Non dimenticherò

“Il nome della rosa” è un romanzo scritto da Umberto Eco ed edito per la prima volta da Bompiani nel 1980. Dopo aver pubblicato numerosi saggi, il semiologo decise di scrivere il suo primo romanzo, cimentandosi nel genere del giallo storico e in particolare del giallo deduttivo. Tuttavia il libro può essere considerato un incrocio di generi, a metà strada tra lo storico e il narrativo. Ho conosciuto Umberto Eco attraverso la visione del film “il nome della rosa” di produzione italo-franco-tedesco del 1986 diretto da Jean-Jacques Annaud e poi dalla lettura del testo originale, in cui ho scoperto il valore del “riso” e della “risata”……

Lo scrittore, filosofo e semiologo è nato ad Alessandria il 5 gennaio 1932 ed è morto il 19 febbraio 2016. Eco ha scritto numerosi saggi e altri romanzi, tra cui: “ ll pendolo di Foucault nel 1988, L’isola del giorno prima (1994) e Baudolino (2001), La misteriosa fiamma della regina Loana (2004) eIl cimitero di Praga. L’ultimo romanzo è stato, Numero Zero, uscito l’anno scorso ( 2015)”.

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Qualcosa della sua vita

Faceva parte dell’ Associazione Aspen Institute, un’organizzazione internazionale non profit, fondata nel 1950. Tra i fini dell’Aspen c’è quello di incoraggiare le leadership illuminate, le idee e i valori senza tempo e il dialogo sui problemi contemporanei.
Ciò che mi piaciuto della sua vita è stata questa incessante ricerca verso la libertà di pensiero personale  everso lo studio dei pensieri e delle azioni altrui. Il suo amore per la lettura è impressionante. Ricordo questa sua frase: chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria! Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è una immortalità all’indietro”. Una personalità a volte ironica, a volte umoristica, ma  mai banale, quando affermava: “ ciascuno di noi ogni tanto è cretino, imbecille, stupido o matto. Diciamo che la persona normale è quella che mescola in misura ragionevole tutte queste componenti, questi tipi ideali”.

Il riso e una bella risata

Ciò che mi è rimasto a livello interiore è l’amore per il riso , per la risata come liberazione di tutte le tensioni che mi possono affliggere. Sono d’accordo con la riflessione di Miche Bettini ( fonte: http://www.filosofiprecari.it)
Il riso è critica, e ironia, è decostruzione (vedi Nietzsche e Bataille), magari per costruire meglio, alle volte solo per il gusto di distruggere. Il riso è profondamente diabolico, quindi umano. Come dice l’anziano benedettino: il RISO cancella la paura, ed è sulla paura che si basa il timor di Dio e perciò la fede. Scrive Ortega: “quando insegni, insegna allo stesso tempo a dubitare di ciò che insegni “. Un clima di paura è reazionario, perciò non fa altro che conservare, inalterato, lo stato delle cose. L’umorismo supera la mentalità medievale e concede respiro, evasione e alternative, mentre l’assenza di esso limita la visione delle cose, fino alla più assoluta miopia, come quella dei veristi come Verga e Zola. L’effetto Placebo di medicinali e battute spiritose e intelligenti è ammesso dalla scienza. Perché la religione vuole essere da meno? Perché persone e trovate spiritose rompono gli argini e la ristrettezza di vedute, aprendo varchi al dubbio. L’umorismo umanizza tutto e amplia la visione delle cose e spesso con i suoi sofismi crea nuove realtà, al servizio di nuovi spazi, che le religioni non vogliono ammettere!

Ridere è un atto di terapia ma anche una fonte di giovinezza. E’ qualcosa di sacro a cui dovremmo accedere tutti e di cui non possiamo fare a meno,  se vogliamo veramente vivere bene. Il riso è un elemento fondamentale della gioia di vivere. Cerchiamo di non essere attori o burattini in mano a gente prezzolata, a guru o a ideologie di fantascienzao a gichi di poteri o di soldi. Cerchiamo di non far ridere gli altri.

Se siamo noi stessi e veramente autentici il sorriso ci accompagnerà per tutta la nostra esistenza e una bella risata sarà l’alba e il tramonto di ogni giorno.

Angelo Vigliotti
Scritto da Angelo Vigliotti