Il dottor Livingstone, suppongo
Alcuni anni fa, giravo nella vegetazione tropicale vicino alle cascate Vittoria, lungo il fiume Zambesi e improvvisamente mi trovai di fronte a una statua. Era la statua di David Livingstone , l’esploratore britannico che fu il primo occidentale a visitare le cascate nel 1855 e diede  loro il nome dell’allora Regina d’Inghilterra, la Regina Vittoria, esse tuttavia erano già note localmente con il nome di Mosi – oa -Tunya, il fumo che tuona. Fu in quel preciso momento che compresi appieno  la frase di Proust: “ Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi” .  Livingstone mi apri la porta alla ricerca del mistero. Conoscere se stessi, esplorare l’anima non solo per curiosità  ma per un arricchimento senza confini.  E compresi anche la riflessione di  Fernando Pessoa. “ È in noi che i paesaggi hanno paesaggio. Perciò se li immagino li creo; se li creo esistono; se esistono li vedo. […] La vita è ciò che facciamo di essa. I viaggi sono i viaggiatori. Ciò che vediamo non è ciò che vediamo, ma ciò che siamo  “.


David Livingstone
Nasce a Blantyre il  19 marzo 1813  nella regione scozzese del Lanarkshire del sud. e muore a Chitomba sul   Lago Bangweulu il  1º maggio 1873. Il lago Bangweulu è un lago d’acqua dolce dello Zambia. Il suo nome significa “il luogo dove l’acqua e il cielo si incontrano”. Il lago è la fonte del fiume Luapula che ne rappresenta anche l’emissario, ed è alimentato da 17 fiumi principali. La sua salma ebbe sepoltura nell’abbazia di Westminster.  Studiò  presso la facoltà di medicina e teologia a Glasgow e nel 1838 entrò nella Società Missionaria di Londra. Nel 1845 si sposò con Mary Moffat, figlia di un altro missionario, Robert Moffat che  aveva una missione in sud Africa. La moglie rimase con lui in Africa per alcuni anni, per poi ritornare in Inghilterra con i figli.
Cascate Vittoria
La Cascate Vittoria ( Vic Falls) sono stupende e meravigliose, molto spettacolari. Si trovano lungo il corso del fiume Zambesi che in questo punto demarca il confine geografico e politico tra lo Zambia e lo Zimbabwe. Il fronte delle cascate è molto lungo, più di un chilometro e mezzo, mentre la loro altezza media è di 128 metri. La loro spettacolarità è dovuta alla geografia particolare del luogo nel quale sorgono, una gola profonda e stretta, che permette quindi di ammirare tutto il fronte della cascata dall’altra sponda, esattamente davanti al salto. La visione  che ebbi  fu particolarmente meravigliosa. C’erano in quel momento due arcobaleni. Io ero immerso in una specie di aerosol e  osservavo quel tratto di orizzonte. Non potrò mai dimenticarlo. Livingstone  incontrò le cascate  il 17 novembre 1855, durante un viaggio che aveva lo scopo di percorrere lo Zambesi dalla sua parte superiore fino alla foce, viaggio che durò dal 1852 al 1856.. Egli raggiunse anche la piccola isola che si trova in mezzo al fiume, subito prima del salto, che divide due delle cateratte della cascata, e che oggi si chiama Isola di Livingstone.
Mary Moffat
Mary Moffat è stato la prima di 10 figli  nati da Robert Moffat , un missionario  congregazionista scozzese e  da sua moglie Mary (nata Smith 1795-1870). Mary Moffat  nacque in Griquatown , circa 93 km a nord di Kimberley . Dal 1839-1843 ha vissuto in Gran Bretagna con i suoi genitori. Quando la famiglia tornò in Sud Africa, ha insegnato nella scuola di Kuruman dove ha incontrato David Livingstone.  Ha sposato Livingstone nel gennaio del 1845, nonostante la disapprovazione della madre. . Ha accompagnato Livingstone nei suoi due viaggi attraverso il deserto del Kalahari nel 1849 e il 1850. Morì nel Shupanga Casa, 27 Aprile 1862, all’età di 41 anni per un attacco di malaria cerebrale e dissenteria. Le sue spoglie riposano a Chupanga una cittadina del Mozambico situata sulla riva destra del fiume Zambesi
Secondo viaggio in africa
Livingstone ritornò ( 1852-56)  in Africa ( nel primo viaggio 1847-49)  aveva esplorato  negli anni il Bechuanaland, per gran parte ancora ignoto, e attraversò per primo il Deserto di Kalahari fino al Lago Nagmi ) capo di una spedizione con lo scopo di esplorare il fiume Zambesi. Mentre esplorava lo Zambesi, le missioni da lui volute in Africa centrale e orientale finirono in modo disastroso, con quasi tutti i missionari morti di malaria o di altre malattie. Il fiume Zambesi si rivelò essere completamente non navigabile a causa di una serie di cateratte e rapide che Livingstone non era riuscito a esplorare nei suoi viaggi precedenti.
Terzo viaggio  in Africa
Nel marzo 1866, Livingstone tornò in Africa, a Zanzibar, da dove cominciò a cercare la sorgente del Nilo. Nel cercare la sorgente del Nilo, Livingstone si spinse in realtà troppo ad ovest, fino a raggiungere il fiume Lualaba, che altro non è che la parte iniziale del fiume Congo ma che egli, erroneamente, considerò essere il Nilo. In questo viaggio si ammalò  e per tre anni rimase sperduto in un villaggio. Negli ambienti internazionali si  credeva che fosse morto. Non si avevano  più notizie di lui, finchè Bennet Gordon,  il giovane proprietario  del New York Herald  diede ordine al giornalista  Henry Morton Stanley in tutti i modi di mettersi alla ricerca dell’esploratore e di trovarlo. il giornalista inviato alla sua ricerca nel 1869, lo trovò nella città di Ujiji, sulle sponde del lago Tanganica il 10 novembre 1871.  Questo episodio è rimasto famoso per le parole con le quali si dice che Stanley abbia la prima volta salutato Livingstone: “Dr. Livingstone, I presume”] (in italiano: “Il dottor Livingstone, suppongo.”). Erano gli unici due europei in Africa nel raggio di centinaia di chilometri e si salutarono come se si vedessero ad un ricevimento. La morale vittoriana che impregnava  i due uomini era arrivata  al massimo del formalismo. Incredibile!  Nonostante le sollecitazioni di Stanley  ( che si trattenne con lui un anno) per convincerlo a ritornare in Europa per curarsi, Livingstone era determinato a continuare l’esplorazione dell’Africa. Nel 1873, due anni dopo  l’incontro con Stanley, mori di malaria.
Henry Morton Stanley
( da www.treccani.it)
Nome adottato dall’esploratore inglese John Rowlands (Denbigh, Galles, 1840 – Londra 1904). Rimasto orfano a sette anni, fu accolto in un ospizio e fuggì quindi negli Stati Uniti, dove fu adottato da un mediatore di cui prese il nome. Entrato poi nel giornalismo, ebbe modo di viaggiare in varie parti del mondo, finché fu inviato dal New York Herald alla ricerca di D. Livingstone che si riteneva perduto nella foresta africana. Partito così da Zanzibar (1870), ebbe la fortuna di incontrarsi a Ugigi con l’esploratore scozzese, e con lui proseguì in una sistematica esplorazione della parte settentr. della regione del Tanganica. Ripartì dopo parecchi anni per risolvere i problemi che la morte di Livingstone aveva lasciato insoluti e si recò, in un epico viaggio, da Bagamoyo al Lago Vittoria e al Tanganica e di là al Congo e alla costa atlantica (1874-77). Trattenutosi nel Congo per oltre cinque anni, gettò le basi per la fondazione dello Stato libero del Congo sotto la sovranità di Leopoldo II. Compì poi un altro viaggio per soccorrere la spedizione di Emin Pascià e raggiunse l’Alto Nilo dal Congo, contribuendo largamente, come in tutti gli altri viaggi, alla conoscenza di regioni ancora pressoché ignote. Pubblicò (dal 1873) varie relazioni dei suoi viaggi, che ebbero vasta risonanza.
Bellissimo è il libro di Stanley “ alla ricerca di Livingstone”  che invito  al leggere ( edito in italiano da National Geographic)
La vita è un libro
Mio caro amico voglio terminare questa riflessione sull’esploratore Livingstone citando questa frase di sant’Agostino: “ il mondo  è un libro e chi non viaggia ne conosce solo una pagina”. Il viaggio esteriore è sempre un viaggio interiore, un viaggio che potrebbe darci una chiave, aprire una porta per non perdere la nostra vita, ma solo per rinascere giorno per  giorno nella pienezza  e nella totalità dell’essere. Bisogna vivere la nostra esistenza senza mai tirarci indietro. La vita stessa è selvaggia ed è perfettamente inutile aggrapparsi all’ego per cercare la sicurezza. Se non ti liberi dall’ego vivi la tua vita senza nemmeno sapere cosa è la  vita. La vita è piena di problemi. Livingstone insegna. E’ rimasto in Africa a combattere la sua battaglia per la conoscenza. Crescere significa combattere affrontando rischi e sfide. Ma ne vale la pena. Coraggio.

Angelo Vigliotti
Scritto da Angelo Vigliotti