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Il viaggio interiore del Petrarca è ricco di sorprese ed ha un fascino particolare. Vorrei penetrare nell’animo del poeta attraverso il poemetto ” I trionfi”  di cui alcuni versi mi hanno dato lo stimolo per questa riflessione.

petrarca-volto “Al tempo che rinnova  i miei sospiri”

 

 

con questo verso il poeta inizia ” i trionfi”  un poemetto incompiuto in terza rima. Petrarca è stato un grandissimo poeta ed è conosciuto soprattutto per le rime ( il canzoniere in vita e in morte di Laura). In realtà Francesco ha fatto anche un altro percorso, un percorso di crescita interiore che è terminato con la morte, avvenuta nella notte tra il 18 e il 19 luglio 1374 ad Arquà, paesino sui colli Euganei in provincia di Padova. Aveva 70 anni. Era nato ad Arezzo nel 1304. Suo padre Pietro di Parenzo di Garzo si trovava in quella città perchè esiliato, dato che era uomo guelfo di parte bianca. che in quel  periodo era soccombente nella città di Firenze. Nel 1343 a Petrarca nasce un  figlia, Francesca da una donna ignota, forse la stessa che nel 1337 gli aveva dato un figlio, Giovanni. In quell’anno il fratello Gherardo si fa monaco nella certosa di Montrieux. In quello stesso anno il poeta ebbe una grave crisi spirituale e si propose di cambiare vita. Dal 1343 al 1353 riflette molto sul suo percorso esistenziale e in questa pausa meditativa  scrive  diverse cose tra cui  il “secretum”, poi il “bucolicum carmen “,de vita solitaria,de otio religioso” e le epistole ” sine nomine” oltre , naturalmente  a molte rime d’amore. E’ un periodo in cui il poeta non si ferma mai: da Valchiusa ( Francia)scende in Italia come ambasciatore pontificio  presso la regina Giovanna I  di Napoli, poi passa a Parma, nel 1345  ma  sorpreso dallla guerra tra estensi e scaligeri fugge a Bologna e di là passa a Verona. Nel 1347 vuole recarsi a Roma per incontrare Cola di Rienzo ma si ferma a Genova, nel  1348 il 6 aprile apprende la morte di Laura ( stesso giorno e stesso mese in cui l’aveva vista la prima volta); nel 1349 è a Padova, Ferrara, Carpi, Mantova e Verona per missioni diplomatiche, nel 1350 a Firenze conosce il Boccaccio che poi ospiterà l’anno dopo a Padova e  infine si stabilisce a Milano.  Nel 1353, 10 anni dopo  l’inizio della  crisi spirituale, comincia ad elaborare i “trionfi” a cui lavorò  fino all’ultimo anno della sua vita sempre però insoddisfatto. I “trionfi” nascono da una crisi di identità: c’è il confronto con Dante  ( la  divina  commedia) e con l il Boccaccio  (l’amorosa visione)  ma anche personale e  magistralmente il poeta  rivive questo dramma nel primo verso del  ” trionfo dell’amore” : ( al tempo che rinnova i miei sospiri) cioè in primavera, il 6 aprile del 1327 giorno dell’innamoramento del poeta per Laura. In quel giorno:
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” ivi fra l’erbe, già del pianger fioco vinto dal sonno, vidi una gran luce, e dentro assai dolor con breve gioco”.
(trionfo d’Amore vv:10-12)

 

Il Petrarca vide la luce e come in un film passarono dentro di lui  5  visioni che racchiudevano le immagini dei trionfi ( per lo più falsi e caduchi) a partire dal trionfo dell’amore,  un amore che, però, dà poca gioia ( breve gioco) e molti dolori. Nei ” trionfi ” il poeta immagina che il percorso di crescita interiore   vada dalla terra al cielo con  un annullamento del sè ( dell’umano) che si proietta  verso  l’eternità  ( il divino).Un percorso che va dal finito all’infinito. Nella visione del poeta l’amore è il primo ostacolo che bisogna superare. L’amore viene sconfitto attraverso la ribellione e il ricorso alla virtù ( trionfo della pudicizia). In questo modo anche la morte ha un valore relativo (trionfo della morte).  E il dolore della perdita si può trasformare nel ricordo perenne ( trionfo della fama) che ci fa rivivere la beatitudine e la grandezza della persona amata. Ma ciò può essere estremamente pericoloso.

” e parvemi terribile vanitate fermare in cose, il cor che il Tempo preme che, mentre più le stringi, son passate”

( trionfo del tempo vv 40-42)

Il poeta attraverso il cuore ha la visione dell’eterno, una visione del mondo al di fuori del tempo. Finalmente è arrivato a capire  il concetto dell’impermanenza delle cose. In questo contesto Petrarca rimane perplesso e sbigottito e avverte dentro sè una sensazione strana:

 

” sento ch’io sono e quel ch’io fui e veggio andar, anzi volar il tempo” ( trionfo dell’eternità  vv: 6-7)

La crisi interiore  nasce da molteplici fattori,  tra cui la perdita ( a causa della peste) di molti amici e sostenitori  ( il cardinale Colonna, Serruccio del Bene, Franceschino degli Abizzi), la morte di Laura, il richiamo all’ascesi del fratello Gherardo.  Forse si può capire meglio l’animo del poeta attraverso alcuni scritti di questo periodo. Nel “ secretum” ( in tre libri)  il poeta  dialoga con    sant’Agostino in   presenza della Verità   e  illustra la conversione, il cambiamento di vita, la trasformazione   che  deve prendere  la sua vita se vuole liberarsi dai vari condizionamenti che lo affliggono. Nel primo libro il poeta analizza la sua volontà malata( confonde il ” non volere” con il “non potere”); nel secondo libro analizza i vari peccati capitali facendo un esame di coscienza;  nel terzo libro  riflette  e si accorge che il desiderio amoroso  ( il rapporto con Laura) e quello della gloria ( la fama letteraria a cui avidamente desidera)  gli impediscono di meditare sulla morte e sulla vita. Nel ” secretum”  il Petrarca ci fa capire una cosa molto semplice: lui conosce la via della luce ma si rende conto che difficilmente potrà rinunciare ai suoi affetti terreni. In ” de vita solitaria”  il poeta esalta la solitudine vista in chiave di arricchimento interiore. Secondo il poeta  il riposo senza gli stud e senza l’amore poer le lettere e per la virtù è la morte è la tomba di un uomo.Nel ” bucolicum carmen”  ( serie di 12 egloghe terminate e raccolte in un libro nel 1357 e continuamente corrette) il poeta parla di sè, di suo fratello, di Laura, di Roberto re di Napoli, di Cola di Rienzo, dei Colonna, della guerra dei cent’anni. In questo libretto il poeta mostra di sè una parte coraggiosa  ( va contro i suoi amici Colonna, parteggia per Cola di Rienzo) ma poi censura questo coraggio che è una presa di posizione, uno schieramento di parte molto pericoloso per lui. Nel cammino di luce si può essere prudentei  ma non ipocriti, non falsi. Questo compromesso, questo dilemma in parte sarà superato sia dalle illusioni che dalle delusioni che riempirono la vita del poeta a livello familiare e a livello politico e il Petrarca cercò negli ultimi tempi della sua vita di essere  un intellettuale  al di sopra delle  parti ,  un uomo senza tempo ( ma non ci riuscì completamente) e senza spazio ( al di sopra delle mischie politiche, al di fuori delle varie città – stato e dei loro principi).Il sonetto 365 è una richiesta di perdono e rappresenta una conversione interiore ( verso la fine della vita il poeta ritrova la spiritualità):

” Io vo piangendo i miei passati tempi i quai posi in amar  cosa mortale…. ……………………………………………. si che, s’io vissi in guerra e in tempesta mora in pace et in porto;….”

Io non so,  ma il cammino del Petrarca mi affascina, dalle opere  forse non viene tutta la vita interna del poeta. D’altra parte la vita è un mistero. Tuttavia ogni grande esperienza dà un’amarezza  profonda. Dopo una grande esperienza d’amore non si può essere che soli. Ma noi siamo sempre soli. Se vogliamo essere ” centrati” siamo soli. L’amore nasce dalla solitudine e il  cammino di luce del Petrarca ci può insegnare questo: quando nel cuore sorge un canto bisogna cantare, non ti puoi fermare,  e nemmeno fuggire. Petrarca ha avuto chiaro dentro di sè   che il mondo è in continuo cambiamento  e che le cose si trasformnano in modo inarrestabile , ma è stato prigioniero del tempo che ha determinato in lui una angoscia esistenziale senza confronti.A un certo punto affermò”  nel Triumphus Cupidinis- trionfo d’amore- ” ( vv 17-18)

” secol noioso in cui io mi trovo vuoto d’ogni valor, pien d’ogni orgoglio”

Amava il passato come qualcosa di compiuto, di imperfettibile,  e vedeva il presente  nella  sua instabilità, nella sua oscurità, nello sgretolamento delle certezze medioevali, e il futuro lo desiderava come  “aurea aetas perduta” , come recupero di qualcosa da riscoprire e probabilmente da attuare. Il coraggio del Poeta è stato immenso. Ha usato la sua cultura in una strategia narcisistica  senza problemi. Con lui il letterato è  un uomo al di sopra delle parti, che dialoga con i potenti sia mettendosi in gioco  personalmente a viso aperto, che in modo ambiguo e a volte  anche sdoppiandosi.Cercò l’immortalità e l’ha trovata ma non riuscì durante la sua vita ad essere pienamente libero, a liberarsi dalla mente, quella mente che viaggia nel tempo e che spesso è ossessionata dal passato, dal presente  e dal futuro. D’altra parte la libertà ( a cui tanti anelano ) è un rischio. Spesso anche quando crediamo di essere liberi abbiamo delle schiavitù invisibili e siamo prigionieri di noi stessi e dei nostri condizionamenti,  dei nostri pregiudizi e   dei nostri infiniti legami. Il viaggio del Petrarca è stato inquieto ( era un personaggio irrequieto)  ma per me tanto affascinante e per nullo noioso.

Angelo Vigliotti
Scritto da Angelo Vigliotti