adriana

Una piccola ebrea:  Adriana Revere

Questa riflessione si snoda proprio nel ricordo del giorno dell’arresto della bambina  Adriana (La Spezia 1934- Auschwitz 1944) che si era rifugiata con i genitori a Vezzano Ligure  per sfuggire  ai primi bombardamenti.
Adriana Revere, aveva  dieci anni, era nata La Spezia il 18 dicembre 1934 figlia di Enrico Revere e  Emilia Eva De Benedetti. Il 3 febbraio del 1944 i carabinieri, su ordine del Prefetto Franz Turchi, catturano tutta la famiglia perché ebrei, e li inviarono al Campo di concentramento di Fossoli di Carpi dal quale furono deportati  al campo di sterminio di Auschwitz ove la piccola Adriana  fu uccisa con la madre nella camera a gas il 26 febbraio 1944.  Il padre Enrico Revere, figlio di Moise Revere e Ernesta Ortona era nato a Torino il 22 aprile 1904 ed  era un ex maresciallo radiotelegrafista ( “ex”  perché costretto a lasciare il lavoro dalle leggi  fasciste). La madre  Emilia Eva De Benedetti, figlia di Celestino De Benedetti e Linda Cavaglion era nata a Cuneo il 14 aprile 1907 ed  era un abile pianista. Il padre fu ucciso ( fucilazione)  nel campo di Flossenburg il 28 ottobre 1944.

 Il campo di   concentramento di Fossoli  di Carpi  era  un campo di  transito. I circa 5.000 prigionieri politici e razziali che passarono da Fossoli ebbero come tragiche destinazioni i campi di Auschwitz-Birkenau, Dachau, Buchenwald, Flossenburg.
Dalla fondazione ex campo di Fossoli si leggono queste note storiche:
Nel campo di Fossoli si sono sovrapposte diverse situazioni e non sarà inutile ripercorrere brevemente le vicende legate al suo utilizzo: Istituito dagli italiani nel maggio 1942 come campo per prigionieri di guerra inglesi, viene occupato dopo l’8 settembre 1943 dai nazisti, attratti da strutture in muratura di recente costruzione e dalla posizione geografica che fa di Fossoli un punto strategico sulla via ferroviaria che porta al nord, verso i campi della morte. Il Campo viene ceduto, fino alla fine del 1943, alla neonata Repubblica Sociale che ne fa un centro di raccolta provinciale per ebrei, in ottemperanza ai dettami della Carta di Verona. Dal gennaio 1944 subentra la gestione diretta da parte delle SS e si attiva il processo di deportazione: Fossoli diventa campo poliziesco e di transito per prigionieri politici e razziali destinati ai Lager del nord Europa. Dalla stazione di Carpi partono, in sette mesi di attività del campo, 8 convogli ferroviari, 5 dei quali destinati ad Auschwitz. Sul primo diretto verso questa meta, il 22 febbraio, viaggia anche Primo Levi che rievoca la sua breve esperienza a Fossoli nelle prime pagine di “Se questo e un uomo” e nella poesia “Tramonto a Fossoli”. Il convoglio giunge ad Auschwitz il 26 febbraio; Primo Levi è tra i 95 uomini (su circa 600) che superarono la prima selezione e viene immatricolato nel Campo col numero 174517.

Al di là del crimine inaudito, del delitto, della violenza, mi chiedo perché prendersela con una bambina di 10 anni. Tolta alla vita dalla barbaria nazista,  quando stava per spiccare il volo  esistenziale che l’avrebbe portata ad amare la vita. La zia Silvia Revere, in una lettera la rievoca nella sua mente  e la chiama   “adoratissima bimba”
Appena arrivati ad Auschwitz-Birkenau i prigionieri dovevano subire il processo di selezione durante il quale le SS generalmente decidevano immediatamente che la maggior parte non era adatta al lavoro forzato, destinandola di conseguenza subito alle camere a gas. E la piccola Adriana subì subito questo trattamento.

adriana

Mi ricordo le parole  in versi di Primo Levi nel suo libro” Se questo è un uomo”, in cui racconta le sue terribili esperienze nel campo di sterminio nazista. Levi viaggiò con la bambina e  suoi genitori  nello stesso vagone piombato. In questo libro  di memoria e di testimonianza del proprio vissuto, parla di loro e ricorda che madre e figlia all’arrivo, vennero subito uccise nella camera a gas.
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no “
Adriana  invece è una bambina e come tutte le bambine è  piena di sogni e di desideri, spensierata,  gioiosa della vita. Il suo sorriso rimane per sempre scritto nella memoria di coloro che non dimenticheranno questa atrocità. Ora una luce splende nel cielo a ricordare gli orrori nefasti di una ideologia distruttiva senza rispetto per nessuno. Sì, tu per me  sei più che una stella nell’ universo. Quando guardo il cielo, nelle sere stellate  la piccola Adriana, innocente bambina  ebrea, appare  come Sirio a risplendere nella mia mente , a ricordarmi che debbo fare qualcosa nella mia vita quotidiana che  faccia ricordare il martirio e la sofferenza  di tante persone vittime dell’olocausto  e di una mentalità artefatta e degenerata.

L’olocausto non è un episodio isolato e marginale della  seconda guerra mondiale. Non bisogna essere superficiali. La maggioranza dei sociologi  spesso trascura l’approfondimento di questo dramma. Il primo nucleo del problema è l’antisemitismo che nasce quasi come archetipo deviante nella nostra storia culturale da circa duemila anni. Un altro dato da considerare è che il razzismo è impensabile senza lo sviluppo illuministico, tecnologico e modernistico del potere politico.  Un gruppo  (che è maggioritario) viene considerato migliore, buono e capace  di  garantire la vivibilità di uno stato   e il gruppo minoritario viene considerato un nemico che deve essere allontanato e rimosso o sterminato totalmente. La cultura dominante, anche se cristiana ma solo a parole, utilizzando leggi appropriate e liberticide, prepara il terreno con un meccanismo metodico e calcolato (burocratico e legislativo). Questo fa rimanere perplessi e disorientati.  Abbiamo si il regime hitleriano (paranoico, crudele e determinato)  ma  abbiamo  anche una popolazione tedesca e  anche italiana  eticamente indifferente. Anche i militari che erano ai campi di concentramento agivano in un clima di de-responsabilizzazione. A mio parere non erano dei robot agli ordini superiori, come spesso si sente dire e si legge. Erano dei criminali,  privi di coscienza e di moralità,  senza un minino di bontà, di senso di colpa, di affetto, di una visione “umana” della realtà. Per questo sono amareggiato perché questa combinazione di elementi ( ideologici, modernistici,  e culturali) si può ripetere e portare ad un altro olocausto. Per questo continuo, nel mio piccolo, la battaglia per una etica più vera,  per una memoria più viva di quello che è successo, per lo sviluppo di  un amore aperto e responsabile verso tutti coloro che soffrono nell’ apatia totale del potere dominante. Perché ciò che è successo,  non dovrà più succedere.
Questo, ovviamente, non basta e non è sufficiente a spiegare i vari olocausti che si sono succeduti nel tempo. Purtroppo la sociologia come scienza che studia i fenomeni della società umana ( studio scientifico della società) , indagando i loro effetti e le loro cause, in rapporto con l’individuo e il gruppo sociale, non può spiegare tutto. Solo collegandola con la lo sviluppo della personalità (sia a livello genetico che di imprinting ambientale)  nella sua evoluzione  esistenziale  forse, si può dare una risposta al massacro collettivo e nello stesso tempo alla perdita dell’ “umanità”  dell’essere umano. Dentro di noi ci sono nuclei  costruttivi del bene e  nuclei distruttivi del male. Nella sua evoluzione l’homo sapiens spesso non è “sapiens”. Quando l’istinto di sopravvivenza prevale sull’istinto sociale, alcune emozioni “addormentate “ nel nostro mondo interno come l’ “invidia” e  l “ egoismo” si trasformano in un cancro maligno con metastasi in tutti i vari distretti organici.
Entrambe queste emozioni,  potenzialmente dannose ed estremamente pericolose, che fanno parte dei residui istintuali animaleschi del nostro cervello primitivo, nuclei ereditari del nostro essere che lottava per la sopravvivenza, in alcune situazioni in cui c’è la costruzione della bontà e della cooperazione sociale ( istinto sociale) possono trasformarsi in parti energetiche e produttive dello sviluppo  della persona nella sua piena armonia e creatività (competere per migliorare, volersi bene per amare gli altri).  Tuttavia quando l’uomo  non è più uomo ( non homo “sapiens sapiens”  ma “homo sapiens insipiens”) e   quando non c’è capacità di coltivare il bene, allora queste due bombe emotive , unite a una  cultura pseudo scientifica, pseudo –illuministica e pseudo – religiosa, si trasformano in sentimenti di ostilità radicata nella mente a livello personale e  nella visione deformata di un potere dominante paranoico in un programma di distruzione di massa che trova il capro espiatorio nelle minoranze. La storia di diversi popoli ci insegna che questa combinazione tra individuo   (in cui il male prevale sul bene) e la società  (priva di valori fondati sulla pace, sulla giustizia e sul rispetto e tolleranza reciproca) si è sempre ripetuta nel tempo (con violenze inaudite e massacri inaccettabili) e quindi si potrà sempre ripetere.
Per questo ognuno di noi deve dare il suo contributo a secondo le sue tendenze e la sua espressività creativa per  non permettere all’oblio di prevalere sulla memoria e alla falsità di primeggiare sulla verità storica. Bisogna essere vigili nel ricordo, costruttori di un benessere individuale e collettivo, portatori di un programma democratico eticamente corretto. Bisogna essere “contro” qualsiasi ideologia che limita la libertà personale; distrugge la morale con l’uso dell’indifferenza, del relativismo, del nichilismo e dell’apatia mentale; sviluppa l’odio  e utilizza il potere economico, legislativo e amministrativo per distruggere, segregare, annullare; promulga leggi razziali;  fa piazza pulita di valori come il rispetto reciproco, la tolleranza, la solidarietà, la fratellanza tra le varie componenti di uno stato, e non consente alla persona, al gruppo, a parti della collettività nel suo insieme  di vivere con dignità la propria vita personale e sociale e  di esprimere la gioia  di vivere.

Piccola Adriana mi dispiace per quello che è successo. Ma non giustifico nessuno. Tu sei una piccola grande stella. Tu hai un sorriso indimenticabile.  La tua luce mi dà una speranza. Io penso che bisogna cambiare, ci vuole una trasformazione interiore per non scomparire,  ci vuole un cambiamento radicale    che ci consente di crescere nell’amore verso se stessi e verso gli altri  e nella consapevolezza  attiva del momento storico che viviamo, in modo  da dare   il meglio di noi stessi   giorno per giorno non solo a livello intenzionale ma anche operativo. In questo modo anche la società può cambiare. Soprattutto non bisogna dimenticare il tuo calvario e quello dei tuoi cari e tutta la tragedia dell’olocausto e degli orrendi crimini che l’uomo commette verso un altro uomo, verso un “fratello”  in questo breve cammino esistenziale. Il passato è la nostra storia, la nostra storia ci insegna  a capire il presente e a migliorare il nostro futuro.

Vorrei che ognuno di noi ricordasse questa frase di Einstein: “il mondo è quel disastro che vedete, non tanto per i guai combinati dai malfattori, ma per l’inerzia dei giusti che se ne accorgono e stanno lì a guardare.

Angelo Vigliotti
Scritto da Angelo Vigliotti