Orgoglio e pregiudizio

Nel vocabolario Treccani i due termini  così vengono spiegati. Per orgoglio si intende una stima eccessiva di sé; esagerato sentimento della propria dignità, dei proprî meriti, della propria posizione o condizione sociale, per cui ci si considera superiori agli altri; per pregiudizio si intende una idea, una opinione concepita sulla base di convinzioni personali e prevenzioni generali, senza una conoscenza diretta dei fatti, delle persone, delle cose, tale da condizionare fortemente la valutazione, e da indurre quindi in errore. Entrambi sono alla base dell’intolleranza, entrambi sono alla base dell’odio verso l’altro ( inteso come status economico, culturale e di potere non alla pari), il diverso, l’emarginato, o verso una intera classe sociale  più povera, verso un gruppo differente dall’identità maggioritaria del paese in cui si vive, partendo dal concetto “ubi maior, minor cessat). In questa logica l’orgoglio e il pregiudizo alimentano e nutrono il “plus”,  il resto è  “minus”.

Orgoglio / superbia

Alcuni autori parlano anche   di “orgoglio sano” e lo intendono come una difesa della propria dignità, come soddisfazione di noi stessi qando abbiamo raggiunto dei risultati e anche come lotta per portareavanti una propria identità.. Questo non è orgoglio ma autostima, amor proprio basato sull’etica e sull’umiltà e sull’autodisciplina e al massimo fierezza di  condurre in porto un certo tipo di comportamento.. L’orgoglio non è mai sano anche se nella lingua italiana molti usano l’aggettivo “orgoglioso” in senso lato. Esempio: sono orgoglioso di mio figlio (nel significato di  essere soddisfatto, fiero di qualcuno o di qualche cosa che sia motivo di gloria e d’onore). Ma anche in questo significato “ blando” la parola ha qualcosa di nascosto dentro di sé (non bello, perché coperto da un sottile velo di narcisismo realzionale, di paragone  tra persone,diabiguità nel significato). Invece di dire “sono orgoglioso “si dovrebbe dire: sono soddisfatto, sono contento, ho  stima, sono fiero, ho fiducia di…

Lasciamo la parola “orgoglio” nel suo mondo, al mondo dell’ego, della superiorità, del disprezzo, dela superbia, di una sottile diffidenza verso l’altro.. . Quando la considerazione di essere superiore agli altri  è radicata profondamente e  si traduce in un atteggiamento di ostentato disprezzo verso gli altri “l’orgoglio” assume le sembianza della superbia, il primo vizio capitale. Mentre un uomo pieno di orgoglio si considera superiore agli altri, il superbo  tendea trasformare  questa superiorità  in violenza con disprezzo (fisica, verbale, scritta e ideologica)... Oggi un letterato, un filosofo, un gaudente, un giornalista cosiddetto scientifico  che ha presa sui mass media riesce a trasformare un vizio in virtù per cui c’è l’orgoglio sano, l’avarizia ragionevole, l’ira giusta, la gola della convivialità, la lussuria piacevole per evitare la noia, l’invidia buona (questo tipo di invidia è studiata anche in laboratorio da alcuni scienziati e sperimentati  su gruppi sociali (in rapporto a un modello positivo di riferimento) e l’accidia antistess come proficuo  piacere della mente e del corpo, riposo dello spirito..La “superbia” non è un vizio inventato dalla cristianità. Se noi ricordiamo la storia dei re di Roma  (dalle memorie della scuola elementare) non possiamo non rammentare Tarquinio il superbo.

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Pregiudizio/stupidità

In genere il pregiudizo nasce nella cultura d’origine della famiglia e viene trasmesso ai figli nel periodo dell’imprinting ( i primi sette anni di vita), attraverso sia l’esempio diretto sia  attravverso la comunicazione verbale su avvenimenti, comportamenti, fatti che avvengono in società. Il bambino assorbe come una spugna e una volta mentalizzato ciò che ascolta  (le reazioni dei genitori ad episodi, avvenimenti e cronache quotidiane), il tutto,   diventa parte delle sue  cellule cerebrali. Nemmeno il “pruning” adolescenziale riesce a liberare la mente dalla totalità dei pregiudizi, e dall’intossicazione mentale avuta dall’ambiente genitoriale e e dalla cultura familiare e generazionale e l’adolescente si avvia ad essere un uomo “ schiavo” di alcune idee che non hanno nessun fondamento scientifico, sia razionale che morale. E ciò che rende perplesso, il soggetto drogato di pregiudizi crede consciamente e incosciamente di avere ragione.  All’uscita dall’infanzia avviene uno «sfoltimento – pruning – potatura» drastico delle connessioni sinaptiche inutili, per permettere al ragazzo di staccarsi dalla famiglia e affrontare il mondo: ecco i tre passaggi fondamentali di questo processo funzionale, alla nascita, a 6 anni e a 14 anni. ( fonte: corrieredelasera.it /pediatria)

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Dunque il cervello non è affatto un organo immutevole, fissato una volta per tutte, come si credeva in passato, anzi, la ricerca più recente ha dimostrato che, soprattutto in certi periodi dell’esistenza, è tutto un fare e disfare. Specie durante l’adolescenza, quando avvengono cambiamenti epocali, come il misterioso pruning, la potatura di una gran quantità di sinapsi. Sembrerebbe un controsenso, perché proprio nel momento in cui la persona esce dall’età infantile e deve affrontare problemi più complessi e avrebbe bisogno del massimo della sua potenza cerebrale, avviene la drastica riduzione delle connessioni nervose. Ma in realtà è un fenomeno che serve a migliorare l’efficienza, a sfoltire quello che non serve.

Per la prima   volta  l  ’adolescente si interessa di temi sociali nei quali alcuni si lanciano con il cuore in mano. Il senso di sé si consolida, si definisce l’identità sessuale, si diventa sensibili ai punti di vista dei pari, mentre cresce l’autonomia rispetto alle opinioni dei familiari. Si stanno rompendo gli schemi e le barriere di protezione, si va verso il mondo. Il pregiudizio limita la libertà di pensiero, ci rende prigionieri di una idea. Nonostante la difficoltà a cambiare la mente e a superare queste difficoltà…se vogliamo essere veramente noi stessi  dobbiamo rivoluzionare il nostro modo di giudicare l’altro. Dobbiamo capire  una volta per tutte che giudicare qualcuno o qualcosa che  obiettivamente non si conosce è un pregiudizio. Che questo modo di pensare è assurdo perché diamo per scontato  ciò che affermiamo e che sia una certezza ciò  a cui diamo valore senza  che ci siano fondamenti di verità e senza motivo. E ciò che è peggio è che i nostri giudizi hanno valore negativo. Ricorda solo una cosa: tu non puoi averne nessuna colpa perché ciò che pensi e ciò che dici è basato sulla cultura della famiglia, sulla religione frequentata, sulla identità che il potere ti ha inculcato, sul paese di origine, ma una volta che apri gli occhi e la mente diventa più elastica ( spero nella potatura delle sinapsi o in qualche lettura o incontro che ti abbia fatto riflettere) ti accorgi subito che il pregiudizo è la più alta stupidità a cui tu puoi credere, fondato sulla ignoranza più totale.  Il pregiudizio è un inganno della mente  e  c‘ è una moltitudine (miliardi e miliardi ) di persone che lo coltivano come cibo  quotidiano… per produrre una cultura di odio, di intolleranza, di violenza, di morte.

Prima di giudicare un oggetto e una persona, rifletti e fai una pausa, utilizza e coltiva la sincerità per non dare nulla di scontato e se hai qualche dubbio, puoi proficuamente dialogare e rompere un muro di silenzio e di diffidenza per comprendere, per entrare in empatia. Prima di agire medita su ciò che hai sentito dire, arriva a una chiarezza mentale, non fare di ogni erba un fascio. La prudenza è importante e la virtù sta nella moderazione. E poi non fare agli altri ciò che  non vuoi che sia fatto a te stesso. Ti trovi in Italia rispetta l’altra persona  che non è italiana, oppure rispetta la persona di colore che non ha il tuo stesso colore, rispetta l’emigrante che ha chiesto una mano, un aiuto. Non essere indifferente e diffidente. Dirò di più…rispetta anche il delinquente, anche se la giustizia deve fare il suo corso. Perché forse ognuno di noi ha contribuito con la sua condotta a dargli un esempio non bello,  eticamente non accettabile, perché forse da piccolo l’abbiamo rifiutato, disprezzato, messo da parte. Molti pregiudizi hanno ragioni storiche  e arrivano alla nostra mente in modo inconsapevole ( come quelli sulle donne, sugli uomini di colore, sulle nazionalità,  sulla razza, su alcune religioni, sulla differenza tra varie classi economiche, sul rapporto tra nord e sud e così via). La visione distorta della realtà ti porta alla discriminazione, alla condanna,  alla caccia alle streghe, a farti giustizia da solo. Io spero che la globalità possa aiutarci a superare il pregiudizio. Se siamo in una città multietnica (nazioni del mondo con lingua diversa, culture, religioni, gastronomia e modo di vedere le cose un po’ differenti)  questo può aiutarci alla scoperta della diversità, all’esplorazione di mondi e pensieri lontano dai nostri e quindi può  permettere di superare alcuni stereotipi e poi il resto viene da sé con un po’ di buona  volontà e con il concorso dell’etica e dell’empatia senza arrivare a dire cose e a mettere sentenza per “sentito dire”, perché questa idea è del mio amico (e lui è una persona che sa il fatto suo). Non dimentichiamo che il pregiudizo è una opinione non documentata, senza dati e non vale nulla, assolutamente nulla. Purtroppo aiuta a semplificare la realtà e a vedere il mondo in due colori (brutto e bello) in due atteggiamenti (giusto o sbagliato). Il pregiudizio si nutre di un pensiero maligno senza avere alla base una ragione minima sufficiente.

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Nella società contemporanea basata sul culto dell’immagine e  del narcisismo, sulla materialità  come piacere  momentaneo (soldi,  sesso, droghe, videogicohi) per sfuggire alla noia e sul potere di qualsiasi tipo e soprattutto sulla mancanza assoluta di educazione civica,, la superbia non viene nemmeno nascosta  e quindi emerge subito  l’incapacità di riconoscere i propri difetti, l’arroganza, la presunzione, e il disprezzo verso gli altri e in alcuni casi (direi in molti casi) l’assenza di pudore, la mancanza di rispetto,  con egocentrismo  e infantilismo cronico e ovviamente opportunismo smodato e volgare. Il questa situazione il pregiudizio in simbiosi con la superbia, se è cronico,  da una patologia grave e degenerativa: la sindrome delle tre ” i “ ( insufficienza mentale, idiozia, imbecillità).

Orgoglio e pregiudizio

Orgoglio e pregiudizio (Pride and Prejudice) è uno dei più celebri romanzi della scrittrice inglese Jane Austen, pubblicato il 28 gennaio 1813

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La scrittrice è stata una delle prime a scrivere e ad alzare la voce sulla condizione della donna e sulle sue evidenti disparità nella società. Una delle prime a denunciare il fatto che la cultura fosse solo una prerogativa maschile e che il matrimonio fosse l’unica spiaggia per conquistare rispetto e una certa autonomia, nella società di quel tempo, per le donne. Il fulcro del romanzo è un’intensa storia d’amore che si evolverà solo quando i protagonisti avranno capito, ciascuno, i propri errori e lasciato da parte appunto l’orgoglio e il pregiudizio.

Intolleranza

Se il pregiudizio e l’orgoglio persistono e degenerano  si arriva all’intolleranza che è definita dal vocabolario Treccani come: attaccamento rigido alle proprie idee e convinzioni, per cui non si ammettono in altri opinioni diverse e si cerca di impedirne la libera espressione, partendo dal presupposto dell’unicità della verità, e dalla convinzione di essere in possesso della verità stessa.L’intollerante nega aprioristicamente valore a una qualsiasi difformità di pensiero che le metta in discussione. E non solo cerca di  difendere e rafforzare le proprie convinzioni, ma anche di evitare che chi dissente cada in quello che si presume sia un errore.  Praticamente (nella sindrome delle tre “ i “),  si arriva a  comportamenti razzisti, sessisti e in generale di avversione verso orientamenti e preferenze sessuali, posizioni religiose e politiche. In molti casi si arriva a situazioni estreme con  discriminazione, violenza fisica, genocidio, Olocausto o attacchi verbali di inaudita aggressività. L’intolleranza è diffusa e radicata nella nostra società, come violenza morale e fisica manifestata contro le persone portatrici di una diversità, tra cui gli ebrei, gli immigrati, le persone di colore, gli omosessuali. A bloccare l’intolleranza c’è la solidarietà, la condivisione, l’aiuto reciproco, ma in un mondo dove la crisi economica è costante e l’analfabetismo  culturale è dominante, i valori morali crollano e non basta la dichiarazione  universale dei diritti umani, documento firmato a Parigi il 10 dicembre 1948, la cui redazione fu promossa dalle Nazioni Unite perché avesse applicazione in tutti gli stati membri, a salvare il salvabile.. Riporto solo l’art. 1 ( sui 30 articoli della dichiarazione) : tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza. Io mi chiedo perché  stiamo perdendo la memoria storica, perché  neghiamo i valori fondamentali basati sul rispetto della persona umana, perché stiamo andando nel baratro e nell’abisso dell’ignoranza totale.. E mi chiedo anche: quale futuro ci sarà per l’uomo in queste condizioni di ignoranza assoluta, di schematsmo ideologico,  di dimenticanza della nostra preistoria di homo sapiens sapiens. In senso sociologico la tolleranza si manifesta in chi, teoricamente e praticamente, mostra rispetto nei confronti di coloro che pensano e agiscono credendo in diversi principi relativi alla religione, alla politica, all’etica, alla scienza, all’arte e alla letteratura. La tolleranza  è contro il principio del dormatismo, del fondamentalismo, del fanatismo e della superstizione. E naturalmente è a favore della giustizia sociale, del rispetto delle regole (diritti e doveri), dell’empatia verso  tutti gli esseri senzienti (persone umane e animali), della condivisione dei valori ( pace sociale, solidarietà, cooperazione). In questa prospettiva un  uomo “tollerante”  non può “tollerare” il crimine, la violenza, la discriminazione, l’emarginazione, la tortura, e i vari delitti che quotidianamente si commettono contro le cose e le persone,  il potere dittariale di uno stato, l’inquinamento mafiogeno delle strutture amministrative e giudiziarie che devono operare per il benessere sociale e nemmeno ideologie estreme basate sul pregiudizio e sulla intolleranza e sulla mancanza di libertà (come il fascismo, il nazismo, il marxismo-leninismo e altre forme bestiali di potere) che pensano di avere l’ideologia vincente ( io sono nel vero, l’altro è in errore e quindi va eliminato).

Nccolò Cusano

Niccolò Cusano nasce  a Kues  l’11 agosto 1401  ed è muore  a Todi,  l’ 11 agosto 1464 a 63 anni. E’  stato un cardinale, teologo e filosofo, umanista, giurista, matematico e astronomo tedesco. Nel 1413, a Deventer studiò, sotto la protezione del conti Manderscheid presso i Fratelli della vita comune, legati al movimento di spiritualità Devotio moderna; frequentò la facoltà di lettere dell’Università di Heidelberg nel 1416, completò gli studi a Padova (sotto la guida di Prosdocimo Conti) dove si laureò in diritto nel 1423, si perfezionò a Colonia studiando Alberto Magno, Platone e Raimondo Lullo e divenne dottore in filosofia. Intraprese anche studi sulla cultura islamica e su Averroè, grazie al medico senese Ugo Benci

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La sua opera più importante è “De docta ignorantia” ( scritta intorno al 1440), opera che si pone il problema di come l’uomo può conoscere il mondo che lo circonda. Nominato cardinale nel 1448 fu legalo pontificio in Germania e vescovo di Bressanone dal 1450. Chiamato a Roma da Pio II nel 1458, vi trascorse gli ultimi anni di vita. Ha scritto altri piccoli ma profondi trattati tra cui: De coniecturis” (1441); “Apologia doctae ignorantiae” (1449); “Idiota” (1450, comprendente tre scritti: “De sapientia”, “De mente”, “De staticis experimentis”); “De visione Dei” (1453); “De possesi” (1455); “De beryllo” (1458); “De ludo globi” (1460); “De non aliud” (1462); “De venatione sapientiae” (1463); “De apice Theoriae” (1464). Il suo corpo  riposa nella chiesa di San Pietro in Vincoli a Roma, mentre il suo cuore è rimassto a Kues in Germania nel complesso della fondazione (ospizio e biblioteca) da lui istituita. Cusano stava tornando da una missione della capitale dell’impero d’Oriente (Costantinopoli) e in una sosta ad una isola greca ebbe una intuizione  straordinaria (una illuminazione, da cui poi, nacque la sua opera “De  docta ignorantia)): “ noi non possediamo la verità su tutte le cose su questa terra, la nostra migliore conquista è una ignoranza ben coltivata”. In questo modo il sapere di non sapere, la perenne fallibilità umana  aprono a un pensiero non assoluto ma che può essere smentito,  che può essere falso. I semi della verità possono essere e spesso sono nascosti anche in altre culture e tu non puoi non essere tollerante.

Calvino: un esempio di intolleranza  nel caso Serveto (bruciato vivo a Ginevra)

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Calvino (1509-1564) accusa la chiesa cattolica di esere intollerante e intransigente  e poi cadrà nella stessa contraddizione quando poi egli stesso nel 1553 condannò e fece bruciare Michele Serveto, medico spagnolo sostenitore dell’antitrinitarismo che si era rifugiato a Ginevra per scampare all’Inquisizione cattolica. A Calvino che giustificava la sua intransigenza nel suo testo Defensio orthodoxae fidei affermando che non si poteva essere tolleranti nei confronti di chi bestemmiava Dio, il savoiardo Sébastien Castellion (1515-1563) dopo aver difeso la libertà e la tolleranza religiosa nell’opera “De hereticis an sint persequendi” (Se gli eretici debbano essere perseguitati), scriveva nell’opuscolo Contro il libello di Calvino a proposito della condanna al rogo di Serveto: ”Uccidere un uomo non è difendere una dottrina, è uccidere un uomo. Quando i ginevrini hanno ucciso Serveto non hanno difeso una dottrina, hanno ucciso un uomo. Non spetta al magistrato difendere una dottrina. Che ha in comune la spada con la dottrina? Se Serveto avesse voluto uccidere Calvino, il magistrato avrebbe fatto bene a difendere Calvino. Ma poiché Serveto aveva combattuto con scritti e con ragioni, con ragioni e con scritti bisognava refutarlo. Non si dimostra la propria fede bruciando un uomo, ma facendosi bruciare per essa”

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Gli esempi di intolleranza religiosa nella chiesa cattolica sono numerosiissimi e solo recentemente  gli ultimi papi hanno chiesto perdono per quello che la chiesa ha fatto nei secoli non rispettando la persona umana e le sue idee. Giovanni Paolo II ha chiesto perdono  per tante pagine oscure della storia della chiesa:   ha parlato delle crociate medievali e dell’ ‘acquiescenza’ dei cattolici alle dittature del nostro secolo, delle divisioni tra chiese e del maltrattamento delle donne, della persecuzione degli ebrei e del caso Galileo, delle guerre di religione e della partecipazione dei cristiani alle guerre di Hitler, del comportamento dei credenti con gli indios e i neri, dei tribunali dell’Inquisizione.  Papa Francesco nella vista in Cile del 16 gennaio 2018,   nell’incontro a Palazzo La Moneda con le autorità, ha espresso “dolore e vergogna” parlando della pedofilia e in particolare degi abusi commessi dagli ecclesiastici. Nella stessa visita il papa si inchina ai nativi d’America, sterminati dai conquistadores e poi vessati per 500 anni da tutti i regimi dell’America Latina . “La saggezza dei popoli autoctoni può offrire un grande contributo. Da loro possiamo imparare che non c’è vero sviluppo in un popolo che volta le spalle alla terra e a tutto quello e tutti quelli che la circondano”, ha detto nel discorso alle autorità del Cile esaltando “il valore in questa nazione, dove la pluralità etnica, culturale e storica esige di essere custodita da ogni tentativo di parzialità o supremazia e che mette in gioco la capacità di lasciar cadere dogmatismi esclusivisti in una sana apertura al bene comune, che se non presenta un carattere comunitario non sarà mai un bene”.

Montaigne

E’ un grande teorico della tolleranza. Nei Saggi viene raffigurato un uomo in tutta la sua complessità, consapevole delle sue contraddizioni, animato da due sole passioni: la verità e la libertà.

« […] sono così assetato di libertà che mi sentirei a disagio anche se mi venisse vietato l’accesso ad un qualsiasi angolo sperduto dell’India

Gli uomini sono portati a credere soprattutto ciò che meno capiscono. Secondo Montaigne non esiste una cultura superiore alle altre  e quindi necessario sviluppare un atteggiamento di rispetto nei confronti di ogni tipo di cultura. Montaigne sostiene che i popoli che gli europei definiscono selvaggi siano quelli più autentici, semplici e veri perché non sono stati ancora corrotti dalla civiltà e dal progresso.

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Erasmo da Rotterdam

Erasmo da Rotterdam, in latino Desiderius Erasmus Roterodamus (Rotterdam, 1466/1469 – Basilea, 12 luglio 1536), è stato un teologo, umanista e filosofo olandese.  Ammiratore di Lorenzo Valla, Erasmo venne influenzato nella sua formazione anche dal movimento religioso della Devotio moderna (che significa letteralmente “Devozione moderna” ossia “religiosità di nuovo tipo”), che, diffuso nei Paesi Bassi da Geert Groote nel XIV secolo, assunse come modello direttodella vita quotidiana,  la vita di Cristo e sostenne la lettura personale della Bibbia. In ossequio all’ideale dell’humanitas, cioè della greca “filantropia” (l’amore per l’umanità), Erasmo credeva nel rispetto della dignità dell’uomo, il cui riconoscimento passa per la concordia e la pace, da realizzare con l’uso sapiente della ragione.  Richiamandosi a SenecaCicerone e Agostino, condannava le varie forme di violenza e di prevaricazione dei potenti sui deboli, deprecando le torture e la pena di morte.

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Erasmo godette di ampio prestigio nella prima metà del XVI secolo e gli venne anche offerto dal papa il cappello cardinalizio, che rifiutò. Dopo la sua morte, nel periodo successivo al Concilio di Trento, nella fase della Controriforma, la sua libertà intellettuale venne guardata con sospetto e le sue opere vennero incluse nell’Indice dei libri proibiti, ma la sua battaglia contro l’ignoranza e la superstizione era motivata esclusivamente dalle sue convinzioni umanistiche e non da critiche alla fede. Come testimonia il suo rifarsi ad alcuni movimenti innovatori quali la Devotio moderna, infatti, egli intendeva professare una riforma spirituale e dei costumi, e non una riforma teologica. Rimase cattolico fino alla fine dei suoi giorni.

John Locke

Nasce a  Wrington, il  29 agosto 1632  e muore a  High Laver, il  28 ottobre 1704) è stato un filosofo e medico britannico, considerato il padre del liberalismo classico, dell’empirismo moderno e uno dei più influenti anticipatori dell’illuminismo e del criticismo. John Locke è considerato il filosofo della libertà. Oltre a dare un contributo alle idee sul governo della legge, la separazione dei poteri, e lo Stato ad autorità limitata, anche le sue tesi sostenute in favore della tolleranza religiosa – espresse molto chiaramente nelle sue “Letters Concerning Toleration” – sono state d’importanza fondamentale nella storia del pensiero e del progresso civile.

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Nel 1690 comparve la sua opera fondamentale, il “Saggio sull’intelletto umano”. Negli anni seguenti Locke attese ad altre opere filosofiche tra le quali la polemica con Stillingfleet, il trattato pubblicato postumo sulla “Condotta dell’intelletto e l’Esame di Malebranche”. Nel 1693 pubblicò i “Pensieri sull’educazione” e, tra il 1695 e il 1697, i saggi sulla “Ragionevolezza del cristianesimo”.

 

Voltaire

Voltaire nasce a Parigi il 21 novembre 1694; il suo vero nome è Francois-Marie Arouet. Figlio di una ricca famiglia borghese compie i primi studi presso i giansenisti e i gesuiti, acquisendo una solida formazione umanistica. Muore a Parigi il 30 maggio 1778.  E’  stato un filosofo, drammaturgo, storico, scrittore, poeta, aforista, enciclopedista, autore di fiabe, romanziere e saggista francese. Egli disprezzava il militarismo e sosteneva il pacifismo e il cosmopolitismo; un appello alla pace è presente anche nel Trattato sulla tolleranza. Cercò di fare da mediatore tra la Francia e la Prussia di Federico II, per evitare la guerra dei sette anni. Voltaire accolse favorevolmente le tesi del giovane illuminista italiano Cesare Beccaria sull’abolizione della tortura[146] e della pena di morte, come si evince dal commento molto positivo che fece all’opera Dei delitti e delle pene, invitando i governanti a ridurre drasticamente l’uso della prima, per poi eliminarla completamente.[147] Voltaire e Beccaria ebbero anche uno scambio epistolare. Sulla pena capitale Voltaire si oppone nettamente al suo uso e agli eccessi di violenza che la caratterizzavano; benché in certi casi possa apparire giusta, essa, alla ragione illuministica, si rivela solo una barbarie, in quanto i peggiori e incalliti criminali, anche se giustiziati, non saranno utili a nessuno, mentre potrebbero lavorare per il bene pubblico e riabilitarsi parzialmente, motivazione principale utilitaristica di Beccaria che Voltaire approva in pieno; egli considera l’ergastolo una punizione sufficiente per i delitti peggiori e violenti.

Ha scritto moltissime opere ( tra cui tragedie, saggi, libri di storia, commedie, scritti filosofici, articoli per enciclopedia, racconti, libretti d’opera, romanzi, epistole, facezie ecc.)

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Riporto dal “trattato sulla tolleranza, la preghiaera  a Dio

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L’ignoranza

L’ignoranza, oltre al pregiudizio e all’orgoglio, è il terreno dell’intolleranza. Essa è un veleno, un tossico, una catastrofe per l’umanità.  Nel mondo attuale  l’ignoranza è epidemica e la maggioranza degli uomini ( 7 miliardi e più),   vivono tutti come pecoroni, nel senso che nonostante che gruppi numerosi di uomini non si conoscono hanno tutti lo stesso comportamento. Un individuo posto in una massa di individui può diventare un barbaro in preda a qualsiasi istinto. In tempi di facebook, di twitter, di istagram  e altre amenità elettroniche  basta un leader per influenzare la folla, un leader che  sappia dare messaggi “impressionistici”, con frasi ad effetto,  e rapido ad entrare nel cervello e il gioco è fatto.  E’ necessario ritornare alla fiducia della ragione, a un pizzico di buon senso, alla moderazione del giudizo, alla prudenza  nell’accettare una affermazione, alla verifica dei dati, per far sì che non entriamo nell’inquinamento dell’ignoranza. Altrimenti siamo distrutti, siamo  dei robot, siamo senza anima.

Noi siamo cittadini del mondo. Il patriottismo può essere utile  ma è solo un prodotto culturale inventato dal potere  per trovare un capro espiatorio ai problemi del potere stesso (malcostume, perversione, latrocinio, mancanza di etica,  corruzione, menefreghismo, disatro economico).  Ad esempio ritonando all’identità nazionale, essa è stata creata per favorire il tema della solidarietà. Tuttavia è estremamente pericolosa se  portata all’esasperazione. Creata la bandiera italiana è venuto il fascismo,  altare della patria dell’identità), poi è venuto il nazismo …………….e poi?  Ci siamo mai chiesto il perchè….

Ho detto che l’identità può essere utile finchè promuove cooperazione e solidarietà, ma se promuove il conflitto diventa tossica, velenosa, distruttiva. La politica gioca con il nostro  istinto di appartenenza e crea dei pecoroni. Il pecorone ascolta e tace ed è soddisfatto che altri la pensano come lui.  Entra nel sonno della coscienza,  nella morte cerebrale, e diventa un morto che cammina purtroppo facendo morire anche altri  spinto dal cibo che mangia fatto da odio per le differenze, rancore per coloro che non la pensano come il “pecorone”, incomprensione  per le idee altrui. Diventa un rivoluzionario combatte per la patria senza sapere c nemmeno cosa è una patria e a volte senza sapere  per cosa combatte. Finchè  il pecorone non capisce che la nostra casa è la terra  e la nostra ricchezza è il senso di diversità  di uomini e donne che stanno con noi in questa nostra casa e che insieme si può vivere  con dignità se si ha rispetto per l’altro e per se stessi  (credendo nei valori della dichiarazione dei diritti univerali dell’uomo e vivendo  con etica la nostra vita) in una specie di egoismo – altruismo ( moderato, realistico anche se di compromesso)  attraverso l’aiuto per i più deboli, il sostegno per coloro che non ce la fanno (disabili), e attraverso l’empatia  che ci rende veramente umani e responsabili del nostro destino.

Un abbraccio

Termino con qualche riflessione  mia personale e di alcuni autori che sono stati grandi nel praticare la tolleranza. Una persona sta entrando nella “tolleranza”  quando riesce con calma,  saggezza e comprensione, ad  accettare le idee, gli atteggiamenti e le opinioni altrui.  Diventa a pieno titolo “tollerante” sew rispetta  l’dea altrui anche se non sei d’accordo e la consideri una “cazzata”.  La tolleranza è una conquista dell’educazione e una sconfitta del pregiudizio (Emanuela Breda). A livello pratico oggi  noi ci troviamo in una società multietnica, multireligiosa, multirazionale e  puoi sperimentare la tolleranza tutti i giorni con la mente, con il cuore e con l’istinto. Le persone di colore nero, giallo  o marrone sono vicino a te. Ascolta le tue emozioni, dialoga con i tuoi pensieri, agisci  con la tua saggezza. “Cerchiamo di vivere in pace, qualunque sia la nostra origine, la nostra fede, il colore della nostra pelle, la nostra lingua e le nostre tradizioni. Impariamo a tollerare e ad apprezzare le differenze. Rigettiamo con forza ogni forma di violenza, di sopraffazione, la peggiore delle quali è la guerra.”  (Margherita Hack)

“Finché non hai imparato ad essere tollerante con coloro che non sempre sono d’accordo con te; fino a che non hai coltivato l’abitudine di dire qualche parola gentile a coloro che ammiri; fino a che non hai preso l’abitudine di guardare al bene invece che al male negli altri, non avrai successo né sarai felice.” ( Napoleon Hill).  “Dato che non penseremo mai nello stesso modo e vedremo la verità per frammenti e da diversi angoli di visuale, la regola della nostra condotta è la tolleranza reciproca. La coscienza non è la stessa per tutti. Quindi, mentre essa rappresenta una buona guida per la condotta individuale, L’imposizione di questa condotta a tutti sarebbe un’insopportabile interferenza nella libertà di coscienza di ognuno.” ( Mahatma Gandhi).

Prima di chiudere questa riflessione, mio caro amico e compagno di viaggio,  vorrei ricordarti che esiste la giornata Internazionale della tolleranza che  è un’osservanza annuale dichiarata dall’UNESCO nel 1995 per ricordare i principi ispiratori della Dichiarazione universale dei diritti umani, approvata dalle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948. Viene celebrato il 16 novembre. Io, personalmente ti invito a comprendere le idee altrui prima di rifiiutarle, a capirle prima di condannarle. Per cortesia ti prego di non essere un robot dal lunedi al venerdi, dalla mattina alla sera,dalla nascita alla morte con tutte le attività organizzate e pianificate sia sul lavoro che nel gioco che in campo sessuale, apri uno spazio per te, goditi di una passeggiata o del tuo tempo libero ( come tu vuoi)   con i tuoi 5 sensi, ama la vita..

Godi del calore dell’Africa, del vento e dei colori  delle Americhe, del freddo del nord,  del profumo dell’oriente, della brezza del mare, della tempesta dell’oceano. Cerca di credere nella tolleranza: essa concilia, non ama la guerra;  dialoga, non ama il conflitto; esprime moderazione non forza e violenza, e ti posso assicurare che  se sei tollerante  riprendi a mano la tua umanità, diventi veramente un fratello per l’altro, portatore di pace, di giustizia e di sicurezza e poi se ami la vita davvero, non puoi non amare la tolleranza. E penso anche che sarai senz’altro più sereno, più contento, più in pace con te stesso e con gli altri.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Angelo Vigliotti
Scritto da Angelo Vigliotti