Premessa

L’altro giorno, andavo a ritirare una pizza in Via Pistoiese (Comune di Prato, in Toscana) e camminavo sul marciapiede assorto nelle ovvie preoccupazioni quotidiane e un pò attento al traffico sia veicolare che pedonale, molto intenso in quell’ora  (tra le 19 e le 20 di sera). Da un cancelletto di una delle case, escono due cinesi che chiaccherano  nel loro linguaggio colorito e  uno di essi sputa per terra. Ero soprapensiero ma il cervello rettile mi ha fatto sobbalzare all’indietro per non prendere lo sputazzo su qualche  parte del mio corpo. Quei due con tranquillità procedevano nel loro cammino e anche io dopo il primo” sbandamento” andavo verso la pizzeria. Tra di me pensavo: “sono cose che capitano” Nel  Lanificio Lombardi Rosalinda, un giorno splendido, ma ora in fase di dismissione e in in attesa di nuovi progetti, all’interno del piazzale,  con entrata da Via Pistoiese, ancora visibile, c’è  una targa, messa più di 50 anni fa,  che dice “Vietato Sputare per Terra”.  Era usuale a quei tempi, di tanti anni fa, usare la terra, la strada e un marciapiede come una sputacchiera. Infatti c’erano la tubercolosi, l’epatite e molte altre malattie infettive.

Storia della sputacchiera ( fonte: wikipedia)

Diffusasi in Europa e negli Stati Uniti intorno al 1840, la sputacchiera divenne in breve tempo un oggetto di largo uso, caratteristico di luoghi pubblici come caffè, negozi, alberghi, banche, carrozze ferroviarie e qualunque altro luogo di aggregazione (specie di adulti maschi). L’introduzione della sputacchiera fu considerato un progresso in termini di civiltà e di igiene: il ricorso a tale recipiente serviva difatti a combattere la diffusa abitudine di sputare saliva o tabacco su pavimenti, strade e marciapiedi. Parallelamente alla comparsa delle sputacchiere in molte città europee e americane vennero emanati specifici divieti di sputare se non, appunto, in tali recipienti.Le comuni sputacchiere erano soprattutto di ottone e alluminio, ma le più elaborate erano di vetro, ceramica o porcellana. Di foggia prevalentemente tondeggiante, le sputacchiere erano dotate di un fondo piatto per impedire il rovesciamento e di bordi ricurvi verso l’esterno per evitare colate al di fuori del recipiente. Se alcune sputacchiere erano provviste di coperchio, la maggior parte era invece aperta come un portacenere, e solo in determinati casi presentava dei fori di scolo richiudibili sul fondo per agevolarne lo svuotamento. Per evitare la diffusione di malattie, le sputacchiere pubbliche furono ben presto riempite di soluzioni antisettiche, mentre soprattutto per i malati di tubercolosi vennero create sputacchiere tascabili. In seguito alla grande influenza spagnola del 19181919 l’uso della sputacchiera iniziò a regredire per motivi di igiene e di etichetta, ma anche perché la sigaretta aveva soppiantato il tabacco da masticare. Le ultime sputacchiere scomparvero dai locali pubblici italiani nel secondo dopoguerra. Nonostante ciò, di fatto non è stato mai abrogato il “Regolamento per rendere obbligatoria l’attuazione di migliorie igieniche e sanitarie negli alberghi” (Testo Unico Leggi Sanitarie n. 1265 del 27 luglio 1934 con varianti previste dal D.P.R. n. 630 del 28 giugno 1955), che all’art. 12 prevede il seguente obbligo: “Nelle camere di alloggio, nelle sale di trattenimento, nei corridoi, nei vestiboli dei pianerottoli delle scale ed in altri ambienti abitabili si dovranno porre sputacchiere igieniche in numero adeguato”.L’uso attuale è limitato alla degustazuione di bevande alcoliche e, in particolare, di vini. I sommelier sono infatti soliti assaggiare piccole quantità di vino senza inghiottirle ma al contrario sputandole in modo da evitare possibili intossicazioni da alcol. A mio parere il vino non va sputato. E’ molto meglio fare pochi assaggi e deglutirlo.E questo anche per motivi intrinseci a un buon giudizo sul vino (forse molto più obiettivo e scientificamente corretto). Ma oggi comanda l’economia, comanda la tempistica, il savoir faire, l’intraprendenza e spesso la “superficialità”. In base a questa ideologia trans-culturale, a questo razionale di ferro,  ci sono sempre addetti  ai lavori (esperti sommelier) e anche cultori profondi dell’assaggio che pensano, dicono e fanno  il contrario.

Il museo a Prato

Il Centro per l’Arte Contemporanea  Pecci, a Prato,  è stato rifatto e ha riaperto al pubblico il 16 ottobre 2016. E’ molto bello ed è un vanto per la città. Consiglierei di raccogliere uno sputazzo e dopo averlo posto in una teca d’argento, metterlo in esposizione in  un angolo di una sala del museo (non solo per una osservazione profonda e visiva  del materiale esposto, ma anche per una meditazione intellettuale per coloro – cultori dell’arte e profondi conoscitoridelle tematiche artistiche contemporanee – che camminano, meditabondi, per le varie sale della struttura). Questo museo rappresenta il futuro di questa città che, però,  invece di andare avanti sull’educazione civica va indietro. Prato è una città aperta. Sarebbe bello capire cosa  vuol dire igiene e sarebbe auspicabile avere i piedi per terra prima di salire sull’astronave del futuro. Il “qui e l’altrove” sarebbe molto interessante. Non parlo solo di cinesi  o di persone di altre comunità del mondo che vivono a Prato, ormai città a tutti gli effetti, multietnica, ma anche di italiani, pratesi doc e non doc,  che insozzano la città, che fumano e buttano le cicche di sigarette in mezzo alla strada, oltre a cartacce e volantini vari,  che portano i cani a passeggio e li lasciano cacare sui marciapiedi, incuranti del rispetto altrui, della possibilità di trasmettere infezioni, della pulizia, delle regole municipali.

Questi individui, sono persone che amano  la natura, amano gli animali, amano la terra. La cacca, lo sputazzo, lo sporco, il disordine, per loro è sacro. Persone che sono capaci di fare manifestazioni “contro” tutto e tutti per la salvaguardia ecologica degli esseri umani, per il benessere individuale e sociale, per la lotta contro l’inquinamento e l’intossicazione ambientale, alimentare e mafiogena. E poi non sono capaci di portare con sé la toiletta per i cani, non sono capaci di pulire gli escrementi, di avere un fazzolettino di carta in tasca. Persone che amano il cielo ma non rispettano la terra e i suoi abitanti.

Riflessione

Aaron Hill diceva: “non chiamare il mondo sporco solo perché hai dimenticato di pulire gli occhiali”. Io sono miope…..  chiedo scusa. Un anonimo riflette: ” Se potessi vivere nuovamente la mia vita, nella prossima cercherei di commettere più errori.  Non cercherei di essere tanto perfetto, mi rilasserei di più. Sarei più sciocco di quanto lo sono stato,di fatto prenderei ben poche cose sul serio. Sarei meno igienico”. Jean Jacques Rousseau affermava  che la sola parte utile della medicina è l’igiene; e anche l’igiene, del resto, più che una scienza è una virtù. Dobbiamo studiare il passato se vogliamo vivere bene nel presente, per non ripetere gli stessi errori, se possibile.

Angelo Vigliotti
Scritto da Angelo Vigliotti