Diagnosi di sinusite in età pediatrica

Dott. Guido Vertua

La diagnosi di sinusite nel bambino è essenzialmente clinico-anamnestica e obiettiva. 
La presentazione più frequente consiste in una sintomatologia respiratoria che duri da almeno 10 giorni (una comune infezione delle prime vie aeree in età pediatrica in genere migliora spontaneamente nel giro di 5-7 giorni) e che si accompagni ad almeno uno dei seguenti sintomi: 

 

  • tosse diurna ad intensificazione notturna

  • rinorrea giallastra o verdastra, spesso con scolo retrofaringeo

  • ostruzione nasale

  • febbre o febbricola

  • cefalea

  • dolore facciale o in sede orbitale

  • edema più o meno marcato a livello della regione periorbitale

  • alitosi 

Il quadro clinico è perciò eterogeneo e varia nella sua espressione clinica a seconda dell’età del soggetto, della durata della sintomatologia e della sua gravità.
La sinusite si definisce “acuta” se la sintomatologia dura dai 10 ai 30 giorni; “subacuta” se persiste dai 30 ai 90 giorni; cronica se la sua durata supera i 90 giorni.

Va sottolineato che le caratteristiche della secrezione nasale non possono essere utilizzate per fare una diagnosi di sinusite batterica o come indicazione per il trattamento antibiotico. La quantità, la qualità e il colore del muco nasale non sono utili a differenziare la sinusite da altre malattie delle prime vie respiratorie come il raffreddore o la rinite allergica.

Stabilito che la diagnosi di sinusite è fondamentalmente di tipo clinico ed anamnestico, vediamo ora che spazio può essere dato alla diagnosi strumentale e di laboratorio. La semplice radiografia delle cavità paranasali non aggiunge molto in termini di accuratezza della diagnosi nei bambini di età inferiore ai 6 anni, sia per la difficoltà di eseguire una corretta indagine radiografica a causa dell’insufficiente collaborazione dei pazienti più piccoli e sia per l’incompleto sviluppo delle cavità paranasali nella prima infanzia, tutti fattori che portano al frequente riscontro di falsi-positivi e falsi-negativi.

L’esame radiologico va eseguita in tre proiezioni (antero-posteriore, laterale ed occipito-mentoniera); i reperti indicativi di sinusite sono la presenza di livelli idroaerei, il completo opacamento del seno e l’aumento di spessore della mucosa (da ritenersi diagnostico se maggiore di 6 mm fino all’età di sei anni e di 8 mm dopo quest’età). In ogni caso un’immagine radiografica di negatività esclude la diagnosi di sinusite nel 90% dei casi.

La transilluminazione e l’ecografia dei seni paranasali sono tecniche ormai poco utilizzate e per le quali non esistono prove di efficacia.
Informazioni più valide si ottengono con la tomografia assiale computerizzata (TAC) e con la risonanza magnetica nucleare (RMN), soprattutto se ci si trova in presenza di forme ricorrenti o complicate.

La TAC, da eseguirsi necessariamente con mezzo di contrasto, va riservata ai pazienti gravemente compromessi oppure quando si prevede unapproccio chirurgico alla risoluzione dei problemi connessi alle sinusiti o alle loro complicanze oppure quando la terapia medica è inefficace.

La risonanza magnetica nucleare (RMN) invece consente una migliore definizione di patologie a carico dei tessuti molli ed è perciò indicata quando si sospettino polipi, sinusite da miceti, complicanze meningitiche, tumori. Entrambi gli esami non trovano in ogni caso indicazione nella pratica quotidiana sia per il costo elevato e sia perché, dovendo spesso essere effettuate (nella prima-seconda infanzia) in anestesia generale, sono male accettate dai genitori.

Importante e più completa, ma in mani esperte, è oggi l’endoscopia nasale anteriore con fibre ottiche. Si tratta di un esame che, senza provocare eccessivi disagi al piccolo paziente, è in grado di visualizzare regioni nasali non osservabili con la semplice rinoscopia anteriore e di rilevare la presenza o meno di secrezioni mucopurulente provenienti dagli osti sinusali, patognomoniche di sinusite acuta o cronica riacutizzata.

Inoltre permette di eseguire eventuali prelievi microbiologici, qualche volta necessari nel caso di forme complicate o nel caso di resistenza alla terapia antibiotica.

Per finire occorre precisare che l’esame batteriologico e colturale del secreto nasale, attraverso l’uso di un tampone nasale, non è di alcuna utilità diagnostica a causa della contaminazione da parte della flora che normalmente risiede nel rinofaringe. Il rischio è quello di isolare il più delle volte germi saprofiti tra cui, spesso, vi è lo Stafilococco che, anche se è presente in circa il 50% dei soggetti sani è, al contrario, un raro agente patogeno della sinusite.

Angelo Vigliotti
Scritto da Angelo Vigliotti