenuto gastrico (es. stato liquido o solido, dimensione originale dei solidi, osmolarità e composizione in nutrienti). I liquidi lasciano lo stomaco più rapidamente, i solidi molto più lentamente per facilitare lo sminuzzamento fino alla consistenza necessaria allo svuotamento. Le fibre sono l’ultimo costituente dietetico che lascia lo stomaco. 
L’osmolarità e la composizione in nutrienti influenzano il tempo di svuotamento, attraverso l’azione di specifici recettori del piccolo intestino sulle vie neuronali od ormonali. I liquidi ad elevata osmolarità hanno uno svuotamento più lento rispetto a quelli isotonici, i quali permettono un graduale aggiustamento della loro osmolarità rispetto all’isotonicità dell’intestino prossimale. Sebbene proteine, carboidrati e grassi siano tutti in grado di rallentare lo svuotamento gastrico, i lipidi sono i più potenti inibitori. La lunghezza delle catene degli acidi grassi determina il grado di inibizione, poiché le catene più lunghe sono la causa del maggior ritardo nello svuotamento. Le manifestazioni abituali della gastroparesi possono includere combinazioni di nausea, vomito, sazietà precoce, dolore addominale, borborigmi e distensione addominale, anoressia, perdita di peso e, talvolta formazione di bezoar. I sintomi possono raggiungere diversi gradi di severità. Alcune condizioni di gastroparesi sono acute o transitorie così come quelle associate ad alcune anomalie metaboliche (che includono l’iperglicemia, la chetoacidosi, e gli squilibri elettrolitici) l’ileo postchirurgico e la gastroenterite virale. In queste situazioni, solitamente, la ritenzione gastrica si risolve o migliora con la risoluzione della causa acuta che l’ha provocata. Una ritenzione gastrica prolungata o cronica è spesso associata a numerose condizioni metaboliche ed endocrine, ad alcuni interventi di chirurgia gastrica, ad alcune condizioni neurologiche, a patologie del connettivo, e ad alcune patologie gastriche quali il reflusso gastroesofageo o l’ulcera peptica. In certi casi la gastroparesi può essere considerata idiomatica. Inoltre alcuni farmaci possono causare il ritardato svuotamento gastrico.

Il trattamento del rallentamento dello svuotamento include:

  1. l’eliminazione dell’agente causale qualora possibile (es. farmaci) o trattamento del disordine sottostante se ne sia documentata l’esistenza (es. diabete scarsamente controllato);

  2. cambiamenti dietetici;

  3. uso di farmaci che migliorino lo svuotamento gastrico.

Diarrea

La diarrea viene generalmente definita come un aumento nella frequenza e/o nel volume delle feci, siano esse formate o non formate. La diarrea non è di per sé una malattia, ma piuttosto il sintomo di numerose malattie o infezioni. Le più comuni categorie di diarrea sono quella acuta (durata inferiore a due settimane) e quella cronica (durata superiore a due settimane) tab. 3. La terapia dipende dalla causa e si imposta su 4 parametri: reidratazione, terapia, medica e/o chirurgica, terapia nutrizionale e prevenzione delle recidive.

ACUTA

CRONICA

Infettiva Da farmaci Dieta correlata  

Virale:

  • Rotavirus
  • Virus di Norwalk

Batterica:

  • Clostridium
  • Staphylococco
  • Escherichia coli
  • Campylobacter
  • Vibri (diverse speci)
  • Shigella 
  • Salmonella
  • Yersinia

Protozoaria:

  • Giardia lamblia
  • Entamoeba histolytica
  • Cryptosporidia
  • Strongyloides stercorali

Effetto desiderato:

  • Lassativi
  • Lattulosio

Effetti collaterali:

  • Antibiotici
  • Antiacidi
  • Antipertensivi
  • Chemioterapici
  • Colchicina
  • Digossina
  • Supplementi di potassio
  • Chinidina
  • Radioterapia
  • Sorbitolo
  • Eccessivo apporto di frutta e verdura
  • Intolleranza al lattosio
  • Malnutrizione con conseguente atrofia intestinale
  • Nutrizione enterale
  • Fecalomi
  • Avvelenamento da metalli (mercurio, arsenico)
  • Sorbitolo
  • Sindrome del colon irritabile
  • Malattie infiammatorie intestinali
  • Deficienza di lattasi o intolleranza al lattosio
  • Cancro del colon

Malassorbimento:

  • Sprue celiaca
  • Insufficienza pancreatica

Chirurgia:

  • Sindrome dell’intestino corto
  • Postgastrectomia
  • Polluzione batterica
  • AIDS
  • Abuso di lassativi
  • Radioterapia
  • Allergia/intolleranze alimentari
  • Disordini della motilità

(tab.3)

Diarrea acuta: E’ solitamente causa da infezioni virali, batteriche o protozoaria; può rappresentare un effetto collaterale o terapeutico di alcuni farmaci; o ancora può essere causata da un alterato apporto dietetico. La diarrea a eziologia virale è comune e colpisce tutti i gruppi di età in tutto il mondo. Quella batterica e protozoaria è anch’essa comune ed è causata dall’ingestione di cibi e acque contaminate. Una causa di diarrea riscontrata nella pratica clinica è il danneggiamento della funzione intestinale causato dalla sua inattività. Quando un soggetto non ha assunto cibo per via orale per una settimana o più, vi può essere un decremento tale delle funzioni digestive e assorbitive da produrre diarrea da quando viene reintrodotto l’alimento. Con una continua alimentazione per via orale in piccole quantità, la funzione intestinale riprende gradualmente e si risolve la diarrea. Di notevole importanza è la determinazione della causa di diarrea, poiché questo permette di scegliere l’approccio terapeutico e di prevenire le recidive, specialmente nei casi di infezioni batteriche e protozoarie e nelle diarree correlate alla dieta e ai farmaci. Nel ridurre la diffusione della contaminazione dei cibi e delle infezioni, è utile una corretta educazione sulle cause di contaminazione dell’acqua e degli alimenti, essa è anche utile nel favorire la tollerabilità della terapia medica. Per il trattamento della diarrea correlata alla dieta è necessario correggere l’apporto dell’alimento ritenuto responsabile e qualsiasi aspetto di malnutrizione che possa essersi sviluppato. Una diarrea che si presenti durante l’ospedalizzazione può essere legata all’uso di antibiotici o di altri farmaci. Nel caso di una diarrea correlata a un farmaco questo deve essere sostituito o la sua posologia aggiustata fino ad ottenere la scomparsa dei sintomi.

La diarrea può essere trattata:

  1. con la sospensione del cibo o del farmaco (se possibile);

  2. con la somministrazione di un’adeguata quantità di liquidi ed elettroliti (es. cloro, sodio, potassio) per raggiungere e mantenere una reintegrazione dei volumi (per via enterale o parenterale);

  3. con la modificazione dietetica a scopo sintomatico;

  4. con la somministrazione di antibiotici nelle diarree ad eziologia protozoaria e in alcune batteriche.

Le soluzioni reidratanti per os. in commercio a base di glucosio, sodio ed elettroliti si sono dimostrate molto efficaci nella reidratazione dei pazienti pediatrici, ottenendo larga diffusione anche negli adulti. Il glucosio facilita l’assorbimento del sodio e degli altri elettroliti nel piccolo intestino. Questo approccio terapeutico è diventato sempre più utile nei casi di diarrea grave, quando sarà necessario somministrare i fluidi per via parenterale. I succhi di frutta e altre bevande sono state considerate efficaci nella correzione della deplezione di volume; in casi meno severi possono essere introdotte le bevande gasate decaffeinate, il tè e il brodo. Una volta che la diarrea inizi a migliorare e che si sia ottenuta la replezione del volume totale può essere reintrodotta la nutrizione. E’ necessario seguire la progressione da una dieta “leggera”, povera in grassi e in fibre fino a raggiungere una dieta normale in un periodo di 2-3 giorni, a seconda della tollerabilità individuale. Pasti piccoli e frequenti sono generalmente meglio tollerati e sono utili nel fornire un più adeguato apporto nutrizionale più adeguato. Il latte e i suoi derivati dovrebbero essere aggiunti alla dieta con prudenza (limitare o evitare le diete liquide) nei casi di diarrea infettiva, quando la mucosa del piccolo intestino può essere stata danneggiata e si possa essere verificato un transitorio decremento della lattasi. In un soggetto alimentato tramite sondino la diarrea è solitamente non correlata alla soluzione somministrata, per cui dovrebbero essere ricercate altre cause. La terapia della diarrea acuta deve includere l’idratazione per via parenterale (nei casi severi), l’uso di antibiotici e di farmaci antidiarroici. Nelle diarree infettive sono generalmente controindicati i farmaci inibitori della motilità intestinale poiché, rallentando la peristalsi, consentono alle tossine batteriche di rimanere a contatto con la mucosa intestinale promuovendo il proseguimento del processo patogenetico. Tuttavia, questi possono essere utili in diarree ad altra eziologia.

Diarrea cronica: Una diarrea che continui per più di due settimane necessita della valutazione medica, se non ancora effettuata, per diagnosticare la causa ed effettuare una terapia efficace. La diarrea cronica può richiedere dei cambiamenti dietetici permanenti quali la dieta priva di lattosio, utilizzata nelle deficienze di lattasi, la dieta ipolipidica nei casi di malassorbimento dei grassi, la dieta ricca in fibre per la sindrome del colon irritabile o la dieta priva di glutine utilizzata nella sprue celiaca. In altre circostanze può risultare necessaria la terapia chirurgica per patologie quali le malattie infiammatorie intestinali o il cancro.

Bibliografia

– Bristol JB, Williamson RCN, – Nutrition, operations and intestinal adaptation – JPEN 1988 – Pironi L, Callegari C, Cornia GL- Lactose malabsorption in adult patient with Chron’s disease – Am J Gastroenterol – 1988 – Krause MV, Mahan LK, Nutritional care in intestinal disease – Food, nutrition and diet therapy – 1999.

Angelo Vigliotti
Scritto da Angelo Vigliotti