L’età infantile evolve in tre fasi di crescita di durata di circa 7 anni. Ogni passaggio è caratterizzato da un cambiamento fisico, psichico e relazionale che arricchisce la mente, il cuore e l’istinto in sintonia con il corpo. In questa riflessione ci fermiamo al primo periodo di crescita, analizzando l’emozione della rabbia e la sua espressività comportamentale esterna (violenza, aggressività, sadismo) e interna (repressione, blocco, auto aggressività).Leopardi nella poesia: “canto notturno di un pastore errante nell’Asia” all’inizio della terza strofa (vv 39-44), nella sua visione pessimistica della vita, dice che l’uomo nasce per soffrire e uno dei compiti genitoriali è consolare il figlio per essere venuto al mondo.

 

Nasce l’uomo a fatica,
Ed è rischio di morte il nascimento.
Prova pena e tormento
Per prima cosa; e in sul principio stesso
La madre e il genitore
Il prende a consolar dell’esser nato.

 

Questa idea il poeta la esprime anche nello “Zibaldone – 13 agosto 1822” (….  E in verità conviene che il buon padre e la buona madre, studandosi di racconsolare i loro figliuoli, emendino alla meglio, ed alleggeriscano il danno che loro hanno fatto col procrearli). Personalmente penso che il bambino nasce per amore e venga al mondo per godere della gioia di vivere il piacere della vita che è fatto di scoperta, meraviglia, stupore, creatività, comprensione, rapporto con gli altri sulla base dell’empatia attraverso il rispetto (verso se stesso, gli altri, il mondo in cui vive e i suoi abitanti),  la compassione, la condivisione, il perdono, la solidarietà. A questo punto il compito dei genitori è educarlo alla conoscenza e alla virtù attraverso il sapere, il saper fare e il saper essere.

Il primo periodo infantile (0-7 anni)

È caratterizzato dalla dominanza istintuale. I due comportamenti istintivi fondamentali nella attività quotidiana dell’uomo in questa fase preistorica della sua vita sono l’istinto di autoconservazione e l’istinto di autoaffermazione.  Considerando che l’istinto è una forza energetica potente all’interno dell’organismo, potenzialmente esplosiva, per produrre dei risultati che facilitano l’adattamento, la sopravvivenza della specie, la relazione con gli altri, esso va incanalato attraverso l’educazione, perché sia l’istinto di autoconservazione che quello di autoaffermazione racchiudono in sé stessi la vita e la morte, l’eros e il thanatos, il piacere e il dolore, la sofferenza e la gioia, il sorriso e l’angoscia, l’illusione e la delusione.. In questa prima fase il bambino sviluppa il “suo bambino interiore”: la voglia di scoprire, di sperimentare, di verificare, il desiderio di essere al centro del mondo.  E questo sviluppo passa attraverso la fase egocentrica infantile (io – mio).

Stile di vita educativo

Nell’enciclopedia Treccani l’educazione è definita come: “processo attraverso il quale vengono trasmessi ai bambini, o comunque a persone in via di crescita o suscettibili di modifiche nei comportamenti intellettuali e pratici, gli abiti culturali di un gruppo più o meno ampio della società. L’opera educativa è svolta da tutti gli stimoli significativi che raggiungono l’individuo, ma, in modo deliberato e organizzato, da istituti sociali naturali (famiglia, clan, tribù, nazione ecc.), e da istituti appositamente creati (scuole, collegi, centri educativi ecc.). In realtà la parola e-ducare (dal latino e-ducere, letteralmente – condurre fuori – quindi liberare, far venire alla luce) contiene già di per sé la spiegazione di cosa viene richiesto non solo ai genitori, ma anche a tutte le persone che si occupano dei bambini, cioè fare in modo che il bambino realizzi al meglio la sua unicità e il suo progetto di vita ed possa esprimere al massimo le sue potenzialità. Questo significa che, al contrario di come si è sempre pensato, il bambino non è un contenitore da riempire, ma un essere completo, competente, che porta in sé tutta la saggezza della natura e dell’istinto, che sa di cosa ha bisogno e come ottenerlo ( fonte: www.bimbonaturale.org).

La maggioranza delle famiglie e una moltitudine di educatori (scienziati, pedagogisti, psicologici e filosofi) pensa “forse giustamente” che educare vuol dire imporre delle regole.  Il bambino nei primi sette di anni di vita non accetta regole imposte dall’esterno. Programmare il bambino con punizione e ricompensa a secondo il comportamento positivo o negativo che può dare lascia perplessi e apre la strada all’infelicità dell’essere umano e quindi a possibili crisi esistenziali con comportamenti inadeguati. Il bambino da un genitore, ha bisogno:

1.-  di amore che si esprime praticamente attrraverso buoni esempi comportamentali (tenerezza, dolcezza, presenza, sorriso, accudimento). Il bambino è una spugna …assorbe tutto dall’ambiente. Se i genitori non sono autentici, chiari, diretti e trasparenti nel dialogo con il figlio, il bambino  avverte che c’è qualcosa che non va. Avverte una specie di manipolazione nei suoi confronti.

2. – di stare più tempo con lui in modo che il suo egocentrismo abbia un punto di riferimento (attenzione, coinvolgimento, partecipazione). Per molte coppie genitoriali, il bambino “stanca”, c’è poca voglia da dedicare “a lui”,, il lavoro è impegnativo, c’è troppo stress., troppa tensione, molto nervosismo, c’è fretta…non c’è tempo.

3.- di ascoltare il bambino sia quando parla sia quando agisce. La maggioranza delle preoccupazioni dei genitori (il bambino non dorme, o dorme male, piange in continuazione, mangia poco, è sempre agitato) non vanno alla causa di queste difficoltà perché ascoltano poco e non osservano l’andamento di crescita del bambino. I genitori tendono a creare di ogni cosa che è fuori dalle regole dell’adulto, cioè di come la pensa un adulto oppure fuori dagli schemi della cultura  (ideologia, abitudini, stereotipi, giudizi e pregiudizi) in cui gli stessi genitori credono,  un problema e poi logicamente sono alla ricerca di una soluzione per risolverle questo problema che nella maggioranza dei casi è  prodotto dai genitori stessi. Invece può darsi che il bambino non mangi perché non gli va di mangiare, non dorma perché durante il giorno è stato costretto a fare qualcosa che non voleva fare, è agitato perché avverte che in famiglia c’è tensione emotiva e così via.

4. – di comunicare bene per capire cosa vuole e cosa si aspetta dal babbo o dalla mamma. Chiedere al proprio bambino” come si sente” è prioritario perché aiuta il bambino ad agire con consapevolezza. Un dialogo costruttivo parte dalla voce, dalla patrola, dal cuore. Solo la voce può esprimere una gamma infinita di emozioni. Attraverso il tono  della voce( cehe deve essere sempre dolce, appassionata, vibrante e melodiosa) possiamo rassicurare il bambino su tante cose (trasmettendo calma, fiducia, sicurezza,). Se poi accompagniamo la voce  con tutti gli altri elementi della nostra sensorialità, soprattutto con il tatto (carezza, abbraccio, bacio, ballo), la comunicazione penetra profondamente costruendo un legame affettivo intenso. La comunicazione  implica anche l’ascolto  che deve essere non solo frontale ma anche laterale. Cioè bisogna con il proprio figlio  parlare anche se in quel momento si fa altro. I ragazzei o le bambine raccontano tante cose e  il genitore ascolta, interviene il meno possibile, lasciando al bambino la possibilità di guidare lui stesso la conversazione.

5. – di rispetto (senza autoritarismi, senza lotta di potere). Solo attraverso il rispetto che si ha verso di lui il bambino impara ad esprimere i suoi sentimenti, a vivere la sua curiosità con il senso della scoperta e dell’avventura e , a a sperimentare la sua creatività attraverso il gioco e la sua passione attraverso il desiderio di vivere intensamente ogni momento, ogni particolare   che lo affascina. Coltivare il risepytto è fondamentale nella coppia genitoriale per trasmetterlo ai figli. Non dobbiamo costringere l’altro, anche se è nostro figlio, dentro i nostri schemi mentali. Ogni bambino è unico, è differente da noi, noi dobbiamo solo aiutarlo a trovare la sua strada, a seguire i propri  sogni, possiamo camminare al loro fianco ma non possiamo renderli simili a noi., come diceva il grande Kahlil Gibran nella sua opera:  “   Il Profeta”

 

I vostri figli non sono figli vostri… sono i figli e le figlie della forza stessa della Vita.
Nascono per mezzo di voi, ma non da voi.
Dimorano con voi, tuttavia non vi appartengono.
Potete dar loro il vostro amore, ma non le vostre idee.
Potete dare una casa al loro corpo, ma non alla loro anima, perché la loro anima abita la casa dell’avvenire che voi non potete visitare nemmeno nei vostri sogni.
Potete sforzarvi di tenere il loro passo, ma non pretendere di renderli simili a voi, perché la vita non torna indietro, né può fermarsi a ieri.
Voi siete l’arco dal quale, come frecce vive, i vostri figli sono lanciati in avanti.
L’Arciere mira al bersaglio sul sentiero dell’infinito e vi tiene tesi con tutto il suoi vigore affinché le sue frecce possano andare veloci e lontane.
Lasciatevi tendere con gioia nelle mani dell’Arciere, poiché egli ama in egual misura e le frecce che volano e l’arco che rimane saldo.

 6. – di empatia (con la capacità di mettersi nei panni dell’altro). Anche noi adulti siamo stati bambini. Dobbiamo parlare con i nostri figli di sentimenti, aiutare il bambino a mettersi nei panni dell’altro chiedendo per esempio, come si sentirebbe se quel tale evento fosse successo a loro o come si sente il suo compagno dopo un certo tipo di comportameto ( per esempio essere stato picchiato….).

7. – di vita vissuta (non delega ma vivere con il bambino). I genitori non possono delegare alla tata, all’asilo nido, alla scuola materna, alla TV, ai videogiochi, alla tecnologia sempre più rampante e seduttiva, l’educazione del bambino)

8. – di non far perdere la fiducia e l’autostima che il bambino ha di se stesso fin dalla nascita (spesso generata da divieti, alternanza tra punizioni e premi, disomogeneità nel comportamento genitoriale, mancanza di coerenza tra quello che si dice e quiello che si fa).

9.- di semplicità nel vissuto quotidiano.  Il nostro comportamento genitoriale deve essere basato sull’umiltà e sulla cortesia, chiedendo scusa quando si fa un errore. Il bambino impara ciò che vive. Capisce cosa vuol dire lottare quando vede che i genitori si danno fare  nelle loro azioni quotidiane per vivere, convivere e sopravvivere; impara  a meditare, a pregare, a contemplare se in famiglia  c’è una spiritualità  propfonda, non formale, non fondamentalista ma vissuta per dare  un significato di coerenza e congruenza tra ciò che si dice e ciò che si fa;  impara ad essere altruista e generoso quando in famiglia  c’è il pensiero per gli altri attrraverso l’aiuto concreto (sostegno,  assistenza, volontariato ma anche dare una mano  ad un anziano, portare fuori il cane di un vicino che è malato); impara a conoscere la natura , a fare sport,  a visitare una mostra, a leggere, ad ascoltare la musica se un genitore lo accompagna in questo percorso;

10.- di non essere condizionato. Il cammino  di crescita di un bambino è verso  la libertà interiore. Se possibile bisogna non usare il ricatto affettivo ( se fai i compiti, poi ti porto dalla nonna, oppure andiamo a prendere una merendina, oppure ti do un gelato); non esagerare con premi e punizioni (da adulto nelle relazioni umane imparerà a fare le cose solo per ottenere qualcosa in cambio); non creare ferite emotive e cognitive attraverso l’insencerità, l’inganno,  il cinismo, la presa in giro, il giudizio negativo, la superficialtà, il disprezzo, l’ironia pungente. (per esempio non mantenere l’impegno preso, le promesse,  non essere sincero ). Il bambino deve fare le cose perché sono giuste ( non per ottenere gratificazioni) e deve essere accettato per quello che è. E poi,  se viene compreso e accettato per quello che è , difficilmente  cercherà di giudicare gli altri e di giudicarsi. Un genitore deve incoraggiare lo spirito di avventura del figlio, il suo bisogno di ricerca, il desiderio creativo, deve poter superare gli errori generazionali che spesso si ripetono nel contesto della famiglia.  Non usare la parola o il pensiero “ mi comporto in questo modo per aiutare il bambino”. Il bambino va solo amato e protetto. L’unico aiuto che si può dare è quello di coltivare il seme che è già dentro il bambino senza interferire. Certamente per essere un genitore ci vuole coraggio. Ma è ora di smettere di riempire  di regole  la testa di un bambino, di parlargli com un adulto, di spiegargli le cose come se fosse una persona razionale. E tutto inutile e dannoso. E se si ottiene qulacosa lo si deve alla paura,  al complesso di colpa, all’angoscia  per il giudizio altrui, all’ansia di prestazione, al timore di non essere amato.

L’altro

Il bambino per crescere ha bisogno di un altro essere umano come si può evincere dalla riflessione del grande poesta inglese John Donne.

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Se in una famiglia  c’è il sistema educativo  che ho ipotizzato  e viene coltivata l’apertura verso l’altro e il valore dell’altruismo, del dono, della gentilezza, del rispetto difficilmente il bambino diventerà aggressivo e violento.  Il cervello rettiliano nel primo periodo di crescita del bambino è dominatnte  e l’impulso  può diventare non controllato e il bambino può fare le cose senza rendersi conto di quello che sta facendo,facendosi guidare solo dall’istinto. Tuttavia in questa fase  la sua mente è una spugna assorbente e cresce apprendendo  per imitazione secondo modelli di riferimento. Se il modello di riferimento è positivo il suo percorso  sarà positivo e se ha un attacco di rabbia quesdto difficilmente diventa un comportamento abituale. Nessun genitore è perfetto: il bambino  prima o poi si adegua al sentimento empatico   e cerca di seguire il modello genitoriale basato sulla bontà d’animo e  sulla non violenza. Comunque la sensibilità di un bambino può essere alterata  da un avvenimento che per lui puòdiventare un trauma  come può essere la  morte del nonno, ma anche di un cagnolino o di un gattiìno;   da emozioni  negative dovute ad alcuni tipologie di rimproveri e da alcuni comportamenti non adeguati; da  una crisi economica in famiglia  che porta scnvolgimento nel sistema; da un incidente fisico, una patologia che dura più del previsto,; dallo sperimentare il senso della separazione, dell’abbandono e della solitudine; dal fatto che molti genitori anche bravi e attenti non capiscono i ritmi, i bisogni  del bambino. Spesso sSe questo avviene la rabbia non viene incalnalata e può esploedere con comportamnenti violenti. Ricordo che la rabbia è una emozione primordiale  eha una funzione di adattamento.Se qualcosa non va anche il neonato urla e piange ( per un danno, un fastidio, una piccola irritazione ecc.) Il bambino da quando inziia a camminare se è un bambino che si arrabbia spesso ( impazienza, tendenza alal collera,) ha bisogno di trovare un capro espiatorio ( in genere un genitore o un compagno o un oggetto), se questo non è possibile   può tendere anche a farsi del male (si picchia, batte la testa contro il muro, si mangia le unghie, si strappa i capelli ecc. ).

Il comportamento violento

Purtroppo  per entrare nell’ipotesi educativa che ho accennato ci vuole un genitore consapevole  a tutto tondo, che abbia cura della salute del bambino a livello fisico (cibo, ambiente, stress, attività motoria,  genetica ed epigenetica), psIchico  e relazionale  La realtà di oggi è che solo un genitore su 1000  è consapevole del suo ruolo, della sua scelta,  della sua missione. Gli altri viaggiano seguendo in molti  casi  stimoli provenienti da mass media, dalla pedagogia universitaria con i luminari  e le indicazioni  dei vari guru, dagli sproloqui della TV populista, dalle “app” dedicate,da internet, dai consigli degli amici; altri seguono la cultura generazionale, la religione, la filosofia di vita a cui credono; altri ancora pensano che il bambino sia un ogeggto economico e quindi lo guidano secondo i loro interessi (borghesi, commerciale, mafiogeni, delinquenziale), altri delegano e affidano agli altri l’impegno educativo ( l’altro può essere la scuola, il gruppo, la strada,  una ideologia). In queste condizoni alcuni bambini possono diventare pericolosi  per sé e per gliaaltri fino ad arrivare a un comportamento criminale. Molti comportamenti dell’adulto si  nascono e si sviluppano nel periodo infantile ( imprinting) con una progressione matematica

La sindrome O.R.N.T.

La sindrome O (Opposizione), R (Ribellione) N (Negativismo), T (Testardaggine) è una sindrome normale e fisiologicoa nei primi anni di vita dovuta al  narcissimo e all’egocentrismo di questo periodo della vita. Il bambino è vivace, un po’ iperattivo ma si adegua ragionevolemnte  all’interesse di gruppo dei coetanei e segue a secondo il suo temperamento e la costituzione  una condotta  accettabile, se il modello familiare è in equilibrio.  Ma se interviene un trauma nel bambino (essere trattato come un oggetto, essere umiliato in famiglia, aver subito una violenza, una sindrome di abbandono, una separazione conflittuale, non essere stato accettato e amato) la situazione può degenerare  e si può sviluppare il DOP (disturbo oppositivo – provocatorio  riportato nel Manuale Statistitico delle malattie mentali  DSM 5 pag. 543.) Il punto chiave del disturbo oppositivo provocatorio è una modalità ricorrente di comportamento negativistico, provocatorio e disobbediente e ostile  nei confronti delle persone dotate di autorità che persiste per almeno sei mesi. Questo disturbo appare nell’età prescolare. Se la situazione non migliora si può avere l’evoluzione nel periodo scolare (scuola elementare e media)  nel “ disturbo esplosivo intermittente” con incapacità a controllare e a dominare gli impulsi aggressivi (verso persone, oggetti e animali DSM 5 pag. 545). Una ulteriore evoluzione maligna si ha quando appare  il “ disturbo della condotta”. In questo caso c’è una sistematica  e persistente violazione dei diritti dell’altro e delle norme sociali. Ci sono le premesse per una personalità antisociale o psicopatica.

Il padre e la madre

Entrambi i genitori hanno  un  compito importante affinchè il bambino possa crescere con fiducia in se stesso e autostima. Nella madre  può trovare un luogo sicuro, un rifugio nei momenti  di regressione, di tristezza, di paura durante il suo percorso esplorativo del mondo esterno. Nel padre  deve avere un punto di riferimento per il proprio agire, per al sua attività comportamentale  nel quotidiano. Il padre deve impedire la dipendenza affettiva dalla madre , deve cercare di ridurre l’iperprotettività che si può creare nel contesto familiare  e aiutare a sviluppare l’autonomia e le relazioni cogli altri. Sono due ruoli diversi, sono due ruoli complementari. Guai se c’è uno scambio di ruolo per  eccesso (avidità)  o difetto  ( rinucia). I ruoli oggi non devono essere rigidi ma aperti. In alcuni la madre o il padre  possono scambiare il ruolo senza perdere l’identità educativa.

Virgilio, nelle “Bucoliche” dà una importanza primaria alla madre  e il figlio è esortato a sorridere verso colei che ha tanto sofferto per metterlo alla luce:

Incipe, parve puer, risu cognoscere matrem

(comincia piccolo fanciullo a conoscere con il sorriso la madre)

Nei momenti di sofferenza la madre diventa il nido cui rifugiarsi per ritrovare un po’ di serenità e l’armonia perduta. Ce lo ricorda Foscolo nella poesia “ in morte del fratello Giovanni vv 5-6:

la madre or sol, suo dì tardo traendo,

parla di me con il tuo cenere muto

 

Il fratello del Foscolo si suicidò nel 1813 e il poeta nel sonetto afferma che solo la madre, ora, trascinandosi dietro,  parla di me alle tue mute spoglie.Il punto di riferimento che è la madre diventa il bilancio di una vita come lo esprime bene il poeta Ungaretti

“E il cuore qìuando di un ultimo battito,

avrà fatto cadere il muro d’ombra,

per condurmi, Madre, fino al signore,

come una volta mi darai la mano”

Per Quasimodo, la madre è il passato dal quale è difficile staccarsi e diventa un momento di conforto nell’angoscia esistenziale, nel travaglio della vita e nei momenti struggenti del dolore e dellea sofferenza

 

“Mater dulcissima, ora scendono le nebbie

…………

Ora ti ringrazio,

questo voglio, dell’ironia che hai messo

sul mio labbro, mite come la tua.

Quel sorriso m’ha salvato da pianti e da dolori”

 

Il ruolo della madre è difficile e il l rapporto tra genitori e figli, nella società di oggi è complicato da due fattori: l’eccessiva apprensività degli adulti, che non lasciano crescere i figli, e una società che costringe a rimanere adolescenti a vita.

Nella famiglia di oggi va recuperato il ruolo del padre. Nella famiglia patriarcale e tradizionale di “ieriil padre era assente e aveva solo il ruolo educativo del “super-io” ( comandamenti, regole, punizioni, autorità). Oggi il padre  è coinvolto in qualsiasi  evento che riguarda il figlio (nascita,accudimento, appoggio,  presenza, prendersi cura con una vicinanza fisica ed emotiva straordinaria.Questa  situazione non deve portare a una patologia educativa in cui in famiglia comanda il bambino. Il padre non è un “mammo”, deve essere capace di dire “no” al momento opportuno, è presente e si confronta con la madre e accompagna il proprio figlio nel percorso di crescita ed è capace di evolversi   con creatività e fermezza. Anche se i bambini sono dei “gioielli” ci vuole una distanza educativa da rispettare. E’ inutile motivare delle regole che il bambino non può capire, con discorsi razionali. Utilizzando il ruolo materno, fatto di dolcezza e attenzione e accogliemento e il ruolo paterno,  regolatore, fatto di fermezza, autorevolezza e coerenza si può raggiungere una strategia educativa sufficientemente buona per dare al bambino fiducia in se stesso, autostima e la sequenza dedlle piccole autonomie che deve acuisire durante la crescita.

  1. I genitori devono condividere (buona comunicazione tra di loro, dialogo costruttivo) e mostrarsi uniti nel percorso educativo (coesione, omogeneità, gioco di squadra)
  2. Dare poche regole. Le regole devono essere chiare ed adeguate. La regola non è un barriera, un impedimento, un muro di Berlino ma è uno spazio di libertà in cui il bambino può stare. La regola e le regole vanno negoziate solo in preadolescenza per permettere al bambino in crescita di fare da solo ( il passaggio del “testimone”)

In questo modo la coesione genitoriale con la tenerezza della madre  e  la fermezza  del padre  contribuisce ad aiutare i figli ad essere responsabili. Se il figlio riconosce il ruolo  specifico di entrambi i genitori, ruolo che deve essere rispettato ed esaltato sia dal  padre (verso la madre) che dalla madre verso il padre, il bambino capirà non solo il senso del rispetto verso colui che si prende cura di lui ma anche  l’eventuale variazione di ruolo che può succedere in alcuni momenti della viata esistenziale e introietterà dentro di sé che i genitori anche nelle diffic oltà sono attenti e sensibili ai suoi bisogni. Sintetizzando  qundo  il bambino ha un comportamento impulsivo facendo del male anche a un compagno bisogna non punirlo subito (in quel momento non riesce a capire), non far finta di nulla (conviene stragli vicino  in silenzio ascolatando ciò che ha da dire), spiegare troppo ( in quei momenti la capacità di ascolto del bambino è nulla) e può arrabbiarsi ancora di più. I genitori devono essere presenti aspettando che la rabbia si sfoghi, senza cedere alle sue richieste, senza alzare la voce.

Situazioni critiche e possibilità di intervento

 

Al di là dell’ipotesi che ho fatto, se un genitore viene a chiedere aiuto per il bambino che non riesce a controllare la rabbia, per lungo tempo,  qualcosa va fatto.  Il primo cambiamento è a livello di coppia, poi va parlato con le maestre della scuola materna per capire anche di più il problema. In alcuni casi c’è mancanza di fiducia e scarsa autostima nel bambino,   in moltissimi casi c’è un trauma amotivo (separazione, sindrome di abbandono, morte di una persona cara oppure di un cagnolino, un gattino, conflitto genitoriale,  asimmetria e disarmonia pedagogica) che ha reso il bambino insicuro e intollerante alle frustazioni.

 

EMDR

L’EMDR è un metodo psicoterapico strutturato che facilita il trattamento di diverse psicopatologie e problemi legati sia ad eventi traumatici, che a esperienze più comuni ma emotivamente stressanti.E’ un approccio psicoterapico interattivo e standardizzato, scientificamente comprovato da più di 20 studi randomizzati controllati condotti su pazienti traumatizzati e documentato in centinaia di pubblicazioni che ne riportano l’efficacia nel trattamento di numerose psicopatologie inclusi la depressione, l’ansia, le fobie, il lutto acuto, i sintomi somatici e le dipendenze.La terapia EMDR ha come base teorica il modello AIP (Adaptive Information Processing) che affronta i ricordi non elaborati che possono dare origine a molte disfunzioni. Numerosi studi neurofisiologici hanno documentato i rapidi effetti post-trattamento EMDR. L’ ’EMDR (dall’inglese Eye Movement Desensitization and Reprocessing, Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari) è un approccio terapeutico utilizzato per il trattamento del trauma e di problematiche legate allo stress, soprattutto allo stress traumatico.L’EMDR si focalizza sul ricordo dell’esperienza traumatica ed è una metodologia completa che utilizza i movimenti oculari o altre forme di stimolazione alternata destro/sinistra per trattare disturbi legati direttamente a esperienze traumatiche o particolarmente stressanti dal punto di vista emotivo.Dopo una o più sedute di EMDR, i ricordi disturbanti legati all’evento traumatico hanno una desensibilizzazione, perdono la loro carica emotiva negativa. Il cambiamento è molto rapido, indipendentemente dagli anni che sono passati dall’evento. L’immagine cambia nei contenuti e nel modo in cui si presenta, i pensieri intrusivi in genere si attutiscono o spariscono, diventando più adattivi dal punto di vista terapeutico e le emozioni e sensazioni fisiche si riducono di intensità. L’elaborazione dell’esperienza traumatica che avviene con l’EMDR permette al paziente, attraverso la desensibilizzazione e la ristrutturazione cognitiva che avviene, di cambiare prospettiva, cambiando le valutazioni cognitive su di sé, incorporando emozioni adeguate alla situazione oltre ad eliminare le reazioni fisiche. Questo permette, in ultima istanza , di adottare comportamenti più adattivi.( Fonte: EMDR Italia: www.emdr.it). Ricky Greewald  ha avuto molti casi risolti  con i disturbi della condotta con questa tipologia di terapia e lo ha descritto nel suo libro pubblicato in Italia “EMDR con bambini e adolescenti” Casa editrice Astrolabio.

Fiori di bach

Il bambino piccolo può essere trattato con un mix di fiori di Bach tra cui

  1. Cherry Plum “ (in italiano: “mirabolano o visciola”)  indicato  per accessi improvvisi di ira e paura di perdere il controllo “. Lo stato positivo di cherry plum è dato dalla capacità di far fronte a superare le prove della vita e lo stressproducendo apertura mentale e rilassamento.
  2. “ Willow” ( in italiano: salice dorato) indicato per vittimismo, per la sensazione di essere ingiustamente  trattato, perché il bambino attribuisce agli altri le proprie difficoltà. Lo stato positivo di willow è la consapevolezza della propria responsabilità, il pensiero positivo, l’ottimismo.
  3. “Impatiens” (in italiano: balsamina, non mi toccare) indicato per impulsività, irritabilità, intolleranza verso il modo di fare altrui, scatti di nervosismo, tensione nervosa e muscolare. Lo stato positivo di impatiens è la tolleranza,la pazienza,la velocità senza ansietà e inquietudine.
  4. “ Star of Bethlehem” (in italiano: stella di Betlemme, latte di gallina) indicato per  le conseguenze di un trauma o di uno shock,blocco emotivo e muscolare, sensazione di doversi sempre difendere. Lo stato positivo di star of bethlehem è la flessibilità fisica ed emotiva, il superamento di traumi ed eventi passati.

 

Se il rimedio è puro, vanno messe due gocce di ciscun rimedio in una boccetta di 30 millilitri. Dato che la terapia va fatta per 30-45 giorni . La boccetta va riempita con due terzi di acqua e un terzo di brandy. La dose è di 4 gocce 4 volte al giorno in bocca direttamente, facendo attenzione a non toccare con la pipetta del contagocce le labbra o la lingua per non contaminare il prodotto.

 

 

 

Angelo Vigliotti
Scritto da Angelo Vigliotti