Mi dispiace, mamma!

 Amanat ( pseudonimo simbolico), una ragazza indiana di 23 anni viene stuprata, da un gruppo di sei persone, torturata per quasi un’ora e scaraventata fuori dal bus, dove si trovava con il suo ragazzo, come uno straccio. Muore in ospedale, dopo atroci sofferenze per la brutalità con cui si è accanito contro di lei un  branco famelico di sesso, di sangue e di morte. Prima di morire, dice alla mamma: “ mi dispiace, mamma”

Ha chiesto scusa, come se la violenza che ha subito fosse stata per sua colpa. Mi vengono i brividi solo a pensare a questo “pensiero ” di questa povera ragazza. 

Siamo in India. Un paese grande, immenso, più di un miliardo di persone.

C’è tanta violenza. La violenza è sempre da condannare. Mi chiedo perché è così diffusa soprattutto verso le donne?

Appare evidente che in molti paesi   la violenza verso le donne è una normalità quotidiana.

  1. in primo luogo manca una educazione di base in cui possa venire insegnato  il rispetto reciproco, tra maschi e femmine,  fin dai primi anni dell’infanzia
  2. e ciò che è grave è l’assenza  primaria  della cultura dei valori della vita e verso la persona umana ( considerazione, cortesia, comprensione, affetto)
  3. e infine…. non si vuol capire che ogni donna ha il diritto di essere protetta e valorizzata, sia per il ruolo femminile  fondamentale per la società che  per l’equilibrio stesso  della nazione.

 

Deve essere chiaro che la violenza è un crimine che non deve essere accettato, non deve essere scusato, non deve essere tollerato.

 

Uno stato civile  non può permettere che ci sia impunità e tolleranza verso chi uccide o commette atti di violenza. Uno stato civile e democratico, deve fare un salto di qualità con leggi che mettano in primo piano il diritto delle donne, l’uguaglianza sociale, la parità tra i sessi  a tutti i livelli (lavoro,  economico, sociale, amministrativo e gerarchico),  il rispetto delle leggi da parte dell’autorità e della magistratura superando il comportamento maschilista, tradizionalista o conservatore di una parte della società che detiene il potere e che considera la violenza sulle donne un crimine minore. Riflettendo  che molto spesso la violenza viene attuata in condizioni di degrado e di emarginazione,  vanno anche sanate alcune situazioni di estrema povertà e di conflitto di classe con un ordinamento proiettato sulla crescita, sullo sviluppo e progressista nei diritti civili. ll Registro Nazionale dei Crimini in India ha informato che nel 2011 si sono registrati 24.206 casi di stupro, uno ogni 20- 25  minuti (cifre che non tengono conto delle migliaia di violenze non denunciate).

 

Gandhi, il padre della non – violenza, il padre dell’India moderna, ha detto “ tu e io non siamo che una cosa sola. Non posso farti del male senza ferirmi “ E in un’altra occasione parlando delle donne affermò: “Non c’è occasione in cui le donne debbano considerarsi subordinate o inferiori agli uomini. Le lingue proclamano che la donna e’ metà dell’uomo e, a parità di ragionamento, l’uomo e’ la metà della donna. Essi non sono due entità separate, ma metà di una sola cosa.

 

Il rapporto tra individuo e società è deteriorato. Uno stato non si può unire solo con la medesima lingua o con la medesima religione. Uno stato è unito soprattutto con leggi democratiche, rispettose dei diritti della maggioranza e della minoranza e in cui le regole sono uguali per tutti e i doveri trovano nutrimento nella  giustizia e nell’equità che sono alla base dei valori e del benessere del popolo.

 

Da una parte ciò che manca è l’interiorizzazione e la consapevolezza di questi insegnamenti. Veramente belli, straordinari, accettabili e condivisibili. Può sembrare una piccola idea, ma spesso da idee semplici, da pensieri comprensibili, da modelli concreti e solidaristici, da costruzioni efficaci di pace, nascono e si sviluppano enormi conseguenze.

Mi chiedo come si possa andare avanti senza un profondo cambiamento della propria coscienza. Ogni volta che si parla di violenza si dà colpa all’ignoranza, alle difficoltà sociali, al conflitto tra classi sociali, alla forza di un potere oscurantista, a certi fondamentalismi religiosi. Molte di queste cose sono vere. Tuttavia sono convinto che c’è davvero bisogno di una rivoluzione interiore “ Sii il cambiamento……… che vuoi vedere avvenire nel mondo” diceva ancora Gandhi.

 

 

Dall’altra parte non riesco a capire come uno Stato possa essere così indifferente e quasi apatico, di fronte a realtà criminose che si ripetono giorno per giorno senza creare un modello di responsabilità sociale, coerenza e trasparenza nell’interpretazione delle norme, velocità e certezza della pena, come se la violenza verso le donne non fosse un problema.

Sono contrario alla violenza e sono contrario a uccidere coloro che hanno commesso violenza. La violenza non è un metodo educativo né preventivo, porta solo male nelle profondità dell’animo umano. Tolstoj affermava che “come non si può spegnere il fuoco con il fuoco, né asciugare l’acqua con l’acqua, così non si può eliminare la violenza con la violenza”.
Uno stimolo positivo può portare a risposte straordinarie. Una riflessione sul male manifesto e nascosto che spesso il governo non vuol vedere e tace,  una indignazione collettiva, un cambiamento di opinione nella cultura dominante,  una grande solidarietà verso le vittime dei sorprusi, una risposta di massa pacifica e costruttiva di fronte ad abitudini degenerative di violenza, una lotta continua e incessante per i diritti civili, possono aprire la mente a qualche governante cieco e sordo e  dare il via a una  una trasformazione profonda e incisiva verso la strada della condivisione dei principi  che regolano il rispetto dei diritti delle donne.

Angelo Vigliotti
Scritto da Angelo Vigliotti