Verso la pace
E’ difficile parlare di pace. Molti di noi la intendono come quieto vivere, tranquillità, riposo. La pace non è un concetto statico, da focolare domestico in cui si parla del più e del meno, da rilassamento da salotto dove si identifica pace con “ confort”,. La pace per una moltitudine di esserri umani è condizionata dal tradizionalismo, da una ricerca di sicurezza, da un orizzonte ristretto dei propri problemi. Questo concetto è’ qualcosa di devastante. Come se la pace fosse assenza di guerra e basta. La pace si ascolta nel lavoro quotidiano, nelle lotte sindacali, nei pericoli della strada, nei problemi di ogni giorno, nel traffico della città. La vita è fatta di alba e tramonto, di stanchezza e di riposo, di parole e di silenzio.


Se guardiamo la storia dei popoli e della civiltà il concetto di pace è stato solo una pausa dalla guerra. L’uomo è vissuto sempre in guerra. Quando non c’era guerra c’era la pace in preparazione delle prossime battaglie.. In questa situazione, il terrore e la paura incessante e costante sottoponeva gli uomini ad un clima di ansia preoccupazione e miseria che rendeva difficile la crescita evolutiva, perché l’attenzione era prevalentemente rivolta alla sopravvivenza. Ubi maior minor cessat. ( la legge del più forte)
In realtà la situazione è diversa. La pace è una ricerca interiore verso la giustizia, verso il perdono, verso la benevolenza. In genere passa attraverso la cooperazione,  il dialogo e la solidarietà sociale. Non ci può essere vera pace tra l’io e l’altro se non c’è nell’interno dell’uomo.
Spesso l’uomo è ottuso a livello mentale a causa di ideologiie aberranti. L’uomo crede  che la sua idea ( anche di tipo religioso)  è buona o peggio che la sua idea sia la migliore in assoluto e quindi la esporta agli altri attraverso la violenza, l’aggressività, la distruttività. Se l’altro non accetta verrà annientato oppure è costretto a cedere per sopravvivere e  diventa in alternativa uno schiavo. La pace passa attraverso un combattimento interiore, una guerra costante contro i vizi, una lotta incessante contro il proprio egoismo e la propria distorta visione della vita.  In pace l’uomo è sempre un guerriero.

Tuttavia non serve a nulla distruggere i propri demoni interni,senza averli metabolizzati e purificati. Questi “ dèmoni” rinascono inevitabilmente sotto altre vesti e altre forme. Il vizio va capito e compreso nella conoscenza continua di noi stessi. E una volta capito va accettato per trasformarlo in una virtù. Non fuggire dalla tua malvagità ma confrontati con essa per trasformarla in una energia costruttiva. Poiché la pace non è l’elemento primario del benessere, essa è una conseguenza dell’ordine, della giustizia, della moderazione. La pace si costruisce dentro di sé attraverso un equilibrio tra mente, cuore e istinto, e successivamente nel rapporto con gli altri attraverso una comunicazione empatica, un dialogo tra pari, uno scambio di osservazioni e riflessioni, in modo da comprendere le motivazioni altrui senza per forza arrivare allo scontro, attraverso il rispetto e la tolleranza reciproca

Nel tuo mondo interno, se la ragione è condizionata da un imprinting sociale per il potere e per il materialismo, c’è bisogno di una rivoluzione per imparare ad ascoltare il cuore, per vivere in fratellanza con l’altro e per il bene reciproco. Fino ad ora il mondo ha creduto e crede che la pace si conquista con la guerra. Se l’altro è una spina nel fianco va eliminato. Purtroppo le vicende umane attraversano cicli ricorrenti di odio e distruttività. Tu puoi eliminare l’altro ma anche l’altro può eliminare te. In questo modo si alimenta il rancore, l’odio, la giustificazione verso crimini orrendi. Molte nazioni (apparentemente democratiche) poi per il proprio tornaconto economico lasciano perplessi. Fanno finta di non vedere e per non essere ricattabili, lasciano che il partner economico ( un’altra nazione o stato)  faccia sul proprio popolo quello che vuole, per non interferire. In questo modo avanzano linee di pensiero fondamentalistiche, governi corrotti e dittatoriali; in questo modo  si chiudono entrambi gli occhi, per ragioni di stato, di fronte ad assassini, alla mancanza di rispetto di normela torura, il lavor minorile, la violenza sui più debole, la mancanza di libertà di stampa e di idee) che sono state codificate a livello internazionale.

La dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (10 dicembre 1948) è un codice etico di importanza storica fondamentale: è stato infatti il primo documento a sancire universalmente (cioè in ogni epoca storica e in ogni parte del mondo) i diritti che spettano all’essere umano. Ricordo il primo articolo:
Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti.
Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza. »

La “ convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza” (approvata nel 1959 all’ONU e revisionata il 20 novembre 1989) ha completato la dichiarazione dei diritti fondamentali per il fanciullo. Tuttavia in molti paesi queste dichiarazioni sono carta straccia e l’ipocrisia avanza con tranquillità. E’ il compromesso accettabile e molti stati “dormono” sia per paura, sia per non subire ricatti, sia perchè in fondo se ne fregano ( tanto non appartiene alla nostra cultura). Molti paesi usano per le minoranze termini “ politicamente corretti” ma poi non risolvono il problema. Sono paesi di una ipocrisia che rasenta lo sdegno, paesi puritani esternamente ma che dentro si nutrono del male e di una crudeltà sottile,  paesi che parlano di pace ma che preparano la guerra, paesi democratici dal “doppio legame”. Ci sono dei dittatori che fanno e disfanno nei loro centri di potere per anni e vengono in qualche modo accettati, tollerati, se non protetti, perché fanno comodo. E si va avanti ammettendo che la guerra è inevitabile, che il potere negativistico è il minor male possibile… Tu stato, nazione, centro di potere religioso, principe, capo di un governo….. puoi fare quello che vuoi…….basta che mi lasci in pace. Questo è il pensiero e l’azione di tanti capi di stato che amano la pace a modo loro, favorendo lo sterminio e la violazione permanente dei diritti dell’uomo.
La pace si conquista con la pace nel rispetto dei diritti inviolabili dell’uomo. Anche il termine amore va decodificato,  altrimenti diventa una forma –pensiero che dice tutto e il contrario di tutto.  In pratica : un pensiero “vuoto” privo di significato reale. Per amore si deve intendere la  creazione di possibilità di crescita, ossia la creazione di circostanze che rimuovano gli ostacoli che impediscono l’evoluzione della coscienza umana e favoriscano il vero progresso.

verso la paceAlcune riflessioni

Un cambio di mentalità
Per andare verso la pace ci vuole un impegno continuo. Essa non è una semplice categoria mentale, ma un atto operativo, il risultato di una conquista. In pratica la pace è un cammino di vita. E’ un valore dinamico, non un semplice desiderio. Tutti aspiriamo alla pace (si spera) ma non tutti si danno da fare. Darsi da fare ogni giorno richiede tempo, tenacia, costanza, sacrificio. Ci possono essere dei blocchi: la facilità a non essere compresi, la difficoltà nella tabella di marcia, la via  che è è sempre in salita.  Sì, è vero………… La via della pace è sempre in salita ma non tornare indietro. Spesso bisogna anche fare una sosta solo per un approfondimento, per non scoraggiarsi, per recuperare le forze e riprendere l’attività. La persona operatrice di pace non è un passivo, non è un sedentario, non vive di rendita, non accetta che la pace sia un bene di consumo per pochi eletti. Colui che ama la pace la sente dentro e sa che oggi non esiste perché non c’è giustizia economica, manca il senso di responsabilità e la disponibilità a fare qualcosa.. L’uomo di pace ha il coraggio di difendere la democrazia perché nonostante i suoi difetti, è la forma di governo più “in progress”  nella difesa di quei valori che dovrebbero rappresentare il futuro per ognuno di noi, ma anche per la società e lo stato. I valori comprendono non solo la libertà di parola e di culto ma anche la libertà dal bisogno e dalla paura, la possibilità di un lavoro per tutti, il rispetto dei diritti inviolabili (che ogni persona ha) che non possono essere “violati”. In una democrazia ci sono diritti e doveri a cui siamo chiamati tutti. C’è chi dorme e vive nel totalitarismo, nell’assolutismo, nell’arroganza economica, nel fanatismo ideologico, nella distruzione del nemico, ossia di colui che la pensa in modo diverso. Ci sono poi persone che vogliono imporre la pace con la violenza e quindi non sanno nemmeno cosa sia veramente la pace.

Ogni violazione della dignità personale favorisce il rancore e lo spirito di vendetta.. la pace passa attraverso il sorriso, l’ascolto, il silenzio, la calma, la pazienza (un minuto di rabbia sono sessanta secondi persi inutilmente). Laddove c’è un conflitto, anche lontano, un uomo vero non può stare tranquillo. Il senso di equanimità non è indifferenza, non è distanza, non è la politica del nascondino, non è nemmeno la sottomissione passiva al più forte. Le dittature sono pericolosissime perché impediscono all’ uomo di pensare e alla coscienza di evolvere. Tante manifestazioni pacifistiche sono delle forme – pensiero di violenza inaudita, in primo luogo attraverso la parola, perché entrano nell’inconscio primordiale, e si strutturano nel cuore e poi diventano azione “ contro ”. Molte richieste di pace favoriscono la guerra e molte guerre spesso favoriscono la pace.
Bisogna avere coraggio. E’ rarissimo……….. ma una guerra fatta senza egoismo, senza il potere dell’avidità, senza la forza brutale del massacro, può essere uno strumento eccezionale (intendiamoci l’ultimo strumento) per creare giustizia, e rispetto dei diritti umani. Non dovrebbe essere così. L’esperienza ci insegna che per creare democrazia ci vuole un arbitro super partes. L’ONU purtroppo non riesce a fare il suo dovere e quando interviene c’è stato già una lunga e interminabile scia di morte e un bagno di sangue. Bisogna che si rinnovi (attraverso un nuovo diritto internazionale) in modo che aiuti a sviluppare forme democratiche, non violente, in quei paesi laddove la brutalità e il sadismo sono pane quotidiano di una oligarchia laica o religiosa che se ne frega di tutto e di tutti (le regole umanitarie sono carta straccia e il diritto individuale non esiste). Ci vuole un organo mondiale che sorveglia, faccia da arbitro e interviene per raggiungere risultati di giustizia sociale laddove uno stato usa abusa del  potere per distruggere le masse, e utilizza  l’aggressività e il terrore  per rendere il popolo privo di libertà.
Mio caro, cerca di andare verso la pace, costruisci qualcosa di bello nel tuo piccolo mondo quotidiano, (antico o moderno),   partecipa con dignità ed entusiasmo a tutte le iniziative che risvegliano la coscienza e sii un modello di vita pacifica. Non entrare nell’ignoranza (madre di tutti i problemi), non nasconderti e non essere nun codardo. La pace viene da dentro il tuo animo….non cercarla fuori. Se non hai pace dentro di te, ovunque andrai, porterai soltanto inquietudine, malessere, disperazione,  corruzione e anche guerra.

Angelo Vigliotti
Scritto da Angelo Vigliotti