Quel mattino a Parigi

A fine gennaio c’era tanta umidità e un po’ di pioggia batteva sulla strada che da Rue Monge portava a Notre Dame. Ho avuto l’impressione di una Parigi triste e melanconica. Ero in Rue Monge in un piccolo albergo per un seminaio di omeopatia che si svolgeva in una strada laterale a Rue du Cardinal Lemoine. La strada era dedicata a Monge, un grande genio della geometria la cui biografia è impressionante. Gaspard Monge nasce a Beaune, 10 maggio 1746 e muore a a Parigi, il 28 luglio 1818. E’ stato un matematico e disegnatore francese, inventore della geometria descrittiva.

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Siamo nel quartiere latino, Il nome deriva dalla funzione storica del quartiere, quella di centro di studi. E’ qui, infatti, che, sin dal XII secolo, ha sede l’università parigina. E’ questo il quartiere degli studenti, quelli che un tempo parlavano latino e che quando c’è stato bisogno di protestare e di rinnovare, non si sono mai tirati indietro. Nessun problema fino a mezzanotte ma di mattino prima delle 8-  8 e 30 le strade sono buie e passeggiando si sente solo il gracchiare dei corvi. Mentre camminavo a passo lento, il verso di questi uccelli mi accompagnava lungo la strada. Mi viene in mente una descrizione di E. A. Poe:

Allora, quest’uccello d’ebano, inducendo la mia triste fantasia a sorridere, 

con la grave e severa dignità del suo aspetto: 

«Sebbene il tuo ciuffo sia tagliato e raso – io dissi – tu non sei certo un vile

orrido, torvo e antico corvo errante lontanto dalle spiagge della Notte 

dimmi qual’è il tuo nome signorile sulle spiagge avernali della Notte!» 

Disse il corvo: «Mai più».”

(da Poe, E.A. The Raven, 1845).

Comunque la tristezza dopo un po’ a Parigi, va via. Per tanti motivi. Si scioglie come neve al sole. Veramente bello è osservare i bar, i bistrot, le creperie, le brasserie, e ammirare le vetrine piene dei dolcetti tipici invitanti, iniziando dai colorati macarons, passando per la crème brûlée, il raffinato cioccolato, le millesfoglie, torte di vario tipo e tanto altro ancora. Soprattutto il verso del corvo è scomparso attraverso il profumo di una baguette, un pane croccante fuori ma morbido dentro, simbolo delle coloratissime e profumatissime boulangerie. Si rimane incantati. In questi tre giorni parigini ricordo con affetto la soupe a l’oignon, ovvero la zuppa di cipolle, mangiata in un piccolo bistrot e la visita alla chiesa della Sorbona. L’edificio fu costruito in stile gesuitico da Lemercier, che conferì un tocco innovativo alla facciata con l’utilizzo di due ordini sovrapposti (invece di tre), alleviando in tal modo le proporzioni imponenti del resto dell’edificio (1635-1642). La visita a questa chiesa può essere l’occasione per visitare anche la tomba del cardinale Richelieu (Girardon, 1694). E rifarsi un ripasso di storia.

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Il quartiere latino è poi una pillola antimelanconia. Sempre vivo, sempre ricco di entusiasmo ad eccezione del sabato notte e della domenica, quando è un po’ spento. A questo punto conviene andare a vedere il museo Cluny e riflettere sulla sala XIII che espone la serie di arazzi più importante del mondo, quella della Dama del Liocorno. Sono sei splendidi arazzi, in cui la dama mette alla prova ognuno dei propri sensi. Il sesto arazzo è enigmatico: c’è scritto “Al mio unico desiderio”  (A Mon Seul Désir ) . Jean Gerson, cancelliere dell’università di Parigi dal 1395 scrisse un trattato “ Moralità del cuore e i 5 sensi”. In questo libro affermava che ci sono sei sensi (5 esterni e uno interno). Su ogni arazzo la dama, in compagnia di un’ancella, è rappresentata in un giardino fiorito tra un leone, simbolo della cavalleria, ed un unicorno, simbolo dell’incorruttibilità della magistratura. Un universo di sogno popolato di animali familiari, conigli, uccelli, scimmie attornia le figure allegoriche della dama, del leone e dell’unicorno. In senso generale il Liocorno simboleggia la castità e la purezza, perchè la leggenda dice che si lasci toccare solo da una vergine. parigi-3

Nella settimana seguente ho sentito con piacere “I love Paris” nell’interpretazione di Ella Fitzgerald. La Fitzgerald è considerata una delle migliori e più influenti cantanti jazz della storia.  Vincitrice di tredici Grammy.  Era dotata di un potente strumento vocale, vantando un’estensione vocale di più di tre ottave. A me piace tantisimo. La sua voce è come un fiume che scorre verso il mare grande  dell’immensità.

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Con questa canzone posso dire che anche io (nonostante che abbia avuto un sentimento di tristezza quella mattina prima dell’alba con la pioggia mentre tutto solo vagavo verso Notre Dame) amo Parigi, nelle quattro stagioni. Una città senza tempo. Amo Parigi in ogni momento, anche se non ho con me il mio amore, ma la mia vita.

Angelo Vigliotti
Scritto da Angelo Vigliotti