Premessa

Via Pistoiese è una strada commerciale d Prato. L’impatto maggiore per lo stress fisico, chimico, endocrinologico e metabolico è nel tratto in cui la via è parallela con Via Fabio Filzi. Pochi chilometri. È una strada sporca, piena di buche, di difficile traffico con negozi che fanno rabbrividire per la loro estetica ed eleganza. Le auto dovrebbero andare a una media di 30 – 50 all’ora e spesso vanno ad una andatura più veloce. Io parlo come cittadino che usa la bicicletta e spesso cammino a piedi. Camminare su questa strada è un tentato suicidio. In bici, le auto  ti sfrecciano accanto e tu sei costretto, se trovi un po’ di spazio sulla destra,  lasciato libero sulla strada,  a entrare in quello spazio per far transitare l’auto che “giustamente” non può permettersi di rallentare, non può permettersi di dare una precedenza a un veicolo che conta “zero”. Si vedono ciclistii che vanno contro senso…e ciclisti che camminano sul marciapiedi disturbando i pedoni, i quali a loro volta devono dare precedenza… È un arrangiamento. L’ educazione civica in questa zona della città è “underground” (nemmeno sotto zero). Non   esiste.

Avevo già fatto una riflessione precedente su questa strada e consigliato al Comune di Prato di ritagliare un po’ di spazio per una pista ciclabile. Come? Togliendo la facoltà di posteggiare alle auto su un lato della strada. Ma, non è possibile…la via è stretta …e poi è una strada commerciale…. E poi è impossibile attuarla tecnicamente parlando…e poi ci sono altri problemi più importanti, e l’impegno dell’amministrazione è tale che non si può perdere tempo per delle bazzecole.  L’amministrazione è sempre indaffarata …c’è Prato estate, Prato autunnale, Prato invernale e Prato primaverile.

C’è la cultura, il piano strade, il verde pubblico, le associazioni  multiple di volontariato,  il museo, le richieste più urgenti di cittadini in difficoltà con l’inquinamento, la tossicità ambientale, c’è l’autismo, l’handicap,la plurietnia,  il cambio climatico, c’è il polo nord e il polo sud…. A Prato c’è il microcosmo.   È una città ma in fondo è una officina artistica dove i creativi si aggirano nei vari quartieri in cerca di ispirazione per le loro arte, dove poeti e scrittori passeggiano lungo il Bisenzio in contatto con la natura e l’energia universale. In via Pistoiese la maggioranza dei cittadini vive la sindrome di Stendhal” invertita. Questa sindrome descritta per la prima volta nel 1977 dalla psichiatra fiorentina Graziella Magherini, che analizzò alcuni casi di turisti stranieri in visita a Firenze colpiti da episodi acuti di sofferenza psichica ad insorgenza improvvisa e di breve durata di fronte a creazioni artistiche eccezionali. Si definisce sindrome di Stendhal quell’affezione psicosomatica che provoca tachicardia, capogiro, vertigini, confusione e allucinazioni in soggetti messi al cospetto di opere d’arte di straordinaria bellezza, specialmente se esse sono compresse in spazi limitati. Nel caso di Via Pistoiese, dato che gli estremi si toccano, la sindrome si vive non per la bellezza ma per la “bruttezza” ambientale, per l’odore nauseabondo che viene da alcune bettole, per l’arredamento antistetico, per la mancanza di pulizia, per lo schifo percettivo oculare di ciò che si è costretti a vedere e assorbire tutti i giorni.

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Per gli studiosi sono tre i modi in cui si manifesta la sindrome di Stendhal. Prima di tutto tramite disturbi cognitivi ossia una percezione alterata dei colori e dei suoni, ansia e senso di colpa. La visione dell’arte porta anche a problemi nell’affettività, con stati depressivi, euforia, senso di onnipotenza oppure di inferiorità. L’angoscia infine sfocerebbe trasformandosi in tachicardia, cattiva respirazione e e senso di oppressione. Ma come spiegano i medici la sindrome di Stendhal? Una risposta può arrivare dai neuroni specchio. Negli anni Novanta infatti gli scienziati hanno scoperto che il cervello di persone molto sensibili entra in tilt quando riceve nello stesso momento troppi impulsi visivi che creano eccitazione. Nell’800 i romantici parlavano del sublime, una sorta di ammirazione pura mista a terrore che la meraviglia di un paesaggio o di un fenomeno naturale eccezionale poteva suscitare nella piccolezza dell’essere umano. Stendhal parlava di qualcosa di simile, riferito però a opere d’arte create dall’uomo (fonte: wikipedia). La sindrome di Stendhal invertita si manifesta allo stesso modo ….solo che prevale la depressione e la delusione, la rabbia per una ferita  che sanguina,la fuga dalla realtà e un senso di smarrimento di fronte al deserto che avanza,all’ignoranza che brilla nelle tenebre, alle tenebre che offuscano la luce.

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La bellezza nella zona di Via Pistoiese a Prato

La sindrome di Stendhal invertita per il culto del “brutto” che colpisce gli abitanti che vivono e passeggiano tra via Pistoiese e Via Fabio Filzi, è drammatica perché dà una patologia mista non solo psicosomatica (vertigini, smarrimento, tachicardia, malessere generale), ma anche sintomi mentali e comportamentali (allucinazioni, fantasie aggressive, tremore secondario, desideri distruttivi). Rabbia e depressione si alternano come l’alba e il tramonto in attesa della conciliazione degli opposti. Si sa, gli opposti si attraggono, si rincorrono. Come la vita e la morte. Il bene e il male. Può succedere, a un certo punto, che per un’inspiegabile fascinazione, gli estremi si congiungano, a volte per un attimo, a volte per sempre (Patty Schneider). Senza l’esperienza vissuta degli opposti, non ci può essere l’esperienza della totalità (Ernst Jùnger). Vorrei essere nato al contrario per poter capire questo mondo storto (Jim Morrison).

Pubblico alcune foto (Via Pistoiese e Via Filzi) per far capire il degrado di questa zona. In verità la parte esterna si può dire che con l’impegno della amministrazione e della società per la pulizia della strada è in parte accettabile. Ciò  che è dentro nei vari stanzoni, nei vari scabuzzi, nelle varie tavole calde, e negozi di ogni genere è inimmaginabile. Le foto sono state scattate dal sottoscritto nel mese di giugno 2018. Non c’è bisogno di nessun commento. Il problema è anche quello di mettere alla porta  rifiuti  che poi vengono presi non il giorno dopo ma dopo alcuni giorni. Non vengono rispettati i vari giorni in cui viene preso quel determinato tipo di rifiuto e la strada rimane imbrattata in una visione percettiva deludente tutti i giorni della settimana. In una foto si vedono due materassi lasciati  abusivamente da persone che lasciano perplessi. Ancora una volta non desidero dare nessun giudizio.

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Tentato suicidio inconscio

Mentre il tentato suicidio è fatto da una persona in genere depressa, amareggiata che con un gesto estremo tenta di chiudere una sofferenza cronica, o una angoscia esistenziale ( le ragioni per cui si arriva a compiere un gesto così estremo sono molteplici, tanto che non è semplice riuscire ad attuare una prevenzione efficace). Quando una persona decide di porre fine alla propria vita, manifesta l’espressione estrema del suo disagio e il suicidio diventa l’unica soluzione possibile. Nel caso di via Pistoiese il “tentato suicidio inconscio” non avviene perché tu sei depresso ma perché tu sfidi con un gesto estremo (camminare in bici o a piedi) di sovvertire l’ordine creato dal potere delle auto, dall’anarchia dei mezzi commerciali, dal silenzio dell’amministrazione comunale. Fai una cosa che non dovresti fare…… cammini in un luogo pericoloso. Sei imprudunte. Il tuo è cosiderato  uno sport da brividi, e Via pistoiese è il luogo ideale per vivere le tue passioni.

Ti capita un incidente, l’hai voluto tu. Infatti in Via pistoiese tu non vai in bici cercando di salvaguardare l’ambiente e dare un pizzico di dignità a te stesso ed agli altri. No in Via Pistoiese andando in bici o camminando a piedi è come se facessi   Rafting, Torrentismo o Canyoning, il volo dell’ angelo.

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Quo vadis? (dove vai?)

L’ altro giorno camminavo sul marciapiedi di Via Pistoiese con calma e forse un po’ distratto (pensando di essere al sicuro da incontri e scontri pericolosi), ma  una bici venendo in senso contrario sullo stesso     marciapiedi mi ha suonato il campanello. Ho dovuto fermarmi, mettermi in posizione laterale e farlo passare. È stata una fortuna che non sono dovuto andare sulla strada per farlo passare. Sono cose che ti svegliano. Ti fanno fare il giro della triplice alleanza interiore: mente, cuore e istinto. E capisci improvvisamente che l’illuminazione non avviene dopo 10 – 15 anni di meditazione o per essere socio onorario della società “fatebenefratelli” o volontario di qualche attività ONG ma   spesso avviene per una bischerata, per una nezia, per un incontro casuale. Per arrivare all’illuminazione spirituale, innanzi tutto l’uomo deve uscire dalla dualità che divide il mondo tra bene e male, giusto e sbagliato, ma prima ancora dal modo in cui valuta il mondo. In questa maniera nonostante tutto (anarchia, disordine, caos, indifferenza e ignoranza) cerchiamo di vivere il più possibile in pace con noi stessi e con gli altri con un dialogo costruttivo di comprensione e tolleranza reciproca. Solo così avverrà un cambiamento positivo.

 

 

 

Angelo Vigliotti
Scritto da Angelo Vigliotti