Influenza del comportamento dei genitori sulle abitudini alimentari nei primi anni di vita

di Silvia Scaglioni

Clinica Pediatrica Ospedale S.Paolo, Università degli Studi di Milano

Alimentazione nei primi anni di vita

Le abitudini alimentari acquisite durante l’infanzia persistono nella vita adulta e ne condizionano la salute. Fattori innati, acquisiti ed ambientali sembrano giocare contemporaneamente ruoli fondamentali nell’apprendimento ed nell’autoregolazione dell’alimentazione.

Il bambino è predisposto geneticamente a preferire cibi dolci e salati al posto di altri aspri ed amari. Le reazioni al cibo, infatti, sono facilmente osservabili nei lattanti che reagiscono positivamente, con espressioni compiaciute, quando assaggiano per la prima volta cibi dolci e negativamente quando invece assaggiano cibi amari.

Le preferenze innate dell’individuo vengono ben presto condizionate dalle precoci esperienze che il bambino compie, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo. Altra caratteristica che in tale ottica contribuisce alla formazione delle preferenze è la densità energetica: si preferisce l’alimento ad elevata densità che ai fini della sopravvivenza risulta più vantaggioso per l’organismo. Il lattante ha una innata capacità che, in condizioni di alimentazione equilibrata  gli consente di regolare il suo intake energetico; per esempio,  il cambiamento di una formula di latte adattato da bassa ad alta densità, determina un’assunzione inferiore di formula con conseguente introduzione invariata di energia per unità di peso.

Gli studi di Clara Davis hanno dimostrato che all’età di 1-3 anni l’intake energetico è adeguato quando vengano offerti cibi elementari, non raffinati e ricchi di fibra alimentare. Assumendo cibi semplici, i bambini scelgono la loro dieta e hanno una crescita regolare senza il bisogno di istruzioni da parte degli adulti. Con l’offerta ripetuta di altri tipi di cibi, il bambino apprende nuovi elementi e nuovi gusti e si ha una modificazione dell’intake energetico. In questo modo il fattore ambientale costituisce l’elemento chiave dell’acquisizione o perdita del controllo ed dell’autoregolazione dell’alimentazione.

A partire dall’età di 2 anni si sviluppa fisiologicamente la “neofobia” definita come la paura nei riguardi di un nuovo cibo, che tende a rendere sempre più monotona la dieta qualora i genitori non siano sensibilizzati a dare il buon esempio ed a continuare a stimolare i bambini con nuovi sapori in un ambiente piacevole(1-2).

Il ruolo della madre

Sin dall’allattamento, la madre rappresenta il cardine delle scelte e delle abitudini alimentari dei propri figli. E’ importante che ogni madre impari ad interpretare i bisogni del lattante ed a rispondere adeguatamente  alle sue richieste. Una madre confusa ed iperansiosa può tendere a mascherare la propria insicurezza offrendo cibo in maniera indiscriminata. Questo comportamento produce un bambino confuso che non è in grado di differenziare la fame da altre sensazioni sgradevoli.

La capacità del lattante di regolare l’intake è condizionata dall’azione di freno e  controllo esercitati sul cibo dalla madre. I bambini le cui madri  attuano un elevato controllo sull’intake di alimenti sono meno capaci di autoregolarsi.

Anche negli anni successivi, i pasti quotidiani rappresentano momenti di interazione tra bambino e mamma. Il controllo esercitato dalla madre su qualità e quantità di intake provoca una minore abilità del bambino nell’autoregolazione; indirettamente, l’incapacità di controllare la propria alimentazione conduce il bambino a scelte sbagliate e al rischio di accumulare adiposità in eccesso.

Un ruolo particolare è svolto da mamme che si preoccupano del proprio peso o che vivono con la paura di ingrassare e controllano la propria alimentazione (8 e 9). Queste esercitano pressioni soprattutto sulle figlie femmine causando squilibri nell’alimentazione e favorendo l’insorgenza di disturbi del comportamento alimentare. La mamma, inoltre, assume maggior controllo ed esercita maggiori pressioni nella dieta del figlio quando questi è in sovrappeso, più che in sottopeso (3).

Influenza dell’ambiente: la famiglia

Nel contesto dell’esperienza alimentare, durante i primi anni di vita, comunque entrambi i genitori giocano un ruolo particolarmente importante. Esistono molte variabili all’interno del contesto familiare che possono influenzare il comportamento alimentare dei bambini e di conseguenza il loro peso corporeo. Le abitudini alimentari dei genitori, la disponibilità di cibo e le strategie di nutrizione utilizzate conducono i bambini a sviluppare preferenze verso taluni cibi rispetto ad altri, condizionando di conseguenza l’intake calorico.

Spesso i genitori, in assoluta buona fede, ricorrono a tattiche errate per convincere i figli ad includere od escludere determinati alimenti nella loro dieta e ad indirizzare le scelte alimentare.

Atteggiamenti familiari costanti di controllo su cosa e come mangiano i figli o altre “tattiche” per costringere a mangiare determinati alimenti, possono contribuire allo sviluppo di sovrappeso nei bambini e avere quindi un effetto negativo.

Il controllo che i genitori esercitano in ambito alimentare sembra riconducibile a due aspetti fondamentali (3): restrizione, riferita all’accessibilità al cibo ”spazzatura” e alla quantità totale quotidiana di cibo  e  pressione, intesa come costrizione a mangiare di più in generale, ma in particolare alimenti salutari come frutta e verdura.

La tattica della restrizione ha numerosi effetti negativi a breve e lungo termine: determina una esagerata attenzione per il cibo, non favorisce lo sviluppo di una normale autoregolazione del bambino che, in assenza di controlli e pressioni, tenderà ad eccedere e ad assumere una dieta più ricca sia di alimenti salutari che di junk food.

La pressione esercitata sull’assunzione di frutta e verdura ottiene l’effetto contrario: ne diminuisce l’assunzione e conduce  verso abitudini non sane (5).

Anche l’utilizzo del cibo per modificare un comportamento determina un effetto paradosso. “ Se mangi la frutta avrai un premio” è la tipica frase che utilizza il genitore per convincere il bambino a mangiare cibi sani, ma si presenta efficace solo a breve termine; infatti, associando sempre atteggiamenti positivi dei genitori con l’intake di frutta e verdura, si rischia di ottenere a lungo termine l’effetto contrario e si rinforza l’immagine negativa che il bambino ha di quel determinato alimento (4,6).

Utilizzare il cibo per modificare un comportamento è negativo perché sposta il cibo dal suo ruolo di saziare la fame, favorisce una problematica relazione con l’alimentazione e determina più scarso livello di autostima e soddisfazione del proprio corpo.

Anche mangiare separatamente dai figli o preparare piatti diversi per i bambini non è educativo, in quanto al bambino manca un riferimento adulto e quindi tenderà a rifiutare ciò che gli viene proposto.

Comparazioni tra bambini “grassi” e bambini “magri”, soprattutto tra fratelli e associazioni di determinati cibi all’essere magri e altri all’essere grassi, favoriscono lo sviluppo di vergogna del proprio aspetto corporeo, paura di ingrassare con conseguente tendenza a fare digiuni, “dieting” ed eliminazione di categorie alimentari.

Le restrizioni e le pressioni esercitate dalla famiglia hanno, quindi, come conseguenza lo sviluppo di preferenze per cibi ad alto contenuto energetico e di grassi, accompagnate da negazione al variare dei cibi e alterazione della risposta alla fame e alla sazietà (7).

I cambiamenti del rapporto con il cibo

Le conseguenze della restrizione dell’accesso al cibo provoca nei bambini un serie di cambiamenti del rapporto con l’alimentazione. L’importanza che i genitori pongono su peso ed aspetto fisico determinano un’aumentata attenzione per i cibi, che possono risultare più attraenti. Se da una parte il bambino impara a riconoscere quali siano i cibi più “salutari”, dall’altra parte tenderà a consumare di più quei cibi su cui viene posta restrizione. L’eccesso degli alimenti “spazzatura” altera il normale senso di fame e sazietà, provocando continua ricerca di cibo anche in assenza di fame. Ne derivano scarso autocontrollo ed incremento di peso, soprattutto nelle femmine tra i 5 e gli 11 anni; le conseguenze a lungo termine della restrizione sono rappresentate da comportamenti alimentari simili a quelli degli adulti sovrappeso con emotional overeating e sintomi di of  binge eating disorders.

La bassa autostima, la passività alimentare, la depressione che derivano da una sofferenza per la sproporzione tra peso reale e peso ideale sono fattori di rischio per lo sviluppo di obesità, disturbi del comportamento alimentare ed anche assunzione di sostanze stupefacenti.

La decisione di perdere peso, per la distorta immagine corporea di sé stessi, sfocia frequentemente in condotte alimentari esasperate riconoscibili come alla base dei disturbi del comportamento alimentare: selettività, esitamento, rifiuto, alimentazione caotica (10) e restrittiva, disfagia funzionale fino al vomito, perdita di appetito secondaria a depressione.

Suggerimenti per prevenire obesità e favorire un corretto rapporto con il cibo  

E’ ormai accertato che sovrappeso ed obesità in età evolutiva e rappresentano un fattore di rischio per obesità in età adulta e sviluppo di patologie cardiovascolari. Nel 2006 la Società Italiana di Pediatria ha promosso la realizzazione di una Consensus su Prevenzione, Diagnosi e Terapia dell’Obesità Essenziale del Bambino e dell’Adolescente (11) a cui hanno partecipato rappresentanti di: Società Italiana di Pediatria, Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica, Società Italiana di Nutrizione Pediatrica, Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza, Società Italiana di Medicina Preventiva e Sociale, Associazione Culturale Pediatri e Federazione Italiana Medici Pediatri. Accanto a indicazioni per la diagnosi e la terapia vengono forniti utili suggerimenti per la prevenzione. La prevenzione viene definita l’approccio con il miglior rapporto costo-beneficio per il controllo dell’obesità in età pediatrica e, nel futuro, dell’età adulta e si suggerisce venga attuata su tutti i fattori causali.

Nei Paesi industrializzati la maggioranza dei bambini è esposta a fattori ambientali che favoriscono lo sviluppo dell’obesità. E’ quindi necessario, oltre agli interventi specifici nelle famiglie, nelle scuole e nell’ambiente medico, un approccio preventivo universale la cui responsabilità spetta di diritto-dovere all’amministrazione politica, in accordo con le Società Scientifiche.

La responsabilità dell’attuazione degli interventi preventivi va demandata a genitori, insegnanti e dirigenti scolastici, pediatri, operatori ed associazioni sportive, operatori dei dipartimenti di Prevenzione e Sanità Pubblica, Unione Consumatori, e organismi amministrativi.

Perché gli interventi abbiano un risultato efficace sul lungo periodo, essi devono essere integrati e coordinati a livello regionale e nazionale.

Responsabilità ed interventi preventivi

Come anche sottolineato anche dall’AAP e dall’AHA i genitori sono responsabili dell’alimentazione dei loro figli e devono essere sollecitati dai pediatri a fornire un buon esempio ai loro figli sia nei riguardi dell’alimentazione che delle abitudini di vita.

Il primo intervento concreto è rappresentato dall’allattamento al seno, esclusivo per i primi sei mesi di vita, e comunque protratto se possibile per tutto il primo anno di vita, seguito da sane abitudini alimentari per tutta la famiglia.

Vengono fornite alcune raccomandazioni:

  • –    Consumare la prima colazione.
  • –    Consumare il maggior numero di pasti possibile in famiglia.
  • –    Utilizzare piatti di piccole dimensioni e porzioni moderate.
  • –    Condividere le scelte alimentari con i figli le scelte per una corretta alimentazione..
  • –    Evitare di utilizzare il cibo come premio o castigo.
  • –    Evitare la proibizione di alcuni alimenti.
  • –    Evitare l’uso di bevande dolcificate al posto dell’acqua ed ai pasti.
  • –    Evitare l’uso dei succhi di frutta come sostituti della frutta.
  • –    Incrementare l’uso di frutta, verdura, ortaggi e legumi nell’alimentazione abituale della famiglia ( si consiglia di assumere 5 porzioni al giorno tra frutta e verdura e 3-4 volte alla settimana i legumi).

Per quanto riguarda la prevenzione della sedentarietà si consiglia di controllare l’uso della TV e dei computer da parte dei figli,  di spegnerla durante i pasti, limitare il tempo di TV a non più di due ore al giorno e spiegare ai bambini il vero scopo degli spot pubblicitari.

Il pediatra ha il compito di collaborare con i genitori illustrando le conseguenze dei vari comportamenti ai genitori per promuovere ciò che è più vantaggioso per la salute dei loro figli e puntando sul loro ruolo di modello.

La periodica rilevazione delle abitudini alimentari (almeno una volta all’anno) consentirà di effettuare una educazione nutrizionale mirata per ottenere una alimentazione adeguata alla spesa energetica e bilanciata.

Una adeguata assunzione di carboidrati complessi e fibre dovrebbe essere consigliata sin dallo svezzamento; i carboidrati sono la principale fonte di energia e dopo i tre anni dovrebbero coprire il 55-60% delle calorie quotidiane, privilegiando gli zuccheri a basso indice glicemico.

L’assunzione di lipidi dovrebbe scendere gradualmente dal 50% dei primi sei mesi di vita al 30% all’età di un anno e tendere gradualmente al 25% a partire dai 2 anni .

L’apporto di alimenti dovrà essere suddiviso in 4-5 pasti al giorno evitando i digiuni.

Consigliare la pratica di regolare attività fisica e lo sviluppo di uno stile di vita attivo fornendo informazioni sugli effetti positivi dell’esercizio fisico sulla salute dei bambini.

Spiegare ai genitori che alcune caratteristiche del bambino che sviluppa obesità quali bassa autostima, passività, depressione e sofferenza per sproporzione tra   peso reale e ideale sono terreno fertile anche per lo sviluppo di disturbi del comportamento alimentare ed assunzione di sostanze stupefacenti. L’obiettivo che ci si pone è quindi quello di una “prevenzione globale” non solo nei riguardi dell’obesità.

Bibliografia

1. Cooke L. The development and modification of children’s eating habits (2004) British Nutrition Foundation Nutrition Bulletin 29, 31-35.

2. Cooke L., Wardle J.& Gibson EL (2003) The relationship between child food neophobia and everyday food consumption . Appetite 41, 205-6.

3. Birch L.L.  Fisher J. O.Markey C. N. Grimm Thomas K, Sawyer R., & Jonhnson S. L. (2001) Confirmatory factor analysis of The Child Feeding Questionnaire A measure of parental attitudes beliefs and practices about child feeding and obesity proneness. Appetites 36, 201-210.

4. Sherry B, McDivitt J, Birch LL, et al. (2004)Attitudes, practices, and concerns about child feeding and child weight status among socioeconomically diverse white, Hispanic, and African-American mothers. J Am Diet Assoc;104:215-21.

5. Fisher J. O. & Birch L. L. (2002) Eating in the absence of hunger and overweight in girls from 5 to 7 y of age. American Journal of Clinical Nutrition 76, 226-31.

6. Birch L.L. (1980) Effects of peer models’ food choices and eating behaviors on preschooolers’ food preferences. Child Development, 51, 489-496.

7. Brown R, Ogden J (2004) Children’s eating attitudes and behaviour: a study of the modelling and control theories of parental influence Health Education Research Vol. 19 n 3 261-271.

8. Lori A.Francis, ScottM.Hofer and Leann L.Birch (2001) Predictors ofmaternal child-feeding style: maternal and child characteristics Appetite 37, 231±243.

9. Shunk JA, Birch LL (2004)Girls at risk for overweight at age 5 are at risk for dietary restraint, disinhibited overeating, weight concerns, and greater weight gain from 5 to 9 years. J Am Diet Assoc. Oct;104(10):1546-7.

11 Obesità del bambino e dell’adolescente: Consensus su prevenzione, diagnosi e terapia. 2006 www.istitutoscottibassani.it

12    Gidding SS, Dennison BA, Birch LL, Daniels SR, Gillman MW, Lichtenstein AH, Rattay KT, Steinberger J, Stettler N, Van Horn L; American Heart Association. Dietary recommendations for children and adolescents: a guide for practitioners. Pediatrics. 2006 Feb;117(2):544-59.

13    Gidding SS, Dennison BA, Birch LL, Daniels SR, Gillman MW, Lichtenstein AH, Rattay KT, Steinberger J, Stettler N, Van Horn L; American Heart Association; American Academy of Pediatrics. Dietary recommendations for children and adolescents: a guide for practitioners: consensus statement from the American Heart Association. Circulation. 2005 Sep 27;112(13):2061-75

Angelo Vigliotti
Scritto da Angelo Vigliotti