Introduzione

Sappiamo che dalla tintura madre si passa alla diluizione omeopatica che può essere di vario tipo, secondo Hahnemann:

  1. Decimale (DH)
  2. Centesimale (CH)
  3. Cinquantamillesimale (LM)

Ad esempio la diluizione omeopatica  “9 CH”    significa che  il ceppo omeopatico è stato diluito 9 volte nel rapporto 1:100 e dinamizzato ad ogni passaggio. La diluizione esprime la potenza del rimedio. In questa sede non parlo delle diluizioni korsakoviane (K), le quali a causa di una differente tecnica di preparazione non possono essere comparate alle diluizioni hannemaniane. La differenza fondamentale è nella succussione.

Simeon  Korsakov fu un medico russo, nato nel 1788 e morto nel 1853.  Contemporaneo di Hanemann e studioso di omeopatia, diede il suo contributo mettendo a  punto un metodo di diluizione conosciuto come il metodo del flacone unico. In un unico flacone venivano eseguite tutte le diluizioni e le dinamizzazioni impiegando come solvente dell’acqua distillata.

Per esempio la diluizione 9 CH hannemaniana potrebbe equivalere a 1000 K (o MK  diluizione korsakoviana), ma    la 9 CH subisce 900 succussioni (9 x 100), mentre la 1.000 K subisce 100.000 succussioni (1.000 x 100). Il risultato finale è che la diluizione 1000 K  a causa delle succussioni (100.000 rispetto a 900 della diluizione hannemaniana) dovrebbe avere  una azione terapeutica più potente e duratura.

Raggiungimento di un buon risultato terapeutico

Una linea guida omeopatica classica segue alcune indicazioni per una buoan efficacia:

  1. Principio della similitudine

Bisogna usare rimedi che nella sperimentazione mostrano sintomi simili a quelli da curare. Da qui è importante lo studio del malato in senso completo: fuisco, pischico, relazionale, storico, generazionale.

  1. Uso e dosi infinitesimali

Il rimedio deve rendere impossibile una reazione biochimica  (deve essere al disotto del numero di Avogrado).Il presupposto è che la sostanza  più è diluita, più sarà efficace. Secondo gli antichi omeopati un’altissima diluizione arriva fino alle pieghe dell’anima.

  1. Unità corpo – mente – anima

Il rimedio va indirizzato al malato e non alla sua malattia. Questo principio è fondamentale perché il rimedio omeopatico possa dare una spinta alla guarigione.

  1. Legge di Hering

Se il rimedio viene scelto con il criterio della similitiìudine e con una potenza efficace, si assiste alla scomparsa dei sintomi dall’alto in basso e dall’interno all’esterno  e scompaiono nell’ordine inverso in cui erano comparsi. In questo principio di guarigione (Hering – 1865) si osserva che molte malattie croniche se curate in modo corretto si esauriscono in manifestazione cutanea. Quando la manifestazione “cutanea” permane vuol dire che nell’interno dell’organismo c’è ancora un focolalio attivo.

Hering era un medico tedesco. Padre fondatore e  pioniere dell’omeopatia negli Stati Uniti. Nasce a Oschatz il 1 gennaio 1800 e muore a Philadelphia   il   1880. Laureatosi nel 1826, ha occasione di andare nella Guaiana francese. Lì nel 1828 sperimenta per primo e su di sè, a potenze sempre piu’ alte,  il veleno dei serpenti: dai suoi resoconti patogenetici nascerà Lachesis. Ha scritto alcuni  trattati  fondamentali per l’omeopatia tra cui: “Guiding symptoms of our materia medica”, “Synthesis” (repertotio omeopatico sintetico) considerato insieme all’organon” la bibbia degli omeopati” ( nella prima fase storica dello sviluppo dell’omeopatia)

Per superare il numero di Avogrado il rimedio omeopatico  deve essere superiore a 24 DH o a 12 CH. Oltre queste diluizioni non c’è alcuna traccia della sostanza iniziale. I rimedi con diluizioni inferiori non sono omeopatici, sebbene vengono commercializzati come omeopatici.  Sono solo dei rimedi a basso dosaggio della sostanza per cui è possibile una reazione biochimica all’interno dell’organismo umano. Senza una molecola e un recettore nell’organismo, non si ha azione farmacologica.

Le informazioni che fornisce il rimedio sono tante più specifiche e dettagliate, tanto più è diluita la sostanza (messaggio terapeutico). Le succussioni in senso  verticale creano una turbolenza (trasformazione dell’energia meccanica in energia vibrazionaleche a sua volta modifica il campo eletrromagnetico). La diluizione protegge l’organismo dagli effetti secondari (reazione del soggetto alla introduzione del rimedio), la dinamizzazione esalta l’effetto primario (azione  diretta del rimedio sull’organismo).

 

Dosaggio dei rimedi:

Si parte dal presupposto che se l’esperto in omeopatia riesce a inquadrare il paziente,   secondo  il principio di similitudine ottimale, cioè se il quadro patologico del paziente corrisponde a un determinato rimedio, questo rimedio va dato a diluizione elevata cioè a 30 CH ( o 15 ). La diluizione 200 CH va data  quando c’è una prevalenza di sintomi psichici.  La diluizione 200 CH si usa anche in alcune tipologie preventive (allergia alle punture di insetti, sindrome influenzale ecc…). Le basse diluizione (4,5,6: microdosi biochimiche) si usano per curare i sintomi locali di tipo funzionale  o alcune patologie in fase acuta (vanno date ogni mezz’ora/ora e poi portate a tre volte al giorno), servono anche per un certo tipo di drenaggo; le diluizioni intermedie ( 7, 9 CH)  si usano per curare sintomi lesionali o patologie organiche subacute.  Quando c’è una quadro di psicopatologia (nevrosi,  dramma esistenziale, sindromi ansiose depressive complesse, disturbi di personalità e quadri cronici  particolari), la terapia omeopatica è inutile e quasi  dannosa. Può essere solo una terapia d’appoggio ed è , a mio parere, fuorviante utilizzare diluizioni altissime per arrivare all’archetipico  del focus neuropatologico. Per arrivare  chissà dove. Un buon omeopata si mantiene su diluizioni intermedie e alte e se il paziente è ben inquadrato in modo dinamico all’hinc et nunc nella totalità del suo essere in quel momento presente (costituzione-  temperamento – diatesi- vissuto psichico – comportamento essitenziale – genealogia e genetica e andamento esperienziale della patologia) ottiene in genere dei buoni risultati. Risultati dignitosi. Bisogna sempre ricordare che il rimedio omeopatico deve guardare alla totalità dei sintomi del paziente. Non è facile. Oggi è quasi impossibile trovare in un paziente malato il  quadro sperimentale di una sostanza. E’ incredibile ma è vero anche con l’aiuto di  repertori altamente computerizzati.  Il malato non è un robot e la medicina omeopatica non è matematica.

In un processo logico,  se la patologia, è intensa alto deve essere la dinamizzazione (30-200-1.000-10.000-50.000-100.000……. Il teorema seguito dalla maggioranza degli omeopati è che più alta è la dinamizzazione più la guarigione è  limpida ed efficace. La dose va ripetuta quando esaurisce il suo effetto.

 Arte terapeutica

La stessa diluizione va mantenuta se il malato procede bene e poi nel miglioramento clinico  va scalata progressivamente. Se il malato non reagisce bene,  conviene non aumentare la diluizione ma  darla più frequentemente ad esempio invece di due volte al giorno, quattro volte al giorno e verificare l’andamento clinico, oppure invece di una volta alla settimana si darà tutti i giorni. In alcuni casi conviene passare da tre dosi o due dosi a  una dose al giorno   (quindi diminuire la frequenza e conservare la stessa diluizione e verificare come procede). L’omeopatia non funziona in presenza di campi elettromagnetici eccessivi nel’ambiente in cui vive, o in persone con Ipersensibilità Elettromagnetica (EHS) e nella  Sensibilità Chimica Multipla (MCS), una malattia che pochi conoscono  (con il tempo  se l’esposizione alla sostanza continua, la malattia produce nell’organismo effetti irreversibili e può portare addirittura allo sviluppo del cancro, di malattie autoimmuni e all’ictus). Spesso il rimedio omeopatico trova ostacoli insormontabili nella tossicità del paziente (stile di vita alimentare impropri, precedenti surplus di terapie  cortisoniche, stress e distress con alterazione del quadro psiconeuroendocrino immunologico). In questi casi va bonificato il terreno (con terapie di drenaggio anche di molti mesi), va ridotto lo stress (se possibile) e riportare il circuito  ipofisi –surrene nella norma e il ritmo simpatico e parasimpatico nei giusti termini.

In alcuni casi comunque l’arte del terapeuta fa un salto di qualità:  vede ciò che   “è” il paziente e non ciò che ha. E dà il rimedio sull’essere e non sull’avere. Se il rimedio è giusto ritorna la “vis medicatrix naturae ( il potere curativo della natura) attraverso il ripristino della forza vitale intrinseca.

Alla fine di questa riflessione riporto dall’”organon “ di Hahneman il par. 20 e parte del par. 148: ”Questa forza spirituale, insita nell’intima essenza dei medicamenti, di modificare lo stato dell’uomo e quindi di guarire le malattie, non è per se stessa in alcun modo riconoscibile con solo sforzo di ragionamento; si lascia chiaramente mettere in evidenza nelle sue manifestazioni durante l’azione sull’uomo, nelle esperienze” (par.20) “………………………….Se, come si è detto, la medicina omeopatica è stata bene scelta, la malattia naturale acuta, se insorta da poco, scompare, inosservata, non raramente in poche ore; una malattia naturale più vecchia (per l’azione di alcune dosi della stessa medicina a potenza più alta oppure di altra medicina omeopatica scelta più simile) impiega invece a scomparire maggior tempo e con segni di malessere. Spesso il passaggio allo stato di salute, di guarigione avviene inosservato e rapido. Il principio vitale si sente di nuovo libero e capace di continuare la vita dell’organismo, come una volta, in stato di salute, e le forze ritornano” ( par. 148).

Angelo Vigliotti
Scritto da Angelo Vigliotti