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Controversie Grafologiche
Premessa Dreyfus fu accusato  nel 1894 di spionaggio a favore dell’impero tedesco e  il 15 ottobre fu arrestato dal colonnello Armand du Paty de Clam. Fu svolto il processo  tra il 19 e il 22 dicembre a porte chiuse.

Il caso Dreyfus
Premessa Dreyfus fu accusato  nel 1894 di spionaggio a favore dell’impero tedesco e  il 15 ottobre fu arrestato dal colonnello Armand du Paty de Clam. Fu svolto il processo  tra il 19 e il 22 dicembre a porte chiuse  e condannato ai lavori forzati a vita. Il 5 gennaio, nonostante che Dreyfus si dichiarasse innocente e patriota fu degradato e mandato all’isola del Diavolo nella Guyana francese, in regime di forte isolamento. L’anno dopo all’ufficio informazioni dello stato maggiore il nuovo capo, il colonnello Georges Piquart, riapri il caso e presentò una relazione in cui dichiarava Dreyfus innocente e accusava  dello spionaggio,  il maggiore Ferdinad Walsin Estrhazy, un nobile oberato da debiti di gioco.  La reazione delle istituzioni fu immediata. Il colonnello Piquart ebbe la rimozione dell’incarico. Nel novembre del 1896 Bernard Lazare pubblicò in Belgio il saggio l’affare Dreyfus- un errore giudiziario. Un archivio dati molto interessante sul caso Dreyfus si trova a Forlì raccolto dal diplomatico italiano Raniero Paolucci di Galboli. A favore della tesi del colonnello Piquart intervennero esponenti politici e intellettuali  tra cui Émile  Zola che pubblicò il 13 gennaio 1898 sulla rivista letteraria Aurore (testata del leader radicale Georges Clemenceau) una famosa lettera al Presidente della Repubblica Félix Faure, intitolata J’accuse!.  La risposta del governo non si fece attendere. Picquart venne arrestato e lo scrittore E. Zola  processato per vilipendio  e condannato al carcere. Nello stesso tempo   lo stato maggiore iniziò una campagna denigratoria e accusatoria contro ebrei e liberali  e democratici non di regime. Fu fatto un secondo processo militare  con lo stato maggiore fortemente compromesso e con i giudici che subirono interferenze. Ma la sentenza precedente non doveva essere annullata e infatti Dreyfus fu condannato a 10 anni  di carcere con la bizzarra  accusa di “tradimento con attenuanti”. La rivolta popolare fu enorme e Dreyfus, essendo innocente, fu quasi costretto ( dagli avvocati)  a chiedere la grazia per tacitare la querelle e per il bene delle istituzioni. Nel settembre 1899 Dreyfus sarà graziato dal Presidente della Repubblica Émile Loubet, venendo però pienamente riabilitato solo nel 1906. Walsin-Esterházy venne allontanato dall’Esercito e dopo aver confessato di aver contraffatto i documenti del caso per ordini superiori,  si trasferì in Inghilterra, dove morì negli anni ’20. Il colonnello Hubert J. Henry, prima di suicidarsi, ammetterà di avere contraffatto i documenti. Nel 1907 Dreyfus lasciò l’esercito con il grado di colonnello. La pubblicazione, ventitré anni dopo, delle memorie dell’addetto militare tedesco Schwartzkoppen confermò formalmente che la spia era proprio l’Esterhazy.

Biografia di  Dreyfus
Alfred Dreyfus nacque a Mulhouse 1859  e morì Parigi 1935. Dopo i primi anni di studi si avviò alla carriera militare diventando capitano,   impiegato presso il ministero della Guerra. La sua carriera militare procedeva  regolarmente e da capitano poteva arrivare al grado di generale. Ma, ingiustamente ( era un ebreo),  fu accusato di aver rivelato segreti relativi alla difesa all’addetto militare tedesco a Parigi. Nel 1871, siamo nel periodo della terza repubblica,  la Francia era reduce dalla sconfitta subita nella guerra contro la Prussia e i rapporti interni erano ancora tesi. Nonostante il processo si basasse su documenti palesemente falsi, Dreyfus fu condannato quale estensore di una lettera indirizzata a un ufficiale tedesco in cui venivano rivelate importanti informazioni militari francesi.


Ebbe una prima condanna a vita all’isola del Diavolo (ergastolo e degradazione militare). Una seconda condanna a 10 anni di carcere,  la subì nel 1899 dal consiglio di guerra di Rennes,  nonostante che il tenente colonnello Henry col suo suicidio attestasse di essere uno dei falsari dei documenti a carico del D. e tutta una serie di dimissioni avvenisse negli alti gradi militari. Dreyfus fu reintegrato nel 1906 e promosso al grado di maggiore. Subì  un attentato (in cui rimase leggermente ferito) nel 1908, in occasione della cerimonia di spostamento delle ceneri di Zola al Panthéon. Nella prima guerra mondiale ( si era già dimesso dall’esercito) venne richiamato e partecipò alla grande guerra come tenente colonnello.


Negli ultimi anni della sua via Dreyfus scrisse diversi libri: Molto interessante il libro sulla deportazione all’isola del diavolo tra cui: . 1. cinqu années de ma vie 1894-1899) 2. Lettere del capitano Dreyfus a sua moglie. Dreyfus ha moglie e due figli e nel periodo della prigionia non può avere nessun contatto con il mondo esterno e viene sorvegliato a vista. Ricordo  anche la sua  interpretazione del processo subito ( storia dell’ “ affaire” Dreyfus) e le lettere scritte in tutto quel periodo (epistolario).

Una piccola e breve considerazione:  il caso fu riaperto per il coraggio di una élite democratica e libertaria, dato che  nazionalisti e socialisti erano concordi nel ritenere che Dreyfus avrebbe meritato la pena di morte e gli stessi ambienti ebraici non gradivano la riapertura di un caso che gettava ombra sulla loro onorabilità.


Emile Zola
Molti uomini illustri  cominciano a prendere le difese di Dreyfus:

il filosofo Lucien Herr, gli storici Albert Mathiez, Paul Mantoux e Leon Blum, i sociologi Lévy-Bruhl e Durkheim, il politologo Sorel, l’economista Simiand, letterati quali Charles Peguy, Marcel Proust, Anatole France, Sarah Bernhardt, André Gide, pittori come Monet, Pissarro, Toulouse-Lautrec, Signac.

Ma fu soprattutto il “J’accuse” di Emile Zola  a rompere il ghiaccio dell’indifferenza e della stasi politica. Émile Zola (Parigi, 2 aprile 1840 – Parigi, 29 settembre 1902) è stato un giornalista, scrittore e saggista francese.

Per “ j’ accuse !” fu condannato a un anno di carcere  per cui fu costretto a fuggire in Inghilterra, per evitare il carcere, e poté  rientrare in Francia  solo in seguito a un’amnistia.

Il caso Dreyfus  fu una storia  di antisemitismo, razzismo e nazionalismo cieco e mise in evidenza lo schizoidismo della politica francese di quel periodo.  Lo scrittore Emile Zola si schierò a favore di Dreyfus.  A causa del  “ J’accuse…!, “ pubblicato su un quotidiano di grossa diffusione lo scritto subì un processo per diffamazione. Zola fu condannato a un anno di carcere e a tremila franchi di ammenda per vilipendio delle forze armate nel processo che durò dal 7 al 23 febbraio (fu lo scrittore Octave Mirbeau che pagò i 7.525 franchi della multa e delle spese del processo, nell’agosto 1898). Nonostante questo, la lettera aperta al presidente Félix Faure provocò la riapertura del caso. Zola non ebbe modo di vedere la riabilitazione  completa di Dreyfus perché morì nel 1902 In questa lettera,  a un certo punto,  Zola dice: “  la Francia ha sulla guancia questa macchia, la storia scriverà che sotto la Vostra presidenza è stato possibile commettere questo crimine sociale. E poiché è stato osato, oserò anche io. La verità, la dirò io, poiché ho promesso di dirla, se la giustizia, regolarmente osservata non la proclamasse interamente. Il mio dovere è di parlare, non voglio essere complice” .

Nascita della grafologia giudiziaria

Si può dire con tranquillità che il caso Dreyfus ha consentito la nascita della grafologia giudiziaria. Una grafologia peritale che deve essere fatta con scienza e coscienza per la ricerca  della certezza dell’autografia di uno scritto, utilizzando tutta la tecnica  che il perito può avere a disposizione ma anche la responsabilità etica che il perito deve possedere e coltivare. Uno dei periti di parte di Dreyfus è  Crépieux-Jamin, che,  rivoluzionando l’orientamento  calligrafico fino allora seguito, cerca  di applicare un metodo nuovo utilizzando alcune caratteristiche della grafia   come pressione, forma, dimensione, continuità, direzione, velocità, impostazione, utili sia per un analisi specifica che per un confronto  tra autografe e contestate.

Lo scritto incriminato ( le scritture sono tratte da VALLETTA, Aurelio:  Le famigerate perizie calligrafiche del processo Dreyfus,  Bologna, 1982. )

 
Fac – simile del  “ borderau “ ( un elenco, un listino, una distinta  delle cose da fare)

In questo scritto c’è la comunicazione all’addetto militare tedesco a Parigi di un elenco di documenti, relativi all’organizzazione militare francese. Poteva essere una vicenda di spionaggio ordinaria ma esplode nelle alte cariche militari dello stato a causa della posizione politica della Francia in quel periodo della terza repubblica.

 C’è un coinvolgimento generale che coinvolge la stampa, la politica e qualche perito grafologo. Bisogna trovare un capro espiatorio e viene scelto Dreyfus, non aristocratico, non nobile, ebreo alsaziano e quindi considerato “sacrificabile”. Il ‘prescelto’ è il giovane ufficiale ebreo, non di nobile origine, come sono invece molti ufficiali di Stato Maggiore del tempo, che aveva optato recentemente per la nazionalità francese.

Lo scritto fu trovato nel cestino della carta straccia da una domestica e consegnato all’autorità del controspionaggio. Ovviamente la donna veniva pagata per quel lavoro. Pochi giorni dopo due grafologi, incaricati dal Ministero della Difesa   (  Paty De Clam e il colonnello D’Aboville)  erano già al lavoro per scoprire l’autore della lettera  e alla fine della loro indagine dicono che l’autore dello scritto è il capitano Dreyfus

Il fratello di Dreyfus fece analizzare lo scritto da 12 periti  e tutti conclusero una volta visto l’originale e la scrittura autografa di  Esterhazy, che lo scritto era di mano  autografa di Esterhazy.

 Il quale poi confermò  il tutto  e fu radiato dall’esercito. La stessa conferma avvenne anche el 1898 il maggiore Herny, ( una figura terribile) acerrimo nemico di Dreyfus e della verità, protettore di Esterhazy ‘il quale confessò di aver falsificato tutte le carte e si suicidò. Una conferma a distanza , infine, verrà dalle memorie dell’addetto militare tedesco colonnello Von Schwartzkopfen

 

Confronto tra la scrittura incriminata e contestata e la scrittura autografa del capitano Dreyfus e del maggiore Esterhazy  

Commento
Perché tanti errori? Secondo Renato Perrella  ( A cento anni dall’affaire: la vera storia del caso Dreyfus e deduzioni peritali )  pubblicato sul n. 84/1989 della rivista “Scrittura”  ci furono molti fattori negativi,  che non produssero nulla di buono tra cui, i più importanti 1. non obiettività dell’esame grafico: l’esame dell’originale è fondamentale   Nel secondo processo ( Rennes) c’erano entrambi  gli originali e ciò nonostante Bertillon  (uno dei periti del tribunale militare) sostenne che apparteneva a  Dreyfus. Eppure lo scritto ( molto lungo, spontaneo e naturale)  risulta evidente che appartiene a una mano che non è quella di Dreyfus. 2. mancanza di preparazione dei periti: I periti del tribunale  erano tutti autodidatti e maldestri 3. assenza del  confronto  tra le due grafie non fu fatto bene. L’analisi poi va fatta sempre sull’originale.
Ci furono comunque anche cause extragrafiche: la ricerca del capro espiatorio , l’interferenza dei poteri “alti” sui giudici, l’influenza dei mass- media, la scarsa abilità dei legali.

Conclusione
L’insegnamento per i periti grafologi è eccezionale. Il perito non deve trovare ciò che si ostina di voler cercare a tutti i costi. Alla fine lo trova  sia con metodi corretti che scorretti. Alla fine però la perizia è un falso. E questo è una cosa grave perché si facilita la condanna di un innocente, si altera la verità e si confonde la certezza peritale.
Il perito non deve manipolare lo scritto anche involontariamente. Ma soprattutto  nel confronto grafico deve valutare le coincidenze in modo appropriato sia  secondo un calcolo di probabilità  statistica che deriva anche dall’analisi storica della scrittura considerata sia dalla analisi  accurata  di elementi  del tratto,  genetici ed espressivi,  propri della scrittura analizzata. Un giudice non deve essere superficiale, Deve leggere, leggere, leggere,  non solo la perizia del CTU ma anche la perizia di parte con attenzione, con profondità e spirito libero,. Non si deve lasciar trascinare dal numero delle pagine, dalle parole roboanti del consulente, dalla sua tattica, dalle premesse  metodologiche superscientifiche cha vanno dalla matematica all’algebra e ai numeri primi. Uno studio tecnico grafologico non è uno studio geometrico di un pezzo di terreno, ma una analisi di un tracciato che viene da una persona umana.  Lo studio grafico peritale deve essere obiettivo, corretto, multidisciplinare, tecnologicamente avanzato.. La perizia oggi ha una sua metodologia ma si  fanno ancora troppi errori dovuti a superficialità, mancanza di aggiornamento, personalismi, idee preconcette, mancanza di umiltà.

Come Presidente dell’associazione di grafologia superiore,  ( I.G.S.) ho voluto portare l’attenzione su questo caso all’inizio  di questo link  che ha come contenuto le controversie peritali nelle analisi grafologiche, per una cambiamento di mentalità del perito grafologo che deve essere preparato  a vari livelli, aggiornato e umile nel suo lavoro. Il  caso Dreyfus è successo più di 100 anni fa ma  nella storia peritale grafologica non è cambiato nulla.  E’ attuale come non mai. Spesso c’è l’arroganza del potere di chi fa oltre 20  perizie  all’anno, mentre un altro tecnico peritale riesce a farne ( se va bene ) MOLTE MENO  all’anno. Spesso l’incompetenza e la superficialità fa condannare innocenti. E soprattutto si danno titoli accademici  a studenti e allievi  con pochi mesi di studio vero e senza supervisioni e sostegno dell’attività operativa del diplomato.
E’ qualcosa di vergognoso. 

 

 

 

 

 

Angelo Vigliotti
Scritto da Angelo Vigliotti