Sindrome metabolica nei bambini
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23356701
Ann N Y Acad Sci. 2013 Jan 28. doi: 10.1111/nyas.12030. [Epub ahead of print]
What is metabolic syndrome, and why are children getting
 
Possibile definizione

Più che una vera e propria patologia, la sindrome metabolica rappresenta una situazione clinica che include una serie di fattori di rischio e sintomi che si manifestano contemporaneamente nell’individuo e sono collegati al suo stile di vita e/o a patologie preesistenti. La sindrome espone ad un elevato rischio di insorgenza di patologie cardiovascolari, diabete e steatosi epatica, rischio che risulta ridotto solo da un drastico cambiamento delle proprie abitudini da parte di coloro che ne sono affetti.
    le cause
La sindrome metabolica è particolarmente diffusa tra gli adulti fra i 50 e i 60 anni di età ma comincia ad interessare sempre più spesso anche i giovani a causa del dilagare dell’obesità infantile, dal momento che il fattore di rischio più importante per la sua insorgenza è senza dubbio il sovrappeso: l’eccesso di grasso corporeo, soprattutto addominale, causa infatti uno squilibrio nel metabolismo dei grassi e degli zuccheri tale da determinare un aumento dei livelli ematici di insulina (iperinsulinemia) che se non conduce direttamente al diabete concorre appunto all’instaurarsi della sindrome metabolica.
    
da: http://www.dietaland.com
La definizione della sindrome metabolica (MS) è più difficile nei bambini, a causa delle differenze razziali e puberali, e della mancanza di eventi cardiovascolari.
Come si evidenzia in una revisione americana, la sindrome metabolica comprende un cluster di fattori di rischio cardiovascolare (ipertensione, alterato metabolismo del glucosio, dislipidemia e obesità addominale) che si verificano anche nei bambini obesi. Tuttavia, la MS può verificarsi anche in soggetti magri, suggerendo che l’obesità è un marker per la sindrome, non una causa.
La sindrome metabolica è difficile da definire, a causa della sua classificazione non uniforme e la dipendenza da cut off rigidi nella valutazione dei disturbi con distribuzioni non gaussiane. La distribuzione corporea dei lipidi tra specifici depositi di grasso è associata a resistenza all’insulina, che può portare ad un sovraccarico mitocondriale e disfunzione dell’utilizzo dell’energia subcellulare e sollecitare vari elementi della sindrome metabolica.
Molteplici fattori ambientali, in particolare una tipica dieta occidentale, comportano il sovraccarico mitocondriale, mentre altri cambiamenti nella società occidentale, come lo stress e la privazione del sonno, contribuiscono ad aumentare la resistenza all’insulina e la propensione per l’assunzione di cibo. Tutti questi fenomeni culminano in un fenotipo biochimico negativo, incluso lo sviluppo delle alterazioni del metabolismo del glucosio e l’aterogenesi precoce durante l’infanzia e la prima età adulta.
Interventi sulla sindrome metabolica
E’ in corso un progetto spagnolo centrato sull’intervento multidisciplinare per la prevenzione e il trattamento della sindrome metabolica. Lo scopo del progetto è di apportare miglioramenti all’approccio clinico e terapeutico della sindrome metabolica che, anche in Spagna, mostra un’incidenza in aumento. Si tratta di uno studio su 100 soggetti suddivisi in due gruppi: 50 in dieta con indice glicemico basso di tipo mediterraneo, con restrizione del 30% dell’intake energetico, con una perdita di peso personalizzata, una distribuzione dei macronutrienti rispettivamente del 40/30/30 e una frequenza dei pasti giornalieri pari a 7/die; mentre il restante gruppo di controllo si mantiene la stessa restrizione calorica, il modello di riferimento è quello dell’American Heart Association. Per 8 settimane i partecipanti di entrambi i gruppi sono sottoposti a controllo della compliance, a un sostegno psicologico e si prevedono poi 16 settimane di autocontrollo, senza alcuna raccomandazione dietetica. Le misure dei parametri di composizione corporea e le analisi di laboratorio su sangue e urine sono raccolte ad ogni fase. Finalmente uno studio comparativo tra i due modelli dietetici maggiormente impiegati sullo stesso tema clinico: rimaniamo in attesa dei risultati!
Fonte:Nutr Hosp. 2011 Feb;26(1):16-26. The reduction of the metabolyc syndrome in Navarra-Spain (RESMENA-S) study: a multidisciplinary strategy based on chrononutrition and nutritional education,together with dietetic and psychological control

La sindrome metabolica influisce sull’apprendimento
di Carla Brazzoli  (http://scienza.panorama.it/salute)

Un nuovo studio condotto dai ricercatori della New York University School of Medicine  e pubblicato sulla rivista Pediatrics  ha rivelato per la prima volta il legame tra la sindrome metabolica e le capacità cognitive e di apprendimento negli adolescenti. E mette in guardia i pediatri perché ne tengano conto nel trattare l’insorgenza dell’obesità nei bambini (che negli Stati Uniti  è in forte aumento).
Antonio Convit, professore di psichiatria e medicina della NYU School of Medicine e membro del Nathan Kline Research Institute, con i colleghi aveva già evidenziato  che la sindrome metabolica ha un legame con i problemi neurocognitivi negli adulti, ma si pensava che questa associazione fosse un effetto a lungo termine di uno scarso metabolismo. I chilogrammi in esubero avrebbero un forte impatto sul cervello e sulle sue prestazioni anche negli adolescenti.
Lo scoperta è il risultato di una ricerca effettuata esaminando 49 adolescenti con sindrome metabolica e 62 in buona salute. Abbinati per età, status socio-economico, sesso ed etnia, i ragazzi sono stati sottoposti a esami del sangue e risonanze al cervello, oltre che ad alcuni test cognitivi.
I giovani con problemi di peso hanno ottenuto punteggi inferiori sia in matematica che nell’abilità linguistica, una minore capacità di attenzione e un quoziente intellettivo in media dieci punti più basso degli altri, mentre la memoria è risultata pari tra i due gruppi.
Gli autori dello studio hanno inoltre rilevato delle significative differenze nella struttura e nel volume cerebrale dei due gruppi di adolescenti esaminati: nel gruppo con sindrome metabolica è stato evidenziato, tra l’altro, un volume più ridotto dell’ippocampo, che è l’area coinvolta nell’apprendimento e nel ricordo delle informazioni. I ricercatori hanno concluso che anche pochi anni con problemi di metabolismo possono causare complicazioni cerebrali.
I genitori non devono sottovalutarli ma intervenire tempestivamente aiutando i loro figli a  cambiare lo stile di vita e l’alimentazione.
Tuo figlio sarà obeso? I PRIMI SEGNI A 3-4 anni
di Marta Buonadonna (http://scienza.panorama.it/salute )
I dati dell’Organizzazione mondiale della Sanità parlano chiaro: l’obesità nel mondo è più che raddoppiata dal 1980 a oggi. Nel 2008 si stima che gli adulti sopra i 20 anni in sovrappeso fossero un miliardo e mezzo, con 200 milioni di uomini e 300 milioni di donne classificabili come obesi. Un fenomeno in crescita esponenziale che interessa purtroppo anche i bambini. Uno studio del’Università di Montreal, in Canada, ha individato alcuni fattori predittivi. Nel 2010 c’erano al mondo 43 milioni di bambini sotto i 5 anni in sovrappeso. L‘Italia segue il trend; i dati del progetto di sorveglianza Okkio alla Salute , che nel 2010 ha monitorato 42.000 bambini della scuola primaria, dicono che il 23% è in sovrappeso e l’11% obeso. In un mare di dati preoccupanti, dal momento che  l’obesità rappresenta un fattore di rischio per numerose patologie, dal diabete alle malattie cardiovacolari, la buona notizia è che si può prevenire. Per farlo può essere utile individuare precocemente le persone che hanno più probabilità di andare incontro al sovrappeso. Anche in Quebec si è registrata un’ondata di obesità nell’ultima generazione, per questo sono attivi programmi di monitoraggio e sono stati svolti studi longitudinali per aiutare a mettere a punto politiche di prevenzione. Proprio attingendo allo Studio longitudinale sullo sviluppo dell’infanzia , durato dal 1998 al 2006, Laura Pryor e i colleghi del Dipartimento di Medicina sociale e preventiva dell’Università di Montreal hanno analizzato i dati di 1.957 bambini, dei quali erano stati registrati peso e altezza a intervalli di un anno tra i 5 mesi e gli 8 anni di età. La banca dati ha permesso ai ricercatori di osservare l’andamento dell’indice di massa corporea o BMI, dall’inglese Body Mass Index, dei bambini nel tempo. Questo parametro, come è noto, si ottiene dividendo il peso in chili per il quadrato dell’altezza in metri e serve a capire se una persona è sottopeso, sovrappeso o ha il peso giusto per la propria altezza. Cosa hanno scoperto gli studiosi canadesi? Che i bambini potevano essere suddivisi in tre gruppi, ciascuno corrispondente a un diverso andamento dell’indice BMI: bimbi con un BMI basso e stabile (circa 54%), bimbi con BMI moderato (circa 41%) e infine quelli con un indice alto e in aumento (circa 4,5%), denominato BMI ad alta crescita. Il fatto interessante, spiegano gli autori dello studio pubblicato sulla rivista Archives of Pediatric and Adolescent Medicine, è che “le traiettorie di tutti e tre i gruppi erano simili fino a che i bambini avevano circa due anni e mezzo. Ma dai tre anni e mezzo in poi il BMI del gruppo ‘ad alta crescita’ ha cominciato a salire”. “Quando i bambini hanno raggiunto l’età scolare”, prosegue Pryor, “oltre la metà di loro erano obesi secondo i criteri internazionali”. Analizzando tutti i dati disponibili sui bambini dello studio, i ricercatori hanno individuato due fattori che possono spiegare quest’andamento così diverso tra il gruppo “ad alta crescita” e gli altri gruppi: il peso della madre al momento del parto e se la madre fumasse in gravidanza. I figli di madri in sovrappeso o fumatrici avevano una più alta probabilità di appartenere al gruppo con BMI alto. Questi due elementi si sono rivelati più importanti di altri criteri, come il peso del bambino alla nascita, per poter prevedere il rischio obesità. Ovviamente, precisano i ricercatori, questi fattori di rischio rappresentano solo un’accresciuta probabilità di andare incontro a sovrappeso, non una causa diretta dell’obesità, ma si tratta pur sempre di una scoperta molto utile. “La nostra ricerca si aggiunge alle prove crescenti che l’ambiente perinatale ha un’importante influenza sull’obesità futura”, conclude Laura Pryor. “Ciò indica la necessità di interventi precoci nelle famiglie a rischio per prevenire lo sviluppo di problemi di peso nell’infanzia”.

Studi di riferimento per il futuro del bambino e per la prevenzione
»1° studio
In uno studio pubblicato  della rivista International Journal of Obesity, pubblicato sul web, alcuni ricercatori australiani delle Università di Georgia e Melbourne, hanno scoperto che i bambini con un ampio giro vita, superiore del 25% di quello medio dei loro coetanei, mostravano di correre un rischio da cinque a sei volte più alto di sviluppare la Sindrome metabolica.
Lo studio ha usato dati raccolti su 2.188 Australiani quando avevano un’età compresa tra 7 e 15 anni e  sono stati controllati nei successivi 20 anni. In passato si ricorreva all’indice di massa corporea (BMI), che rapporta il peso all’altezza, come misura primaria dell’obesità infantile. Ma, come dice il ricercatore While Schmidt, l’indice di massa corporea non distingue la massa grassa da quella non grassa e non indica dove il grasso è localizzato. Per contro la misurazione della circonferenza eseguita a livello del giro vita cattura la quantità di grasso presente nella parte centrale del corpo, area che studi precedenti hanno evidenziato essere particolarmente correlata con la salute cardio-metabolica.
While Schmidt  ha affermato: “Penso che ai genitori interessi sapere se i loro figli corrono un accresciuto rischio di incorrere in fututo in problemi di salute di natura cardiologica e metabolica. Lo studio dimostra che l’accresciuta percentuale di obesità nei bambini e ragazzi d’oggi  avrà conseguenze a lungo termine. Ci aspettiamo che chi è bambino oggi avrà  percentuali più elevate di diabete e di malattie cardiovascolari  e che questi problemi insorgeranno prima nella loro vita.”
da: http://www.lalungavitaterapie.it/

 
2° studio
La terapia e la prevenzione
Da un punto di vista terapeutico la sindrome metabolica richiede un profondo cambiamento delle abitudini di vita. Poichè l’obesità costituisce l’elemento che sta alla base della sindrome metabolica, la riduzione del peso corporeo rappresenta uno degli elementi principali della terapia 1. Come raggiungere questo obiettivo? Bisognerà adottare una strategia su più fronti che preveda una dieta a ridotto contenuto calorico, l’aumento dell’attività fisica ed in generale profondi cambiamenti delle abitudini di vita.

Si tratta di un percorso lungo e probabilmente faticoso, bisogna che il soggetto sia consapevole che non esistono provvedimenti miracolosi e che l’eccesso di peso che si è accumulato nel corso di anni non potrà essere eliminato troppo rapidamente. Per fare un esempio concreto se partiamo da una base di assunzione di circa 3500 kcal giorno, una restrizione calorica di circa 500 kcal  al giorno porterà alla perdita di circa mezzo Kg la settimana.  Questa riduzione calorica  si può ottenere con provvedimenti apparentemente banali come scegliere porzioni di cibo più piccole, privilegiare gli alimenti integrali, mangiare più frutta e  vegetali, usare latte scremato, eliminare gli alimenti fritti, bere acqua anzichè bibite, succhi o alcolici.  Fatti salvi questi concetti  di una dieta nutrizionalmente equilibrata, è più importante l’aderenza alla dieta che non il tipo di dieta scelto. 

D’altro canto, il calo ponderale induce una serie di   cambiamenti positivi in molti componenti della sindrome metabolica, innescando una sorta di “processo virtuoso” che col tempo farà si che i livelli di colesterolo, il rischio cardiovascolare, l’ipertensione arteriosa tornino verso valori più accettabili e meno rischiosi.
Esistono una serie di presidi farmacologici che di volta in volta potranno essere prescritti per il controllo del diabete mellito, della dislipidemia o dell’ipertensione arteriosa. Naturalmente la prescrizione e l’assunzione dei farmaci devono avvenire sotto diretto controllo medico.
Prevenire è meglio che curare
Questo adagio è vero anche in caso di sindrome metabolica. I dati emanati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dicono che oltre il 66% degli americani è sovrappeso oppure obeso e la prevalenza di obesità (numero di nuovi casi per anno) sta aumentando rapidamente nella maggior parte dei paesi industrializzati 2. Anche i bambini e gli adolescent i stanno progressivamente diventando più obesi, un dato che fa prevedere che  l’attuale trend accelererà nel tempo. Questo pone molti bambini e adolescenti a rischio per lo sviluppo di numerose condizioni patologiche avverse che persisteranno nell’età adulta. Un bambino obeso sarà anche a rischio di sviluppare problemi psicologici e comportamentali 3.
Sono soprattutto i familiari che determinano l’alimentazione dei bambini sia in termini di qualità che di quantità del cibo. Si è  ad esempio osservato che l’aumentato consumo negli ultimi 20 anni delle bevande zuccherine è andato di pari passo con l’incremento dell’obesità infantile, per questo  il consumo di calorie “liquide” deve essere limitata e scoraggiata.  È quindi fondamentale il ruolo dei genitori  e della famiglia in generale nel proporre una dieta sana fin dalla più tenera età 4,  nel limitare e controllare tutti quei comportamenti che si è visto favoriscono l’obesità anche nei bamibini come l’eccessivo utilizzo della televisione o dei video-giochi, la frequente assunzione di “merendine”, e nell’incoraggiare, invece, la pratica di attività sportiva, i giochi all’aperto, l’utilizzo della frutta a merenda.
Bibliografia
1. Harrison’s. Principles of Internal Medicine 17th edition. Capp 75 e 235.
2. Ogden CL, Flegal KM, Carroll MD, Johnson CL. Prevalence and trends in overweight among US
children and adolescents, 1999–2000. JAMA 2002;288:1728–1732.
3. Erermis S, Cetin N, Tamar M, Bukusoglu N, Akdeniz F, Goksen D. Is obesity a risk factor for
psychopathology among adolescents? Pediatr Int 2004;46:296–301. [PubMed: 15151546]
4. Brian Bennett, Melinda S. Sothern. Diet, Exercise, Behavior: The Promise and Limits of LifestyleChange. Semin Pediatr Surg. 2009 August ; 18(3): 152–158.    
 da: http://www.lalungavitaterapie.it

Angelo Vigliotti
Scritto da Angelo Vigliotti