Piero Gobetti: grazie ancora

È sepolto a Parigi,  nel cimitero di Père Lachaise. Muore qualche mese prima di compiere  25 anni. Gobetti nasce a Torino,  il 19 giugno 1901 – ed esule in Francia si spegne  a Neully-sur-Seine a causa delle gravi lesioni subite dagli squadristi fascisti e di cui non si era mai ripreso ,  il 15 febbraio 1926  .E’  stato un giornalista (  fondò e diresse le riviste: Energie Nove, La Rivoluzione Liberale e Il Baretti ), politico e antifascista italiano.  E’ considerato un erede della tradizione post-illuminista e liberale che aveva guidato l’Italia dal Risorgimento. A 23 anni, nel 1924,  pubblica il “Saggio sulla lotta politica in Italia”. Era il mese d’aprile: nel giugno viene ucciso Matteotti e il 3 gennaio 1925 Mussolini trasforma il suo governo in regime. I due ultimi anni della sua vita sono un inferno. La sua casa editrice è continuamente chiusa dal regime fascista.  Era stato  studente prodigio, un  giovane che si rivolgerà da pari a pari a Salvemini, Einaudi, Croce, Prezzolini, Gentile. Figlio unico di contadini piemontesi inurbati e gestori di una drogheria, incarna perfettamente le energie nuove del momento.  Gobetti è un rivoluzionario liberale e intellettuale, di una intelligenza  politica profonda e insolita in  un adolescente,
Vide una Italia moderna ma nello stesso tempo reazionaria e retriva come “autobiografia di una nazione”: una micidiale miscela di populismo, antiparlamentarismo e tradizionalismo conservatore con un ceto medio. risentito ed estraneo alle istituzioni, percepite come nemiche.
Infanzia e adolescenza
Gobetti parla  così  della   sua infanzia: “La mia educazione di bambino fu alquanto sommaria, affidata, come succede, a me stesso. Mio padre e mia madre avevano un piccolo commercio. Lavoravano 18 ore al giorno. Il mio avvenire era il loro pensiero dominante. Nel presente invece godevo della mia libertà: correvo lungo i campi e le rive dei fiumi. Da questa vita di campagna non nacque in me nessuna tendenza idilliaca […]. In genere prevaleva in me il senso dell’avventura umana […] In casa non potevo non sentire le preoccupazioni che a mio padre toglievano il sonno. L’impegno del loro lavoro era di arricchire, e arricchire non soltanto per trovare la vita più facile, ma per tenere alta la testa, permettersi e permettermi una vita dignitosa. In quanto a me, essi pensavano di dovermi dare un’istruzione, quella che essi non avevano potuto avere” (cit. da A. Cabella, Elogio della libertà, Torino 1998, pp. 7 s.).
Nel 1916 si scrive  al Liceo classico Vincenzo Gioberti, dove è iscritta anche  Ada Prospero,  con la quale si sposa ’11 gennaio 1923 dopo essersi laureato nel 1922 con una tesi su  “la filosofia politica di Vittorio Alfieri”. Gobetti  giudicava fallito il Risorgimento in quanto, non aveva rinnovato né la vita spirituale né la coscienza degli italiani.

Grazie
Non posso dimenticare Gobetti, questo  grande lavoratore, per tanti motivi. In primo luogo perché condivido la sua visione della vita  (Chi sa combattere è degno di libertà); il suo antifascismo militante (“Combattevamo Mussolini come corruttore, prima che come tiranno; il fascismo come tutela paterna prima che come dittatura; non insistevamo sui lamenti per mancanza della libertà e per la violenza, ma rivolgemmo la nostra polemica contro gli italiani che non resistevano, che si lasciavano addomesticare” ); la sua visione operaistica (“Io seguo con simpatia gli sforzi degli operai che realmente costruiscono un ordine nuovo. Non sento in me la forza di seguirli nell’opera loro, almeno per ora. Ma mi par di vedere che a poco a poco si chiarisca e si imposti la più grande battaglia del secolo. Allora il mio posto sarebbe dalla parte che ha più religiosità e spirito di sacrificio.” ).

E infine è straordinaria  la lucidità mentale con cui Gobetti  analizza  il fenomeno fascista come l’esito dei vizi italiani atavici. Una Italia che è stata unificata senza una vera rivoluzione ma solo con una operazione diplomatica- militare  che ha prodotto una classe politica oligarchica, trasformista e statalista.

Nonostante tutto prima di morire scrive: “bisogna amare l’Italia con orgoglio”.
Il  28 dicembre 1925  nasce il figlio Paolo e il 6 febbraio 1926 Gobetti parte da solo per Parigi: alla stazione di Genova viene a salutarlo Eugenio Montale. !2 giorni dopo muore per bronchite e complicazione cardiaca.  

La sua lezione di vita, nella sua breve vita, rimarrà sempre nel nostro cuore. L’analisi che fece dell’Ialia di allora rispecchia l’italia di oggi. Forse prima bisogna cambiare noi stessi, a lottare per una libertà interiore in modo che la libertà sociale possa venire  con una maturità diversa, più autonoma, più indipendente, più lungimirante e soprattutto più attiva.Grazie ancora Piero per averci insegnato a non essere schiavi. Nonostante ciò, nonstante quasi un secolo dal tuo insegnamento c’è nell’italiano medio, nella massa,  una passività  sconcertante, senza precedenti, una negazione della libertà, un servilismo uniforme, un disagio verso un valore ( libertà)  che dovrebbe essere al primo posto nel cuore e nella mente di ognuno di noi.

 

Nota finale

 E’ bello leggere qualche opera di Gobetti per conoscerlo meglio. Riporto un pò la maggioranza della sua produzione.

  1. La filosofia politica di Vittorio Alfieri, Torino, Piero Gobetti Editore, Torino, 1923
  2.     La frusta teatrale, Milano, Corbaccio, 1923
  3.     Felice Casorati pittore, Torino, Piero Gobetti Editore, 1923
  4.     Dal bolscevismo al fascismo. Note di cultura politica, Torino, Piero Gobetti Editore, 1923
  5.     Matteotti, Torino, Piero Gobetti Editore, 1924
  6.     La rivoluzione liberale. Saggio sulla lotta politica in Italia, Bologna, Cappelli, 1924
  7.     Scritti politici, a cura di P. Spriano, Torino, Einaudi, 1960
  8.     L’editore ideale, a cura di F. Antonicelli, Milano, Scheiwiller, 1966
  9.     Scritti storici, letterari e filosofici, a cura di P. Spriano, Torino, Einaudi, 1969
  10.     Scritti di critica teatrale, a cura di G. Guazzotti e C. Gobetti, Torino, Einaudi, 1974 ISBN 8806386611
  11.     Il Baretti, Torino, Bottega d’Erasmo, 1977
  12.     Lettere dalla Sicilia, a cura di G. Finocchiaro Chimirri, introduzione di N. Sapegno, Palermo, Nuova editrice meridionale, 1988
  13.     Nella tua breve esistenza. Lettere 1918-1926, a cura di E. Alessandrone Perona, Torino, Einaudi, 1991 ISBN 8806125362
  14.     Antifascismo etico. Elogio dell’intransigenza, a cura di M. Gervasoni, Milano, M&B Publishing, 2000 ISBN 9788886083836

 

 

Angelo Vigliotti
Scritto da Angelo Vigliotti