Il 31 maggio 2008 viene inaugurato, dopo due anni di lavoro, il pontile di Lido di Camaiore  (Bellavista Vittoria). Stamani 5 gennaio 2016,  verso le  9. 20 del mattino passeggiavo su questo piccolo gioiello da solo (veramente da solo!). Sono salito prima sulla piattaforma superiore e poi sono sceso giù in quel semicerchio che contorna il bar, in quel momento chiuso.. In questo periodo il bar apre alle 10. Il mare era mosso e agitato, le onde erano spumeggianti……..Il mare d’inverno è qualcosa di affascinante.

Non sono d’accordo con le parole della canzone di Loredana Bertè

Il mare d’inverno

è un concetto che il pensiero non considera

è poco moderno

è qualcosa che nessuno mai desidera

Al contrario io sono partito da Prato dove pioveva incessantemente dalla notte per fare una passeggiata sulla spiaggia del Lido, per assaporare  le sensazioni di un cielo grigio, dell’assenza delle apuane e della musica del mare in tempesta. E’ vero non era il concerto di Natale di Assisi che sentivo risuonare ancora nella mia mente, non era la musica del concerto di Natale di Venezia con le belle  note di Verdi e di Rossini e quei balli struggenti nella coreografia dello spettacolo e nemmeno si può paragonare  al concerto di Capodanno di Vienna. Tuttavia  camminare solo sulla sabbia bagnata, è sentirsi parte di questo grande spazio, parte dell’oceano, è come trasformarsi in una conchiglia per esser baciata dalle onde, per essere accarezzata dal flusso e reflusso delle acque. Il mio desiderio era  di essere qualcosa  per essere abbracciato , non un  piccolo o grande pesce,  non un gabbiano o un albratos,  ma anche solo un sassolino che    dopo innumerevoli carezze prende la forma di un cuore.

In quel momento di solitudine sul pontile andavo su e giu … e guardavo l’immensità  di questo mondo grigio e tenebroso…anche la pioggia s’era fermata. E improvvisamente una signora è apparsa con un neonato in braccio e si è seduta sulla panchina  guardando  verso Ovest,verso l’isola Palmaria  e Porto Venere,dove il sole tramonta per i viareggini.. E nella mia mente  risuonavano i versi del Petrarca

Passa la nave mia colma d’oblio
per aspro mare, a mezza notte, il verno,
e fra Scilla e Caribdi;

et al governo siede ‘l signore, anzi ‘l nemico mio;
a ciascun remo un penser pronto e rio
che la tempesta e ‘l fin par ch’ abbi a scherno;
la vela rompe un vento umido,

eterno di sospir, di speranze e di desio;
pioggia di lagrimar,

nebbia di sdegni bagna e rallenta le già stanche sarte,
che son d’error con ignoranzia attorto.
Celansi i duo nei dolci usati segni;
morta fra l’onde è la ragion e l’arte:
tal ch’ i’ ‘ncomincio a desperar del porto.

La nave era l’anima del poeta in questa vita paragonata a un viaggio per mare. In questo momento esistenziale  il poeta  ha paura di non raggiungere il porto. Il mare d’inverno non gli fa vedere le stelle e quindi non appare  una guida, e il cielo gli nega anche la vista del suo amore  e tra le onde può morire sia l’arte sia il buon senso della ragione. Ma una voce mi dice  (guardando il bambino in braccio alla madre)  che bisogna andare avanti, bisogna vedere oltre le nubi, bisogna guardare al di là della siepe. Ma è solo  un attimo ….e sono di nuovo per alcuni minuti solo. E di nuovo riprendo a passeggiare avanti e indietro e di nuovo mi ritornano in mente altri versi del grande Petrarca:

 

Solo et pensoso i piú deserti campi
vo mesurando a passi tardi et lenti,
et gli occhi porto per fuggire intenti
ove vestigio human l’arena stampi.

Altro schermo non trovo che mi scampi
dal manifesto accorger de le genti,
perché negli atti d’alegrezza spenti
di fuor si legge com’io dentro avampi:

sì ch’io mi credo omai che monti et piagge
10et fiumi et selve sappian di che tempre
sia la mia vita, ch’è celata altrui.

Ma pur sí aspre vie né sí selvagge
cercar non so ch’Amor non venga sempre
ragionando con meco, et io co’llui.

Il pensiero dell’amore può essere  anche un tormento. Ma il vero amore non porta alla morte ma alla vita. E la solitudine non può essere un tormento ma una vera beatitudine dell’anima. Oggi la maggioranza delle persone è senza anima. E laddove manca un amico, è disperata, laddove c’è un po’ di pausa (dallo sport, dal lavoro, da altri impegni, da un sentimento amoroso)   va fuori di testa. Il mare d’inverso ci insegna la solitudine del cuore, il pudore delle emozioni, il contatto con la natura, il suono di un violoncello che viene dal profondo, il gusto della salsedine. Insegna  soprattutto il piacere di vivere,  accettando i ritmi del quotidiano, il volgersi delle stagioni, la quiete e  la tempesta, il senso dell’avventura e della scoperta con entusiasmo. Solo l’entusiasmo permette alle persone di superare il possibile e di affacciarsi nell’impossibile.

 

 

Angelo Vigliotti
Scritto da Angelo Vigliotti