Tonsillite

 

 

 

Che cos’è

Le tonsille sono organi localizzati sul fondo e ai lati della gola e svolgono una funzione difensiva nei confronti delle infezioni dell’apparato respiratorio. Vengono facilmente a contatto con batteri e virus e quindi vanno incontro con estrema frequenza a processi infiammatori, chiamati tonsillite.

La tonsillite, che può essere acuta o cronica, è solitamente causata da un’infezione virale o batterica (generalmente da germi chiamati streptococchi). E’ molto frequente nei bambini.




Come si manifesta

La tonsillite acuta si manifesta con dolore vivo alla gola, difficoltà alla deglutizione, febbre (talvolta elevata), debolezza, malessere generale, ingrossamento delle ghiandole linfatiche del collo.

Le tonsille si presentano rosse, ingrossate e tumefatte, ricoperte di punti giallastri di essudato purulento o da placche biancastre.

Le tonsilliti acute si risolvono generalmente entro alcuni giorni ma possono anche ripresentarsi con facilità e cronicizzarsi.

Le tonsilliti croniche possono essere conseguenza di ripetuti episodi di tonsillite acuta con sintomatologia più attenuata.




Quali sono i rischi
Una tonsillite non trattata correttamente può portare a complicazioni gravi; in particolare, la tonsillite cronica, manifestando scarsi disturbi locali può costituire un focolaio permanente di infezione dal quale per disseminazione nell’organismo di germi o tossine possono avere origine gravi malattie generali come il reumatismo articolare o cardiaco, danni ai reni, febbricole persistenti, ascessi peritonsillari.


Cosa si deve fare

  • Mantenere il paziente a riposo a letto in ambiente isolato e caldo.

  • Inalare vapore freddo (generato da nebulizzatori ad ultrasuoni) per lenire l’irritazione della gola e mantenere una adeguata umidità nell’ambiente.

  • Sciacquare la gola con gargarismi utilizzando un collutorio antisettico o una soluzione salina (1 cucchiaino di sale in 1 tazza d’acqua).

  • Somministrare liquidi in abbondanza (latte, succhi di frutta, brodo, the) e cibi pastosi (gelati, miele).

  • Se le ghiandole linfatiche del collo sono molto gonfie e doloranti possono essere utili impacchi locali umidi e tiepidi.

  • La terapia con antibiotici va decisa sempre e solo dal medico, in presenza di tonsillite da streptococchi, e continuata per il numero di giorni indicato dal medico, anche se scompaiono i sintomi come il dolore e la febbre. Se l’infezione è virale la terapia è solo sintomatica (antipiretici, analgesici, antiinfiammatori, antisettici locali).

  • E’ consigliabile effettuare una coltura orofaringea (tampone) per conoscere esattamente il germe responsabile dell’infezione. Il tampone può essere preso anche dagli altri componenti il nucleo familiare per svelare i soggetti ”portatori” del germe.




Quando rivolgersi al medico

  • Quando la febbre supera i 38-39° C o perdura da più di 48 ore.

  • Quando le linfoghiandole del collo si ingrossano molto e dolorano.

  • Quando compaiono eruzioni cutanee nel corpo o otite.

  • Quando compare vomito, forte mal di testa, rigidità nucale, respiro affannoso o difficoltà a deglutire la saliva, tosse con catarro giallo-bruno o striato di sangue, può essere necessario ospedalizzare il paziente. 

    La tonsillectomia (asportazione chirurgica delle tonsille) deve essere presa in considerazione soltanto se, dopo trattamenti adeguati e ripetuti, la tonsillite cronica ed il mal di gola persistono 





Tonsilliti croniche

da:  www.salute donna.it

 

Cosa sono e a cosa servono le tonsille?

 

Le tonsille sono organi costituiti da tessuto linfatico e si distinguono in:

 

tonsille palatine: situate nel cavo orale;

 

tonsille faringee o adenoidi: situate dietro alle fosse nasali dove il naso comunica con la faringe appena dietro e in alto rispetto al palato molle e all’ugola (rinofaringe);

 

tonsille linguali: isole di tessuto linfatico situati dietro alla base della lingua.

 

Questi organi, nel loro complesso, costituiscono una delle parti più importanti del sistema difensivo immunitario delle prime vie aeree.

 

La loro azione si esplica tuttavia quasi esclusivamente nei primi anni di vita, sino ai tre- quattro anni per le adenoidi, sino agli undici-dodici anni per le tonsille.

 


Quando parliamo di tonsillite ?
La tonsillite è un processo infiammatorio acuto o cronico (se perdura oltre i tre mesi) che colpisce le tonsille. Se, oltre che al tessuto tonsillare, l’infiammazione si estende ai tessuti vicini parliamo invece di angina (più grave).

 

Nella maggior parte dei casi l’infezione, se correttamente diagnosticata e curata, guarisce completamente senza creare alcun danno.

 

Talvolta, tuttavia, le adenotonsilliti dell’infanzia e le tonsilliti dell’adulto tendono a recidivare continuamente anche sino a 6/7 episodi nel corso di un anno. In questi casi i germi, che più frequentemente causano l’infezione, sono gli streptococchi.

 

Di loro esiste un tipo particolarmente aggressivo (streptococco beta emolitico di gruppo A) che può essere responsabile dell’evoluzione delle tonsilliti in reumatismo articolare acuto (affezione ben più grave che coinvolge l’intero organismo) nonché di altre gravi complicazioni.

 

 

 

Quali possono essere queste complicazioni ?
Episodi recidivanti di adenoiditi e di tonsilliti in età infantile possono causare:

 

Infezioni ripetute dell’orecchio: otite sieromucosa, catarro tubarico, otiti acute, perforazioni del timpano con danni anche permanenti dell’udito.

 

Gravi disturbi del sonno: dal russamento (roncopatia) sino alle apnee notturne (blocco del respiro), che sono responsabili di difficoltà di concentrazione, facile irritabilità, debolezza, disturbi della crescita, disturbi cardiaci.

 

Anomalie dentarie: malocclusioni, palato ogivale, affollamento dentario, anomalie nell’accrescimento del volto (micrognazia della mandibola) che dovranno essere corrette con la terapia ortodontica (apparecchio fisso o mobile) o con la chirurgia.

 

Arresti o ritardi nell’accrescimento staturoponderale.

 

Reumatismo articolare acuto (febbri reumatiche): grave affezione estesa a tutto l’organismo che colpisce le articolazioni e il cuore (valvole cardiache).

 

Glomerulonefrite: infezione acuta delle reni che può in rari casi portare anche a grave insufficienza renale.

 


Complicazioni nell’adulto:

 

Nell’adulto si possono presentare le stesse complicazioni che abbiamo visto per il bimbo in forma sempre più grave (reumatismo articolare, carditi, nefriti). Non si osservano invece le complicanze relative alle adenoiditi che colpiscono l’orecchio (infatti l’adenoide tende a scomparire durante lo sviluppo nell’epoca della pubertà intorno ai 14-15 anni).

 

Altre gravi complicazioni che possono verificarsi nell’adulto sono:

 

 

 

L’ascesso peritonsillare in cui l’infezione dalle tonsille si diffonde in profondità formando una raccolta di pus, tra tonsilla e parete della faringea, che deve essere sempre prontamente evacuata con un intervento chirurgico d’urgenza.

 

 

 

La setticemia quando l’infezione attraverso al sangue si diffonde in tutto l’organismo (è la complicanza più grave e può anche essere mortale).

 

 

 

In caso di infezioni, quindi, le adenoidi e le tonsille dovrebbero sempre essere asportate per evitare le complicazioni ?

 

Non sempre, ovviamente!

 

Esiste tutta una serie di dati clinici e di esami che ci possono guidare nella decisione di asportare chirurgicamente le adenoidi e le tonsille o di trattarle con nuove terapie come la laser chirurgia o con la sola terapia medica.

 

Abbiamo già detto che la funzione delle adenoidi e delle tonsille, che si espleta nella prima e nella seconda infanzia, è un’importante funzione di difesa nei confronti delle infezioni delle prime vie aeree.

 

Sino ad un certo punto i linfociti delle tonsille e delle adenoidi “distruggono” i germi attraverso alla produzione di anticorpi specifici. Si crea una sorta di equilibrio per cui il paziente va incontro ad un numero limitato di infezioni alla gola, ma viene protetto da altre patologie. Se questo “equilibrio” si altera il numero delle infezioni aumenta sensibilmente e adenoidi e tonsille esauriscono la loro azione di difesa e diventano organi “dannosi” per la salute del paziente.

 

In questi casi la possibilità di insorgenza delle complicazioni aumenta considerevolmente.

 

Quando si verificano queste condizioni, va eseguito l’intervento chirurgico!

 

 

 

Esiste una correlazione tra adenotonsilliti ed enuresi?

 

Molto frequentemente bimbi sofferenti da anni di enuresi, sottoposti all’intervento chirurgico di adenotonsillectomia, vedono scomparire completamente il problema. I motivi sono del tutto ignoti.

 

 

Esiste una certa differenza di vedute tra l’otorinolaringoiatra e il pediatra sulla necessità dell’intervento?
Esisteva soprattutto in passato ed era legata a diverse scuole di pensiero, quella chirurgica degli otorinolaringoiatri e quella medica dei pediatri. Oggi tanti problemi sono stati superati grazie al fatto che è nata una nuova specializzazione che è la otorinolaringoiatria pediatrica. In essa otorinolaringoiatri e pediatri in pieno accordo hanno fissato in modo preciso i criteri per scegliere l’intervento chirurgico o la cura medica.

 

 

 

Quali sono i criteri per decidere l’intervento?

 

Nel bambino le adenoidi (organo attivo sino ai tre anni) si devono togliere quando:

 

  • il bimbo, in un periodo di tempo di un anno, ha avuto più di tre episodi di otite o molti episodi di “male all’orecchio”.

  • Il bimbo presenta una possibile perdita uditiva (ipoacusia) che può essere sospettata dal fatto che dice frequentemente di non aver capito le parole e chiede di ripeterle (attenzione a non sottovalutare questo sintomo pensando che sia solo distratto o pigro).

  • Quando il dentista o l’ortodonzista ci informa che si riscontrano gravi anomalie dentarie (malocclusioni, palato ogivale, affollamento dentario, micrognazia della mandibola) secondarie ad una respirazione nasale insufficiente.

  • Quando sono presenti episodi di apnea notturna (blocco temporaneo del respiro).

 

 

 

 

Nel bambino le tonsille (organo attivo sino ai 10-11 anni) si devono togliere quando

 

  • il bimbo viene colpito da più di 4-5 episodi di tonsillite all’anno (in età scolare) e più di 6-7 episodi (in età pre-scolare);

  • quando sono così voluminose da determinare difficoltà di respirazione attraverso il naso (dispnea) o di ingestione dei cibi (disfagia);

  • quando sussiste il rischio di possibili complicazioni.

 

 

 

Nell’adulto le tonsille si devono togliere quando:

 

  • il paziente riferisce episodi recidivanti (4-5) in un anno;

  • il paziente riferisce una sintomatologia (dolore, bruciore) anche di lieve entità, ma presente molto frequentemente;

  • il paziente accusa grave russamento (roncopatia) ed apnee notturne;

  • il paziente lamenta la presenza di grave alitosi (sgradevole alterazione dell’alito). In questo caso sussiste una forma particolare di tonsillite cronica che viene detta criptico-caseosa, per la presenza di “placche biancastre” sulla superficie tonsillare;

  • quando sussiste il rischio di possibili complicazioni.

 

 

 

 

approfondimenti:

da: dott.ssa Anna Paola Medina

 

A cosa servono le tonsille 

Le tonsille sono piccole masse di tessuto linfatico (fondamentale per le difese immunitarie dell’organismo) situate dietro la lingua, in parte visibili senza ricorrere a particolari manovre. Essendo poste nella principale “porta d’ingresso” delle infezioni aeree, hanno il compito di proteggere le vie respiratorie superiori da eventuali microrganismi contenuti nell’aria inspirata; inoltre, contribuiscono anche a scaldare l’aria prima che raggiunga i polmoni, portandola alla giusta temperatura per il nostro organismo. Quando, però, le tonsille si infettano, non solo vengono meno al compito protettivo che abitualmente svolgono, ma possono anche trasformarsi un fattore di rischio per le infezioni, anche gravi. In genere, i disturbi che coinvolgono le tonsille (tonsillite o angina) non risultano pericolosi. Se, però, si presentano con frequenza e in forma severa (forte dolore, febbre duratura), si può decidere di effettuare una tonsillectomia, cioè di asportare chirurgicamente le tonsille.

I sintomi dell’infezione
Come si fa a capire se è in corso una tonsillite? Innanzi tutto, bisogna distinguere i sintomi generali (che si presentano in tutti i casi di infezioni alle prime vie aeree) da quelli locali:
sintomi generali: febbre, malessere, mal di gola, aumento degli indici di laboratorio che segnalano un’infiammazione in atto: VES e PRC.
sintomi locali: dolore a deglutire, arrossamento limitato alle tonsille e ingrossamento dei linfonodi del collo.
La forma acuta della tonsillite è molto comune nell’infanzia, soprattutto nei bambini dai 4 agli 8 anni d’età, ed è spesso accompagnata da disturbi alle adenoidi (piccole masse linfatiche poste ad arco dietro le cavità nasali, visibili esclusivamente con particolari strumenti, come il fibroendoscopio e il rinoscopio). In alcuni casi le tonsille possono presentare, oltre al rossore, alcune chiazze bianche. Se, in contemporanea, vi è anche lingua patinosa, vomito, diarrea e febbre (anche fino a 40°C) significa che è in atto una tonsillite in “forma focale acuta“, dovuta in genere a infezioni da streptococchi o da stafilococchi (due tipi di batteri). La tonsillite acuta può essere curata con antibiotici associati ad antipiretici e antinfiammatori; se, invece, la terapia farmacologica non viene attuata tempestivamente i germi possono infettare anche altre parti dell’organismo oppure può crearsi una tonsillite cronica.
Se il trattamento antibiotico non riesce a risolvere il problema, le tonsille possono diventare un vero e proprio focolaio cronico di infezione ed è, quindi, preferibile eliminarle.

Quando è utile la tonsillectomia
Schematicamente, l’intervento viene preso in considerazione se
1. Il paziente soffre di ricorrenti tonsilliti
(per tonsilliti ricorrenti si intendono almeno 3 episodi all’anno per 3 anni consecutivi; o 5 episodi all’anno per 2 anni consecutivi; o 7 episodi nell’ultimo anno)
2. Ha sofferto di un ascesso peritonsillare (raccolta di germi con formazione di pus nella zona intorno alle tonsille)
3. Soffre di tonsillite cronica da almeno 6 mesi (che resiste cioè alla terapia antibiotica effettuata)
4. Dimostra una persistente ostruzione respiratoria(caratterizzata da tonsille molto gonfie, non necessariamente a causa di infezioni, voce nasale e necessità di respirare sempre attraverso la bocca)
5. Presenta i linfonodi del collo ingrossati e dolenti da almeno 6 mesi (nonostante la terapia)

Vantaggi e svantaggi dell’intervento
Come per ogni operazione chirurgica, anche per la tonsillectomia è sempre doveroso valutare i rischi e i benefici per le possibili complicazioni chirurgiche ed anestesiologiche.
Per controindicazioni si considerano alcune malformazioni del palato, come la presenza di un’ugola bifida o di palatoschisi (incompleta fusione delle lamine del palato).
Il paziente, inoltre, deve essere in buone condizioni generali: gli esami del sangue devono essere regolari e, soprattutto, deve esserci un normale stato di sanguificazione (assenza di anemia), di emostasi (capacità del sangue di coagulare) e non deve essere presente un processo di infiammazione. Infine, è generalmente sconsigliata l’operazione prima dei 4 anni; nei primi anni di vita, infatti, c’è il rischio che il bambino non sopporti l’operazione nel migliore dei modi.
I vantaggi di un’operazione volta ad eliminare le tonsille sono, senza dubbio, l’eliminazione dei principali sintomi della tonsillite o dell’ipertrofia delle tonsille: miglioramento della respirazione e della funzione uditiva, eliminazione dell’ostruzione nasale e riduzione delle malattie all’orecchio, del naso e della gola.
Un certo vantaggio, secondo alcuni studi, si può avere dalla tonsillectomia nei soggetti con psoriasi. Molti studi, infatti, hanno evidenziato una possibile associazione tra tonsillite e psoriasi, malattia cronica cutanea caratterizzata da porzioni di pelle arrossata, ispessita e ricoperta da squame argentee; l’estensione della malattia può variare da aree localizzate di modeste dimensioni, fino al coinvolgimento di tutta la superficie corporea. Uno studio danese, condotto su 245 bambini affetti da psoriasi, ha rilevato che il 54% dei pazienti ha sviluppato la malattia cutanea dopo aver avuto una tonsillite (in media, dopo 2-3 settimane dall’infezione). Un altro studio, condotto su 5.000 soggetti con psoriasi, ha evidenziato che il 6% ha sviluppato la malattia dopo un’infezione alla gola e un altro 6% ha notato segni di peggioramento alla pelle dopo una tonsillite. Un altro indizio della possibile associazione tra psoriasi e tonsillite viene da altri studi che hanno, al contrario, mostrato un miglioramento della psoriasi nei pazienti le cui infezioni alle tonsille sono state curate aggressivamente, con i farmaci o con il bisturi. Prima di confermare questa tesi, però, si attendono i risultati di ulteriori ricerche

 

 

altro approfondimentoda: it.health.yahoo.net

 

Quando consultare il medico per la tonsillite 

La tonsillite acuta è di solito una malattia auto-limitantesi, che tende cioè a guarire in breve tempo senza necessità di alcun trattamento particolare; il che equivale a dire che le normali difese dell’organismo sono in grado quasi sempre di avere la meglio sui microrganismi causa della malattia. Le tonsille rappresentano d’altra parte un fronte bene armato della guerra contro batteri e virus.

Qualche volta – si tratta in genere di soggetti che hanno trascurato la malattia o, nei casi più gravi, con difese immunitarie più o meno compromesse – la tonsillite acuta può complicarsi con la comparsa di sinusite, otite media, mastoidite (infiammazione di un osso del cranio) o ascesso peritonsillare (infiammazione con formazione di pus in tutta la zona intorno alla tonsilla).

È bene consultare il medico se i sintomi tendono ad aggravarsi e soprattutto se compaiono:

  • febbre molto alta (oltre 39,5 °C) e persistente oltre 2 giorni;

  • mal di gola particolarmente intenso, con ingrossamenti delle “ghiandole” (linfonodi) del collo;

  • dolore all’orecchio;

  • cefalea intensa, soprattutto se associata a vomito ripetuto;

  • segni di confusione mentale.

Trattamento farmacologico

Nella maggioranza dei casi la malattia si risolve in pochi giorni con il riposo a letto, una dieta leggera e i comuni antipiretici per controllare la febbre, evitando nei bambini sotto i 12 anni l’aspirina, che può determinare gravi effetti collaterali, e preferendole il più sicuro paracetamolo. Di regola non è necessaria la somministrazione di antibiotici, tranne nel caso si sospetti o sia stata accertata un’infezione da batteri (30 per cento dei casi). Negli anziani, nei bambini molto piccoli e nei soggetti con difese immunitarie ridotte è da alcuni consigliata una terapia antibiotica cosiddetta “profilattica”, sulla cui utilità i pareri non sono concordi.

Se la tonsillite acuta è causata da un tipo particolare di batterio (lo Streptococco beta-emolitico di gruppo A), è assolutamente necessaria una terapia antibiotica con penicillina per prevenire la comparsa, a distanza di giorni o settimane, della febbre reumatica e di possibili gravi danni cardiaci e renali. Anche se non è facile distinguere una tonsillite virale da una tonsillite batterica sulla base soltanto delle manifestazioni cliniche della malattia, il sospetto di un’infezione da questo batterio è molto forte in presenza di febbre alta, linfonodi del collo ingrossati, tonsille notevolmente arrossate e ricoperte di pus.

Per confermare la presenza del germe è necessario eseguire un tampone faringeo, cioè raccogliere con un semplice strumento una piccolissima parte dell’essudato presente sulle tonsille per esaminarlo al microscopio. Nell’attesa della risposta del tampone (ci vogliono almeno 24 ore perché l’esame sia attendibile) è bene iniziare subito la somministrazione di penicillina (eritromicina nei soggetti allergici alla penicillina!); anche se febbre e altri sintomi della tonsillite acuta scompaiono prima, la terapia antibiotica va protratta per almeno 10 giorni, a meno che nel frattempo i risultati del tampone escludano la presenza dello Streptococco o di altri batteri. Dopo 5-6 giorni dalla fine del trattamento è consigliabile ripetere il tampone faringeo, consigliato anche a tutti i familiari del paziente per scoprire eventuali portatori sani dello Streptococco beta-emolitico di gruppo A. Per prevenire nuove infezioni da Streptococco è consigliabile una profilassi protratta (per 5 anni) attuata con un’unica iniezione mensile di una particolare penicillina ad azione protratta.

Tonsillectomia

La tonsillectomia è l’asportazione chirurgica delle tonsille palatine. Se si procede anche all’asportazione delle adenoidi, cioè della tonsilla faringea, si parla di adenotonsillectomia.

In passato la tonsillectomia era consigliata e realizzata molto più spesso: non erano rari i chirurghi che ne eseguivano anche una decina al giorno, armati di pinza e forbici per “strappare” le tonsille a più o meno giovani pazienti che, se adolescenti e quindi sufficientemente collaboranti, non avevano nemmeno bisogno di anestesia: tenuti fermi su una sedia, essi “assistevano” a tutta l’operazione ben svegli e non poco preoccupati, come i coetanei in attesa del loro turno fuori dell’ambulatorio.

La tendenza attuale è di limitare le indicazioni alla tonsillectomia. Le tonsille, infatti, sono organi importanti del nostro sistema immunitario di difesa: asportarle, quando non necessario, potrebbe addirittura essere controproducente,  aumentando la suscettibilità alle infezioni respiratorie, in particolare nei più piccoli.

L’opportunità della tonsillectomia va oggi presa in considerazione in presenza di:

 

 

  • tonsilliti acute troppo frequenti, con più di 6-7 episodi all’anno (il bambino sta più spesso a casa che a scuola!);
  • ascesso peritonsillare o altre gravi forme di tonsillite che abbiano determinato un sanguinamento o che non si risolvano nell’arco di 6 mesi nemmeno con la terapia antibiotica (i medici parlano di tonsillite cronica);
  • difficoltà respiratorie o della deglutizione dovute a tonsille ipertrofiche, cioè molto grandi;
  • infezione da Streptococco beta-emolitico persistente nonostante una corretta terapia con penicillina (tamponi faringei sempre positivi); va sottolineato che un valore elevato del titolo anti-streptolisinico (cioè la concentrazione nel sangue degli anticorpi contro lo Streptococcco) non ha alcuna importanza nella decisione di operare, ma conta solo il tampone faringeo.

 

Su questi criteri generali c’è un sostanziale accordo tra gli specialisti. La decisione di operare va comunque valutata caso per caso, sottolineando che le tonsille grandi vanno asportate soltanto se determinano gravi problemi respiratori o di deglutizione e non semplicemente perché ipertrofiche. Non esiste infatti una grandezza “normale” delle tonsille e oltretutto il loro aumento di volume potrebbe indicare soltanto che questi piccoli organi stanno funzionando a dovere nel contrastare l’aggressione di virus e batteri.

Occorre quindi essere molto cauti nel decidere di operare, tenendo anche conto che con la crescita, già a partire dai 6-7 anni, le tonsille divengono meno “reattive”, vanno incontro cioè a una naturale involuzione e tendono a dare meno problemi.

Nei bambini con difficoltà respiratorie è spesso necessario asportare anche le adenoidi. È infatti l’aumento di volume della tonsilla faringea – che, al contrario di quelle palatine, non è visibile all’apertura della bocca –  la causa dei loro disturbi, frequentemente associati a:

 

  • ostruzione nasale persistente, con voce “nasale” e necessità di respirare con la bocca;
  • sinusiti e rino-faringiti croniche;
  • otiti ricorrenti;
  • apnee notturne, cioè arresti improvvisi del respiro durante il sonno.

 

Le apnee notturne possono essere molto pericolose ed è bene che i genitori consultino uno specialista se il loro bambino presenta sintomi che possono far pensare ad un’ipertrofia delle adenoidi, per esempio se durante il sonno russa (in particolare, se il russamento si arresta ogni tanto per brevi periodi!) o tossisce o “prende fiato” troppo spesso.

Oggi gli interventi di tonsillectomia e di adenotonsillectomia si eseguono in anestesia generale, utilizzando il bisturi elettrico o altre metodiche più moderne (per esempio laser, onde elettromagnetiche a radiofrequenza, criochirurgia) che consentono di ridurre al minimo il sanguinamento. Le tonsille sono infatti degli organi con una ricca rete di vasi sanguigni e l’emorragia è la complicanza più grave dell’intervento, per fortuna molto rara (2-3 per cento dei casi). È bene quindi prima dell’operazione controllare, con un prelievo di sangue, che il paziente non abbia problemi di coagulazione e operare quando le tonsille non sono infiammate.

L’intervento chirurgico è semplice e rapido. Anche la degenza postoperatoria è breve e in alcuni casi si può tornare a casa nella stessa giornata. È comunque preferibile, soprattutto nei bambini più piccoli e in casi più difficili, trascorrere almeno una notte in ospedale, soprattutto per controllare che non vi siano emorragie. Mal di gola e d’orecchio sono normali per alcuni giorni dopo l’operazione e possono essere alleviati lasciando sciogliere in bocca dei cubetti di ghiaccio; vanno evitati per quanto possibile i farmaci analgesici, soprattutto l’aspirina, che incrementano il rischio di emorragie e possono avere altri pericolosi effetti collaterali nei bambini sotto i 12 anni di età.

Nei primi giorni dopo l’intervento è consigliabile:

 

  • bere molto, evitare cibi troppo duri (possono favorire il distacco del tessuto di cicatrizzazione con conseguente sanguinamento!) e preferire cibi liquidi e freddi (gelati e sorbetti vanno benissimo, anche e soprattutto per il bambino!); da ricordare che gli alimenti “acidi” (arance, pomodori, pompelmi, limoni, ecc.) possono aumentare il fastidio in gola;
  • umidificare l’ambiente, facendo attenzione che i filtri dell’apparecchio siano puliti;
  • evitare ambienti affollati e il contatto con persone raffreddate (soprattutto nella prima settimana vi è infatti una suscettibilità maggiore alle infezioni).

 

In caso di emorragia anche lieve è necessario rivolgersi immediatamente al Pronto Soccorso per un controllo specialistico.

 

 

Angelo Vigliotti
Scritto da Angelo Vigliotti