Premessa  (a-b-c)

a)- Secondo Hahnemann al paragrafo 211 dell’Organon, lo stato mentale del paziente determina la scelta del rimedio, orienta in modo decisivo verso  questa scelta :tal cosa è tanto importante nella scelta del medicamento, che spesso lo stato d’animo del paziente è decisivo, perché rappresenta un sintomo preciso e caratteristico e che meno di qualsiasi altro può sfuggire all’osservazione del medico attento”.

b)- poi bisogna considera i sintomi generali. Considerando che lo stato mentale del paziente è il nucleo del sistema PNEI (psico-neuro – endocrino immunologico), un omeopata attento si accorgerà che molti sintomi generali sono collegati al disturbo centrale (l’asse PNEI) come giustamente  afferma Rajan Sankaran.

  1. Tendenza alle infezioni ricorrenti, verruche, sindromi catarrali, sindromi atopiche ecc. (immunologia)
  2. Sudorazione( sistema simpatico e parasimpatico)
  3. Sonno  -sogni ( (psiche- soma)
  4. Desideri avversioni ( psico – soma)
  5. Variazione della sete, dell’appetito ( psiche – soma)
  6. Caldo –  freddo- movimento – rumore ( neuro – endocrino)

c)- i sintomi peculiari sono quelli privi di base organica, sono locali e molto caratteristici. Tutto ciò che non è spiegabile attraverso la patologia portata dal paziente appartiene a un disturbo centrale ( stato mentale).

La deduzione più interessante  in questa combinazione di eventi è che se troviamo un rimedio che aggiusta lo stato mentale, vengono guariti anche i sintomi organici, nonostante che la patologia manifestata non sia tipica del rimedio. Un buon omeopata va oltre il simillimum. Va al centro del problema, dà una spinta alla forza vitale che in quella determinata patologia è spenta. Lo stato mentale va  ricercato attraverso l’osservazione, l’ascolto, la comprensione, la riflessione. Se il rimedio è scelto per  curare  il disturbo particolare,  associato con i disturbi generali è destinato a un fallimento totale. Spesso confondiamo stato mentale e sintomi mentali. Sono due cose diverse. Ogni paziente ha uno stato mentale ma molti possono non avere sintomi mentali e molti sintomi mentali non sono espressione di uno stato mentale particolare.

Essere e Divenire

L’essere è la realtà autentica di una persona. E ogni persona per molteplici accadimenti (genetici e ambientali) cambia nel tempo. E’ una serie impercettibile di cambiamneti che portano, se tutto va bene, alla completezza dell’essere. Il divenire completa l’essere. Si può dire a questo punto che l’essere a un certo punto del suo sviluppo non è più lo stesso. Un bambino è inconsapevole  e fortemente condizionato (esperienze, traumi,  relazioni, vissuti) ma quando diventa consapevole è un altro. E’ una persona matura che sta sviluppando tutte le sue potenzialità  (essere). Il sé primordiale, la coscienza primaria rimane sempre la stessa, cambia solo il rapporto mente – corpo. L’essere  Parmenide) e  il divenire ( Eraclito)  vanno a braccetto.

Parmenide, filosofo greco ( Elea515 a.C./510 a.C.544 a.C./541 a.C. – 450 a.C.)   dice che l’essere è immutabile, ingenerato,  immortale, unico, omogeneo, immobile, eterno. E paragona l’Essere a una sfera perfetta, sempre uguale a se stessa nello spazio e nel tempo, chiusa e finita (per gli antichi greci il finito era sinonimo di perfezione).

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Eraclito (Efeso535 a.C. – Efeso475 a.C.) è il filosofo del divenire. « Non si può discendere due volte nel medesimo fiume e non si può toccare due volte una sostanza mortale nel medesimo stato, ma a causa dell’impetuosità e della velocità del mutamento essa si disperde e si raccoglie, viene e va”. La  formula lessicale “panta rei”  (tutto scorre) verrà coniata ed utilizzata la prima volta da Simplicio in Phys., 1313, 11. Eraclito è di una profondità impressionante che arriva quasi all’oscurità di comprensione  (del suo pensiero)  che in alcuni momenti è fortemente razionalista ( è stato il primo teorico del “logos”).

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Nei  riquadri “rossi” c’è seduto  Eraclito, ritratto da Raffaello ne La scuola di Atene, con le fattezze di Michelangelo Buonarroti e accanto,  in piedi,  ( forse) Parmenide.

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Essere e divenire non sono contrapposti e irrudicibili, ma si completano a vicenda. La frase che Nietzsche riprende da Pindaro “ diventa ciò che sei ” fa capire molto bene questa simbiosi. In realtà l’Essere e il Divenire,  formano per moltissimi studiosi un contrasto, una antitesi, una specie di passività e attività, di chiusura e apertura, di ego e di altro. Il nostro compito sulla terra è diventare Uno (un essere che è insieme contemplativo e danzatore, materia e spirito, fuoco e fiamma. est ed ovest, nord e sud). Se l’essere è vivo è perche si  muove. Nell’unità non c’è dualismo.  Un omeopata “ sufficientemente ” buono può usare qualsiasi rimedio per   qualunque patologia a una sola condizione … .che quel rimedio vada a toccare il nodo centrale del problema dove l’essere si unisce al divenire e viceversa.  In omeopatia la malattia è un disturbo della forza vitale e forza vitale vuol dire vita ed energia, unità e molteplicità.

Il rimedio  omeopatico e il suo divenire

Leopardi nella poesia  ” Canto notturno di un pastore errante nell’Asia”, così si esprime:

“Nasce l’uomo a fatica,
Ed è rischio di morte il nascimento.
Prova pena e tormento
Per prima cosa; e in sul principio stesso
La madre e il genitore
Il prende a consolar dell’esser nato.
Poi che crescendo viene,
L’uno e l’altro il sostiene, e via pur sempre
Con atti e con parole
Studiasi fargli core,
E consolarlo dell’umano stato:
Altro ufficio più grato
Non si fa da parenti alla lor prole.
Ma perchè dare al sole,
Perchè reggere in vita
Chi poi di quella consolar convenga?
Se la vita è sventura,
Perchè da noi si dura?
Intatta luna, tale
E’ lo stato mortale.
Ma tu mortal non sei,
E forse del mio dir poco ti cale”

Il bambino viene concepito portando con sè  una parte dei cromosomi del padre e della madre (genetica) e già nei nove mesi di gravidanza ha una storia ambientale che può essere piacevole o spiacevole a secondo il vissuto fisico e psichico e relazionale della madre. La nascita è un trauma per tutti. Otto Rank, nel 1924, dà alle stampe “Il Trauma della Nascita”. Il libro, accettato  da Freud in una prima fase, in seguito fu rigettato come deformazione e deviazione  della teoria psicanalitica ortodossa. In effetti  Il libro di Rank,  in base all’assunto che ogni essere umano soffre, alla nascita, il più intenso trauma della vita, trauma che difficilmente supererà nella vita e per questo, diventerà  responsabile  del desiderio inconscio universale di ritorno nel grembo materno. Alla nascita poi, a causa di questo trauma il bambino entra in uno stato di “bisogno”. Perchè in primo luogo perde la protezione del confine che aveva con il grembo materno ed è costretto ad adattarsi in un ambiente senza confini “mentalizzando”, e cercando di organizzare il modello di angoscia, e superarla. Il trauma diventa una progressione verso la vita, uno stimolo al cambiamento, trasforma l’essere in un essere in movimento, capace di scoprire il mondo e di dare forza all’Io, di impregnare l’IO di quella vitalità necessaria alla sua stabilità e alla sua crescita. E questo avviene facilmente quando la condizione intrauterina ha favorito l’equilibrio dello sviluppo emozionale e quando la madre è molto disponibile all’accoglienza.

In sintesi per capire il bambino “sano” bisogna individuare gli aspetti genetici con le relative diatesi e l’imprinting ambientale che darà poi vita ad adattamenti  esistenziali che arriverranno alla consulenza omeopatica ( se arriveranno) solo  in seguito a complicazioni, a squilibri, a scompensi psicopatologici e fisiopatologici. Non solo bisogna capire la causa del problema ma anche il senso finalistico del problema considerasndo che ogni malattia è una malattia dell’anima.

Ho letto sempre con piacere i casi clinici riportati dai grandi omeopati. Belle guarigioni (quasi da favole: e vissero felici e contenti), un solo rimedio, un grande risultato. Non ho mai letto una analisi del dopo, un follow-up di lunga portata. A un anno di distanza, a due anni di distanza o più, cosa è successo in quel paziente. Non vorrei che la malattia invece di guarire si fosse spostata  in un’altra dimensione o avesse preso una’altra direzione. A mio parere se la guarigione avviene solo a livello corporeo  il soggetto non è mai guarito. Rimarrà sempre addormentato. Ha solo superato un trauma,  è rimasto contento che un tubetto di granellini ha compiuto una trasformazione magica, ma non si è svegliato. E prima o poi cadrà in un’altra malattia dell’anima. E’ vero che il “simillimum” dà energia alla forza vitale ma può essere una energia illusoria.

Nasce un bambino o una bambina

Ha due anni e 10 mesi  circa e si presenta nello  studio per una consulenza  di omeopatia pediatrica. E’ una bambina sana. per ora non va all’asilo nido. Non ha preso nessuna malattia degna di rilievo, qualche raffreddamento. Insomma poca cosa. A livello delle piccole autonomie va tutto regolare. Dorme nella sua cameretta, mangia da sola, non usa più il pannolino.  Sta andando bene.  La madre viene per un controllo generale di crescita e anche perchè avendo intenzione di mandarla a scuola materna desidera una prevenzione omeopatica e dei consigli educativi su come comportarsi.

E’ una bambina calma, abbastanza serena, più attiva che passiva   e mentre riempio con la madre la cartella clinica omeopatica ( circa un’ora) prima gioca per suo conto e poi stimolata da me  riempie alcuni fogli con disegni  a colori.  Molto volentieri. Dalla storia clinica emerge che  non ha avuto problemi gastroenterici, è stata allattata al seno per un anno, regolare la dentizione, la deambulazione e la fonazione. Tuttavia durante lo svezzamento (6-10 mesi) c’è stato un periodo di dermatite atopica e si è pensato all’intolleranza al latte o a qualche alimento, ma  è stata dal dermatologo (crema idratante e  nella fase acuta crema cortisonica). Fortunatamente ora sta meglio ma ha pelle secca.  A un anno e mezzo ha avuto un episodio di gastroenterite che il pediatra al controllo ha ipotizzato virale. C’è allergia nell’ascendenza paterna  (asma) e nella madre problemi tiroidei  avuti nel periodo adolescenziale.  Non diabete in gravidanza. Non malattie autoimmunitarie in famiglia. Alla nascita parto vaginale spontaneo cefalico. Il rapporto peso altezza è  ed è rimasto abbastanza simmetrico  lungo il percorso di crescita ( a 1 anno 10 Kg, 74 cm; a due anni 12 e500 gr e  cm 86; a 3 anni peso 14.500 e cm 93. Non enuresi, alvo regolare.  Facies non rotondeggiante, non triangolare ma piuttosto quadrata. Al podoscopio non piedi piatti. Nel disegno  usa il colore in modo appropriato  e si avvicina già all’abbozzo della figura umana. E’  molto brava nel descrivere ciò che disegna.

La costituzione sulfurica è una costituzione centrale basata su un certo equilibrio dinamico (a livello corporeo, mentale e relazionale) e su buone potenzialità. E’ abbastanza proporzionata  sia a livello antropometrico che a livello di energia vitale. Molto probabilmente  c’è uno sviluppo positivo della funzionalità degli organi e degli apparati. Può avere una variante brevilinea o una normolinea- o   longilinea (tutte  steniche: la variante magra  longilinea  da alcuni autori è chiamata costituzione muriatica).

A margine di questa riflessione ricordo che i foglietti embrionali sono tre. 3 sono le costituzìoni: carbonica: endoderma; fosforica:ectoderma; sulfurica: mesoderma. La costituzione fluorica c’è ed esiste perche parte da un nucleo asimmetrico e disarmonico che sconvolge l’equilibrio dei tre foglietti. Nella combinazione dei tre foglietti ci possono essere delle varianti ed è inutile se non dannoso inventarsi per ogni variante  una costituzione. I muriatici sono sulla linea di confine tra sulfuruci e fosforici. La calcarea sulfurica e l’hepar sulfuris sono rimedi di transizione con la costituzione carbonica.

Ogni costituzione può avere un terreno di base   che può essere psorico, sicotico, tubercolinico, luesinico. Il terreno si apprende anche dalla clinica. In genere il soggetto psorico presenta una alterazione in difetto,  è freddoloso, ha una digestione lenta, ha qualche problema della pelle (xerosi) . A livello mentale è riservato, timido sensibile, riflessivo, lento,scarsa fiducia in se stesso. Nei bambini si ha inappetenza,intolleranza, eczema, problemi di ossificazioni.  Il soggestto sicotico è un produttore, un plus. nel bambino sindrome catarrale e delle mucose, iperattività e  a livello mentalecapricciosità,egoismo, ostenzazione, arroganza, ambizione, frettolisità. Il soggetto luetico tende a fenomeni distruzttivi, asimmetrici, degenerativi con problemi mentali di aggressività, rancore, non amore, sindromi autoimmunitarie. Il soggetto tubercolinico segue spesso il percorso psorico.

La costituzione sulfurica è abbastanza equilibrata e se il soggetto segue uno stile di vita sano a livello alimentare, a livello di movimento, con passeggiate all’aria aperta, sport, a livello relazionale con consapevolezza del proprio vissuto ( ama gli altri come te stesso)  può arrivare alla vecchiaia senza patologie (nè leggere, nè gravi). Se invece la costituzione si scompensa (virus, batteri, vaccinazioni, ormoni, inquinanti, tossici, elettromagnetismo) appare il   terreno, si manifesta la diatesi. In genere nella costituzione sulfurica il terreno, la diatesi è psorica. A questo punto inizia  il percorso individuale della malattia. Ad ogni tappa di questo percorso c’è un simillimum. Il sulphur può passare a kalium sulphuricum,magnesia sulphurica, natrum sulphuricum,  sulphur iodatum, nux vomica, sepia, lycopodium ecc. E’ la storia infinita. In alcuni casi si devia in altre costituzioni come se i foglietti embrionali avessero subito un crollo con esondazione,   a causa di un terreno “abusato” e allora ecco apparire “un simillimum” che si avvicinano alla diatesi tubercolinica, sicotica e luesinica.

La scelta del rimedio deve puntare sul disturbo centrale analizzando in primo luogo i segni psichici, e poi i segni generali (tra cui i segni termici) e poi l’importanza ad alcuni particolari. A volte bastano poche indicazioni ( 3 – 4 )  e si arriva al rimedio ottimale. Il rimedio ottimale nei casi dubbi può essere facilitato dalla costituzione (se è chiara), dal terreno (se è stato studiato), dall’interpretazione ( accettare solo segni sicuri e saperli decodificare), dal fare le domande giuste al quadro sintomatologico prospettato  e dall’osservazione del paziente.

Angelo Vigliotti
Scritto da Angelo Vigliotti