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Dialogo tra la lettera  “P” maiuscola e la “p” minuscola, con un confronto a distanza tra due “ G” maiuscole e minuscole.

Un giorno la “P” maiuscola incontra la “ p “ minuscola, come la “G” incontra la “g”.. In grafologia non si scherza . Spesso la comunicazione è imbarazzante. 
Molti di noi ricordano la favola del “ il lupo e l’agnello ” . Più o meno il dialogo tra queste due lettere dell’alfabeto ha lo stesso contenuto e lo stesso tono ma finisce in maniera diversa.
Lupus stabat superior, ( la lettera P grande) inferior agnus ( la lettera “p” piccola). La lettera maiuscola ha il potere della forza ed è più collegata al cielo, mentre la minuscola ha il potere della debolezza ed è più collegata alla terra…
iporto la favola del “lupo e l’agnello” con tre autori diversi ( Esopo – Fedro – La Fontaine) che l’hanno diffusa nella cultura occidentale con parole e illustrazioni da: www.paroledautore.net

Ecco la fiaba originaria di Esopo

“Un lupo vide un agnello presso un torrente che beveva e gli venne voglia di mangiarselo con qualche bel pretesto. Standosene là a monte, cominciò quindi ad accusarlo di insudiciare l’acqua, così che egli non poteva bere. L’agnello gli fece notare che, per bere, esso sfiorava appena l’acqua col muso e che, d’altra parte, stando a valle non gli era possibile intorbidare la corrente a monte. Venutogli meno quel pretesto, il lupo allora gli disse: “Ma tu sei quello che l’anno scorso ha insultato mio padre.” E l’agnello a spiegargli che a quella data non era ancor venuto al mondo. “Bene” concluse il lupo, “se tu sei così bravo a trovar delle scuse, io non posso mica rinunziare a mangiarti.

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Non so se il lupo ha l’arte di convincere e di persuadere, un’arte che prevede diverse obiezioni dell’interlocutore per neutralizzarle. Chi si arrocca dietro una unica confutazione si dimostra più inespugnabile. Il lupo che insidia l’agnellino con argomenti che non hanno una logica è emblema del potere che nasconde, dietro un’apparenza di giustizia, una sostanziale impunità

Il lupo e l’agnello secondo la versione di Fedro

“ Presi dalla sete, un lupo ed un agnello s’erano spinti allo stesso ruscello; più su s’era fermato il lupo, l’agnello molto più giù. Subito il delinquente, preso dalla gola malvagia, sollevò un pretesto di contesa. “Perché”, disse, “intorbidi l’acqua che sto bevendo?” E il timido lanuto: “O lupo, ti prego, perché tu mi rimproveri? Da te alle mie sorsate il liquido giunge.” E quello, sconfitto dall’evidenza del fatto, disse: “Sei mesi fa mi hai calunniato”. E l’agnello: “Non ero ancora al mondo, in verità”. Il delinquente, bestemmiando: “Allora fu tuo padre a calunniarmi.” E così, afferratolo, lo sbrana, con crudele morte”

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Ecco infine la versione di La Fontaine

La favola che segue è una lezione che il forte ha sempre la miglior ragione. Un dì nell’acqua chiara d’un ruscello bevea cheto un Agnello, quand’ecco sbuca un lupo maledetto, che non mangiava forse da tre dì, che pien di rabbia grida: – E chi ti ha detto d’intorbidar la fonte mia così? Aspetta, temerario! – Maestà, – a lui risponde il povero innocente, – s’ella guarda, di subito vedrà ch’io mi bagno più sotto la sorgente d’un tratto, e che non posso l’acque chiare della regal sua fonte intorbidare. – Io dico che l’intorbidi, – arrabbiato risponde il Lupo digrignando i denti, – e già l’anno passato hai sparlato di me. – Non si può dire, perché non ero nato, ancora io succhio la mammella, o Sire. – Ebbene sarà stato un tuo fratello. – E come, Maestà? Non ho fratelli, il giuro in verità. – Queste son ciarle. È sempre uno di voi che mi fa sfregio, è un pezzo che lo so. Di voi, dei vostri cani e dei pastori vendetta piglierò -. Così dicendo, in mezzo alla foresta portato il meschinello, senza processo fecegli la festa.

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Pascoli e Puccini

Osserviamo la lettera “ P ” maiuscola nel Pascoli e nel musicista Puccini attraverso le firme autografe.

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La firma del Pascoli è abbastanza aderente, poco slanciata, più slegata, orientata sul modello calligrafico di base, ma non sempre. In un’altra firma recupera l’entusiasmo, la vivacità, e la voglia esplosiva di vivere e anche la lettera “G” è meno angolosa, mentre la P” perde quella vivacità di potere che dovrebbe avere e possedere.

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La firma di Puccini è slanciata, ascendente, legata, fluida e movimentata. Una esplicita apertura verso gli altri e il mondo esterno, una tendenza ad andare verso l’alto, tra realtà e utopia. Il coraggio di andare “oltre”, il piacere di essere arrivato e di essere qualcuno, la voglia di progredire.

Il significato della lettera “ P ” e della lettera “G” maiuscola con le relative minuscole.

La lettera “P “ maiuscola è una lettera simbolica che rappresenta il volto del padre e quindi di una immagine patriarcale. E’ l’immagine del grande padre. Nella parte alta il semicerchio rotondeggiante implica una dipendenza spirituale. E’ il cielo che avvolge la volontà della terra.

E’ la materia oscura dell’universo. Mentre la lettera minuscola “p” implica energia del quotidiano, la bontà del “pane”. Non a caso contiene un’asta che sprofonda nella zona inferiore e una specie di tratto semicircolare di appoggio nella zona media. Il significato simbolico coinvolge il mondo fisico, l’attività quotidiana di ogni giorno, la sensorialità.

la lettera “G” maiuscola esprime il grado di socializzazione tra corpo ( la parte mediana) e mente (la parte superiore) e istinto ( la parte inferiore della lettera) . E’ qualcosa di complicata perché la lettera coinvolge i tre piani dello scritto e quindi le tre dimensione dell’essere. La socializzazione implica anche comunicazione e dialogo, voglia di apertura e desiderio del piacere. La lettera “g “ minuscola è il rapporto sessuale, la dinamica anatomica ma anche neurofisiologica del piacere erotico. Con la “g” minuscola entriamo nell’abisso dell’orgasmo e dell’interiorizzazione a tutti gli effetti. Spesso però ci sono altre lettere e altre modalità espressive che fanno da complemento a questa lettera molto ricca e che ha un fascino particolare. Il fascino dell’eros, della seduzione e del desiderio.

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La scrittura del Pascoli

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La “g” minuscola è senza occhiello con asta curva ritorta e formazione di un nucleo angoloso nel passaggio tra l’asta e il filetto. La violenza subita spesso genera violenza. E’ presente anche il riccio della fissazione idealistica e il tratto assottigliato che insieme segno ascendente trasformano l’ipersensibilità del poeta in un tratto ossessivo maniacale nella ricerca continua di stimoli e risposte adeguate al suo sentimento e alla storia del suo pensiero.

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La scrittura giovanile è molto ordinata, precisa, accurata, calma, chiara con note di eleganza e di estetica e nell’insieme abbastanza fluida e non grande. Una personalità controllata , di intelligenza superiore, con un pensiero profondo,  chiaro e progettuale ma anche contrastato. Il segno disuguale metodico presente in combinazione con tratti assottigliati e ritmati in equilibrio tra linee piene e sottili, gli consente un alto grado di creatività e un senso di originalità al di fuori del comune. C’è una intensa connessione e fusione tra sofferenza fisica e psichica. E’ un soggetto raffinato, delicato, riservato, orientato alla conoscenza intima e psicologica della persona. Il tracciato pendente e legato denota una proiezione verso gli altri, una specie di avidità affettiva ma anche una volgersi verso la famiglia e cercare lì la soluzione dei suoi bisogni affettivi. Nella poesia trova rifugio la sua anima e terapia la sua depressione. Quando la poesia non riesce, l’alcool l’aiuta a dimenticare e a lenire il suo dramma esistenziale decadentistico.

Scrittura del Puccini

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La grafia di Puccini è “oscura”, ma elegante, estetica, variabile, fluida e movimentata, con rigo a coda di volpe. Tende al pluristile, molti tratti sono fluttuanti e lo scatto è sempre presente. Creativo e malinconico, sempre in contrasto tra la logica della realtà e l’emozione del momento. Nella scrittura “oscura” spesso l’istinto con le sue aberrazioni e le sue tortuosità prende il sopravvento. Nella scrittura si notano due modalità grafiche espressive differenti tra la parte superiore e inferiore. Puccini aveva una parte segreta che cercava di nascondere. Il rigo a coda di volpe implica la tendenza all’invadenza, a non saper moderare il proprio temperamento ( in questo caso sanguigno ) ma anche la paura di essere scoperto. Quindi un nucleo di personalità “doppia”

Pascoli e Puccini

Hanno la prima lettera iniziale del nome e del cognome in comune. Molte volte i grandi artisti sono incompresi. Diceva di Puccini Grout Donald ( autore di una storia dell’opera lirica ), “Puccini non appartiene ai grandi compositori, ma nei suoi limiti ha lavorato onorevolmente”. Mentre Benedetto Croce stroncò quasi del tutto la poesia del Pascoli quando disse “ le poesie del Pascoli sembrano oscillare tra il capolavoro e il pasticcio.”.

Tra Pascoli e Puccini ci fu stima e amicizia: essi lavorarono nello stesso territorio producendo capolavori indimenticabili. Anche se non ci fu una collaborazione reciproca. Nei pensieri del Pascoli c’era il desiderio di un libretto per la musica di Puccini. Ma questo sogno, per vari motivi, non fu mai realizzato.

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Entrambi morirono per una patologia tumorale

Puccini a causa di una tosse persistente da mesi e un so che alla gola fu visitato dal Prof Torrigiani di Firenze che diagnosticò una neoformazione laringea di probabile natura maligna. Era un forte fumatore ( sigarette e sigari). Si recò a Bruxelles per l’intervento chirurgico ma alle 11.30 del mattino del 29 novembre del 1924, il maestro si spense per complicazioni. Pascoli nel 1911 in condizioni scadenti di salute si trasferisce da Castelvecchio (Garfagnana – Lucca) a Bologna dove alla visita medica viene diagnosticata cirrosi epatica ( abuso di alcool). Il certificato di morte, comunque, riporta come causa di morte, cancro allo stomaco. Muore il 6 aprile 1912 nella sua casa di Bologna, in via dell’Osservanza n. 4.

La personalità del Pascoli

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Il Pascoli in fondo era un immaturo, un fanciullo non cresciuto: molto dipendente dal nido familiare e dall’attaccamento morboso verso le sorelle. La “P” maiuscola implica il crollo dell’ideale del padre anche se probabilmente era nel suo sogno. Ma il trauma del passato era fortissimo, la paura del futuro era tragica e l’ossessione del presente era drammatica. Il sentimento in lui era prevalente e la ragione giocava un ruolo secondario, anche se il pane quotidiano in qualche modo era assicurato ( “p” minuscola”) e la sensorialità era pregna della natura delle cose e delle cose che la natura gli offriva che poi tramutò in splendidi versi. Perdendo il ruolo del padre sarà un buon figlio e la sorella Mariù lo accudirà fino alla morte e dopo. Il rapporto con una donna, con l’altro è sentito come una violenza. Il poeta è tormentato, turbato, travagliato e il fanciullino che vive dentro di lui è il suo fantasma spezzettato, il suo io frantumato, il suo Sé diviso. La sua poesia non è un idillio ma una dramma. tra sogno e desiderio, tra illusione e delusione . Aveva una visione della vita in parte improntata al pessimismo, in parte sulla poco e scarsa fiducia positivistica della scienza, e in parte orientata verso un socialismo di tipo francescano e tolstojano. Per il Pascoli il dolore è determinato dalle azioni cattive degli uomini e la vita stessa è un mistero. D’altronde Pascoli era un poeta decadente ( la decadenza degli ideali e dei valori umani dà il nome a questa corrente) e sosteneva che l’uomo deve vivere delle piccole cose quotidiane per apprezzare il vero senso della vita. Penso che la vita del poeta non fu una commedia bucolica.

La personalità del Puccini

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Puccini, per la madre, era una bambino destinato alla gloria. La madre, Albina Magi, mette al mondo il quinto rappresentante di una dinastia di organisti del Duomo e di direttori della Cappella cittadina. La dinastia dei musicisti era iniziata 150 prima ( 1712) con il bisavolo e si snoda lungo 5 generazioni. La stessa cosa successe a Bach che contava 7 discendenze. La fiducia che la madre aveva in questo ragazzo era enorme e considerando le difficoltà economiche ( a Puccini era morto il padre) l’intuizione della madre ebbe successo. Nel 1884, Elvira Bonturi, che due anni dopo gli darà il primo figlio, Antonio. Il maestro, tuttavia, non troverà mai la pace necessaria ad un buon rapporto matrimoniale, e la sua unione con Elvira sarà costellata di violenti alterchi e passionali rappacificazioni, nonché di un congruo numero di scappatelle. Puccini era un passionale e un donnaiolo incallito: caccia, amori libertini con belle donne, motori, il gioco   e festa con gli amici. Doria Manfredi ( cameriera della casa Puccini )si suicidò esasperata dalle continue scenate di gelosia messe in piedi da donna Elvira. In realtà Doria faceva solo da tramite tra Puccini e Giulia , sua cugina, che era la vera amante di Puccini. In conclusione la vita del Puccini è stata vissuta in tre parti: una bohémien un’altra parte schiavo delle passioni e poi come prototipo di un artista creativo e trasgressivo.  Il maestro amava solo la sua arte e il cerchio magico del suo mondo, era una specie di egoismo intellettuale, il resto era secondario. Era un toscano purosangue. Forse un po’ furbo ma solo apparentemente; conservava dentro di sé uno spirito gentile e semplice e a volte il suo comportamento era molto ingenuo. Nonostante i tradimenti e gli amori libertini è vissuto fino alla fine con la moglie, una donna difficile, autoritaria ed esclusivista. Non sono sicuro ma leggendo il tracciato sia delle maiuscole del nome e del cognome e delle rispettive minuscole mi sembra di vedere l’anima tormentata del maestro cha amava l’amore e l’essenza del piacere e nello stesso istante si apriva all’arte attraverso il dolore e la tristezza riflettendo sul significato profondo della realtà presente attraverso il passato e il futuro e intuendone la caducità. La melanconia è stata alla base della sua creatività e della sua energia vitale. Ma essa deve avere una sua moderazione che si perse negli ultimi quindici anni e il maestro si avviò verso un precoce crepuscolo vitale

Conclusioni: il lupo e l’agnello dentro di noi

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Il bene e il male sono dentro di noi. Pascoli annullò la sua aggressività e la sua violenza nel fanciullino ( la “ P” maiuscola lo dimostra ) e non riuscì a comunicare bene con il mondo femminile rimanendo sempre attaccato a una figura materna immaginaria e vera ( la sorella Mariù). La sua incompletezza nel femminile lo fece rimanere bambino . Puccini al contrario amava la vita ma un nucleo di disordine spirituale pervadeva il suo spirito che lo metteva in contraddizione con la realtà. In lui c’era l’ombra dell’archetipo della grande madre ( la “P” maiuscola   ne è una espressione drammatica) ma anche la ricerca di una indipendenza sia economica che sessuale (riccio dell’indipendenza nella “p” minuscola) e anche l’ingenuità di un carattere aperto e semplice  Portava la violenza verso e contro di sé dovuta al complesso di colpa di un tradimento continuo. In entrambi c’era il fanciullino: in Puccini il puer viziato e in Pascoli il puer immaturo. Un fanciullo tenero e violento. regressivo e progressivo, eros e thanatos, due strade diverse, stesso tomento di vita, sullo sfondo di un nucleo esistenziale di malinconia e di sconforto, di illusione e di delusione. In simbiosi il lupo e l’agnello. Nel Pascoli l’abuso di alcool portò alla cirrosi epatica, in Puccini l’abuso e la dipendenza del fumo di sigarette al carcinoma laringeo.

 

Angelo Vigliotti
Scritto da Angelo Vigliotti