Introduzione

Ero ad Oporto per un a relazione sulla PANDAS (una sindrome rara ) al World Summit on Pediatrics 2016. Arrivo di giovedi, 23 giugno. Era la vigilia della festa di San Giovanni. Pernottavo al  Vinnci Hotel e mi avvio a piedi verso il centro. Mi ritrovo in un mare di folla festante e lungo il fiume  Douro ogni 100 metri c’erano  fuochi accesi per  cucinare sardine, che vengono vendute per strada.  Anche io vengo preso dal vortice festaiolo e  prendo  un piattino di Sardine fritte con  verdure grigliate con un bicchiere di vino locale. Preferisco le sardinealla griglia, alla francesinha, un panino troppo calorico per me  (ma penso  buonissimo da come veniva mangiato e gustato). È un sandwich a base di  di prosciutto e  carne, cosparso di formaggio fuso, con l’aggiunta di salsa di pomodoro, uova e gamberetti.  La festa è un sentimento collettivo, un qualcosa di veramente   straordinario. Mentre mangio passeggiando sulla strada che porta al centro della cittadina ( a Ribeira, il quartiere più antico di Porto)  vengo colpito alla testa diverse volte da martellate di buon augurio (martello di plastica). Fino a mezzanotte è stato tutto un susseguirsi di eventi con  venditori ambulanti, barbecue improvvisati, artisti di strada e suonatori di fado, musica  in ogni piccola piazzetta. E poi ho visto il lancio in cielo dei palloni di carta, i baloes de São João, e i fuochi d’artificio, a mezzanotte.

Il fiume Douro

Fare una crociera lungo questo fiume è riscoprire un altro mondo. Il fiume scorre come la vita: calmo e selvaggio tra fianchi ripidi e colline morbide, ricche di terrazze coltivate che formano  centinaia, centinaia  e centinaia di vigne.Non sono un pittore, ma sarebbe bellissimo disegnare quei paesaggi stupendi. Il fiume Douro insegna come si fa a viver , come si fa ad aprirsi una strada verso il mare, scavando valli profonde da una parte e in collaborazione con l’uomo creando una fusione, una sintesi di armonia tra natura e cultura.   Non a caso l’UNESCO l’ha inserito come patrimonio culturale dell’umanità. Sarebbe bello tornare in questa valle tra metà settembre e metà ottobre al tempo della vendemmia, quando migliaia di vendemmiatori si danno da fare come cinquecento anni fa. Niente è cambiato. E’ impressionante vedere il rito della pigiatura, le tantissime gerle portate in spalla cariche d’uva,  e poi si vedono ancorati al fiume,  i “rabelos” i barconi dal fondo piatto e dalla vela quadrata (sembrano barche fenicie)che un tempo trasportavano (e alcune tuttore) le botti fino alle navi del porto.  Lungo questo percorso ti invito a fermarti al Santuario di Nostra signora dos Remédios prima di degustare vino e prosciutto affumicato, salendo i 686 gradini e ammirando un  splendido stile barocco. In alternativa, per visitare la valle del fiume, i suoi piccoli paesini, puoi prendere il trenino ( 30 all’ora- 30 ponti-26 tunnel). Non dimenticare di degustare i vari vini, semplicemente eccezionali.

Il tramonto sull’oceano

Non è una cosa da poco. Non tutti preferiscono prendere il tram e andare fino al faro. Eppure è indimenticabile. La foce del fiume evoca qualcosa di più ed entra nell’anima. Porto è è una città che fa dimagrire con i suoi saliscendi, (stradine che vanno su e poi giù) che ricorda  nella sua atmosfera  romanticismo e  decadenza. Si assiste al tramonto del fiume (foce) e alla fine della giornata. Mi vengono in mente tre  poesie (Borges,  Ungaretti, Tagore)

Sempre emozionante il tramonto,
indigente o sgargiante che sia,
ma ancora più emoziona
quel bagliore finale e disperato
che arrugginisce la pianura
quando l’estremo sole s’inabissa.
Fa male sostenere quella luce tesa e diversa,
quell’illusione che impone allo spazio
l’unanime timore della tenebra
e che a un tratto svanisce
quando ne percepiamo la fallacia,
come svaniscono i sogni
quando scopriamo di sognare.
(Jorge Luis Borges)

 

Ognuno sta solo

sul cuor della terra trafitto

da un raggio di sole:

ed è subito sera.
(Salvatore Quasimodo)

 

Oggi alla fine del giorno
il tramonto posò le sue perle
sui fini e neri capelli della sera
e io le ho nascoste
come una collana senza filo
dentro il cuore.
(Rabindranath Tagore)

 

Mio caro amico, mia cara amica,  dobbiamo ricordarci che il percorso del fiume  è il percorso del guerriero,la via della vita,  e l’acqua del fiume si immerge nel nostro cuore. Non perdiamo la passione di vivere. Il fiume Douro va nell’oceano. Finisce, è il suo tramonto. No! Il fiume resta immutato nel tempo, va via………. ma rimane. E’ l’essere e il divenire. E’  la nostra storia. Impariamo ad ascoltare il fiume. Ci insegna tantissimo.

Angelo Vigliotti
Scritto da Angelo Vigliotti