Meningite

Notizie riprese dal sito www.meninigite.it

La malattia meningococcica. Con il termine meningite si intende, in genere, un’infiammazione delle membrane del cervello e del midollo spinale, provocata da diversi agenti patogeni, quali batteri, ma anche virus, funghi e parassiti.
In queste pagine viene presentata la meningite di origine batterica ed in particolare quella provocato dal meningococco (vedi figura).

L’80% dei casi di meningite di origine batterica è provocato da tre agenti patogeni:l’Haemophilus influenzae di tipo blo Streptococcus pneumoniae e la Neisseria meningitidis, detta anche meningococco.

La meningite batterica rappresenta sempre un’emergenza: per evitare che le condizioni del malato precipitino rapidamente, divenendo critiche, si deve iniziare immediatamente una terapia medica a base di antibiotici. Poche ore possono essere determinanti per la sorte del malato.

Nei neonati e nei bambini piccoli la malattia è molto difficile da diagnosticare, poiché i sintomi iniziali sono poco specifici. Fortunatamente, una veloce terapia medica può portare ad una guarigione completa; tuttavia, per alcuni pazienti il trattamento medico viene attivato in ritardo e non si possono evitare ulteriori complicazioni, spesso in conseguenza del fatto che i sintomi della malattia non vengono riconosciuti o appaiono quando l’infezione è in uno stadio avanzato.

Grazie all’inserimento della vaccinazione nel calendario per l’infanzia, la meningite da Haemophilus influenzae è ormai sotto controllo in tutta Europa e anche in Italia.
La meningite da pneuomococco, invece, colpisce prevalentemente gli anziani, per i quali infatti è generalizzata l’adozione del vaccino.
Oggi il meningococco è diventato l’agente patogeno che provoca più frequentemente la meningite nei Paesi occidentali.

La meningite da meningococco colpisce prevalentemente i bambini, gli adolescenti e i giovani adulti, circa il 5-10% della popolazione è portatore “sano”, ossia asintomatico, del batterio, che risiede nel naso o nella cavità orale.
Per motivi ancora sconosciuti la malattia si sviluppa solo in una piccola parte dei portatori.

Ancor oggi il 10% dei pazienti muore a causa della meningite da meningococco. Le vittime sono in maggior parte neonati, bambini e ragazzi, mentre alcuni fra coloro che sopravvivono alla malattia rimangono invalidi a vita.
Se aumenteranno la consapevolezza della gravità della malattia e l’informazione sulle possibilità di prevenirla, si contribuirà ragionevolmente a far diminuire il numero dei casi.

Allo stato attuale è disponibile un vaccino estremamente efficace contro il meningococco di gruppo C.
La prima nazione al mondo in cui è stato introdotto questo nuovo vaccino “coniugato” è stata la Gran Bretagna: grazie ad un programma di vaccinazione su scala nazionale, dal 1999 si è ridotto del 95% il numero di casi di malattia da meningococco C tra i bambini e i giovani al di sotto dei 24 anni.
Questo risultato di grande successo lascia ben sperare e fa auspicare l’utilizzo del vaccino anche in altri Paesi.

Per ulteriori approfondimenti:
– www.prevenzionemeningite.it
– www.epicentro.iss.it/problemi/meningiti/meningite.asp
– www.dica33.it/argomenti/malattie_infettive/meningite/meningite2.asp
– www.med.unifi.it

Inoltre puoi controllare sull’home page il calendario vaccinale della Toscana.

 

Cause, agenti patogeni e vie di trasmissione

Esistono diversi fattori che possono provocare la meningite. La causa più frequente è un’infezione, ma esistono anche altre cause, come malattie tumorali e autoimmuni.

La meningite di tipo infettiva può avere causa virale o batterica.

Quella di origine virale è più frequente e può essere causata da diversi virus, ad esempio il virus influenzale. In genere non ha un decorso grave e i casi mortali sono molto rari.
Per quanto riguarda la meningite batterica, gli agenti patogeni più frequenti sono la Neisseria meningitidis (meningococco), lo Streptococcus pneumoniae (pneumococco) e l’Haemophilus influenzae.
Questi batteri si trasmettono tramite le secrezioni respiratorie, ad esempio per mezzo di tosse, starnuti o baci, provocando, nella maggioranza dei casi, semplici ed innocue infiammazioni delle suddette vie.
In alcuni casi, però, l’infezione può portare alla meningite.

La meningite si presenta tipicamente con un decorso a tre stadi: un primo stadio di incubazione prevalentemente asintomatico, in cui l’agente patogeno prolifera nell’organismo all’interno dei linfonodi interessati.
Segue lo stadio della proliferazione: l’agente patogeno si propaga per l’organismo ed appaiono i primi sintomi non specifici come astenia, stanchezza, febbre.
Il terzo stadio è quello della manifestazione clinica, quando l’agente patogeno infetta gli organi e in particolar modo le membrane del cervello (ossia le meningi).

Il meningococco e lo pneumococco

Dopo che in Italia negli anni 90 è stata inserita la vaccinazione contro l’Haemophilus influenzae di tipo b nei programmi di vaccinazione dell’infanzia, l’agente patogeno più frequentemente responsabile delle meningiti è il meningococco.
Questo batterio è presente solo nell’organismo umano e si localizza, nelle persone sane, nella mucosa rinofaringea senza provocare alcun sintomo.
In alcuni individui, però, il meningococco può invadere il sangue provocando la meningite, che spesso ha esito mortale.

Le infezioni da meningococco sono diffuse in tutto il mondo; in alcune zone provocano vere epidemie, come nella cosiddetta “fascia della meningite” (meningitis belt) in Africa; in altre zone, invece, come in Europa, il meningococco è endemico, ossia provoca casi isolati o piccole epidemie in alcuni periodi dell’anno (in Italia soprattutto in inverno).

Il meningococco è avvolto in una capsula, che permette la distinzione di diversi sierogruppi, i più importanti dei quali sono A, B, C, W, X, Y e Z. I sierogruppi B e C sono i più frequenti in Europa e anche nel nostro Paese.
In particolare, il meningococco di tipo C ha una letalità più alta rispetto al B e può portare a complicazioni gravi con frequenza maggiore rispetto agli altri sierogruppi.

Per la prevenzione della meningite da meningococco, esistono due vaccini: uno, detto “polisaccaridico” che è usato negli adulti, per lo più per i viaggiatori e i militari; l’altro vaccino, detto “coniugato”, invece, è adatto a tutte le età, anche ai bambini molto piccoli e protegge in maniera efficace e duratura dal sierogruppo C.

Lo pneumococco

Lo pneumococco è un batterio di forma ovale che si presenta in coppie incapsulate (a chicco di caffè).
In base alla struttura della capsula si possono differenziare più di 80 sierotipi. Questo batterio vive nelle alte vie respiratorie e, oltre alle meningiti, è responsabile anche di una serie di altre malattie.
Molto di frequente si associa a polmonite, oltre a empiema della pleura, sinusite, otite media e ulcera della cornea.

Per la prevenzione dello pneumococco esistono due vaccini: un vaccino detto “polisaccaridico”, che protegge da 23 sierotipi ed è per lo più somministrato agli anziani, è un vaccino detto “coniugato” che protegge da 7 sierotipi, che è adatto anche ai bambini al di sotto dei 2 anni di età.

Entrambi i vaccini sono indicati nelle categorie a rischio di malattia pneumococcica.

 

pidemiologia

In Italia le meningiti da meningococco vengono segnalate all’Istituto Superiore di Sanità e al Ministero della Salute per essere raccolte in due banche dati nazionali.
Secondo le notifiche del sistema informaztizzato (SIMI) le meningiti meningococciche nel 2003 sono state 278 mentre nel 2004 se ne sono registrate 342.

Il dato riferito al 2005 (non definitivo) parla di 321 casi. Per l’anno 2006, il dato provvisorio è di 110 casi (aggiornamento al 25/9/06).

Il grafico a torte – aggiornato al 2005 – mostra come negli ultimi anni la tendenza sia di un aumento dei casi dovuti al sierogruppo C rispetto al B in tutte le classi di età (anche se le torte riportano i casi nella classe 0-14).
Questi casi si verificano per la maggior parte in bambini e adolescenti. Infatti, per la meningite meningococcica esiste una diversa distribuzione dei casi a seconda delle fasce d’età: i più colpiti sono i neonati e i bambini fino a 4 anni, seguiti dagli adolescenti dai 15 ai 19 anni; perciò, il 50% di tutti i casi di meningite meningococcica presenta un’età inferiore ai 17 anni.

E’ stata osservata una forte stagionalità della meningite meningococcica con picchi in inverno, soprattutto in seguito alle epidemie stagionali di influenza.
Un dato da rilevare è l’aumento costante del sierogruppo C negli ultimi anni, che lo ha reso il più diffuso in tutte le fasce di età e soprattutto nella fascia pediatrica e nell’adolescenza fino allo scorso anno.

I dati (provvisori) relativi al 2006 mostrano invece un nuovo aumento del sierogruppo B: non è da escludere che ciò sia dovuto all’efficacia delle campagne vaccinali contro la meningite da meningococco C che ormai si portano avanti in quasi tutte le Regioni (anche se con modalità diverse).

La meningite meningococcica da sierogruppo C in Italia presenta una letalità piuttosto elevata, pari al 8,7%.
Non esistono vere e proprie condizioni che predispongano ad un maggior rischio, perciò la meningite meningococcica può colpire qualunque individuo sano in maniera del tutto imprevedibile.

Tuttavia, sembra che alcuni fattori possano aumentare il rischio della malattia: questi fattori includono alcune immunodeficienze, la giovane età, infezioni del tratto respiratorio, condizioni di affollamento in ambienti chiusi che facilitano la trasmissione dell’infezione per via aerea, il fumo passivo.
Esiste una consistente proporzione di soggetti nella popolazione generale che sono colonizzati dal meningococco nel nasofaringe, i cosiddetti “portatori sani”; tuttavia non sono completamente noti i fattori che scatenano la malattia.

 

 

La setticemia (o sepsi) meningococcica

L’infezione da meningococco può causare la meningite e anche la setticemia (o sepsi).

La setticemia può verificarsi insieme alla meningite oppure da sola. Si tratta dell’infezione generalizzata del sangue da parte del batterio, con immissione in circolo di tossine prodotte da quest’ultimo.
La setticemia costituisce in generale un evento gravissimo, con esito potenzialmente fatale, poiché le tossine nel sangue provocano danni ai tessuti e agli organi del corpo, provocando il cosiddetto “shock settico“.

Coloro che sviluppano la setticemia sono a maggior rischio di morte (il tasso di letalità può arrivare fino al 50%).
La pelle e le estremità (piedi, mani e dita) possono risultare gravemente danneggiati, perchè i tessuti e gli organi esposti alle tossine muoiono o ricevono un grave danno permanente.
In casi estremi vengono irrimediabilmente perse ampie zone di pelle. Per rimpiazzare i tessuti necrotizzati della pelle e impedire ulteriori danni possono rendersi necessari innesti cutanei.
Lo scenario peggiore vede lo sviluppo della cancrena. In alcuni casi c’è ben poca possibilità di scelta e non resta che amputare dita o addirittura arti interi.

Se si sviluppa la setticemia meningococcica, possono insorgere su tutto il corpo piccole macchie rosse o brune a forma di capo di spillo.

Tali macchie possono evolvere trasformandosi in macchie più grosse di colore rosso scuro o ematomi sottocutanei.
I segnali di allarme che indicano la presenza di una setticemia sono: macchie cutanee, rosse o brune, pallore, tonalità bluastra, dita delle mani e dei piedi fredde, letargia (è difficile svegliare il malato) oppure perdita di coscienza, diarrea e/o gastrospasmi, eruzione cutanea di origine settica.

La foto sotto rappresenta il test del bicchiere per la diagnosi della setticemia. In caso di setticemia meningococcica, le macchie o eruzioni cutanee rimangono visibili anche quando si effettua una forte pressione con un bicchiere da tavola pulito sulla zona colpita.
Il test risulta negativo se la macchia rossa non si vede attraverso il vetro in seguito alla pressione esercitata sulla zona.

Qualora il test risulti positivo, ossia la macchia rossa non scompare, bisogna recarsi immediatamente in ospedale o da un medico.
In caso di pelle scura tale sintomo va ricercato sulle zone di pelle più chiare, ad esempio sul palmo della mano o sulla pianta del piede.

 

La terapia

La terapia della meningite deve iniziare immediatamente e con assoluta urgenza.

Dopo l’accertamento della malattia, la terapia ideale prevede l’uso dell’antibiotico più efficace. Se si sospetta una meningite da meningococco, la somministrazione di antibiotici può salvare la vita della persona colpita.

Il pericolo per la salute del paziente è talmente elevato che, sospettando la presenza di una meningite, i medici sono tenuti a somministrare antibiotici anche quando la diagnosi non sia confermata.
Inoltre, è necessario procedere al ricovero ospedaliero dell’interessato per sottoporlo a cure specialistiche.

La terapia a base di antibiotici prosegue anche in ospedale, dove si fa una diagnosi precisa del tipo di infezione e della fonte di contagio, allo scopo di tenere sotto controllo la salute dell’individuo.
Per poter sopravvivere alla malattia, i pazienti con setticemia o in stato di shock devono essere ricoverati in unità di terapia intensiva.

Grazie all’accertamento tempestivo dell’infezione, alla repentina terapia a base di antibiotici e all’immediato ricovero ospedaliero, ad oggi il tasso di letalità (numero di decessi per numero di casi) a causa della meningite da meningococco è circa del 10%.
Tuttavia, nonostante queste misure, la mortalità dei pazienti che sviluppano la setticemia può salire al 20% e raggiungere addirittura il 50%.

 

I segni e i sintomi

Al suo esordio la meningite batterica può presentare dei sintomi molto generici simili a quelli di altre malattie da raffreddamento e dell’influenza, perciò, considerando che la maggior parte dei casi di meningite si verifica nei mesi invernali, si comprende come sia difficile diagnosticarla precocemente.

I disturbi iniziali più comuni sono febbrespossatezza generalenausea e vomitodiarrea,irritabilità e inappetenza.
Esistono poi alcuni sintomi più caratteristici della malattia, in particolare, nei bambini, i più vulnerabili al contagio da meningite meningococcica, è bene prestare attenzione a forti mal di testarigidità del collo (incapacità di toccare il petto col mento), intolleranza alla luce (fotofobia),sonnolenzadolori alle giunture o ai muscolispasmi e, più in generale, stato di confusione.

Nei neonati e nei bambini molto piccoli, oltre a febbre, vomito e rifiuto del cibo, possono presentarsi altri sintomi caratteristici, come il pianto acutoil torpore e la fissità dello sguardoil colorito pallido e la comparsa di macchie cutanee di colore rosso, che non scompaiono alla pressione.
In alcuni casi è evidente la fiacchezza, la difficoltà a svegliarsi e anche una certa irritabilità che il piccolo manifesta al contatto fisico.
Il buttare la testa indietro e inarcare la schiena può essere un altro segnale della malattia.

Infine, proprio a causa dell’infiammazione delle meningi, può verificarsi, nei bambini molto piccoli, una tensione o rigonfiamento della fontanella, il punto tenero sulla sommità della testa.

 

Prevenzione e profilassi

La prevenzione delle meningiti batteriche
La prevenzione è il modo migliore per proteggersi dalle malattie infettive gravi, soprattutto quando si tratta di patologie come la meningite, che può portare repentinamente alla morte e può propagarsi ad una velocità allarmante.

In alcune nazioni europee sono risultati estremamente efficaci i programmi di vaccinazione per la prevenzione della meningite da meningococco; questi programmi hanno generato una protezione sia degli individui vaccinati, che di quelli non vaccinati.
In vaste zone dell’Europa continentale la meningite da meningococco è annoverata fra le malattie rare.
In generale una malattia si definisce rara quando colpisce 1 persona su 50.000.
Malgrado ciò, in alcune nazioni i governi hanno sviluppato programmi di vaccinazione di massa, per evitare quanto più possibile l’insorgere di questi rari casi. La lotta ad una malattia infettiva, sia essa frequente o rara, si fonda sull’impiego di tutti i mezzi efficaci a disposizione, quali prima di tutto un’accurata informazione dell’opinione pubblica.

Nella lotta alla meningite da meningococco prevenzione e profilassi giocano un ruolo fondamentale per il controllo dell’infezione.
La prevenzione è possibile grazie all’impiego di vaccini, i quali proteggono l’individuo dall’instaurarsi dell’infezione stessa.

Si definisce profilassi, invece, il trattamento antibiotico delle persone che sono state a stretto contatto con un paziente affetto da meningite: la profilassi è possibile tramite l’impiego di antibiotici e serve ad impedire l’ulteriore propagazione dell’infezione.

Protezione di coloro che non sono vaccinati
La vaccinazione non protegge solo il singolo individuo vaccinato, ma in modo indiretto protegge anche la comunità, in quanto impedisce che quell’individuo diventi un portatore “sano” dell’agente patogeno e lo trasmetta ad altri.
La vaccinazione, quindi, non protegge solamente le persone immunizzate, ma anche quelle che non lo sono, rendendo difficile la possibilità di trasmissione all’interno di una popolazione.
Questo fenomeno è detto “immunità di gregge”, e rende possibile col passare del tempo una sensibile diminuzione dell’incidenza dei casi di una malattia.

L’esempio più eclatante è quello del vaiolo, un tempo responsabile di epidemie in tutto il mondo e oggi completamente scomparso dalla faccia della Terra; lo stesso traguardo è auspicabile anche per altre malattie, come la poliomielite, già debellata in Europa, America e nell’area del Pacifico Orientale, proprio grazie alla vaccinazione.

Domande e risposte (meningococco)

Come ci si ammala?
Il contagio tra un individuo all’altro avviene sempre per via diretta attraverso le microscopiche gocce di saliva emesse con la tosse, gli starnuti o scambiate con un bacio.

Qual’è l’incidenza maggiore della malattia?
L’incidenza maggiore della malattia si ha in inverno e primavera.

Periodo di incubazione
È mediamente di 3 – 4 giorni

Quali sono i sintomi?
I sintomi possono variare da semplici manifestazioni delle prime vie aeree respiratorie (rinite, faringite, congiuntivite) alla malattia vera e propria che si manifesta in due forme (meningite e sepsi).

Quale è la differenza tra queste due forme?
La meningite è l’infiammazione delle meningi (membrane che rivestono il cervello). Nel 10% dei casi la malattia può essere mortale. Dopo la guarigione in alcuni casi si possono riscontrare postumi gravi (sordità, paralisi dei nervi cranici, deficit mentale).
La sepsi è l’invasione da parte del meningococco di tutti gli organi attraverso il sangue. Ci può essere la mortalità per collasso cardiocircolatorio nel 20% dei casi.

Quale è il rischio di infezione da meningococco di tipo “C”?
Il rischio è alto nei bambini che frequentano asilo nido e scuola materna; bambini con patologie croniche; chi è stato sottoposto al contagio.

A chi bisogna fare la profilassi?
Ai soggetti esposti al contagio (contatti stretti), a chi ha avuto contatti con le secrezioni nasali del paziente infetto attraverso baci, o con la condivisione di spazzolini da denti, o di stoviglie nei 7 giorni precedenti oppure chi ha dormito nella stessa dimora del malato.
In caso di viaggio aereo le persone che sono state per più di 8 ore vicino al caso infetto.

Quali sono le misure preventive per i soggetti esposti?
Trattamento antibiotico. Nei bambini con rifampicina o ceftriaxone.
Il ceftriaxone in una unica dose è più efficace della rifampicina per il gruppo A ma è probabile anche per gli altri gruppi.
La rifampicina al di sotto di un mese (5 mg/kg ) OGNI 12 ORE PER DUE GIORNI.
Al di sopra del mese 10 mg /kg ogni 12 ore per due giorni.

Angelo Vigliotti
Scritto da Angelo Vigliotti