Premessa

Tempo fa andai a vedere al Museo del  Palazzo Pretorio a Prato la mostra “Synchronicity- Contemporanei, da Lippi a Warhol”.  Quel giorno, feci degli strani incontri. Ricordo che era un giorno feriale e in quell’ora alla mostra non c’era nessuno….. con calma salii i vari piani del palazzo museo ( accostamento tra passato e presente e tra passato e futuro)  e incontrari  il ritratto apologetico del  “ Granduca di Toscana  Pietro Leopoldo  accanto al ritratto napoleonico di Mimmo Rotella. E mi chiesi: chi è costui?. Sinceramente mai sentito nominare.

 

Domenico Rotella

Nasce a Catanzaro, il 7 ottobre 1918  e muore a   Milano, 9 gennaio 2006.  Per capire qualcosa di Totella vado su Wikipedia e poi su biografia on line. E già c’è qualcosa che non mi torna. Per Wikipedia è morto l’8 gennaio (domenica), per Biografia on line è morto il  lunedì 9 gennaio.

Riporto in breve la sua vita ( fonte:  http://biografieonline.it):

Mimmo Rotella nasce a Catanzaro il 7 ottobre 1918 e, conseguita la maturità artistica presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, si stabilisce a Roma nel 1945. La prima fase della sua attività è caratterizzata dalla sperimentazione di stili pittorici diversi che lo porterà a rivoluzionare i linguaggi artistici del dopoguerra. Nel 1951 allestisce la prima mostra personale alla Galleria Chiurazzi di Roma, che ottiene ampia risonanza. Il suo nome comincia dunque a suscitare notevole interesse tanto che nello stesso anno gli viene assegnata una borsa di studio dalla Fulbright Foundation. Può così permettersi di frequentare la prestigiosa Università di Kansas City, un traguardo lontano per un ragazzo cresciuto nel meridione italiano più profondo.  Rotella ricambia l’istituzione con la realizzazione di un pannello murale nella Facoltà di Fisica e con la prima registrazione dei poemi fonetici da lui definiti “epistaltici”Nel 1952 è invitato dalla Harvard University per una performance di poesia fonetica a Boston e dalla Library of Congress di Washington per la registrazione di alcuni poemi fonetici. Tornato in Italia, dopo una fase di riflessione sui mezzi della pittura e sulla necessità di utilizzare nuovi strumenti, inventa la tecnica del décollage, caratterizzata dallo strappo di manifesti pubblicitari affissi nelle strade i cui frammenti, siano essi il recto o il verso, sono incollati sulla tela.  Esempi memorabili di questa fase sono “Un poco in su” e “Collage”, entrambi del 1954. Dal 1958 abbandona gradualmente le composizioni puramente astratte per realizzare décollage con immagini chiaramente leggibili. Questa tendenza culmina nella serie “Cinecittà”, realizzata nel 1962 (che comprende “Eroi in galera” e “Tre minuti di tempo”) e in quella dedicata alle stelle del cinema e a personaggi famosi (“Assalto della notte”, 1962; “Marilyn calda”, 1963 e così via). Sono degli anni ’60 e seguenti i lavori dedicati alle affiches del cinema mondiale con i volti dei grandi miti di Hollywood. Nel 1961 aderisce, su invito del critico Pierre Restany, al gruppo dei Nouveaux Réalistes, nel cui ambito già Raymond Hains, Jacques Mahé de la Villeglé, François Dufrêne utilizzavano i manifesti pubblicitari con procedimenti analoghi a suoi. Trasferitosi a Parigi nel 1964 lavora ancora sulla definizione di una nuova tecnica, la Mec Art, con cui realizza opere servendosi di procedimenti meccanici su tele emulsionate. I primi lavori di questo genere sono esposti alla Galleria J di Parigi (1965). Continua la sperimentazione con la serie degli Artypo, prove di stampa tipografiche scelte e incollate liberamente sulla tela. Nel 1972 pubblica per la Casa Editrice Sugar il volume autobiografico “Autorotella” esibendosi, in occasione della presentazione del libro al Circolo Culturale Formentini di Milano, in una performance con i suoi poemi fonetici. E’ del 1975 la serie “Plastiforme” che espone alla Galleria Plura di Milano; nello stesso anno pubblica anche il primo disco LP italiano di Poemi Fonetici 1949/75 con presentazione di Alfredo Todisco. Gli anni ’70 sono segnati da frequenti viaggi in USA, India, Nepal, per stabilirsi definitivamente a Milano nel 1980.  Appartengono agli inizi degli anni ’80 le “Coperture”, manifesti pubblicitari ricoperti da fogli che occultano l’immagine sottostante, presentati allo Studio Marconi di Milano ed alla Galleria Denis René di Parigi (1981).  Torna alla pittura alla metà del decennio con il ciclo “Cinecittà 2” in cui riprende il tema del cinema affrontato in tele di grandi dimensioni e con la serie “Sovrapitture” su décollage e su lamiera: questi interventi pittorici su manifesti lacerati e incollati su pannelli metallici caratterizzano la stagione più recente dell’artista.

rotella-1Rotella inizia la sua stagione artistica ispirandosi alla pop art, alla pittura informale e all’espressionismo astratt. E inizia a realizzare opere i cui soggetti sono  i  manifesti pubblicitari, starppati e re-incollati sulla tela. E’ il decollage (le immmagini vengono dedturpate per trasformarle in una opera d’arte nuova). Strappando i manifesti cinematografici raggiungerà  negli anni ‘s0 una popolarità che va oltre l’arte in se stassa ma entra nel significato di una risposta contro la società che mette in mostra i miti effimeri dimenticando i valorio vfondamentali della vita.

Su Italia Post del mercoledì 3 agosto 2016 c’è una intervista alla figlia di Mimmo Rotella, Asya, (una bella ragazza e una bella donna, con un senso creativo della vita e molto appassionata di cinema e fotografia) avuta a due anni di distanza  dal matrimonio del 1991, con  la russa Inna Agarounova. Alla domanda sui ricordi che ha del padre, così risponde: I ricordi che ho di mio padre sono parecchi. Partono dalla nascita, fino a quando si è spento. Mio padre è sempre stato la mia figura di riferimento principale. Ricordo benissimo le mattinate passate  insieme nel suo studio. Mentre lo vedevo all’opera, super-concentrato, gli porgevo i colori, i pennelli e gli strumenti vari di cui aveva bisogno per creare i suoi quadri. Spesso i famosi ”strappi” venivano compiuti da me ed essendo piccola mi divertivo e mi sentivo un’artista anche io. Mentre strappavo provavo una sensazione strana: mi sentivo come illuminata, realizzata dall’atto che stavo compiendo.

Papà era sempre serio mentre faceva i quadri. Mi diceva che per creare bene un’opera la concentrazione è molto importante. Ma ricordo anche di quando giocavamo insieme, per esempio al gioco della ”farfallina”, mi rincorreva per tutta casa e cercava di acchiapparmi, o di quando facevamo finta di ballare il tip tap, considerandoci esperti ballerini. Quando avevo bisogno di aiuto nei compiti a volte mi rivolgevo a lui ma, ahimè, invano, perché non era stato proprio una cima a scuola…Ci divertivamo sempre nei nostri momenti creativi o di svago e soprattutto durante le vacanze, quando andavamo in piscina. Restavamo in acqua anche tutto il giorno a nuotare insieme. Mi parlava spesso delle sue varie teorie filosofiche sullo zen e sulle credenze orientali, tutt’ora a me sconosciute, credendo che afferrassi a fondo e al volo i concetti, ma io cosa ne potevo capire a 10 anni? 

Ad Asya Rotella piacciono  tutti i quadri del padre  ma  in particolar modo quelli più recenti, dagli anni 90 alle ultime opere del 2006: quelli in cui i soggetti principali sono le varie stelle del cinema internazionale, poiché lei è  una ”cinema addicted”.

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Riporto il commento della “ deodato.com”:

L’intera collezione è pubblicata sul catalogo: a cura di Elena Pontiggia, Mimmo Rotella multiple décollages, Milano, Silvana Editoriale, 2005.  “Apparentemente, questo SeriDécollage, sembra accostarsi alle serigrafie di Warhol, in cui i volti di personaggi celebri vengono reiterati su sfondi dai toni sgargianti al fine di esaltarne il ruolo, già affermato, di icone. In realtà Rotella, in questo Omaggio a Marilyn, opera in senso nettamente contrario rispetto al collega americano: diversifica l’uguaglianza di manifesti stampati in serie e conferisce personalità al viso stereotipato della diva. Rotella parte dall’accostamento consequenziale di tre copie identiche del cartellone pubblicitario di una sua mostra antologica; identiche in origine, ma che egli rende diverse tra loro attraverso strappi differenti per forma e collocazione. In questo modo, oltre a conferire unicità a ogni copia della locandina, restituisce singolarità al volto iconografico e banalizzato dalla comunicazione di massa, della Monroe. Rotella prende spunto dalla serialità per giungere alla sua negazione, l’immagine massificata è la base su cui l’individuo (artista) proietta la sua personalità, conferendo nuovo significato all’oggetto di partenza: il manifesto di una mostra passata rivive nel SeriDécollage perdendo l’originario scopo divulgativo e acquistando valore artistico. Allo stesso modo parte dall’icona della Monroe, dallo stereotipo della diva, per finire ad esaltare l’individualità della Donna: questo si che è un vero Omaggio a Marilyn!”.

 

Sincronicità

Come ho già accennato La sincronicità è un concetto introdotto dallo psicoanalista Carl Gustav Jung nel 1950, definito come «un principio di nessi acausali»[1] che consiste in un legame tra due eventi che avvengono in contemporanea connessi tra loro in maniera non causale, cioè non in modo tale che l’uno influisca materialmente sull’altro. Platone già avevava abbozzato il concetto ma la scuola neoplatonica lo elaborò in modo più approfondito e Plotino parlava di una anima del mondo che legava i vari eventi.  « … coloro che credono che il mondo manifesto sia governato dalla fortuna o dal caso, e che dipenda da cause materiali, sono ben lontani dal divino e dalla nozione di Uno. »  (Plotino, Enneadi, VI, 9)

Anche Leibniz parlava di un’armonia prestabilita, grazie alla quale le diverse monadi di cui è composto l’universo, che non comunicano tra loro «non avendo porte o finestre», e Arthur Schopenhauer analizza la tendenza finalistica degli eventi nel suo saggio: Speculazione trascendente sull’apparente disegno intenzionale nel destino dell’individuo.

 Jung nel suo saggio “La sincronicità come principio di nessi acausali”         afferma:          « Il fenomeno della sincronicità è quindi la risultante di due fattori:
1) un’immagine inconscia si presenta direttamente (letteralmente) o indirettamente (simboleggiata o accennata) alla coscienza come sogno, idea improvvisa o presentimento;
2) un dato di fatto obiettivo coincide con questo contenuto. »  

In genere nel mondo scientifico moderno è valido il principio della causalità. Ogni effetto ha una causa e laddove non si riesce a dare una spiegazione  si ricorre al “ caso”. l principio di indeterminazione di Heisemberg ( teorico della meccanica quantistica)  ci dice che non possiamo conoscere con precisione assoluta lo stato di un sistema e che questo non dipende dall’inadeguatezza degli strumenti impiegati.

Ciò che noi affidiamo al “caso” è la sindronicità e quel giorno  al Museo di Prato, ho riscoperto che la vita è un mistero. Tu puoi essere illuminato così senza un metodica programmata, ma improvvisamente e a volte basta il volo di una farfalla a farti vibrare e a innescare un qualcosa, una esplosiane nella tua anima. La sicronicità segue il viaggio dell’eroe  attraverso il divino che è presente nell’anima universale del mondo.

Angelo Vigliotti
Scritto da Angelo Vigliotti