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L’inizio e la fine

3 gennaio 2009. Mi trovavo all’ospedale ” misericordia e dolce ” di Prato per due episodi familiari. Mia  nipote alla 34 settimana di gravidanza ( sette mesi e mezzo)   viene trasferita dall’ospedale di Pistoia a Prato per gestosi del terzo trimestre. A Prato i colleghi di ginecologia e ostetricia avevano programmato un parto cesareo pilotato per evitare complicazioni alla madre e al nascituro. All’osservazione ecografica  il peso risultava  di 2 kg circa.Il marito di mia nipote, i prossimi nonni e anch’io eravamo in attesa, in parte preoccupati, in parte sereni. Dopo un’ora ( erano le 22.15 ) si vede uscire un infermiere che su un carrelo porta un fagottino e passa velocissimo nel corridoio senza dire niente. Ci siamo guardati tutti un pò perplessi! Il padre inizia a piangere e si chiede cosa sarà successo. L’infermiera presente nel reparto si interessa del problema e dopo un pò   chiarisce che è nata una bambina ed è stata portata nel reparto neonatologia. Una bambina di 2 kg ma vitale. Finalmente si rompe l’ansia e l’agitazione. Bastava che una persona dell’equipe, appena nata la bambina, si affacciava  alla porta dicendo queste parole ( o molto simili):  “è nata una bambina, piccola ma  tutto è a posto,  l’intervento è riuscito, auguri al babbo, la mamma si sta riprendendo. Fra poco il babbo potrà vedere la neonata e la sua compagna”

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alba ( in un paesaggio con nuvole)

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alba ( in un paesaggio sereno)

Niente! sono solo poche parole e potevano al massimo far perdere  solo pochi secondi di tempo!  Nessuno è uscito, nessuno si è curato  che accanto alla sala asettica della chirurgia ci fossero delle persone in attesa di sapere qualcosa sulla nascita,del bambino ,  sull’andamento dell’intervento alla madre. In contemporanea nella stessa ala dell’ospedale ma al quarto piano  (chirurgia) era ricoverato il fratello di mio suocero ( 89 anni):  tumore invasivo, ossigeno, flebo. Era in attesa della fine. Sono passato  a trovarlo e ho chiesto alla moglie come  andava e lei mi ha risposto: stiamo in attesa che muoia. e mi racconta che in mattinata  alla visita di routine  una dott.ssa di turno  ha esclamato: ” non è ancora morto?” Nello stesso giorno due episodi che fanno riflettere. Non dico nulla sull’esperienza dei colleghi e sulla tecnologia usata.Validissima, scientificamente appropriata.  Tutto bene. Alla piccola prematura c’è l’incubatrice, all’anziano affetto da tumore c’è l’ossigeno: Mi spiace solo la mancanza del rapporto umano. Mi affligge l’animo, la scorrettezza, la non buona educazione, la insensibilità e forse l’ignoranza di alcuni colleghi.

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due immagini di tramonto
L’inizio e la fine di una vita  ( nelle immagini sono rappresentati dall’alba e dal tramonto) sono eventi importanti e fondamentali : la gioia e il dolore vanno considerati con il massimo rispetto perchè entrambi hanno alle loro spalle l’attesa, l’ansia, la preoccupazione ed entrambi possono essere liberatori  di una tensione interiore.L’inizio e la fine formano un intervallo bellissimo che è la vita e questa pausa noi possiamo chiamarla “amore”. Proprio perchè con l’inizio della vita entra in noi anche il senso della morte  ( attraverso i continui cicli di separazione e perdita) non possiamo perdere l’occasione di sviluppare dentro di noi un grande amore, l’amore per questa vita e l’amore per noi stessi e per gli altri. Alla nascita in genere nessuno ci pensa… si pensa ad assicurare la vita con una buona polizza ( fatta di lavoro, di denaro, di potere). Peccato perchè in questo modo si può vivere fisicamente e socialmente bene (  fino a un certo punto e se sei fortunato, con una casa di tua proprietà, una famiglia, una convivenza, un lavoro, una professione, i figli). Ma ti sei mai chiesto  ( e lo dico anche a me stesso)  perchè in questo modo perdi o  hai perso l’amore? Perdendo  l’incontro tra l’inizio e  tra la fine, perdi l’amore, perchè  non vivi nel presente (  il presente è  l’unico momento che ti fa vivere questo  incontro). Inoltre  tu  vivi solo con la testa e non con il cuore. Tu dimentichi che il cuore serve  a disintossicarti, ad evitare gelosie, invidie, rancori, ostilità ed ira. E poi se hai  la vita e la morte sempre presenti, tu dai il massimo e ogni giorno è come se fosse l’ultimo giorno della tua vita.  Tu non solo assapori la gioia ma vivi dentro la gioia con la capacità di trasformare le tue negatività in eventi positivi e la tua debolezza in ricchezza interiore enorme, il tuo pessimismo in ottimismo e il veleno in miele.Vivendo nell’amore tu impari a condividere con l’altro ( il tuo compagno, il tuo amico, la tua sposa, un  qualsiasi persona che tu senti accanto a te, vicino o lontano che sia ),  superando il senso dell’accumulo, impari a condividere il positivo, il bello che è in te, la grazia  e la compassione che tu vivi. Non aspettarti un “grazie” sii contento solo del fatto  che l’altro ti ha permesso di condividere qualcosa con te.  Alla fine in questo dialogo quotidiano  tu riesci a comprendere che  l’amore e l’egoismo non possono coesistere.Nell’umiltà, nella mitezza, nella pazienza alberga il vero amore, si sviluppa il grande amore.

Angelo Vigliotti
Scritto da Angelo Vigliotti