Il viaggio della vita

 

Sento il viaggio della vita  (1)

Che segue il tempo come respirando

Mentre la tortora gaia si riposa

E  gli  occhi guardano lontano

E mi accorgo  che quando penso a te

L’ora passa  più velocemente

Anche se  tutto sembra volgersi altrove

E la mia mente prende il sopravvento

Vieni, fai un salto dalla tua stella,

Anche se  sei sempre fluttuante,

A seguire le orme rivolte al piacere.

E tutto dentro  tace, mentre mi incammino.

Mi manchi e  quella sedia è vuota

E so che   non si può vivere senza amore.

E tutto  svanisce come te

mentre la nebbia avanza nel silenzio

Porto la ferita con me  dentro la foresta

E nello spazio  solo sto evolvendo

E smarrito ascolto il canto di un uccello

Senza senso,  mentre i passi mi portano via.

Tu non puoi capire anche un paesaggio (2)

Del  gelido nord con le chiesette di campagna

Che svettano tra i campi di grano

In una pallida estate e sei come

Su una caraibica spiaggia deserta.

e  sento come se non ci fossi

E nella fantasia percorro i molteplici confini

della realtà, senza vedere ciò che vo cercando.

 

 

(1)    Il poeta è seduto in giardino, solo, a contemplare la  natura nel suo vivere  e nel suo splendore e tra i colori delle foglie  e lo svolazzare gioioso  della tortora emergono alcuni ricordi nel tempo che se ne va. il viaggio della vita è il nostro percorso esistenziale che volendo o nolendo ciascuno di noi compie durante la sua vita terrena.

 

(2)    Il paese con le chiesette di campagna nel gelido nord: siamo a sud della Svezia a Osterlen. Il nome significa “ la terra a est della strada” che è la statale 19 che da Ysthid porta a Brosard. Durante i mesi estivi questo territorio assomiglia ai caraibi per la sua straordinaria bellezza e il suo calore

.

 

e infine vidi qualcosa solo dentro il cuore,

e svanire  la mia forma come un’ombra

e perdere l’immagine del tempo

e entrare come goccia nell’oceano

Io non sapevo cosa fare e dove andare

Senza una luce, quando tenebroso mi si apri

il labirinto  con molteplici vie, invece di una strada,

nell’immenso e  rimasi quasi annichilito

Forse conviene prima,  che scenda  giù nel baratro

profondo degli affetti seguendo

il filo del destino  e poi, che io salgo su

Con la mente  in alto per trascendere il pensiero.

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Ci sono dei momenti della vita in cui siamo chiamati a “ sentire”  più che a pensare, meglio tra un sorriso e un altro, e questo può avvenire facilmente  nell’età giovanile, una età ricca di contrasti, una terra di frontiera dove i sogni e le fantasie arricchiscono la mente e dove la scoperta di qualcosa che può succedere ogni giorno può dare risposte semplici a interrogativi che in altre età sono anche complicati e complessi. Ma tutte le età sono buone.

La vita ha un senso e purtroppo segue, anche se  tu non lo vuoi, un percorso, e va avanti inesorabilmente e nessuno può fermarla. E’ un vero peccato non essere consapevoli attimo per attimo di questo tragitto.

E’ quindi interessante e   può essere un motivo  buono riflettere su ciò che si vuol fare, e dato che  in fondo siamo persone deboli e frastornate dai rumori della società e   dallo scenario del benessere, a volte vero, a volte falso, quasi sempre soffocante, bisogna  fare in modo di sbagliare il meno possibile e se alfine   si sbaglia, di superare la crisi, di non farsi travolgere dall’errore.  Questo può essere possibile solo se tu “sai” scegliere bene  e “sai”agire in piena libertà con autonomia e perché no, anche con un pizzico di orgoglio e di coraggio. Cosa dirti?

In genere di mattino, dopo un meritato riposo notturno, si aprono gli occhi e poi ci si aiuta  con un buon bagno a riprendere  contatto con le cose di ogni giorno, utilizzando  le nostre vecchie abitudini. Finalmente siamo capaci  e pronti per essere efficienti ( nel lavoro, nello studio, per un incontro ecc.). Forse è la volta giusta di svegliarsi anche nell’animo e aprirsi a qualche domanda: chi sono, dove sono,dove sto andando. E’l’ora di guardarsi allo specchio e vedersi dentro e di scegliere un sentiero aperto che possa portare a nuove esperienze, a nuove scoperte, a nuove modalità di cercare ciò che ci consente di non farci del male, nonostante che molte cose non si possono cambiare a livello esterno e nonostante che molte sofferenze non si possono superare.

C’è un momento della tua evoluzione, della tua crescita  in cui tu avverti  qualcosa o qualcuno in modo diverso. Il sentire è capire  che tu non sei solo ma sei parte di un tutto e che nel momento che senti, sei consapevole di questo. Forse  il sentire è un momento  straordinario in cui  il pensiero, l’affettività e l’istinto raggiungono il massimo della coagulazione e dell’interscambio e danno il meglio.

Tu senti bene, se sei sveglio e ti accorgi che esiste una strada che deve essere libera da costrizioni, da condizionamenti, da pressione esterne, dalle paure, dall’essere obbligato a vedere il mondo in un certo modo. Cosa hai fatto in fin dei conti? Hai guardato, hai dato un’occhiata a un particolare che ti è capitato di vedere

“ mentre la tortora  gaia si riposa

E gli occhi guardano lontano”

 

oppure  hai pensato a una  donna, alle difficoltà di una esistenza senza amore:

Ci si rende conto che la vita, fluttuante, tormentata da sogni possibili e impossibili, affamata di soddisfazioni, piena di desideri, vogliosa di piacere, bramosa anche del potere dell’io e del successo con una voglia matta di essere  considerato, ammirato, spesso non ci fa “sentire” o ci distrae per anni e anni. e ci fa continuare a dormire,

“ a seguire le orme rivolte al piacere”

 

Oppure ci fa vivere di fantasie  naturalistiche ed esotiche  e ci fa immaginare un nord freddo   come se fosse una spiaggia caraibica. A questo punto

 

“sento come se non ci fossi”

 

C’è lo smarrimento più completo e la vita può essere guidata da altre forze e il nostro cammino può essere  costellato da situazioni  difficili e incerte

 

“ e nella fantasia percorro i molteplici confini

della realtà, senza vedere ciò che vo cercando”

 

Anche se  non sappiamo dove andare e cosa fare c’è dentro di noi  una voce che  ci allontana dal tempo, fa dileguare la nostra forma e ci aiuta a rimetterci in cammino. Non è forse vero  che si può arrivare molto in alto  soprattutto quando non si sa dove si  sta andando. Il cammino  della vita offre delle opportunità  e bisogna saperle sfruttare. Se durante la ricerca di qualcosa che può essere stato una semplice gratificazione del momento o anche un successo di studio o di lavoro o  di eros  sei stato fortunato a fare un incontro  che ti ha aperto la mente e il cuore e  hai avuto l’occasione di gustare per poco  il senso profondo della gioia o l’esperienza del bello, ti accorgi  che non puoi più farne a meno per rendere la vita davvero degna di essere vissuta.

Sentire non vuol dire lottare, non significa forza di volontà, non implica sforzo o tensione ma solo stare di fronte a uno specchio e guardare, osservare, capire se stesso ed essere in sintonia  nel cuore

 

“ e entrare come goccia nell’oceano”

 

La goccia nell’oceano può  implicare una dispersione del tuo io, ma se sei consapevole è il raggiungimento di un obiettivo. Può significare risveglio della coscienza individuale nell’ambito della coscienza cosmica. E’ il “tu” unito con il tutto. E’ il “tu” che ha capito finalmente chi è. In genere un viaggio nasce da un processo di separazione, una crisi all’interno delle nostre dipendenze primarie ( il grande padre, la grande madre) e dei nostri stadi evolutivi di crescita. La crisi adolescenziale dovuta al passaggio dall’infanzia alla maturità rappresenta uno spazio favorevole per riflettere a livello personale ( e forse è la prima volta che c’è questa opportunità) sulla possibile scelta di una strada che  ci porta  verso un certo tipo di autorealizzazione  e non verso zone paludose o mete sbagliate. 

Altri momenti di crisi  sono i traumi dovuti alle perdite e ai cicli di vita.

Non si può essere un viaggiatore della vita alla ricerca di qualcosa che può essere la cosa più bella se non si conosce l’obiettivo, la finalità, lo scopo del nostro cammino.

E poi bisogna fermarsi ogni tanto e fortunatamente alcuni periodi della vita ci costringono anche biologicamente a una pausa di riflessione. E’ il tempo del dialogo con il nostro  sé, il tempo della moderazione, per non lasciarsi abbagliare dalla luce.

La mente entra nel cuore penetrandolo  attraverso la frequenza con cui noi ascoltiamo noi stessi. Questa modalità genera una abitudine che si consolida nel tempo e diventa una cosa naturale, spontanea che scorre nel nostro mondo interiore senza che ci si rende conto.

In fondo qualsiasi riflessione su noi stessi non può vagare  senza porre una particolare attenzione che possa far giungere poi a una conclusione.

Il viaggio deve essere interno ed esterno e non c’ è bisogno nemmeno di un sentiero da percorrere, una volta che la luce è entrata dentro di noi. Senza la luce siamo smarriti e nel rapporto con gli altri e con tutta la vita che sta attorno a noi riflettiamo l’amore che abbiamo  per noi stessi, amore umile non narcisistico, semplice non velleitario, generoso non opportunistico, aperto ed empatico e scevro da qualsiasi condizionamento.

Senza la conoscenza di se stessi, siamo come delle cavallette  o  membri di un branco, o figli di una idea, che non è nostra. Andiamo là dove gli altri ci portano seguendo false credenze e discutibili certezze e attaccandoci a qualsiasi cosa.

Immagina un albero, qualsiasi albero Esso ha radici, un fusto e una chioma. Cresce dal basso verso l’alto, dalla terra al cielo, dalla natura allo spirito. Io ti invito in questo viaggio di crescita, in cui dopo aver scoperto e superato  il labirinto, rappresentato dalle radici e dalla notte oscura della sofferenza, tu ti avvicini al sole.  Il primo passo è staccarti dalla terra.

 

“Io non sapevo cosa fare né dove andare

Quando tenebroso mi si aprì il labirinto”

 

 

Finché  giriamo tra le radici siamo legati a molteplici sentieri. Pensiamo, anzi siamo convinti di essere liberi, e invece siamo dei ciechi, viviamo nel buio con l’unica certezza di avere dei legami così profondi e un attaccamento verso gli oggetti tanto ostinato da farci perdere il senso dell’equilibrio e di una sana visione delle cose.

E’ un dramma personale perché l’oggetto del nostro legame  è   l’oggetto del nostro desiderio che se non viene raggiunto non dà soddisfazione, ma ammesso che venga raggiunto, il piacere può essere effimero perché poi si vive con la paura di perderlo .

Per ogni attaccamento che abbiamo si paga un prezzo  molto alto  di amarezza e di sconforto. Difficilmente in questo modo si troverà la strada  vera che porta in alto. Fermarsi serve a questo, oltre a recuperare un po’ di respiro, aprire la mappa  del nostro territorio e focalizzare il labirinto che ci tiene prigionieri e ci fa girare intorno al problema confondendoci e portandoci all’impotenza, alla rabbia , alla paura e quindi a una tempesta emotiva e a un caos istintuale.

Dentro di noi c’è il bambino che vuole esplorare, che è curioso, a volte iperattivo ed egocentrico, che si annoia con i soliti giochi, che è ricco di entusiasmo. Bisogna solo aprire la porta a questo bambino interiore che ha voglia di crescere e di andare alla scoperta del mondo. Uscire fuori dallo stesso percorso, dalle stesse abitudini, dagli stessi schemi vuol dire non morire lentamente ma scoprire se stessi e riprendersi in mano la vita. Fare questo viaggio è come salire su una scala che porta verso l’alto. Si può anche soffrire man mano che si passa da un gradino all’altro perdendo un legame per volta, un attaccamento dopo l’altro. Ma il bello che vedrai dovunque ha un fascino grandioso e la magia che susciterà sarà tremenda e incredibile e sarai sedotto dal mistero della vita.

E ti accorgerai di essere in uno stato di grazia, felice senza sapere il perché, ti accorgerai che in fondo non hai perso l’oggetto del tuo legame ma questo non ti dà più ansia, paura, insoddisfazione, perché godi anche di tutte le altre parti di cui è composto l’universo. Andando verso l’alto vedrai di più, capirai di più, e sarai meno programmato e anche  la dittatura del pensiero sarà meno ingombrante dato che avanzerà la comprensione del cuore.

 

“Forse conviene che io salga su

Con il pensiero in alto….

Ma prima che scendo giù  nel baratro profondo”

A volte conviene avere il coraggio di perdersi per ritrovare la strada e il viaggio iniziarlo  così non solo con l’intelletto ma anche con il sentimento, facendo delle esperienze di ogni giorno il libro di un amore vissuto  e dato.

Mio caro ci sono tanti viaggi e tanti modi di viaggiare. Non devi preoccuparti. In fondo non è importante conoscere il porto della tua destinazione. E’ importante il viaggio in se stesso e viaggiare cioè la conoscenza di noi stessi. Svegliati ora, subito. Non c’è bisogno nemmeno  di prendere e caricarti il tuo bagaglio che potrebbe essere ingombrante. Intraprendi il cammino e qualsiasi sentiero andrà bene. Anzi anche una terra senza sentieri ti può essere utile e di sommo aiuto. Non so se accadrà ma  se sei sveglio durante il cammino,  un occasione qualsiasi, una opportunità nascosta anche una foglia che libra nell’aria o un tocco di ali di farfalla, può illuminarti. Devi essere solo libero da ogni legame che tiene prigioniero la tua mente.  Con una mente libera e un cuore puro vedrai la luce.

La tua sarà una esperienza semplice ma di alta profondità che può essere assimilata allo stupore e alla meraviglia di un bambino che continuamente scopre il mondo nella sua avventura quotidiana di crescita;  alla curiosità di chi osserva la natura integra e ricca di fascino  con occhi diversi non fagocitati dall’abitudine e dalla certezza  che tutto avviene  e scorre come sempre; al rapporto tra il sacro e il profano che alberga in ogni luogo; alla possibilità che il tuo cuore possa cavalcare il tuo pensiero e farti vivere intensamente la vita di ogni giorno e  il  mistero che  penetra l’universo. All’inizio e alla fine del  viaggio della vita tu non vivi l’opposto. Non che da attivo diventi passivo o da passivo diventi attivo. In questo cammino sei entrambe le cose, tu vivi la realtà senza fuggire e senza  essere corrotto da essa. Solo così arriverai alle cime più alte.

Angelo Vigliotti
Scritto da Angelo Vigliotti