Quo vadis Italia?  una bandiera a 4 colori ( un sogno!)

Dante nel canto sesto del “Purgatorio” ( vv. 76-87) parla dell’Italia di allora:

Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello!
      Quell’anima gentil fu così presta,
sol per lo dolce suon de la sua terra,
di fare al cittadin suo quivi festa;
      e ora in te non stanno sanza guerra
li vivi tuoi, e l’un l’altro si rode
di quei ch’un muro e una fossa serra.
      Cerca, misera, intorno da le prode
le tue marine, e poi ti guarda in seno,
s’alcuna parte in te di pace gode.

Una situazione insostenibile.  l’Italia del suo tempo, dilaniata da lotte intestine, nido di corruzione e di decadenza, come se fosse una bestia selvaggia contraria ad ogni disciplina e ad ogni legge. Una Italia asservita agli interessi di signori arbitrari, luogo di sofferenza, priva di un governo autorevole e in balia degli eventi.  Gli ecclesiastici, invece di dedicarsi alle cose sacre, si appropriano del potere laico. Una Italia nell’anarchia. Dopo 800 anni siamo  ancora nello smarrimento ideologico,  con disonestà a tutti i livelli, non rispetto delle regole, passività patriottica, mancanza di socializzazione e di libertà, servilismo plebeo, mafia, ‘ndrangheta e camorra, malversazione  e litigiosità senza fine.

Un sogno? una bandiera a 4 colori.

Proporrei di cambiare  ( è  solo un sogno!) la bandiera tricolore  e mettere una bandiera di 4 colori:
il rosso ( simbolo della libertà),  il verde ( simbolo della giustizia), il blu ( simbolo della temperanza  e della pace) e il giallo ( simbolo della solidarietà).

1. – la libertà ( colore rosso)
la libertà è il valore supremo di un individuo e consiste nel ricercare il proprio benessere,, la propria realizzazione senza danneggiare l’altro, senza privare l’altra persona della stessa aspirazione e senza ostacolare il percorso di coloro che cercano di ottenerla. Uno stato non tirannico può esercitare il potere su un individuo solo per difendere l’altro, solo per salvaguardare una comunità. Una legge non deve essere portatrice di una verità assoluta di qualsiasi tipo ( religiosa, ideologica, massonica, opinionistica,  fatta di credenze, legata al senso comune) ma solo servire a proteggere il singolo e l’incolumità sociale.. Quando una maggioranza va al potere democraticamente non può utilizzare il potere per  fare leggi  contro la libertà. Un partito o una coalizione al potere,  in uno stato piccolo o grande che sia, per non calpestare il  diritto alle libertà individuale, ha solo il compito di far rispettare le leggi ( eque e  non anticostituzionali),dare garanzie di sicurezza la cittadino e  difendersi dai nemici esterni. Qualsiasi potere , anche il più democratico deve essere sempre controllato. Questo è lo stato di diritto, fondato su una costituzione democratica e liberale. Uno stato di diritto deve garantire uno spazio in cui la libertà può manifestarsi. In questo modo la libertà individuale è un diritto e un dovere. Solo cos’ si può creare uno spazio politico in cui gli uomini possono vivere, convivere e manifestare le proprie idee senza essere perseguitati.
2. – La giustizia   ( colore verde)
e’ il secondo valore su cui si basa la convivenza sociale e civile. Molti hanno paura della libertà perché essa è un impegno primario di conoscenza e implica una ricerca continua del sapere, necessita di una trasformazione interiore e di una visione della vita non rivolta al particolare, mal all’universale ed eticamente sostenibile. Fortunatamente c’è la “giustizia” un valore che cerca di sanare i dubbi, le perplessità, le paure individuali e collettive.. La giustizia cerca di far camminare la libertà nei binari consentiti perchè l’uso eccessivo della libertà diventa libertinaggio, aggressività, dominio sull’altro. Ad esempio se io metto un rifiuto tossico nel mio campo (  nascosto sotto la terra di mia proprietà) io non rispetto l’ambiente, non rispetto  la comunità del mio territorio ( quel rifiuto tossico potrebbe inquina una falda acquifera). Se poi nel campo coltivo prodotti alimentari  che metto in vendita, io mi comporto  come  un criminale. La giustizia deve modulare il potere esecutivo con equilibrio legislativo, cercare di creare interessi diversi in modo da non uniformare le masse e consentire creatività teoriche per dare slancio a idee che si devono muovere per migliora la comunità e non per l’interesse dei singoli.
La giustizia deve rispettare il  principio  fondamentale della libertà che si basa sulla possibilità di fare ciò che non nuoce all’altro, di agire nel rispetto delle regole, di “essere e di esistere”  come una persona umana  e non come un robot o come uno schiavo e di poter accedere alla conoscenza e ai vari tipi di sapere. La giustizia deve dare delle regole alla libertà per favorire l’uguaglianza nei rapporti sociali evitando l’ecco di uguaglianza che rende passivi e ignavi un popolo come è successo nel comunismo in cui l’uguaglianza paritaria ha distrutto la libertà del singolo.
La giustizia deve praticamente difendere  la costituzione ( in questo caso la nostra costituzione democratica e libertaria) che riconosce in tutti pari dignità, con la legge che è uguale per tutti. In questo modo la regola non diventa un limite, una restrizione, un blocco,  un argine insormontabile, una provocazione, un danno una patologia, ma  la regola protegge noi stessi e la nostra libertà dall’anarchia e dall’ingiustizia. Compito di ognuno di noi è rispettare la legge e le sue conseguenze pratiche nell’economia e nel commercio e nei rapporti interpersonali.

3. – La temperanza ( colore blu)

E’ la moderazione del potere sia politico che individuale. L’ avidità rende qualsiasi potere tirannico anche se democratico eletto. In ogni cosa c’è una giusta misura. La libertà eccessiva sfocia nell’anarchia, nel caos, nella mancanza di qualsiasi rispetto verso gli altri:   La giustizia in eccesso porta allo giustizialismo. Un parlamento “temperante” fa buone leggi. Se servono 10 leggi non ne fa 100. La moltitudine di leggi rende impraticabile la giustizia e favorisce il più forte, il più ricco, il più dotato, il più scaltro. La temperanza rende il potere capace di equilibrio nell’uso dei beni e chi sta a capo delle istituzioni più onesto. La temperanza  stimola l’autodisciplina a livello individuale e a livello sociale apre alla tolleranza, al rispetto per l’altro, per il diverso.
A livello economico delle banche e dei mercati favorisce lo scambio delle merci e il guadagno del denaro  con onestà, amministrato con avvedutezza, usato per il bene non solo individuale e per il clan ma anche per  il gruppo , la comunità con apertura alle necessità sociali (disabilità, povertà, emarginazione.  La tolleranza in politica è fondamentale perché evita il fondamentalismo e tutto il gruppo degli “…..ismo”: proibizionismo, isolazionismo, vittimismo, capitalismo, socialismo, comunismo, laicismo….ecc.).  Essa dovrebbe sradicare le chiese dalla politica. Laddove c’è una chiesa di qualsiasi tipo ( cristiana, mussulmana, induistica, buddistica, ebraica ecc.), agganciata alla politica, lì c’è un disastro, c’è la tempesta,  c’è la guerra, c’è mancanza di libertà, c’è doppia morale,  c’è la paura, c’è  il blocco della conoscenza, c’è  la selezione gerarchica,  c’è il pregiudizio, c’è  lo stereotipo e la mancanza di etica.  Credere in Dio è stupendo e la chiesa deve esistere e deve avere il suo spazio  ma fuori e lontano  dal potere politico. Temperanza non vuol dire equidistanza tra comunismo e capitalismo, tra destra e sinistra,  tra garantisti e colpevolisti, tra clericali e anticlericali,  ma uso equilibrato  del potere, coraggio di decidere in modo sereno e appropriato, .lotta per garantire il benessere degli individui e la pace sociale.  
Il politico “ temperante” è colui che difende il principio della  responsabilità individuale ma anche della responsabilità collettiva,  è colui stimola la varietà delle risposte e non l’uniformità, che ama l’antagonismo e non l’armonia basata sulla passività, sull’ignoranza, sul clientelismo, sul “vivi e lascia vivere” , è colui che sostiene il pluralismo dei punti di vista, e infine è anche colui che può dire e affermare come Voltaire: disapprovo quel che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo. Il politico temperante fa scoprire la politica, la fa amare , evita di portare nelle persone e nei cittadini, delusione, distacco, rifiuto e ostilità. La politica riprende la sua bellezza e diventa uno strumento nobile per tracciare il cammino di uno stato. In questo modo anche ciò che sembra irraggiungibile diventa possibile. E allora le persone sono coinvolte in questo sogno, in questa utopia: Ogni programma politico  deve essere ragionevole ed efficace, deve avere i piedi per terra, ma deve guardare anche il cielo e portare con sé una passione condivisibile e accettabile, un sogno per coloro che accettano il programma. Una visione della vita con un significato profondo  che porti alla pienezza dell’essere e non all’aberrazione di un potere che può diventare dannoso se resta incontrollato. Forse in questo modo, nella coscienza di molti individui lo stato rappresenta una forza positiva  in costante divenire nelle relazioni sociali ed economiche e forse in questo modo l’indifferenza di una percentuale di cittadini può diventare partecipazione e stimolo  per trovare soluzioni a problemi emergenti e drammatici. Ognuno è capace di dare il proprio contributo.  Il politico temperante non è un moderato  ma un rivoluzionario democratico. e’ più facile essere estremista di destra e di sinistra e neutrali del centro che essere  un politico temperante capace di gestire con semplicità la libertà e la giustizia con sobrietà e di porre un freno al consumismo e all’edonismo, capace di essere disponibile alla condivisione dei beni senza sprechi, capace di creare uno stile di vita in cui la temperanza è una vi4rtù civile un valore condiviso da tutti, credenti di qualsiasi fede, atei e agnostici.

4. – La solidarietà ( colore giallo)

La solidarietà implica nel suo significato profondo  un atteggiamento di comprensione, di sforzo attivo e gratuito verso le esigenze e disagi di una persona, di una comunità, di una collettività, di un territorio,  che ha bisogno di aiuto.  E’ un sentimento etico, una necessità sociale che implica un rapporto di fratellanza e di sostegno verso una collettività motivata dal senso di appartenenza, dalla condivisione di una identità collettiva, e in funzione di una  coscienza transpersonale, e di comuni interessi da perseguire.  Mi ha fatto piacere che il trattato di Lisbona del 2007 (in vigore dal 2009), nel modificare il Trattato istitutivo della Comunità Europea (CE) – ora denominato Trattato sul funzionamento dell’UE – vi ha introdotto un’esplicita clausola di solidarietà (art. 222). E’ veramente bello sapere che il termine abbia superato i confini della nazionalità, l’aderenza a una religione, l’iniziativa di una associazione privata. L’art. 222 dispone  che gli Stati membri agiscano congiuntamente, “in uno spirito di solidarietà”, qualora uno Stato membro che sia oggetto di un attacco terroristico sul suo territorio o vittima di una calamità naturale o causata dall’uomo, chieda assistenza. In particolare, l’UE utilizza tutti i mezzi di cui dispone, compresi, eventualmente, mezzi militari messi a disposizione dagli Stati membri, per prestare assistenza allo Stato che l’abbia richiesta, al fine di proteggere le istituzioni democratiche e la popolazione civile da attacchi terroristici o dagli effetti di una calamità”,
La solidarietà  può essere svolta dallo stato attraverso le istituzioni per sollevare persone costrette ai margini della società a causa di problemi economici (disoccupati, sottostipendiati, pensionati etc.) o di altro genere (malati, invalidi, stranieri immigrati etc.) e può essere svolta dai singoli cittadini durante il tempo libero riuniti  in associazioni no – profit ( volontariato ONLUS).
La solidarietà sociale  è una atto altissimo di civiltà che dovrebbe essere senza confini. Al centro dell’azione politica con la solidarietà entra la persona umana, non l’oggetto, dal concepimento  durante la  crescita e lo sviluppo  nei cicli della vita  fino al naturale tramonto. La solidarietà implica un concetto di coesione sociale, l’accettazione di una corresponsabilità e di un interesse comune    che in uno stato di diritto è frutto di una consapevole azione politica e sociale.  Solo così, in questa visione costruttiva,  la solidarietà si estende al pianeta, alla terra, alle piante, agli animali, , alla dignità ecologica di un vivere insieme  in cui ognuno fa la sua parte. Bisogna dire che le radici della solidarietà si trovano nel concetto cristiano della carità, nella cultura laica e massonica della fratellanza, nella visione buddistica della compassione. Non bisogna avere una idea ambigua di questo termine. La solidarietà per alcune persone può essere altruistica ma nasconde un fine egoistico, oppure può determinare iniziative interventistiche dello stato a svantaggio delle iniziative dei singoli ( come se limitasse la libertà), oppure  ci si muove verso un gruppo a svantaggio di un altro gruppo. La solidarietà  è alla base della coesione sociale e in uno stato multiculturale come sta diventando l’Italia,  se le risorse per gli immigrati, per  i diversi,  per  coloro che sono in difficoltà, vengono a mancare, si  crea attrito e può esplodere il fenomeno della rabbia e del capro espiatorio.
In particolare vengono fuori per arginare questa carenza dello stato ( riduzione del welfare per mancanza di fondi) una solidarietà privata ( si fa per dire) dettata dall’economia di interesse utilitaristico, e una solidarietà  di un volontariato caritatevole dettato dallo spirito di sacrificio.
 A questo punto lo stato abdica e non è più uno stato di diritto, si perde l’equità  ( non favorire gli uni e gli altri) , la pari opportunità (le persone dovrebbero essere nelle stesse condizioni di partenza nella vita, ovvero che tutti dovrebbero avere pari opportunità indipendentemente dalla loro nascita e successione; le l’uguaglianza (La condizione per cui ogni individuo o collettività devono essere considerati alla stessa stregua di tutti gli altri, e cioè pari, uguali, soprattutto nei diritti politici, sociali ed economici ),  dato che una   un’economia di mercato non può tollerare una disuguaglianza eccessiva nella distribuzione dei beni e delle ricchezze.) Ma proprio in questo contesto si vede la maturità di un popolo, il senso della civiltà ( intesa come accoglienza in  strutture dignitose  e idonee) e non buonismo effimero ed ipocrita. L’art. 3 della costituzione della Repubblica Italiana ricorda che  “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana “. Non dobbiamo dimenticare che l’inizio del cammino è la pari opportunità, la fine del cammino è l’uguaglianza che si attua non solo livellando  i ruoli ma dando anche il premio all’impegno, al merito, al sacrificio  fatto per raggiungere risultati. Altrimenti la solidarietà diventa clientelismo, malgoverno, e in fondo una  grande ingiustizia. La solidarietà non è un impegno superfluo ma implica spirito di abnegazione, senso del sacrifico altruismo senza egoismo, onestà intellettuale.
Lo stato poi attraverso il principio della sussidiarietà ( art.118 della costituzione italiana) favorisce l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, cioè  valorizza le iniziative del cittadino indirizzate ad un’utilità sociale (organizzazioni non lucrative e non profit), senza prendersene totalmente carico e senza ostacolarle: uno stato che crei condizioni entro le quali i cittadini, da soli o nelle proprie formazioni sociali, organizzino il proprio presente per il futuro. La solidarietà, attraverso il principio della sussidiarietà, non lascia fare ( liberalismo estremo),ma nemmeno fa direttamente ( diversamente il cittadino diventa un semplice assistito dello stato e perde la libera iniziativa. Con la sussdarietà il cittadino diventa costruttore del proprio destino, autonomo  e  lo stato valorizza in questo modo la genialità creativa dei singoli.

Post scriptum
Ci sono persone  che dicono di amare e non sanno nemmeno che cosa è l’amore. Se ho una famiglia e dei figli ma non concedo loro affetto, tempo, attenzione ma solo una vita agiata  perché ho un lavoro importante, questo non è amore. L’amore si dimostra con azioni  quotidiane, coerenti, efficaci. Ciò che conta non è il numero delle persone che vogliamo bene, ma la quantità di amore che diamo e come lo diamo. L’impegno sociale ha una sua ragione d’essere quando ha lo scopo di modificare la società per far progredire la qualità della vita dei più deboli.
Bisogna tener presenta  che il bene non è una cosa astratta, non è una idea immaginaria, ma è qualcosa che possiamo fare tutti i giorni.  Uno stato che ha queste quattro dimensioni ( libertà, giustizia, temperanza e solidarietà )  è uno stato etico, uno stato che cerca e si sforza  di agire bene, per lo sviluppo delle potenzialità personali e per la convivenza sociale in un sistema multiculturale, con visioni diverse  e culture  particolari, a volte contraddittorie.
Per il nostro futuro non deve dominare il dualismo ( bene –male; giusto e ingiusto; bello e brutto; buono e cattivo ecc. ) ma la sintesi di questi opposti in modo propositivo, positivo, creativo e costruttivo per il benessere comune. E’ il “nuovo” che deriva dalla ricchezza di due opposti a dare frutti di crescita e di evoluzione  migliorativa.  Per operare nel modo più efficace l’etica va sviluppata dal basso,  vivendo in modo consapevole la nostra esistenza, riducendo il nostro egoismo con la ragione e cercando in ogni scelta la comprensione, il dialogo, e la collaborazione dell’altro e facendo veramente del bene comune ( con la verità detta dalla trasparenza, senza ipocrisia e senza ambiguità e doppio senso).
L’uomo può commettere in questo percorso degli errori e naturalmente in qualche modo deve pagare questi errori. E’ vero che nessuno può arrogarsi il diritto di dire al mio posto quale è il mio bene fisico, morale e spirituale, ma è anche vero che c’è una responsabilità individuale, una empatia esistenziale, un vissuto che ci fa essere cittadini del mondo ( nessuno uomo è un isola!)  se rispettiamo questo pianeta, se tanti interrogativi nella globalizzazione in cui viviamo trovano una riflessione e risposta eticamente, moralmente accettabile e condivisibile anche se va data caso per caso.

Angelo Vigliotti
Scritto da Angelo Vigliotti