Solitudine  e natale

Si nasce soli… e poi dopo alcuni attimi di smarrimento per abituarsi a un nuovo tipo  di calore, a  una nuova luce, a una nuova realtà,     in genere con  pianto e qualche urlo, il piccolo  cerca il seno della madre. Cerca l’altro. Attraverso la materia,  attraverso  il cibo,  entra  l’altro. Tuttavia il neonato  sperimenta un piccolo periodo di solitudine.

Questo momento di solitudine è estremamente importante. E’ il primo contatto che il bambino ha con il mondo, è  la prima pausa di libertà dopo nove mesi di attesa e di protezioneEntrambe  belle più che mai, ma sempre nel blu della notte. La solitudine coincide con la luce, con un’altra luce,  con la nascita, con il natale quotidiano di ognuno di noi.

Come possiamo dimenticarlo? E’impossibile. La solitudine è il primo spiraglio di libertà, appartiene alla libertà. Un valore che va oltre l’amore.   La capacità di stare bene con se stesso,  senza  andare in ansia, senza entrare nella noia, senza provare apprensione e angoscia è la base di un vero benessere,  di un equilibrio mentale superiore, è il fondamento per stare bene con gli altri.

E poi…..  il passaggio al nuovo mondo avviene da soli. L’uomo è debole, fragile, vulnerabile e quindi è aiutato in questo percorso ma esce  dalla caverna uterina  da solo, assapora l’uscita dal tunnel da solo, si affaccia  da solo alla nuova vita. Non dimenticarlo.

La solitudine  è la forza dell’amicizia, la vitalità dell’amore, la ricchezza della gioia.   Solo  da “solo” può raggiungere le valli e le vette, solo da “solo” come un’aquila,  puoi volare nel cielo infinito. Si dice che l’unione fa la forza ma è solo il coraggio che ti fa esprimere in pieno perchè  ti  fa vivere realmente  le tue potenzialità

Quando vivrai nella solitudine  in piena consapevolezza,   la moltitudine sarà la tua compagnia, l’infinito il tuo pane quotidiano, l’immensità il tuo orizzonte e l’altro il tuo compagno di viaggio.

Se non sei solo   e non hai imparato a stare da solo sarai per sempre condannato alla ricerca dell’altro,  sarai un solitario  che dipende e come un cercatore d’oro sarai sempre affamato di qualcosa o di qualcuno da trovare che rende la tua vita , a tuo parere, degna di essere vissuta.

A volte la compagnia  è desiderata come pensiero magico e onnipotente per risolvere i nostri problemi, le nostre fughe, i nostri interessi e per riempire la nostra vita d’amore.

Mi ricordo  quel sonetto di Dante in cui l’amicizia è messa al primo posto e poi ci sono donne a parlare d’amore.

Guido vorrei che tu e Lapo ed io
fossimo presi per incantamento
e messi in un vasel, ch’ad ogni vento
per mare andasse al voler vostro e mio;

sì che fortuna od altro tempo rio
non ci potesse dare impedimento,
anzi, vivendo sempre in un talento,
di stare insieme crescesse ‘l disio.

E monna Vanna e monna Lagia poi
con quella ch’è sul numer de le trenta
con noi ponesse il buono incantatore:

e quivi ragionar sempre d’amore,
e ciascuna di lor fosse contenta,
sì come i’ credo che saremmo noi.

E’ bello ciò che dice il poeta. Ma  è un mondo magico, un mondo di fantasia: l’incantesimo dell’ amicizia e  e il ragionar sempre d’amore.

Queste due momenti  (l’amore e l’amicizia) sono comunque raggiungibili solo attraverso la la solitudine. Perchè la solitudine rende ” beata” la tua vita, rende vero il tuo cammino, dà fiducia alla tua crescita, dà amore verso te stesso,  senza farti diventare un narciso. E tu puoi riscaldare l’altro solo se hai luce dentro, solo se il calore rende viva e accettabile la tua esistenza.

Purtroppo è solo la solitudine  che ti consente di fare i voli pindarici,  di volare in alto , di librarti nell’aria e di avere il tocco di una farfalla, la carezza del vento, il profumo di una rosa, di cogliere il sorriso di una donna o di un uomo, di vivere l’innamoramento  nella sua totalità, di entrare dentro di te, profondamente.

Ricordo ancora l’altro nostro poeta il Petrarca per rammentarti che la solitudine  non deve essere nemmeno una fuga.

Solo e pensoso i più deserti campi
vo misurando a passi tardi e lenti;
e gli occhi porto, per fuggir, intenti
dove vestigio uman l’arena stampi.

La solitudine  non deve portarti ad essere un filosofo o un poeta o un vecchio saggio. Essa non è una fuga per farti riflettere e per meditare sugli eventi della vita, non è una malattia che ti deve contagiare, non è un virus maligno, non è il deserto che ti deve santificare, non è il monastero oppure  la baita in montagna per purificarti dalla sporcizia del mondo, o dal contagio dei sensi.  Sta sereno e se vuoi puoi andare su internet e chattare, oppure in face book o in un altro network sociale e virtualmente chiacchierare con chiunque oppure puoi stare in attesa spasmodica di qualche  e- mail che non arriva per interrompere la tua inquietudine. Non è questa la solitudine e la sua terapia. La solitudine non ha bisogno di una terapia.

La solitudine è il sole che viaggia nello spazio e il rimedio specifico per la tua depressione e l’arma che ti fa vincere tutte le battaglie.

Ricordo poi alcuni versi di Leopardi nel “passero solitario”.

Tu, solingo augellin, venuto a sera
Del viver che daranno a te le stelle,
Certo del tuo costume
Non ti dorrai; che di natura è frutto
Ogni vostra vaghezza………

Certo  ognuno vive la sua vita,  ma non possiamo prendercela con la solitudine. Non dico  di penetrare in tutto il suo ritmo ma essa  deve avere  un posto nel nostro cuore. L’istinto sociale  è importante ma si esprime compiutamente nella solitidine.  La solitudine  è il fuoco della nostra quiete interiore perché ci mette in contatto con i sentimenti più profondi della nostra anima. Essa serve a comunicare, è il linguaggio non verbale del nostro corpo  e della nostra mente. Dopo l’uscita con il branco, dopo un bicchiere di global, dopo un assaggio  di un concerto o di una manifestazione dai centomila in piazza   e più,   ritorna a te stesso, ritorna al porto in cui è iniziato il tuo viaggio, l’unico che ti consente di stare bene con tutti, di parlare  d’amore e di esprimere pienamente la gioia e il piacere dei sensi.

Il Natale (festa non solo religiosa ma individuale)  deve solo ricordarti questo: sei nato nella solitudine, devi rinascere oggi nella stessa solitudine, senza aspettare domani, devi rinascere tutti il giorni seguendo  il ritmo incessante della vita  come l’alba e il tramonto,  contento di dare la luce e di diffondere i tuoi doni  ma anche contento di entrare nella notte non prigioniero di fantasmi e di immagini fantastiche  ma pulito nella serenità di un riposo  che ti aspetta come un amico. Non confondere le idee: essere solitario è un conto (in questo caso hai perso la capacità di comunicare); essere solo è un’altra cosa. Essere solo vuol dire che tu comunichi  con tutti: quando c’è un amico  entri nel suo cuore, quando c’è un amore   penetri nella sua anima, quando c’è una foglia , segui il suo cammino, quando vedi una vetta parli con il silenzio e quando guardi lassù ti accorgi che sulla terra sei di passaggio e che il tuo nome è scritto nel cielo e l’universo è la tua casa. In questo modo non puoi non rispettare tutto ciò che calpesti lungo il tuo percorso.

Nella solitudine ti avvicini a Dio e ami la vita più che mai. La solitudine è l’unica strada  che ti lega agli altri, che ti può dare una gioia non effimera, un piacere solidale , una contentezza senza confini.  Se sei triste e malinconico non è perché sei solo, perché chi è solo vive con tutti,  perché il bene che ha in sé lo riversa agli altri. La solitudine ti permette di ritornare a te stesso, di completare il tuo patrimonio genetico  con l’ambiente, di unire il finito all’infinito senza perdere il corpo, senza perdere l’anima.

Nella solitudine c’è il segreto della tua rinascita, il coraggio della tua trasformazione, la pienezza del sentimento  della tua gioia interiore.

Non perderla.

Angelo Vigliotti
Scritto da Angelo Vigliotti