La ragazza con l’orecchino di perla
Jan Vermeer nasce  a Delft,  nel 1632 e muore nella stessa città  il 15 dicembre 1675 a 43 anni. Grande pittore olandese. Ho avuto l’occasione di vedere il dipinto di Vermeer a Bologna ( aprile 2014). sulla ragazza ritratta con una rara perla importata dall’Oriente. La scrittrice angloamericana Tracy Chevalier ha scritto una delle art-story di maggior successo dei nostri anni.  Il suo romanzo dedicato alla ragazza dipinta, pubblicato nel 1999 ha originato un film interpretato da Scarlett Johansson.

Splendore e intimità

Creare un’atmosfera viva e ricca in un quadro è molto difficile. Ci vuole una tecnica particolare con l’uso di pigmenti  raffinati, e poi una preparazione accurata dei colori per renderli vividi dinamici. Il blu d’oltremare è ottenuto da Vermeer dal lapislazzuli direttamente.
In questo quadro c’è la descrizione della  intimità che viene dallo sguardo, dal viso, dalla luce, di colori. I piccolo riflessi che vengono dagli occhi della ragazza sono così seduttivi da impressionare e la perla brilla intensamente  e ti colpisce il cuore.
Io non so cosa appare guardando il quadro nelle sue varie angolazioni: c’è il gioco delle luci, del chiaro e dell’oscuro, delle ombre, dei riflessi, del controluce, delle trasparenze.

E come se ti parlasse
La ragazza ha una espressione  molto seducente, erotica, di un eros, tuttavia magico che ti attrae, ti porta a una osservazione più attenta del suo corpo, delle sue labbra, che ti fa avvicinare a lei, che ti fa avere una emozione di legame che non perdona, perché intrisa di un sapore languido, di un velo melanconico, di un atteggiamento di quiete e di calma, di serenità da plenilunio, di estasi profonda.
Ma la goccia che fa traboccare il vaso è la perla. In questo quadro abbiamo visto tante cose che non avremmo dovuto vedere. La sensualità  si manifesta in tutta la sua pienezza. Qui c’è l’impulso e il desiderio, il compiacimento e il piacere, l’estasi e il tormento, la sensibilità e il gusto di vivere un’atmosfera incantata e proibita. E’ lei, in fondo che dice a lui: vieni”
Less is more ( il meno è più)
E’ uno slogan coniato dall’architetto  tedesco Mies van der Rohe, conosciuto dal grande pubblico soprattutto per il Padiglione dell’Esposizione Universale di Barcellona. Questa poetica si può riportare all’idea del grande Vermeer. Piccole pennellate un grande romanzo poetico;  poche linee  molta semplicità;  chiaroscuro stringente, immensa vitalità;  minimalismo formale materiale eccezionale.
Si pensi alla perla che una tripla simbologica( luna, acqua, donna). Nata dalle acque  e trovata in una conchiglia, la perla rappresenta il principio Yin è legato alla notte, alla luna, al nascosto,all’ombra,alla debolezza, alla morbidezza,al cavo, al vuoto, all’energia, al riposo ed è complementare al princio Yang.  Essa è il simbolo essenziale della femminilità creatrice. Il simbolismo sessuale della conchiglia  comunica tutte le forze in cui è coinvolta. Questo simbolo ci ricorda che la vita è un ritmo a due tempi, l’opposizione di due forze complementari, in una altenaza continua e progressiva, in equilibrio instabile  ma ricco e dinamico.

 

Oggi l’uomo vive in una specie di inferno: tecnologia, immagine, avere, e tutto questo, vissuto nella maggioranza dei casi,  con stress e ambiguità. .Il meno è più se si supera il dualismo e si arriva a capire che forse ” avere ed essere ”  possono essere integrati e dare così un senso alla vita.  Ma per arrivare a ciò bisogna lasciare da qualche  parte l’ego. Seneca affermava che”si volge ad attendere il futuro solo chi non sa vivere il presente”. Vermeer ci insegna una cosa in questo quadro eccezionale: il mistero. In genere a noi viene insegnato la logica, la razionalità, la strategia operativa. In realtà ciò che fai non è essenziale, è importante la consapevolezza di ciò che stai facendo. Entra nel mistero senza paura, scopri l’ignoto e godrai ogni attimo della tua esistenza.

 

Angelo Vigliotti
Scritto da Angelo Vigliotti