Filippo e Filippino: un amore

Non sono di Prato. Amo questa città in modo incompleto. Non posso però  non riconoscere che ha goduto un  autentico rinascimento  artistico con  Donatello, Paolo Uccello, Filippo Lippi e Filippino Lippi. E poi la storia di questi due pittori è affascinante.

Filippo Lippi
Filippo di Tommaso Lippi nacque a Firenze nel 1406  ( circa) Tommaso di Lippo ( macellaio)  e da Antonia di ser Bindo Sernigi, che morì di parto. A due anni fu affidato, insieme al fratello Giovanni, a monna Lapaccia, sorella del padre.
A 8 anni  entrò nel convento dei carmelitani di Firenze. L’8 giugno 1421 prese i voti e diventò  frate  “Fra Filippo Lippi”. Nel 1424 vede e assiste alla decorazione della cappella Brancacci da parte del Masaccio e di Masolino di Panicale. Ebbe una bottega principale a Firenze  ma lavorò anche a Padova dove subì l’influenza dei pittori fiamminghi e del colore veneto. Chiamato a Prato ( dopo il rifiuto del beato Angelico) per gli affreschi della cappella  maggiore di Santo Stefano ( Duomo). impiegò tredici anni a completare gli affreschi ( 1452 – 1465).  a causa della sua personalità un po’ eccentrica  e non lineare  per cui ci furono  interruzioni di lavoro, fughe, continue richieste di denaro e altre avventure. Comunque in questo periodo pratese dipinse  numerose tavole, tra cui la “ Madonna de Ceppo” , sia per la città sia per altri committenti. Nella città di Prato ebbe anche una storia d’amore con Lucrezia Buti  ( figlia del fiorentino Francesco Buti e di Caterina Ciacchi).  Lucrezia era novizia  nel convento di Santa Margherita dove Fra Filippo Lippi era stato nominato cappellano nel 1456. Ella fu modella per molti suoi dipinti.  Lucrezia lasciò il convento e si stabilì nella casa pratese di Fra Filippo acquistata  nel 1455. Solo 5 anni dopo  nel 1461 il papa Pio II sciolse i voti e la Buti e Lippi regolarizzano  la loro posizione ( ma non si sposano).. Nacquero due figli Filippino Lippi ( 1457) e Alessandra Lippi ( 1465)      
 Nel !466 il Lippi accettò l’incarico dell’opera del Duomo di Spoleto  per gli affreschi con storie della Vergine e si trasferì in quella città ed ivi morì il 9 ottobre 1469 a 63 anni. E’ sepolto nel duomo di Spoleto E personalmente sono andato a vedere la sua tomba. Il sepolcro fu disegnato da suo figlio e il Poliziano  ne scrisse l’epitaffio.

Filippino Lippi
Figlio di Filippo Lippi, si formò alla scuola del padre e poi di Botticelli.  Nacque a Prato nel 1457 ( circa)  e morì a Firenze nel 1504.  Il pade  lo portò con sé  a Spoleto e dopo la morte del padre ( Filippino aveva 12 anni) continuò a lavorare e a formarsi  nelle mani del primo aiutante Di Filippo Lippi,   Fra Diamante, allievo e collaboratore del padre a cui Filippo Lippi lo aveva affidato prima di morire. Fra Diamante capeggiò il gruppo di allievi ed aiutanti fino alla conclusione degli affreschi con le Storie della Vergine.   Filippino svolse la sua attività  in diverse città, tra cui Firenze e Roma.  Nel soggiorno romano eseguì gli affreschi della cappella Carafa in S. Maria sopra Minerva, con l’Assunzione della Vergine e il Trionfo di s. Tommaso d’Aquino. Tra le sue opere più significative  e più belle si ricordano l’Apparizione della Vergine a s. Bernardo  ( Badia fiorentina) e gli affreschi della cappella Strozzi in S. Maria Novella.    E’ curioso ricordare che, nel dipinto della visione di San Bernardo, Filippino ritrasse la moglie nel volto della Vergine, dimostrando di aver ben appreso la lezione del padre. Nello stesso dipinto, ritrasse i figli nei volti degli angeli. L ‘ultima opera fu ”  la Deposizione” per la chiesa della Santissima Annunziata di Firenze, che rimase incompiuta, a causa della sua morte nell’aprile del 1504, e che venne completata dal Perugino. Flippino fu sepolto a ridosso della chiesa di San Michele Visdomini. Nelle opere di Filippino Lippi c’è un grande artista, grandemente creativo,  e non solo  una parte di Botticelli di cui fu discepolo, concorrente e collaboratore, e del padre Filippo;  c’è in alcune sue pennellate qualcosa che ricorda Leonardo da Vinci,  l’impressionismo, il senso del  grottesco, una sensibilità che non può che essere d’avanguardia anche a causa di una atmosfera intrisa di ricordi e di emozioni,  e poi si nota  una aria un po’ eccentrica, un non so che di  fascino e di contrasto. A volte dipingeva secondo la committenza. Per  un piagnone ( seguace  pietista di  Savonarola) il quadro era povero, scarno e lo stile severo, ( esempio: Santa Maria Maddalena nella pala Valori);  mentre  per un pallesco ( seguace dei medici)  lo stile era più ardito e raffinato.  In fondo Filippino Lippi era nato da una storia d’amore straordinaria e tormentata. Aveva una personalità coerente e luminosa.  Il Vasari  stesso dice che “ era  sempre stato cortese, affabile e gentile da cancellare la macchia lasciatagli dal padre”

Storia d’amore
Secondo Giorgio Vasari, mentre dipingeva la pala d’altare per i monastero agostiniano di Santa Margherita a Prato (la  Madonna dà la Cintola a san Tommaso )  in  cui  Lucrezia Buti fece probabilmente da modella per santa Margherita che si vede a sinistra del dipinto originale, frà  Filippo notò una delle suore, Lucrezia di Francesco Buti, «la quale aveva bellissima grazia et aria». «Tanto operò con le monache che ottenne di farne un ritratto, per metterlo in una figura di Nostra Donna per l’opra loro;  e con questa occasione innamoratosi maggiormente […] la menò via il giorno appunto ch’ella andava a vedere mostrar la cintola di Nostra Donna» .

La “ menò via”  dice il Vasari, oggi dovremmo dire la rapì in occasione della processione della Sacra Cintola, portandola nella propria  casa che aveva comprato in Prato. Entrambi erano delle vittime ( monacazione forzata per motivi di povertà). Filippo costretto dal padre  a 8 anni, e Lucrezia costretta dal fratello Stefano  insieme alla sorella Spinetta, per la perdita prematura dei propri genitori. Nella famiglia di Lucrezia c’erano 11 persone tra fratelli e sorelle. Questa relazione all’epoca fu molto osteggiata dalla curia vescovile  e dall’ambiente non solo religioso e si creò uno scandalo. Solo grazie all’interessamento di Cosimo il Vecchio la coppia ottenne una dispensa dai voti, ma  i due non si sposarono mai, perché Filippo aveva un animo gaudente e indipendente e preferiva agire a modo suo anche nelle relazioni sentimentali e in più aveva con sé , dentro il suo cuore, la seconda identità carmelitana.  Non a caso  nel duomo di Spoleto ( dormitio virginis) si raffigurò nell’autoritratto  nei panni di un frate.  Lucrezia era bellissima e la sua figura  fu immortalata e idealizzata  dal Lippi in molti suoi dipinti, forse nel volto di Salomè negli affreschi per il duomo di Prato, forse  nella “Lippina”  degli Uffizi.
Un amore  che non so spiegare
L’amore è un incantesimo che avvolge e può travolgere  chiunque. Il Lippi quando vide per la prima volta Lucrezia se ne innamorò  perdutamente e dentro di sé la vedeva come modella per una immagine divina ma anche come donna di passione e di sesso. Agnolo Poliziano scrisse l’epitaffio per la sua tomba a Spoleto e mi ha colpito soprattutto la frase in cui fa dire al Lippi: “ con le mie dita d’artista  ho saputo infondere vita ai colori”. Lucrezia si innamorò di un frate creativo con un pizzico di follia nel sangue a cui diede due figli. L’amore profondo, nell’ambito della natura terrena,  spesso si nutre di infedeltà. L’amore vero  è incondizionato ed è un’altra cosa. E’ raro, perché unisce il divino all’umano, la terra al cielo, il corpo all’anima. Forse in  lei e  in lui  e tra di loro,  fu vissuto così.

 

Angelo Vigliotti
Scritto da Angelo Vigliotti