Introduzione

Virginia è una donna che ama la poesia, si nutre di bellezza, coltiva l’arte e diffonde un profumo delizioso di cultura, cibo affettivo di coloro che amano la storia di Prato, la tradizione locale del territorio, il sapere genuino di un popolo creativo, la forza dei valori legati a una comunità, a una famiglia, a una fede. Conosco Virginia da molti anni. Ricordo cha ha commentato il mio primo libro di poesie “Frammenti dell’Es” ( 2006) e l’ha fatto con gioia e passione. Oltre che essere una esperta d’arte è anche un’ottima madre (ha due bellissimi figli). L’ultimo lavoro di Virginia (presentato in questi giorni) è stato “Umbratilis Ecclesia” la chiesa dello Spirito Santo, un luogo d’arte e di fede nel cerchio delle mura di Prato. Un’opera pregevole che tutti dovremmo leggere per capire meglio la storia di Prato.

Dico “tutti” non solo i pratesi doc, ma anche gli immigrati, coloro che amano vivere e lavorarare a Prato anche se sono italiani di altre regioni,  cinesi, pakistani, marocchini, rumeni, albanesi, nigeriani e persone  di altre etnie e religioni. L’arte è un mezzo potentissimo di integrazione. Diceva Tiziano Terzani: “Solo se riusciremo a vedere l’universo come un tutt’uno in cui ogni parte riflette la totalità e in cui la grande bellezza sta nella sua diversità  cominceremo a capire chi siamo e dove stiamo.”

Non si può stare e vivere a Prato solo per lavorare ma anche per dare un significato profondo alla propria vita che non escluda l’arte, la bellezza, la cultura, il territorio, la storia del luogo in cui  si mangia e si lavora. diversamente siamo dei parassiti esistenziali. Rammento   Sciascia nel suo libro “il giorno della civetta“:  l’umanità … la divido in cinque categorie: gli uominii mezz’uominigli ominicchii (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà (Sciascia). Nel nostro percorso di crescita,  cerchiamo di essere “veri” e “grandi ” uomini.

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Alcuni contributi di Virginia

Virginia ci ha aiutato a capire molte opere d’arte di   Prato e  ha dato diversi contributi per comprendere molte  tradizioni del territorio. Riporto alcune  delle sue opere.

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Chiesa dello Spirito Santo  (Umbratilis Ecclesia)

Pochi giorni fa  è stata presentato l’ultimo lavoro di Virginia, sulla chiesa dello Spirito Santo a Prato. Un’opera non solo  per capire i numerosi capolavori della chiesa ma anche per per comprendere una parte della storia culturale della città, l’intreccio tra politica e religione, l’economia e il rapporto tra comunità locale e arte.

Dò una breve storia della chiesa ( fonte: http://www2.po-net.prato.it/artestoria/citta/chiese/spirito-santo/pagina37.html)

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La Chiesa dello Spirito Santo (ricca di opere d’ arte), è da più di due secoli una parrocchia. Primala chiesa  era inserita nel convento della SS . Annunziata tenuto dai frati dell’ordine dei Servi di Maria (dei sette santi di Monte Senario). La chiesa prende il nome dello Spirito Santo dalla grande dipinto (olio su tavola cm304x195) affrescato da Santi di Tito del 1598. La pala viene dalla cjhiesa di San Vincenzino (compagnia dello Spirito Santo). Il transfert venne diretto e architettato dal vescovo  di Pistoia e Prato, Scipione de’ Ricci nel 1793.

Santi di Tito. – Pittore e architetto (Sansepolcro 1536 – Firenze 1603), allievo di A. Bronzino e B. Bandinelli. Il riferimento all’arte fiorentina del primo Cinquecento e l’influsso degli Zuccari furono fondamentali per la sua riforma antimanieristica, che lasciò una forte impronta nell’ambiente artistico fiorentino. Attivo a Roma (1558-64) in palazzo Salviati e in Vaticano (nel Casino di Pio IV e al Belvedere), e poi a Firenze, produsse opere di una singolare tendenza arcaizzante, caratterizzate da semplicità compositiva e da un’intensa e devota religiosità (Cena in Emmaus, 1574, S. Croce; Resurrezione di Lazzaro, 1576, S. Maria Novella; Visione di S. Tommaso, 1593, S. Marco). Un analogo linguaggio esplicitamente antimanieristico informa le opere architettoniche: a Firenze, l’oratorio della confraternita di S. Tommaso d’Aquino (1568-69), molto alterato; palazzo Dardinelli poi Fenzi; palazzo Zanchini (1583 circa). Inoltre, la cappella di S. Michele (1591, Colle di Petrognano in Val d’Elsa), con cupola che riproduce in piccolo quella brunelleschiana di S. Maria del Fiore; il convento di S. Michele alla Doccia (1599) presso Fiesole.(fonte: Enciclopedia Treccani)

Grazie, ancora

Grazie ancora Virginia e buon lavoro. I misteri e i segreti di una città possono essere alla portata di tutti quando abbiamo nella nostra mente la storia di un percorso al di là dei miti e delle leggende. 700 anni circa  di storia della Chiesa dello Spirito Santo, non sono pochi. Questo lo dobbiamo anche a te, con le tue ricerche e con i tuoi contributi sulla storia di Prato e su alcune tradizioni del territorio della provincia. Non posso non ricordare questa riflessione di Giuseppe Tornatore: “L’arte e la cultura rimandano ad un concetto di bellezza che serve a fornire all’uomo strumenti migliori per la convivenza sociale e civile.”

Angelo Vigliotti
Scritto da Angelo Vigliotti