Energia invisibile e sottile

Non di solo pane vive l’uomo. Nonostante che molti scienziati e la maggioranza del mondo accademico, quando si parla di energa sottile, affermano che siamo nella pseudoscienza, nella superstizione pura, nella fandonia incorniciata,  in realtà non è vero. Moltissime persone possono sperimentare senza ricorrere a uno esperto di fisica, di matematica o di medicina che alcuni luoghi producono un certo benessere, in alcuni spazi si vive bene. L’unità psiconeuroendocrina immunologica e metabolica, in questi luoghi, in ciascuno di noi diventa  tonica, effervescente, ha un quantum di benessere e di forza   capace di darci  un qualcosa in più, un entusiasmo imprevisto e imprevedibile, un raptus creativo, un risveglio quotidiano di illuminazione, che non è un integratore  che si compra in farmacia, non è l’afflato mistico di un guru, ma è una vibrazione che entra in tutte le cellule dell’organismo  rendendole operative al massimo esercitando nel tempo un effetto non solo depurativo ma anche tonificante e soprattutto ri-equilibratore e armonico. Succede che ci si alzi  sereni, senza cefalea, gastralgia, debolezze varie, dolori reumatici,  e un senso di allegria e di brio  permea il nostro essere coinvolgendo corpo e mente e diffondendosi anche a coloro che incontriamo in giornata, attraverso il linguaggio non verbale non solo tattile ma anche  a distanza (un sorriso, una parola gentile,  un’opera buona, una cortesia, un ascolto attento e sincero, più lealtà e comprensione e così via in un crescndo  rossiniano).  Gli scienziati stessi ancora non hanno una definizione precisa di energia. L’energia sottile è una energia semplice  ma fortissima che opera su un piano diverso dall’energie fisiche misurabili. Purtroppo alcune associazioni che si dichiarano espressioni e portatrici della scienza vera ridicolizzano   il tutto  e il CICAPP (Il Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze ), nato nel 1989 per iniziativa di Piero Angela, che ha come “mission” l’esplorazione dei misteri per  raccontare la scienza, considera ciò che sto dicendo materiale per spazzatura. E’ un lavoro in più che il Comune di Prato dovrebbe dare all’ALIA Servizi ambientali per il ritiro di idee, pensieri degenerati e stravaganti,  con un sacchetto a parte (da ritirare un giorno alla settimana verso mezzanotte). Io scrivo e parlo a coloro che non sono pecoroni, a quelle persone che accettano la scienza al 90% con un sano scetticismo e lasciano uno spazio al mistero, all’arte, alla seduzione, alla bellezza, all’invisibile, al non conosciuto. Dietro di te c’è la storia e il tuo passato  generazionale, davanti a te c’è il tuo futuro, un mondo di desideri e qualche sogno, dentro di te c’è l’abisso. Questo abisso è collegato con la matrice vivente che è un mezzo altamente eccitabile e quindi può immagazzinare energia e trasmetterarla, ma per avere un buon equilibrio ci vuole una coerenza quantistica che serve sia per organizzare le varie parti della struttura vivente  preposte ai processi vitali sia per dare origine alla coscienza  e per arrivare alla consapevolezza.  Noi siamo influenzati dalle energie sottili. Le energie sottili  positive si formano in spazi di consapevolezza. Essere consapevoli vuol dire avere dentro di noi una specie di bomba atomica, un’arma di guarigione quantica straordinaria.

Prato: dove, come, quando

Ci si chiede. Dove sono questi luoghi, veri tesori dell’anima. Come fare per godere di questo forza cosmica. Quando è il momento migliore.  Per ora mi esprimo solo sulla città di Prato senza dare indicazioni di altri luoghi della provincia che saranno temi di un’altra riflessione. Prato è una città  che vive sull’acqua, quasi priva del tutto di campi energetici positivi anche perché è una città discretamente inquinata come è stata documentato in vari anni  anche dall’ARPAT e in una tavola rotonda del 5 novembre 2016 (TV Prato) furono riportati i dati della  organizzazione mondiale della sanità da cui risulta che è tra le città più inquinate d’Europa. Forse nel 2018 qualcosa è cambiato, forse qualcosa cambierà in futuro. Le fonti di inquinamento in effetti risultano essere numerose e diversificate: l’autostrada, i macrolotti industriali, la tangenziale e l’aeroporto a pochi chilometri, il traffico ed oggi, in alcuni quartieri c’è “lo sporco dei rifiuti”, c’è l’inquinamento acustico, e in alcune strade furoreggia la tossicologia olfattiva, per cui bisogna tapparsi il naso per resistere oppure assorbire e tacere.E poi c’è l’inquinamento acustico. Piccole fabbriche che rumoreggiano in continuazione, non grandi decibel, ma piccoli e fastidiosi e inoltre si parla ad alta voce, si usa il telefono non ascoltando  ma urlando. Non  tutto è perduto. Ci sono 3 luoghi a Prato che hanno una sorgente di vibrazioni che portano un so che di veramente bello. Comunque sono energie positive  che ogni pratese dovrebbe frequentare  almeno una volta la settimana …preferibilmente di mattino tra le ore 6 e le ore 8. Insomma all’alba. E se non è possibile ….allora scelga le ore serali. Considerando che molte persone si svegliano al mattino prive di energie, già stanche, quasi esaurite, una passeggiata in questi tre luoghi può essere un tonificante che dura una settimana, senz’altro un riequilibratore dei vari ritmi circadiani del nostro mondo fisico..  Prendilo come abitudine. Alzati presto, fai le tue cose con calma (pulizia del viso, trucco o barba,  colazione buona e nutriente, pulizia dei denti e sei pronto….. in questi luoghi puoi  rimanere seduto, camminare, riflettere, meditare, contemplare, pregare. E ciò che è bello e stimolante che tutte queste cose  le puoi fare in una attimo, in una sintesi  tra estasi e tormento, tra attività e passività, tra eros e pathos. Provare per credere (come dicono in pubblicità…. Ma io scherzo..!).  Dipende dal giorno, dipende dal tempo, dipende dalle tue disposizioni interiori.. Se sei un genitore non dimenticare di portare il bambino con te.  Se è iperattivo diventerà più calmo, se è passivo  e fantasioso, più riflessivo,  se è indifferente può darsi che lasci il mondo virtuale dell’elettronica  e informatica  e possa gustare meglio il senso della terra. Fallo camminare scalzo e a piedi nudi se la stagione lo consente e la pulizia dello spazio lo permette. So che ci sono tanti impegni nella giornata, so che tutto è programmato, ma so anche che si può fare una eccezione per una o due ore alla settimana. Segui il mio consiglio. Fa… una eccezione. Ci sono persone che soffrono, di dolori articolari cronici, altri che soffrono di problemi circolatori e ipertensione, di malattie metaboliche, di ansia di depressione e di molteplici altre patologie cronico – recidivanti e ti assicuro che questo  pizzico di tempo che dedicherai all’ascolto, che tu puoi considerare all’inizio una perdita, di tempo,  una idea bislacca, una rottura di scatole …ti aiuterà, ti farà del bene. Non dico che, se sei malato, ti farà guarire, ma certamente ti farà vedere la malattia in un altro modo e la vita con più ottimismo.

Patologia dei 4 elementi

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I ghiacci dell’Artico sono sempre più sottili, il livello di oceani e mari, compresi quelli europei, si sta alzando e l’acqua è sempre più calda, più acida e con meno ossigeno. Questi i risultati dello studio a cui hanno lavorato più di ottanta scienziati di oltre 25 istituzioni europee coordinati da Mercator Ocean, il centro francese per l’analisi degli oceani di tutto il mondo. I risultati sono stati documentati all’interno del primo Rapporto annuale sullo Stato degli Oceani, voluto dalla Commissione Europea.  Sulla terra fa sempre più caldo e c’è un aumento dell’anidride carbonica in modo impressionante. In oltre 400 mila anni (!!!) non è MAI stata superata la soglia di 300 parti per milione (ppm) di anidride carbonica, addirittura di recente è stato varcato il picco di 400 ppm. Come per le anomalie di temperatura anche la concentrazione maggiore di anidride carbonica si rileva a carico dell’emisfero nord del globo. Questi dati non sono bufale! Le piogge acide ed il loro progressivo intensificarsi ha delle conseguenze devastanti, non solo per la nostra salute ma anche per la sopravvivenza dell’ecosistema stesso.La pioggia acida va ad intaccare e alzare i livelli di tossicità degli alimenti che vengono coltivati: questo ha effetti gravi sulla nostra salute, che possono manifestarsi con patologie circolatorie, problemi respiratori ma anche con forme tumorali, specialmente ai polmoni. L’inquinamento atmosferico è l’alterazione delle condizioni naturali dell’aria, dovuta alle emissioni dei gas di scarico di autoveicoli, caldaie, centrali elettriche, fabbriche, impianti di incenerimento. Le sostanze inquinanti più diffuse in atmosfera (fonte: https://www.legambiente.it/), sono il biossido di zolfo (So2), gli ossidi di azoto(Nox), il monossido di carbonio (CO), l’ozono, il benzene, gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA), le polveri (soprattutto il particolato di diametro inferiore a 10 milionesimi di metro, il Pm10) e il piombo. Il problema dell’inquinamento atmosferico si concentra soprattutto nelle aree metropolitane, dove il traffico, gli impianti industriali e il riscaldamento degli edifici hanno effetti dannosi sulla qualità dell’aria e sulla salute degli abitanti.Per alcuni studiosi. tutto il mondo animale interagisce con linee d’energia che pervadono il pianeta. Secondo questi ricercatori la Terra è circondata da una fitta rete di linee verticali ed orizzontali, un po’ come sul nostro mappamondo vediamo le linee di latitudine e di longitudine, ma molto più fitte, intorno ai 2 metri e mezzo tra una linea e l’altra.  Quando linee orizzontali e verticali si congiungono creano zone energeticamente perturbate, conosciute come i nodi di Hartmann. Da questi nodi si formerebbe un’energia ascensionale che andrebbe ad interagire con la superficie esterna del pianeta. Queste linee di energia, ricoprono tutta la nostra Terra come una gigantesca griglia sotterranea, che trasmette alla superficie parte dell’energia che in esse fluisce, finendo per interessare direttamente cose, animali e uomini.Gli animali sentono questa energia e reagiscono di conseguenza: ad esempio il cane ha un’istintiva antipatia per le zone perturbate, mentre il gatto ama le vibrazioni dei raggi tellurici della rete e sceglie i luoghi a maggiore sollecitazione. Le api producono una quantità tripla di miele se sono su un nodo, le termiti e le formiche, invece, cercano le zone di più intensa irradiazione per costruirvi le loro dimore. E’ fondamentale precisare che le fasce sono indice di vitalità della terra, in quanto essere vivente e non sono nocive di per sè. La nocività si manifesta quando questi campi elettromagnetici naturali entrano in conflitto con quelli artificiali, accumulando in eccesso livelli di energia. Secondo i ricercatori, più si intrecciano le linee, più si formano potenti nodi radianti, che possono sviluppare le geopatologie ( anche gravi a causa dello stazionamento prolungato a questi flussi energetici tellurici).( Fonte: http://www.ilsapere.org/nodi-hartmann). L’abitazione è un luogo nel quale viviamo almeno 10 ore al giorno ed è importante valutarne la salubrità sia da un punto di vista pratico che teorico. Colori, geometrie, orientamento, energie sottili sono solo alcuni dei fattori “stressanti” nelle nostre abitazioni e nei nostri luoghi di lavoro.. Mentre La Rete di Hartmann è un reticolo di natura prevalentemente magnetica, di origine tellurica, il reticolo di Curry ha natura elettrica e pare sia di origine cosmica, è disposta in modo diagonale rispetto a quella di Hartmann.

In città i segni delle anomalie del sottosuolo non sono quasi mai visibili: l’inquinamento elettromagnetico è amplificato dalle onde di forma provenienti dall’architettura e dall’arredamento, dai materiali conduttori, dalle apparecchiature elettriche ed elettroniche domestiche, dall’impianto elettrico non schermato e ad anello, dall’umidità fattori che coprono o deformano le onde elettromagnetiche naturali terrestri. E’ qui che si parla di “geopatie” ed è qui che le emanazioni diventano veramente pericolose.( fonte: http://www.strie.it/spirit_fisiologia.html)

 

3 luoghi,  3 centri di benessere

L’energia sottile si può presentare sia come energia pura (pulita) che impura (congesta, sporca). La prima è nutritiva, la seconda è tossica. L’energia congesta occupa Prato al 80% ed è ormai infiltratta dappertutto e come un mostro sta cercando di  distruggere anche quel 20%  di  energia pura.  In questi 3 ambienti per una combinazione geotermica (nonostante l’avanzata tecnologica del congesto  su tutti i 4 elementi: aria, acqua, terra e fuoco) vengono sprigionate energie sottili pure che se vengono assorbite  in quantità ragionevole e con una prediposizione dell’animo volto ad essere in armonia con la natura si diffonde attte le cellule del corpo  riempiendo  i vari centri energetici dell’organismo e e resettando  la simbiosi corpo mente atrraversao un quantum magnetico  che non scherza.

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Piazza San Niccolò

E’ una bella piazza, piccola ma  graziosa, con una fontana  a livelo centrale, riaggiustata dal comune di Prato negli ultimi anni , antistante alla chiesa e al monastero di san Niccolò.

Il complesso monastico di San Niccolò a Prato fu costruito tra il 1323 e il 1328 per volontà del cardinale Niccolò da Prato, per servire come monastero per le suore domenicane. Nel corso dei secoli i vari edifici hanno subito molte trasformazioni, fino a diventare un conservatorio alla fine del Settecento. Oggi il complesso ospita diverse scuole al suo interno e la Fondazione Conservatorio San Niccolò di Prato organizza visite guidate su richiesta.
Si può visitare la Chiesa passando attraverso un interessante portale trecentesco: l’interno vanta un bell’altare maggiore in marmi colorati, che ospita di lato l’Assunta di Alessandro Gherardini e il tabernacolo rinascimentale di Francesco Ferrucci. Nella chiesa si possono ammirare diversi affreschi del XIV e XV secolo, come la Madonna col Bambino e i Santi Niccolò e Domenico di Antonio Vite  e le Storie di San Nicola di Pietro di Miniato. Nella sacrestia è conservato un elaborato lavabo della scuola Della Robbia e un Crocifisso ligneo quattrocentesco.
Il Monastero comprende il refettorio con gli affreschi di Tommaso di Pietro, il chiostro del XV secolo, la Sala del Capitolo del 1500 e la Cappella della Spina. Nell’Orto si trova la Scala Santa, uno dei pochissimi esempi in Italia realizzata su modello di quella che si trova in a Roma in San Giovanni in Laterano, una struttura architettonica formata da una cappella superiore accessibile da una scenografica scalinata frontale. (Fonte https://www.visittuscany)

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Santa Maria delle Carceri

La piazza è grande. Da un lato si apre alla Chiesa e al castello dell’Imperatore, dall’altro lato  c’è il monumento ai caduti e poi è visibile la facciata laterale e il campanile  della Chiesa di San Francesco. Sotto la piazza ci sono le vestigia di una antica strada.

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Santuario Santa Maria del Giglio ( Fine Via San Silvestro e  inizio Piazza san Marco)

Nei secoli passati Prato è stata testimone di numerosi episodi miracolosi, dai quali sono sorti altrettanti santuari. Santa Maria delle Carceri venne eretto per primo, seguito dal Santuario della Madonna del Soccorso, di Santa Maria della Pietà  e infine questo della Madonna del Giglio. La chiesa si trova lungo via San Silvestro, tra piazza San Marco e piazza Mercatale, dove un tempo aveva sede la chiesa dello Spedale di San Silvestro costruita intorno al 1270. L’edificio venne trasformato in un Santuario dedicato alla Madonna del Giglio a seguito di un miracolo avvenuto nel 1664 intorno a un’immagine della Madonna che allatta il Bambino, affrescata all’inizio del Quattrocento sulla muratura esterna, sopra un pozzo, quando un giglio secco posto davanti al dipinto rifiorì prodigiosamente. L’icona venne staccata e inserita sull’altare maggiore della nuova chiesa al termine dei lavori del 1672-80, realizzati su progetto di Pier Francesco Silvani. Il porticato che precede la chiesa risale al Seicento; sotto di esso si trova il portone d’ingresso il quale conserva la lunetta duecentesca, unico elemento rimasto dell’antica struttura. Sulla facciata soprastante è presente un finestrone tamponato e uno stemma del Comune in pietra che si stagliano sull’intonaco bianco. L’interno è formato da un’unica navata coperta da capriate lignee, sulle pareti laterali ci sono quattro finestroni e due identici altari a edicola, su quello a destra è posto un Crocifisso di artigianato pratese, mentre nell’altare opposto vi è il dipinto del fiorentino Alessandro Rosi, allievo di Pietro da Cortona, raffigurante i Santi Francesco Saverio e Pietro d’Alcantara (1665-70).In controfacciata si trova la cantoria dal parapetto ligneo, decorato con colori neutri, sorretta da due eleganti colonne corinzie e due semipilastri.Il presbiterio è diviso dalla navata tramite una balaustra con pilastri in pietra serena; sopra le quattro porte presenti (due sono chiuse), vi sono dipinti monocromi a tempera eseguiti da un artista della cerchia di Pier Dandini con Storie della Vergine. Il grandioso altare maggiore sulla parete di fondo, realizzato in scagliola e composto da quattro colonne di finto marmo bruno e capitelli corinzi dorati, è concluso da un architrave e un timpano curvilineo spezzato, riccamente ornati, su cui poggiano due statue di Angeli. La tela dipinta da Pier Dandini nel 1705, con i Santi Silvestro, Giacinto e Maddalena, incornicia l’icona miracolosa della Madonna Lactans, contestualmente a una teca in cui vi è conservato il giglio rifiorito.

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Approfondimenti

a)- Interno di Santa Maria delle Carceri

L‘interno costituisce il più sintetico e compiuto tempio rinascimentale a croce greca, di solenne classicità: i quattro bracci – mezzi cubi sormontati da semicilindri – lasciano al centro un vano cubico, sul quale si imposta la cupola emisferica. Tutti gli spigoli sono segnati da una serie di membrature in pietra serena (lesene angolari con preziosi capitelli, sormontate da trabeazione e cornici a sottolineare la volta) che formano (come all’esterno) un telaio autonomo oltre il quale le nitide pareti intonacate perdono consistenza, dilatando visivamente lo spazio. Quattro vetrate su disegno di Domenico Ghirlandaio (1491) arricchiscono le testate dei bracci, mentre la trabeazione si impreziosisce di un fregio a festoni e stemmi in maiolica bianca e azzurra della bottega di Andrea della Robbia, autore dei bellissimi tondi con gli Evangelisti (1491), nei pennacchi della cupola. Questa è segnata da un’originale balaustra che allontana prospetticamente, dilatandone le dimensioni, la piccola cupola suddivisa in dodici spicchi. L’altare maggiore, su disegno del Sangallo (1492, eseguito nel 1515), è una raffinatissima edicola in marmo bianco (ispirata a quelle del Pantheon), precocissimo esempio di un genere poi molto diffuso, e inquadra entro una tela di gusto purista l’affresco miracoloso della Madonna col Bambino tra San Leonardo e San Stefano (13301340). Una cappella sulla destra ha un pregevole coro ligneo intarsiato (1520), mentre all’opposto è la coeva cantoria in pietra; il braccio del presbiterio è chiuso da una balaustrata marmorea con fantasiosi stemmi, disegnata dal Buontalenti (1588), fiancheggiata da due altari in pietra (1575) con dipinti di Michele delle Colombe (Adorazione dei pastori e Visitazione). Sotto la sacrestia (con un affresco della Madonna dell’umiltà di Pietro Miniati, 1420 circa), inglobata nel robusto edificio neocinquecentesco della Canonica (17871810), sono alcuni locali seminterrati dell’antico carcere. Tra le opere una volta presenti nella chiesta merita essere ricordato il San Giovanni Battista di Francesco da Sangallo, capolavoro dell’artista ed unica sua opera ad essere stata realizzata in bronzo originariamente collocato sopra il fonte di marmo ancora presente. Rimosso dalla chiesa alla fine dell’Ottocento, è stato sostituito da una copia nel 1902. L’originale si trova oggi presso la Frick Collection di New York

b)- San Niccolò e il suo complesso monumentale

Storia

L’ex monastero domenicano femminile venne costruito grazie alla volontà e al lascito del cardinale Niccolò da Prato, nel 1321, nella piazza omonima Cardinale Niccolò. I lavori iniziarono nel 1323 e terminarono nel 1328, anche se il complesso fu aggiornato più volte. Nel 1785 il granduca Pietro Leopoldo volle trasformarlo in Conservatorio per fanciulle di alto ceto, tanto che venne costruita un’ala dedicata all’educatorio, su progetto di Giuseppe Valentini. Giuseppe Valentini  ((Prato, 1752Prato, 30 settembre 1833 ) è il più importante architetto pratese tra XVIII e XIX secolo, anche se la sua opera è poco conosciuta fuori dalla sua città. Figlio dell’architetto comunale Francesco Valentini, operò principalmente nella sua città natale. Qui egli realizzò l’ala delle educande del Conservatorio di San Niccolò (17801803), Palazzo Vai (1797), un progetto per il Teatro Metastasio (che poi non fu realizzato), la canonica del Capitolo del Duomo, Palazzo Geppi Nardini, Palazzo Banci Buonamici, il Palazzo Rocci, il completamento del Palazzo Comunale, l’Albergo Stella d’Italia (in piazza del Duomo), il portale del Collegio Cicognini e la fabbrica dei Tiratoi dell’Arte della Lana in Piazza Mercatale. Durante il periodo napoleonico lavorò anche a Lucca, dove partecipò ai maggiori progetti neoclassici (piazza Napoleone, porta Elisa, Palazzo dell’Archivio Pubblico e ponte sul fiume Frigido).  Alla sua morte fu sepolto nel chiostro della chiesa di San Bartolomeo, in piazza Mercatale a Prato, di cui aveva progettato il campanile. AS Firenze progettò la La Chiesa di S. Maria del Buon Consiglio, posta nel centro di Firenze, nell’odierna piazza Strozzi, detta in passato piazza delle Cipolle perché per secoli vi si era svolto il mercato delle verdure.

La chiesa

La facciata in alberese conserva l’originale portale trecentesco, sulla quale coesistono elementi romanici – ampi pilastri e archivolto a doppia ghiera (alberese e serpentino verde) – ed elementi gotici, come il colonnino e la cuspide soprastante. L’interno è scandito da tre navate, suddivise con colonne in scagliola di finto marmo e capitelli dorati. Nel 1615 la chiesa venne riconsacrata dopo importanti interventi di ristrutturazione, nel 1722 furono infine decorate le volte. Sulla destra dell’ingresso è presente un altare in legno dipinto con una tavola raffigurante Dio Padre, lo Spirito Santo e angeli di scuola vasariana, nella parete opposta un altare a edicola conserva una copia della Madonna del Rosario di Vasari in Santa Maria Novella a Firenze. Sulla parete destra è collocata una lunetta affrescata con la Madonna, il Bambino, Santi Niccolò e Domenico, staccata dal portale esterno e risalente al 1365-70. Sotto la pala dell’altare nella navata destra, è stato rinvenuto un frammento di affresco del 1423 di Pietro di Miniato, con Miracolo di San Niccolò, collocato adesso nel presbiterio. Proseguendo si ammira una cantoria con organo sotto la quale è presente un tabernacolo in marmo bianco eseguito da Francesco di Simone Ferrucci nel 1478, con al centro un Dio Padre Benedicente. Sull’altare maggiore, realizzato in marmi policromi che arricchiscono notevolmente la struttura a edicola, è posta una tela dell’Assunta con gli Apostoli e Angeli (1697) di Alessandro Gherardini. Altre due cantorie sono presenti ai lati dell’altare, in legno dorato con organo. Sulla sinistra si apre la sacrestia, nella quale si trova un lavabo in maiolica  proveniente dalla chiesa di Sant’Anna in Giolica e un bel Crocifisso ligneo ispirato a quello di Brunelleschi in Santa Maria Novella a Firenze. Da qui si accede al coro monastico quadrato dove sono conservati due affreschi del Quattrocento, uno attribuibile ad Arrigo di Niccolò, l’altro a Pietro di Miniato con l’Assunta che dà la cintola a San Tommaso.

Il Conservatorio

È un’imponente struttura settecentesca realizzata da Giuseppe Valentini, alla quale si accede dall’ingresso del monastero dove si trova una portineria ornata a grottesche, con una parete vetrata che introduce in un piccolo atrio dal carattere classico, con cupoletta su pennacchi e lesene. Da questo ambiente si dipanano in successione tre sale di rappresentanza, decorate dal pratese Luigi Catani (1761-1840), due delle quali denominate sala dell’Aurora e sala delle Colonne, collegate a un teatrino. Scenografico è lo scalone a pozzo sulla sinistra, definito da uno stile barocco regolarizzato con architetture più razionali della fine del Settecento, il quale collega gli ambienti medievali con il complesso neoclassico.Attualmente il conservatorio ospita ogni ordine di scuola, da quella dell’infanzia fino alle superiori.

L’orto di fabbrica

Il solenne prospetto dalle forme neocinquecentesche, è scandito nel registro inferiore da semicolonne poste a sorreggere una trabeazione continua, tra le quali si innestano archi con portali e finestre regolari. Nel registro superiore vi è una ringhiera e porte-finestre, disposte in linea con quelle sottostanti; il cornicione a dentelli conclude la facciata. L’insieme richiama le architetture romane di Raffaello e dell’Ammannati, anche se con forme più semplificate.

Il Refettorio grande

Sotto il loggiato del monastero, sulla destra, è l’ingresso al Refettorio grande, facente parte dell’originario edificio trecentesco. Il vasto salone è coperto da arconi ribassati, su tre lati arredato da sedili lignei e da un pulpito a parete. Sulla parete di fondo si trova un affresco tripartito, dipinto intorno al 1490 dal pratese Tommaso di Piero; al centro è la Crocifissione, sulla sinistra una Madonna con bambino e Santi, a destra la Flagellazione. Sulla parete opposta sono poste tre tele, quella centrale è la più interessante e rappresenta l’Effusio Sanguinis realizzata da un artista della cerchia di Bronzino.

La sala del Capitolo

Accanto al Refettorio grande si trova l’accesso alla sala del Capitolo, con portale fiancheggiato da due bifore architravate, soluzione adottata per consentire alle novizie di seguire dall’esterno le assemblee. L’interno è formato da un grande vano quadrangolare, diviso in tre campate con due arconi trasversali, che ha mantenuto l’impianto trecentesco. L’ultima campata conserva un soffitto ligneo cassettonato del tardo Trecento, come alcune decorazioni riapparse grazie ai restauri del 2004-2005 sotto pitture a tempera settecentesche, realizzate lungo le pareti e nei sottarchi. La parete di fondo è affrescata nel 1509 da Girolamo Ristori (1455-1512) con Scene della Passione: Andata al calvario, Crocifissione e Compianto su Cristo Morto entro riquadrature prospettiche. In controfacciata sono invece affrescati separatamente la Maddalena, San Pietro e la Veronica ai piedi di un Crocifisso ligneo policromato, dal pratese Giacinto Fabbroni.

La Scala Santa

Dal chiostro si accede all’orto di Gosto dove si trova la Scala Santa, uno dei pochissimi esemplari in Italia realizzato su modello di quella romana, presente nella chiesa di San Giovanni in Laterano. Costruita nella seconda metà del Seicento, è formata da una cappella superiore, ovvero il Calvario, a cui si accede tramite una scenografica scalinata frontale. Sotto è presente la cappella dei Morti, mentre sui lati ci sono altre due scale dalle proporzioni ridotte. Altri ambienti particolarmente suggestivi sono la cappella della Spina, l’Archivio Spezieria e il contiguo Appartamento dei Padri con armadi dipinti in bianco e azzurro.

 

 

 

 

c)- Il castello dell’imperatore

Sul luogo dove si trova l’odierno castello sorgeva anticamente il forte degli Alberti di Prato, che venne quasi completamente raso al suolo nel 1107 durante l’assedio delle truppe di Matilde di Canossa; al suo posto un altro palazzo, detto “Palazzolo”, venne ricostruito per ospitare i nunzi degli imperatori Arrigo VI di Svevia e Ottone di Brunswick (del quale restano due torri, quelle prive di merli, che fino al 176768 avevano circa il doppio dell’attuale altezza); l’area interessata dal Castello era da sempre strategica, tanto che esistono documenti fino dal 1035[2] che testimoniano la presenza di un più antico “palatium”; questa costruzione era il nucleo del Castrum Prati, il borgo che sorgeva a monte del palazzo che possedeva anche un’antica pieve (Santa Maria in Castello, oggi non più esistente). L’incarico della costruzione venne dato da Federico II a Riccardo da Lentini, probabilmente a partire dal 1240. Il castello, originariamente tangente alla seconda cerchia muraria (XII secolo), era parzialmente circondato da un fossato e collegato alle carceri albertiane dalla cui definizione “delle carceri” prese il nome il vicino santuario mariano. Esso presenta otto torri ed ha insiti, come per il Castel del Monte, svariati aspetti simbolici, sia nella struttura che nel portale. Una volta completato avrebbe dovuto essere utilizzato come importante guarnigione dell’impero, a testimonianza della presenza dell’imperatore sui possedimenti del nord. La sua costruzione venne però interrotta verso il 1250, a causa della morte prematura dell’imperatore, e la struttura incompiuta venne utilizzata in seguito per molti altri scopi. Nel corso del Trecento, sotto il dominio fiorentino, il castello fu collegato alla terza cerchia di mura tramite un corridoio coperto chiamato “Corridore del Cassero” (cioè: corridoio del castello) o più semplicemente Cassero. In questo modo le truppe fiorentine potevano entrare da fuori le mura tranquillamente in città usando un passaggio protetto. Durante il corso dei secoli alcune case vennero costruite dentro e intorno alla struttura. Negli anni trenta, sotto il governo fascista, tutte le abitazioni vennero demolite e il castello assunse l’aspetto odierno, che consiste praticamente nelle sole mura esterne. La contemporanea apertura di viale Piave comportò inoltre la demolizione di gran parte della struttura del Cassero, di cui restano due tronconi. Interessante inoltre, sul retro dello stesso castello, i resti dell’ospedale e della corrispondente chiesa di San Giovanni Gerosolimitano (o dei cavalieri di Malta), edificata extra moenia a metà del XII secolo e attualmente dismessa, ma che conserva ancora piccole e rare tracce antropomorfiche in cotto di epoca romanica. Nel 1944 il castello fu usato dai fascisti per rinchiudere le centinaia di pratesi arrestati per lo sciopero di marzo. Sempre nel 1944, tra il 6 e 7 settembre, dopo l’occupazione della città da parte dei partigiani, ci fu un rastrellamento per la città, dove vennero catturati fascisti e presunti tali, e una volta condotti al castello, vennero fucilati. Attualmente il castello dell’imperatore è utilizzato dal comune come luogo di manifestazioni o eventi culturali, quali spettacoli, concerti o il cosiddetto “cinema sotto le stelle” ovvero luogo di proiezioni cinematografiche nel periodo estivo che raccolgono un numero sempre crescente di spettatori ( fonte: wikipedia) l Castello dell’Imperatore di Prato è l’unico esempio di architettura sveva nell’Italia centro-settentrionale. Fu costruito dall’architetto siciliano Riccardo da Lentini fra il 1237 e 1248 per volere dell’imperatore Federico II di Svevia, che non arrivò mai fino a a Prato: la fortezzfu abitata dal suo vicario in Toscana, incaricato di presidiare la strada che collegava il Sacro Romano Impero con l’Italia meridionale e la Sicilia.  Simboli imperiali sono i leoni di Svevia scolpiti ai lati del portale d’accesso, in serpentino verde e alberese, così come il timpano classico ricorda il potere imperiale della Roma dei Cesari.

 

 

  1. d) San Francesco a Prato

La chiesa di San Francesco, nella omonima piazza (XIII – XIV sec.), sorge nel nucleo più antico della Città di Prato ed è un importante luogo di culto cattolico e una delle prime chiese francescane insieme al suo grande convento costruito sul terreno che venne donato dal comune ai frati minori solo otto giorni dopo la canonizzazione del santo, nel 1228.Nel 1228 il Comune di Prato donò ai Frati Minori un terreno dove sorsero una piccola chiesa e il convento a destra dell’attuale edificio, costruito a partire dal 1281 quasi interamente in cotto, materiale utilizzato per il fianco scandito da lesene e per il rivestimento della facciata. Questa è contraddistinta anche da fasce d’alberese e serpentino (marmo verde di Prato), con elementi  stilistici romanico-gotici e successivamente rinascimentali, come la riquadratura dell’occhio e il grande timpano triangolare, con rilievo in stucco di Andrea della Robbia: le Stimmate di San Francesco. All’interno, la lunga e vasta navata che si prolunga nel coro ha copertura a capriate lignee ed è reduce di un ripristino neomedievale del 1902-1904. Sull’altare maggiore è posto un Crocifisso del Trecento, donato dal mercante Francesco Datini, la cui sepoltura ha luogo proprio in questo spazio, come ricorda la lastra tombale in marmo bianco realizzata nel 1411-12 da Niccolò di Pietro Lamberti, scultore e architetto fiorentino, che raffigura Datini all’interno di un tabernacolo gotico. Segue un bel pulpito quattrocentesco in pietra serena in cui è posta una tavola con il Monogramma di Cristo, e il raffinato monumento sepolcrale di Geminiano Inghirami (1460 circa) in marmo.Dall’edificio a destra della chiesa si accede al chiostro, tra i primi esempi di architettura rinascimentale in territorio pratese, composto da stemmi e lapidi sepolcrali, oltre che da alcuni affreschi.Sul lato orientale si apre la trecentesca Cappella Migliorati o del Capitolo, con le pareti affrescate da Niccolò Gerini (1368-1415) probabilmente agli inizi del Quattrocento, volute dalla famiglia Migliorati, con Storie di San Matteo Apostolo, Sant’Antonio Abate e una Crocifissione purtroppo rovinata, oltre alle imponenti figure degli Evangelisti nei quattro spicchi della volta. Si tratta di una sala quasi quadrata, con volta a crociera con costoloni impostata su pilastri angolari, dove nel 1801 fu eretto il campanile a torre, causa della distruzione di numerose decorazioni parietali. Sul lato meridionale del chiostro si ha invece l’ingresso al convento che, sebbene ristrutturato, conserva al primo piano alcune belle sale del primo Trecento.

monumento

Il magma energetico positivo

Questo flusso positivo che si avverte  in questi tre sopazi del centro storico di pende da svariati fattori. In  primo luogo  la storia, poi l’arre, poi la bellezza, poi la memoria, solo da alultimo la geografia con i suoi segreti e i suoi misteri.

1.- la storia

Queste 3 luoghi racchiudono e sono dentro a tutta la storia della città i Prato.

L e origini della città non sono ancora oggi certe, ma si pensa che la città ebbe un primo nucleo nel Borgo al Cornio di fondazione sicuramente longobarda, e che si ingrandì verso la metà dell’XI secolo con l’aggiunta di un altro paesello che s’era a poco a poco formato vicino al primo, e che probabilmente dallo stendersi su un bel prato aveva preso il nome di Prato. Tale nome col tempo prevalse su quello di Borgo al Cornio e divenne definitivo.

La città sorse a poco a poco, in un semplice e lento affluire di popolazione rurale verso un centro popolato qual era il Borgo al Cornio.

Verso il principio del 1000 Prato si presenta dunque come un paese agglomeratosi lentamente intorno ad una fattoria, governato spiritualmente dalla sua chiesa di Santo Stefano e giuridicamente dipendente dal vescovo di Pistoia, come risulta dal diploma di Ottone III. Nel marzo 1035 comparve per la prima volta il nome di Prato in un documento del capitolo della cattedrale di Pistoia(actus Prato prope ipso castillo feliciter) ( fonte : wikipedia)

Voglio ricordare, comune che il territrio di Prato è stat abitato fin dall’eoca paleoitica, in quell’epoca la pianura di Prato era occupata da un grande lago. Il Paleolitico segna nello stesso tempo la comparsa dei primi Ominidi e l’insorgenza della cultura, cioè dell’attitudine a progettualizzare e a simbolizzare. Incerta rimane la datazione dell’inizio del P., compresa tra circa 2,7 e 2 milioni di anni fa e definita in base alla comparsa delle prime industrie litiche nel Pliocene superiore dell’Africa orientale. In Europa il P. termina con la fine dell’ultima glaciazione, quella del Würm, circa 10.000 anni fa; questo segna un cambiamento abbastanza netto nella fauna, nella flora e nel clima e un diverso orientamento dell’economia di sussistenza, per cui si parla d’ora in poi di Mesolitico, cui fa seguito il Neolitico. Nle mesolitico ( 40-50000 anni fa varie reperti testimoniano uno stanziamento di caccitari ai piedi del Monteferrato. Nel noitic le sponde delbiseni erano abitate da agricoltori. In questo periodo i “Ligur”introdussero l’agricoltura sulla catena della Calvana. Verrso il VII secolo avanti Cristo gli eytruschi penetrarono nel terrotiro pratese. Agli etruschi subentrò Roma  seguendo il tracciato della Via Cassia – Clodia. Forse ci fu un insideamento romano, ma  con la calata dei barbari tutto fu abbandonato . Rimase solo una chiesa ( una pieve con fonte battesimale dedicata a santo stafano). Con l’invasione dei longobardi e la successiva occupazione del territorio nacque il primo nucleo di prato: Borgo al Cornio.

2.- l’arte

Immergiti nell’arte e sarai libero.

L’arte scuote dall’anima la polvere accumulata nella vita di tutti i giorni. (Pablo Picasso).  Chi lavora con le sue mani è un lavoratore. Chi lavora con le sue mani e la sua testa è un artigiano. Chi lavora con le sue mani e la sua testa ed il suo cuore è un artista.(San Francesco d’Assisi).  Dovete avere il Caos in voi per partorire una stella danzante.(Friedrich Nietzsche),. Se c’è sulla terra e fra tutti i nulla qualcosa da adorare, se esiste qualcosa di santo, di puro, di sublime, qualcosa che assecondi questo smisurato desiderio dell’infinito e del vago che chiamano anima, questa è l’arte.(Gustave Flaubert) . Senza arte, la crudezza della realtà renderebbe il mondo insopportabile.(George Bernard Shaw)

3.- la memoria

Ognuno di noi ha il suo passato e queste tre piazze hanno una propria memoria fatta spesso di lutti, di sangue, di vittime. Ma non tutto è negativo.  Se non riesci a ricordare dove hai messo le chiavi, non pensare subito all’Alzheimer; inizia invece a preoccuparti se non riesci a ricordare a cosa servono le chiavi.” ( Rita Levi Montalcini); in questo clima avvelenato di scandali giudiziari e di evasioni fiscali, di dissolutezze e di corruzioni, di persecuzioni della miseria e di indulgenti silenzi per gli avventurieri di alto bordo, in questa atmosfera di putrefazione che accoglie i giovani appena si affacciano alla vita, apriamo le finestre: e i giovani respirino l’aria pura delle montagne e risentano ancora i canti dell’epopea partigiana.” ( Pietro Calamandrei); la memoria può cambiare la forma di una stanza, il colore di una macchina. I ricordi possono essere distorti; sono una nostra interpretazione, non sono la realtà; sono irrilevanti rispetto ai fatti. ( Citazione dal film Memento di Leonard Shelby).

4. – la spiritualità

Il risveglio spirituale è la cosa più essenziale  e  potrebbe essere il primo scopo della esistenza. La spiritualità è la luce divina che è dentro di noi e  ti apre alla conoscenza del  tuo vero sè. Se hai dentro di te una piccola fede, puoi fare lo stesso grandi cose.  Noi non siamo delle entità isolate. Ogni nostro pensiero, ogni nostra azione influenza altri esseri viventi sia vicini che lontano da noi. Se viviamo  nella pura consapevolezza possiamo trasformare l’energie congeste, parassitarie, tossiche, inquinate in energie positive sottili e avvolgenti e fare del bene. La consapevolezza pura non è un obiettivo da raggiungere, anzi è impossibile raggiungerla. Il perchè è semplice: tu non puoi raggiungere  ciò che hai, ciò che possiedi, ciò che ti appartiene. E’ qualcosa che accade dentro di te e può accadere quando sei lì in uno di questi tre spazi. In questi spazi trovi un passaggio energetico e se tu non interferisci con il pensiero potrai entrare in cotatto con la sorgente energetica.

5. – la bellezza

La bellezza salverà il mondo. (Fëdor Dostoevskij)

bellezza

 

  1. Flusso tra est ed ovest e viceversa

Questi tre luoghi che ti ho presentato si trovano lungo una linea di enorme e pulita energia  che spazza via tutto lo sporco che penetra indisturbato  nei quattro elementi (aria, acqua, terra e fuoco), da tutte le fonti possibili. Non aver paura. Cammina con l’est  e con l’ovest, con l’alba e il tramonto e sarai ricco di un benessere  che non può sfuggirti di mano. Il benessere è il tuo benessere, è l’amore che hai verso te stesso.  E questo amore ti dice, ti sussurra: Non  perdermi….qualsiasi cosa accada non perdermi.  Tu hai la possibilità di vedere ancora la luce delle stelle che  non esistono più da secoli, tu ha la possibilità  di volerti bene. Fallo veramente. E’ l’unico modo per amare  veramente…… anche gli altri con il cuore.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Angelo Vigliotti
Scritto da Angelo Vigliotti