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Capo di Buona Speranza     

gama-723911Bartolomeo Diaz scopri per la prima volta nel 1488 questo lembo di costa nell’Africa del sud ( a 30 km circa da Città del Capo ( Sud Africa). Diaz lo chiamò “Capo delle tempeste” a causa del pericolo che potevano incorrere le navi doppiandolo. L’incontro tra due oceani non è facile. Giovanni II re del Portogallo lo chiamò Capo di Buona Speranza perchè questa scoperta dava la speranza di aprire nuove rotte commerciali con l’ Asia. 11 anni dopo ( 1497) un altro navigatore portoghese doppiò il capo circumnavigando l’africa e portandosi in Asia:Vasco da Gama. Vasco da Gama ( Sines 1469 – Cochin 1524) ebbe il comando dal re del Portogallo di esplorare la rotta al di là del capo di Buona Speranza. Nel primo viaggio lasciò Lisbona l’8 luglio del 1497 con 3 navi ( Sao Gabriel, Sao Rafael e Santa Fè). A Natale raggiunse le coste di Natal e il 7 aprile del 1498 Mombasa e poi Malindi. Il 20 maggio del 1498 raggiunse Calicut nel Malabar. Con Vasco da Gama per la prima volta una nave europea era approdata in India. Nel 1502 ritornò in India e poi nel 1524 come vicerè della corona portoghese. I ” Lusiadi” del grande poeta portoghese Camoes trattano principalmente dei viaggi di questo esploratore che contribuì a spostare il monopolio commerciale dalle rotte del mediterraneo all’atlantico. Il capo di Buona speranza serve ad indicare la zona di passaggio tra l’oceano indiano e l’atlantico. In realtà il punto piuù a sud del continente africano è Capo Agulhas dove avviene l’incontro tra i due oceani. bUONA-SPERANZA-788376Quando seduto sulla scogliera di quel capo guardiamo il mare non possiamo non pensare all’incontro con l’altro, alla simbiosi, alla relazione, all’esistenza, all’esplorazione del sè. A volte un incontro – scontro ( un conflitto) come i due oceani: l’oceano indiano più caldo, l’oceano atlantico più freddo. La visione di quel mare e di quelle onde spumeggianti mi ricordano le parole di Sobonfu Somè:

“grazie ai conflitti che impariamo a conoscerci e scopriamo nuove situazioni per fare uso dei nostri doni”.

 

Il capo di buona speranza, battezzato in un primo moomento capo delle tempeste da Diaz (Bartolomeu Dias), che nelle vicinanze perse la vita proprio a causa di una tempesta ( nel 1500)ci aiuta a entrare a fondo in questa riflessione della vita: guerra e pace, tempesta e quiete, pessimismo e ottimismo. Nella vita noi troviamo sempre le due dimensioni.

Felice diceva Seneca ( de vita beata) è colui che si accorda con la natura. La natura,quello che ci circonda, gli alberi, gli animali, gli uccelli con le infinite variazioni di colore che possiedono, le stelle, e il panorama di tutti i giorni( colline, montagne, cielo, luce e buio). Tutto questo è un mistero. Noi simao una goccia nell’oceano, il finito nell’infinito. Siamo anche l’oceano nella goccia, l’infinito nel finito. Siamo la quiete e siamo la tempesta se percorriamo la strada della saggezza, cioè della conoscenza e non solo del sapere. Come si fa a non essere innamorati dell’esistenza e della vita? Ritorno ancora a Seneca che in una lettera a Lucilio così si esprime:

una saggezza buona rende felice la vita, una saggezza imperfetta la rende quanto meno tollerabile”

Tu sei sugli scogli e guardi il mare, lì all’incontro dei due oceani. Non pensi. Tu guardi, tu osservi, tu ascolti. Non pensare. lascia almeno un volta che i pensieri non interferiscono con l’immagine. Immergiti in quella visione……….. tu hai scoperto un segreto.

Angelo Vigliotti
Scritto da Angelo Vigliotti