La pediatria omeopatica è una specializzazione della omeopatia. E si rivolge ai piccoli pazienti nel loro ciclo di crescita ( 0-18/21 anni).

La prima visita  è molto importante e richiede tre incontri:

  1. il primo incontro è  con i genitori
  2. il secondo con il bambino sia  per la visita fisica ( esame clinico ed obiettivo)  che psicologica (disegno e scrittura a secondo l’età)
  3. Il terzo incontro serve a definire l’ipotesi diagnostica e  un progetto di terapia.

E’ un tipo di organizzazione procedurale in cui cerco di attenermi sempre e con scrupolo. Ma ci sono delle eccezioni. L’impossibilità di venire di uno dei genitori per lavoro, il problema tempo,  la residenza  in un altra città,  e infine motivazioni economiche. Una visita di omeopatia pediatrica quando è condensata, cioè quando si allontana dalla procedura di più tempi, dura da una a due ore e quindi determina stress nel bambino. In genere il bambino o la bambina viene portata per un problema  cronico. E quindi è già un pò prevenuto verso la visita in generale.

Nel mio stile di vita professionale,  strutturo la visita  in tre dimensioni:

  • una buona anamnesi (che io faccio con una cartella clinica in genere guidata che consta di 10 pagine). L’anamnesi comprende lo studio della famiglia d’origine (a. familiare); il percorso del bambino nelle sue varie tappe di crescita  (gravidanza, parto, allattamento,  vaccinazioni, svezzamento , deambulazione , dentizione, linguaggio, scuola nido, scuola materna, relazioni sociali  (a. fisiologica);  malattie del passato, eventuali ricoveri, allergia, intolleranza ecc…  (anamnesi patologica remota); patologie recenti  o risveglio  di un problema del passato alcuni mesi prima di venire nel mio studio alcuni mesi prima di venire nel mio studio (anamnesi patologica prossima); importante è anche un anamnesi sull’ambiente dove risiede il bambino (elettromagnetismo, fonti di inquinamento, tossicità  varie…..), sullo stile di vita, sullo sport , sulle amicizie, su come si comporta a casa e a scuola, sulla tolleranza alle frustrazioni, sull’autonomia e sulla dipendenza. Infine c’è l’analisi del problema  (dalla prima manifestazione fino all’evoluzione… e alla sua complessità).
  • un approfondimento psicologico. Quando visito il bambino, se al di sopra dei sei anni fo fare dei disegni e scritture, se al di sotto dei sei anni, preferisco i disegni ed eventualmente le favole di Duss o qualche altro test  ( test dei colori ecc.). Sono test molto semplici in cui osservo la manualità, l’immaginazione e la fantasia,  la percezione, la  visione della  vita ( per quello che mi possono dire i vari disegni). Ogni disegno si integra con l’altro. Sempre rispetto i tempi del bambino. C’è il bambino passivo che si stanca e c’è il bambino attivo e veloce.  I disegni dei bambini sono sempre creativi e io personalmente li considero un dono. rappresentano il diario della loro anima. Il commento e l’eventuale interpretazione avviene in un secondo tempo. Personalmente  ho bisogno di molte ore per studiarli. Durante la visita al massimo ci può essere qualche osservazione superficiale  che serve per vedere come reagisce il bambino e verificare il suo sesto senso.  Ma solo en passant.
  • Poi c’è la visita medica che cerco di fare in modo completo per apparati: ORL –  gastroenterico – genitale-  ortopedico- cardiocircolatorio e respiratorio – sistema nervoso centrale e periferico. Peso, altezza, misurazione della pressione, otoscopia, podoscopia ed eventuale visus,  completano la visita. Chiedo inoltre  ai genitori il rapporto con il ritmo sonno veglia,il cibo, lo studio (se va a scuola),  la sudorazione eventuali modalità particolari del comportamento, il rapporto con la TV e i mass media.

L’incontro finale serve per decodificare  tutto questo percorso e fare una ipotesi sulla costituzione del bambino (carbonica, sulfurica, fosforica, e fluorica), la terapia più appropriata e la strategia migliore  per aiutare il bambino (eventuali accertamenti….ecc.). Si parla di una verifica a distanza di alcuni mesi (se è possibile). In alternativa ci si sente per e-mail per verificare passo passo come sta andando il bambino o se ci sono peggioramenti alla terapia e se c’è una buona compliance.

La prima visita è importante perché serve a costruire un rapporto di fiducia e di empatia, tra il terapeuta e i genitori e tra il terapeuta e il bambino,   serve ad avere un quadro generale del bambino e del mondo in cui vive, e capire a fondo in quali dinamiche è venuto fuori il problema (insomma capire le cause, se è possibile). Nei tre incontri c’è l’ascolto dei genitori, l’ascolto e l’osservazione del bambino e di nuovo l’ ascolto con i genitori per formulare un obiettivo terapeutico  in modo da aiutare il bambino a uno stile meno problematico e più produttivo, a stare bene con se stesso e con l’altro, ad accettarsi con amore.

Con umiltà se il terapeuta non ha capito bene alcune cose deve con chiarezza riferirle ed eventualmente affrontarle tempi successivi che saranno concordati.

Come si può vedere non è una cosa facile.

Le eccezioni  a questa procedura (dei tre incontri)  sono  ovviamente poco corrette perchè determinano stress nel bambino e nel genitore, una raccolta di dati inadeguati, possibilità di interpretare il messaggio del terapeuta in modo distorto, e infine mancanza di empatia e distorsioni nella comunicazione.

Per cercare di  modulare l’incontro in modo equilibrato, quando ci sono eccezioni alla procedura ( per esempio invece dei tre incontri, si fa un solo incontro), ovviamente la visita è più lunga, dura più di un’ora.  E io debbo cercare  di fare alcune cose  in contemporanea così mentre il bambino fa i disegni compilo la cartella clinica. Debbo dire che nella maggioranza dei casi è andata bene. Le mamme sono rimaste contente e con il bambino si è creata una buona alleanza e per la terapia  e per eventuali difficoltà nel procedere ci siamo sentiti per e-mail.

Quando mi scrissi alla scuola di specializzazione in pediatria al Meyer di Firenze  nel portone di ingresso alla clinica (vecchio istituto) lessi questa frase: Pueri debetur maxima reverentia (di Giovenale poeta latino).  Al bambino si deve il massimo rispetto. E’ stata per me una frase che è entrata nel cuore. Per me la professione pediatrica è basata sull’etica e sul rispetto primario del bambino che si esprime in comportamenti corretti e responsabili.

Purtroppo  a volte,  in una minoranza di casi,  il mio impegno di dare il meglio di me, il mio obiettivo di conoscere il bambino e il suo ambiente per dargli una mano nel miglior modo possibile,la speranza  personale di dare veramente un aiuto a fargli superare le difficoltà,   fallisce. Non do la colpa ai genitori ma a me stesso. E di questo chiedo scusa. Porto un esempio di una visita recente.

Mi  si chiede una visita di omeopatia pediatrica per un bambino di 8 anni ( affetto da un problema cronico). I genitori non abitano nella città in cui risiedo e il padre del ragazzo  è impegnato nel lavoro.

Alla luce di queste considerazioni  viene la mamma e il bambino.In pratica fò una eccezione alla procedura dei tre incontri. La visita dura un’ora e mezzo  circa.   Per un’ora  riempio la cartella clinica  con la madre e il bambino  nel frattempo fa dei disegni e copia uno scritto. Sinceramente  li fa volentieri, la madre collabora e il bambino non mi sembra stanco.  Mi sembra di avere tutti i dati. Passiamo alla visita  medica. Controllo l’apparato ORL, poi il torace, il cuore, misuro  la pressione, peso e altezza, controllo l’addome e gli organi genitali con delicatezza e prudenza. Mentre controllo l’addome,  il bambino inizia a singhiozzare. A questo punto la madre dice ….il bambino è stanco…è stressato e se lo stringe al petto.  C’è un cambiamento di umore da parte del bambino (quasi sconsolato)  ma soprattutto da parte della madre (molto irritata). Io cerco di completare velocemente il tutto ma sento che qualcosa è cambiato. Scrivo la terapia e fo qualche osservazione sui disegni e sulla scrittura, e comunque dico che ci sentiamo per e-mail per approfondire alcuni aspetti della personalità del bambino e anche per una verifica della terapia. Incompleta  ma da aggiustare lungo il percorso. La mamma dice di sì. Ci salutiamo. Il giorno dopo ricevo una e-mail dalla madre che mi dice che il bambino ( 8 anni) è stato molto turbato durante la visita.

 Io rispondo chiedendo scusa a lei e al bambino  per lo stress e osservando che probabilmente la visita doveva essere fatta in due tempi. Pensavo, che la situazione fosse risolta ma ricevo un’altra e-mail in cui la madre mi diceva: ” mi mandi tutti i disegni perchè io non voglio avere più a che fare con lei”.  Io ho inviati tutti i disegni del bambino.

Sono rimasto molto amareggiato da questa vicenda ma riflettendoci su, mi sono detto ” la mamma ha ragione. Ho sbagliato io. Ho fatto bene a chiedere scusa”.

Dove è stato l’errore? L’errore primario  è stato nel non seguire la procedura dei tre incontri.  L’altro errore è stato quello di aver creduto  nella forza del ragazzo. Bastava che io dicessi di proseguire la visita (per non stancare e stressare il ragazzo) in un prossimo incontro e avrei molto probabilmente salvato quel legame di empatia che si era creato  e consolidato la fiducia reciproca di base.

Ho sbagliato perchè sono andato incontro a una richiesta senza seguire le procedure di base. E’ meglio non fare una visita che visitare un bambino senza la collaborazione reciproca.  Si può finire nell’incomprensione  oppure nella distorsione del pensiero: io dico una cosa e l’altra la interpreta  a modo suo. Inoltre, a causa dello stress,  si può perdere la semplicità, la coerenza, un dialogo attento  e motivato tra le parti.

Il colloquio è uno strumento di conoscenza e questa esperienza (vissuta con dispiacere perchè avrei voluto una conclusione diversa per dare un aiuto tangibile al bambino) dopo trent’anni e più di attività medica mi fa riflettere che, forse,  non basta una vita per imparare.

imparare

A conclusione di questa riflessione riporto alcune considerazioni del cap. VI del libro secondo  del libretto ” de imitatizone Christi” (anonimo):

“Giusto vanto dell’uomo retto è la testimonianza della buona coscienza. Se sarai certo, in coscienza, di aver agito rettamente, sarai sempre nella gioia. La buona coscienza permette di sopportare tante cose ed è piena di letizia, anche nelle avversità. al contrario, se sentirai in coscienza di aver fatto del male, sarai sempre timoroso e inquieto. Dolce riposo sarà il tuo, se il cuore non avrà nulla da rimproverarti”.

Angelo Vigliotti
Scritto da Angelo Vigliotti