La stipsi nei bambini

da: www.movicolbambini.it


Molti bambini soffrono di stitichezza (stipsi) fin dai primi mesi di vita, un disturbo sporadico che in buona parte si può risolvere con una dieta adeguata, personalizzata dal pediatra, e che regredisce già nel periodo iniziale dello svezzamento. Tuttavia, se la stitichezza si protrae nel tempo, si può incorrere in disturbi più gravi che vanno a minacciare la salute generale del bimbo. È dunque importante che la mamma riferisca subito al Pediatra, e con precisione, alcuni particolari che servono per distinguere la stipsi vera da quella episodica e per intervenire eventualmente con il trattamento giusto.Come fare?Prima di tutto è bene sapere che la vera stipsi non si limita a un episodio ogni tanto nel quale il bambino ha problemi nel deporre le feci. Esistono criteri medico-scientifici per distinguere la stipsi funzionale (senza cause evidenziabili nè meccaniche o malattie d’organo) da quella organica (alla base della quale vi sono una patologia intestinale evidenziabile o una malformazione congenita da correggere che rende difficoltoso il passaggio delle feci).
La stipsi funzionale risponde ai seguenti criteri e almeno due di questi devono essere presenti per poter formulare la diagnosi:
  • la defecazione avviene solo due volte la settimana o anche meno;
  • la defecazione avviene al massimo due volte la settimana (da quando il bimbo ha già acquisito autonomia e non è più necessario il pannolino);
  • è presente almeno un episodio di incontinenza la settimana (da quando il bimbo ha già acquisito autonomia e non è più necessario il pannolino);
  • storia di ripetuti episodi di eccessiva ritenzione fecale e di prolungate posizioni di ritenzione in piedi;
  • storia di forti dolori addominali con la sensazione di movimenti intestinali rumorosi;
  • nel canale rettale è spesso presente una massa fecale ritenuta;
  • grosse masse fecali espulse saltuariamente, tanto ingombranti da ostruire il water.

Questi sintomi devono essere presenti per almeno un mese consecutivo nel bambino che ha meno di 4 anni e per almeno due mesi nel bambino che ha più di 4 anni. 
Inoltre, per una diagnosi corretta può essere utile che la mamma osservi con attenzione la forma, il colore e la consistenza delle feci in modo da descriverle con precisione al Pediatra.Poichè una descrizione di questo tipo non è sempre facile, mettiamo a disposizione la seguente figura che rappresenta la scala di Bristol e che risulterà utile alla mamma e al Pediatra per comprendere meglio quale può essere il problema del bimbo.

 


In sintesiAl Pediatra bisogna riferire con precisione:

  • la data e l’ora nelle quali il bimbo defeca (specificando la distanza dai pasti);
  • il colore, il volume e la consistenza delle feci;
  • eventuali sintomi d’accompagnamento (dolore durante, prima e dopo la defecazione).

In ogni caso prima di adottare rimedi di qualsiasi tipo, che potrebbero rivelarsi inutili o dannosi, è opportuno che la mamma riferisca con accuratezza i particolari del caso, in modo da concordare insieme al pediatra trattamenti e consigli per risolvere il problema del piccolo.Fonte
Rubin G, Dale A. Chronic constipation in children. BMJ 2006;333:1051-1055.

Una discreta parte dei bimbi che hanno manifestato stitichezza (stipsi) già dai primi mesi di vita potrebbe avere gli stessi problemi anche dopo il compimento del primo anno e anche fino ai 5-10 anni. Sebbene queste forme di stipsi cronica siano in massima parte funzionali (95% dei casi ) e dovute a problemi di dieta o stile di vita, spesso è necessario ricorrere al pediatra e ai lassativi.

In ogni caso le mamme possono contribuire concretamente al benessere dei loro bimbi.Come fare?Se il vostro bimbo ha almeno 18 mesi, comincia a farsi capire e a capirvi meglio. È questo il momento per cominciare ad abituarlo all’autonomia nelle funzioni fisiologiche, cercate quindi di:

  • stare ben attente agli orari in cui in genere evacua o urina, in modo da esortarlo a farlo con voi in bagno sul vasetto;
  • spesso il bimbo stitico può avere evacuazioni dolorose e in quei momenti ha degli atteggiamenti, e assume delle posizioni, particolari che la mamma ben riconosce, così, se è il momento “giusto”, accompagnatelo in bagno;
  • provate a trasformare il momento dell’evacuazione in un momento didivertimento e di benessere, senza aggiungere stress e senza assumere un atteggiamento preoccupato (il bimbo avverte subito l’apprensione della mamma e, per contro, accentua gli sforzi per trattenere le feci);
  • non sgridatelo se “non conclude”, anzi rassicuratelo, facendogli capire che prima o poi succederà;
  • quando “succederà” potete gratificarlo con un piccolo premio o anche solo con una coccola in più o, ancora, facendo insieme un nuovo gioco.

Se il vostro bimbo ha dai 3 ai 5 anni, dovrebbe ormai essere autonomo nelle funzioni fisiologiche e potete tranquillamente spiegargli che l’evacuazione è un momento di liberazione e di benessere importante:

  • aiutatelo a tenere un diario delle evacuazioni che, insieme, porterete aggiornato dal pediatra (basta un foglio con caselle colorate, una per ogni giorno della settimana, aggiungete tutta la vostra fantasia per rendere il diario più divertente possibile);
  • informate le insegnanti della scuola materna dei problemi intestinali del vostro bimbo e pregatele di riferirvi con precisione eventuali cambiamenti;
  • tenete ben sotto controllo il peso del bimbo e il suo accrescimento;
  • abituate il vostro bimbo all’esercizio fisico quotidiano e se possibile portatelo alla scuola materna a piedi, senza correre, magari godendovi la natura intorno quando possibile;
  • se il bimbo non frequenta la scuola materna o è in vacanza cercate di fare ogni giorno una passeggiata in bici di almeno 30 minuti (15 andata – breve sosta – 15 ritorno), anche nella stagione fredda, basta coprirsi bene;
  • cercate di mantenere sempre la buona abitudine del pisolino dopo pranzo, ma non subito dopo, aspettate almeno 1 ora dopo il pranzo prima di metterlo a nanna e in quell’ora fate con lui un gioco dinamico o magari un giretto in giardino per favorire la digestione;
  • dopo la nanna del pomeriggio: merenda e un po’ di gioco, oppure si va a fare la spesa insieme a piedi;
  • al ritorno dalla spesa, bagnetto tiepido e rilassante con giochi nell’acqua e magari storielle e canzoncine (mentre sta seduto nel bagnetto provate a massaggiare piano il pancino con la scusa di lavarlo meglio) poi ci si mette insieme il pigiama e in attesa della cena provate a portarlo sul vasino in bagno;
  • cena leggera, 30 minuti di gioco per digerire e poi a nanna.

In sintesiI bimbi stitici devono essere abituati a una vita senza stress, a un’alimentazione adeguata e devono fare del movimento ogni giorno. Tutto questo favorisce le funzioni intestinali e tiene il peso sotto controllo, collaborando al mantenimento di un benessere duraturo.E ricordate che nessuno è meglio della mamma per mettere in pratica ciò di cui il suo bimbo ha bisogno.

La stipsi nel bambino: approcci terapeutici e di prevenzione

La stipsi cronica del bambino è una condizione patologica fonte di notevole sofferenza per il paziente e ansia per i genitori. Una volta esclusa una causa organica da affrontare con una terapia specifica, la gestione clinica è spesso non facile, poiché richiede un supporto prolungato da parte del Pediatra, con una rilevante componente educazionale e psicologica, in aggiunta agli eventuali interventi farmacologici. In molti casi andranno affrontati il senso di colpa del bambino, l’atteggiamento coercitivo rispetto alla defecazione del genitore, la vergogna che nel bambino più grande può derivare da episodi di incontinenza fecale, l’impazienza di risolvere rapidamente il problema. Numerose evidenze indicano, d’altra parte, che il trattamento della stipsi è spesso prolungato, tanto che si stima che il 30% dei pazienti alla pubertà continui ad avere problemi.Uno dei cardini della terapia è quello di rendere l’evacuazione meno dolorosa, se possibile assolutamente non dolorosa. Tra gli interventi basilari, il cui razionale è utile condividere con i genitori e coi pazienti più grandi, vi sono i seguenti:

  • rendere le feci più morbide, mediante somministrazione di sostanze specifiche e di fibre, con abbondanti quantità di liquidi;
  • impedire che si formino masse rettali troppo voluminose, facendo evacuare il bambino almeno ogni 2 giorni;
  • curare eventuali dolori all’ano;
  • educare il bambino ad assumere la posizione più adatta all’evacuazione ossia la posizione accovacciata, con piante dei piedi ben appoggiate e ginocchia distanti, il che favorisce il torchio addominale e il rilasciamento degli sfinteri (a questo riguardo il vasino può essere meglio del wc, e se il bambino usa il wc è bene che appoggi i piedi su uno sgabello per evitare di assumere una postura innaturale).

I trattamenti farmacologici che possono essere impiegati per la risoluzione del problema si basano principalmente sull’uso di lassativi osmotici, vale a dire soluti scarsamente assorbibili, che trattengono fluidi nel lume intestinale accelerando il transito del contenuto. All’interno dei lassativi osmotici possiamo identificare i prodotti a base di macrogol (o PEG), che esercitano la loro azione idratando e aumentando il volume delle feci e, attraverso la stimolazione del sistema neuromuscolare, determinano un aumento della motilità intestinale. La conseguenza fisiologica è un migliore avanzamento propulsivo nel colon di feci ammorbidite e una facilitazione della defecazione. Oltre a questi prodotti possiamo anche trovare quelli a base di lattulosio (uno zucchero non assorbibile) che, esercitando un effetto osmotico, richiamano acqua ed elettroliti idratando ed ammorbidendo le feci. A livello del colon questi zuccheri vengono metabolizzati dalla flora batterica residente producendo gas ed acidi grassi a catena breve. I più comuni effetti collaterali di questi farmaci sono una conseguenza di questa degradazione e caratterizzati in particolare da flatulenza e gonfiore addominale. Il macrogol ha dimostrato una maggiore efficacia del lattulosio come terapia di mantenimento e prevenzione della ricorrenza di fecaloma (Candy et al.J of Paed Gastro and Nutr 2006; 43:65-70).lassativi stimolanti aumentano, invece, la motilità intestinale stimolando la mucosa intestinale, probabilmente dando origine a riflessi locali e promuovendo l’accumulo di liquidi ed elettroliti nel colon.Fondamentale è, comunque, la prevenzione dell’accumulo delle feci, e questo obiettivo può essere perseguito mediante diversi approcci. È per esempio importante insegnare al bambino, sin da piccolo, a sfruttare il riflesso gastro-colico, che si attiva con l’arrivo del cibo nello stomaco; dopo i 3 anni il bambino andrebbe incoraggiato a sedersi sul vasino per 5-10 minuti subito dopo i pasti principali in modo da stimolare il torchio addominale e indurre un riflesso condizionato di evacuazione a orario. Una corretta abitudine alimentare e una regolare attività fisica sono inoltre fattori fondamentali su cui puntare per la prevenzione della stipsi nel bambino, così come importante, soprattutto in alcuni casi, può essere un intervento psicologico mirato, teso a rafforzare l’autostima del bambino e una buona interazione con i genitori.

Bibliografia
  • Galal N, Chong SK, Williams J, Phillips M. Constipation in childhood: a multidisciplinary approach to management in the community. Paediatr Nurs 2007;19(7):20-22.
  • Liem O, Benninga MA, Mousa HM, Di Lorenzo C. Novel and alternative therapies for childhood constipation. Curr Gastroenterol Rep 2007;9(3):214-218.
  • Rasquin A, Di Lorenzo C, Forbes D, Guiraldes E, Hyams JS, Staiano A, Walker LS. Childhood functional gastrointestinal disorders: child/adolescent. Gastroenterology 2006;130(5):1527-1537.
  • Rubin G, Dale A. Chronic constipation in children. BMJ2006;333:1051-1055.
  • Candy D, Edwards D, Geraint M, Treatment of faecal impaction with polyethylene glycol plus electrolytes (PEG + E) followed by a double-blind comparison of PEG + E versus lactulose as maintenance therapy. J of Paed Gastroenterology and Nutrition 2006; 43:65-70

Angelo Vigliotti
Scritto da Angelo Vigliotti