Introduzione

La vitiligine è chiamata anche “leucodermia”. E’ una malattia della pelle caratterizzata dalla comparsa sulla cute di chiazze non pigmentate, cioè di zone della pelle dove  manca la fisiologica colorazione dovuta alla melanina. La melanina è un prodotto dei melanociti i quali resterebbero vitali ma non funzionanti. Le macchie hanno  il colore bianco e nella zona ove sono presente la cute è più vulnerabile (scottature ed eritema solare) ad agenti chimici e fisici esterni. Nei bambini le chiazze bianco –latte sono ben circoscritte con bordi festonati

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Nei bambini la forma generalizzata inizia da lesioni limitate e poi si ha una graduale espansione man mano che cresce il bambino. Spesso nella fase di esordio ad essere colpitta per primo   è la zona del viso (angoli della bocca, palpebre oppure la mucosa anale e genitale e da zone sottoposte a microtraumi come come le creste tibiali, i gomiti, il dorso delle dita delle mani e dei piedi.)

Il segno di Koebner: è lo sviluppo di lesioni acromiche dopo piccoli traumi (in zone della pelle non proteta da abiti),  e si manifesta prevalentemente nei mesi estivi

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Origine della vitiligine

Al momento attuale si pensa a una ipotesi multifattoriale (ambiente – genetica – stress) anche  se l’origine autoimmunitaria della malattia è seguita da molti autori. Le cellule del sistema immunitario attaccano i melanociti alterandone le funzioni. C’è in una percentuale dei casi una alterazione genetica. Si eredita un corredo genetico suscettibile alla depigmentazione. La familiarità per la vitiligine non segmentaria è circa il 15% dei casi, mentre la vitiligine segmentaria arriva al 10-12% dei casi e in più la segmentaria in genere non è associata a disturbi autoimmuni né a traumi di tipo fisico e psichico. Riporto un elenco delle malattie autoimmunitarie più frequenti:

Artrite reumatoideArterite di HortonSpondilo ArtriteSindrome di SjogrenSindrome di BehcetSclerosi multiplaMorbo di CrohnVascolitiMorbo di AddisonPsoriasiLupus eritematoso sistemicoSclerodermiaTiroide di HashimotoPemfigoideDermatomiositeUveite facogenicaPolimiositeAltre connettiviti  – Sindrome di Anticorpi Antifosfolilpidi – Endometriosi – Alopecia areata- Diabete di tipo I

La Malattia autoimmunitaria (o malattia autoimmune): è una condizione patologica causata da una reazione immunitaria diretta contro costituenti propri dell’organismo  che vengono “scambiati” per agenti esterni pericolosi e quindi attaccati provocando una patologia. E’ una risposta immunitaria  anomala dirette contro componenti dell’organismo umano in grado di determinare un’alterazione funzionale o anatomica del distretto colpito.

La vitiligine è una patologia della pelle di tipo  psico – neuro – endocrino immunologico. Molto complessa e richiede una terapia che vada  alla causa primaria del problema. Negli adulti si può anche risolvere in pochi mesi. Nei bambini la terapia è più lunga. Ogni terapia è personalizzabile. Comunque nella maggioranza dei casi quando si inizia la terapia e già sono presenti chiazze depigmentate di Vitiligo, difficilmente queste regrediscono. Possono regredire ma non sempre. La terapia serve a non fare avanzare il quadro morboso e anche a  fare  accettare  il proprio sé corporeo imperfetto, in alcuni casi si ha la guarigione completa.

 

Diagnostica differenziale della vitiligine

La vitiligine va messa in diagnosi differenziale con alcune forme dermatologiche (di cui alcune molte rare). Ne do solo una rapida sintesi: lesioni ipocromiche della fasse tardiva della pinta (rarissima in Italia), lesioni acromiche della lebbra (rarissima in Italia), lichen scleroatrofico, nevo depigmentato, nevo acromico, nevo anemico, piepaldismo, forma acromica della tinea versicolor, morfea, ipocromie post- infiammatorie,  pitiriasi alba,  sclerosi tuberosa

Prognosi

Nei bambini la prognosi è migliore che nell’adulto. Fattori negativi (familiarità in famiglia, associazione con malattie autoimmunitarie, coinvolgimento delle mucose) rendono il quadro clinico, comunque, più complicato.

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Terapia

In genere nella terapia convenzionale. si imposta un protocollo dopo una attenta osservazione del bambino, l’impatto psicosomatico e   relazionale della malattia, la fase di attività o meno delle chiazze acromiche. La terapia fa uso dei raggi PUVA, spesso si può assolciare la Kellina  un furanocromone (terapia K-UVA). Molte creme, che vengono divulgate come miracolistiche spesso sono totalmente inefficaci.  La terapia serve  per rendere meno evidenti le chiazze e in genere non è risolutiva. La terapia omeopatica  spesso è efficace. Ma è difficile. Raccomando di consultare ( per evitare cure inutili e costose e porre attenzioni ai reclami miracolistici,  due associazioni italiane:  http://www.arivonlus.it/ (Associazione Ricerca e Informazione per la Vitiligine); http://www.asnpv.it/  (Associazione Nazionale per la Tutela del Malato affetto da Psoriasi e Vitiligine).

Convegno su Psoriasi e Vitiligine

Il  21 novembre 2015, a Pavia c’è stato il convegno della “asnpv” sulla “ psoriasi e vitiligine”: i pazienti con i medici: la certezza della ricerca. Il responsabile Scientifico del convegno è stato il  Professor Giovanni Borroni Dirigente Medico di II livello Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia, Direttore della Clinica Dermatologica  e come presidente onorario il Prof. Giacomo Rabbiosi. Riporto gli abstract relativi alla vitiligine con i relativi autori per far capire come la ricerca va avanti

EPIDEMIOLOGIA E GENETICA DI UN’ANTICA MALATTIA. IL MELANOCITA QUESTO SCONOSCIUTO

  1. Giorgini (Pavia)

La vitiligine è una patologia acquisita, caratterizzata dalla progressiva comparsa di chiazze ipopigmentate e apigmentate, di grandezza e numero variabile, localizzate in qualsiasi area del corpo, incluse le mucose e gli annessi. In particolare il volto, i genitali e le estremità risultano essere le aree più frequentemente colpite. Proprio a seconda delle aree delle corpo interessate la vitiligine viene classificata in tre sottotipi: la vitiligine non-segmentale, la forma più comune, a distribuzione generalmente simmetrica, con le sue molteplici varianti; la vitiligine segmentale, che interessa un solo emisoma, e la vitiligine mista, che include tutti quei quadri che presentano la coesistenza di caratteristiche delle due precedenti. La vitiligine occupa il primo posto tra le patologie delle pigmentazione, con una prevalenza media dell’1% in Europa e negli Stati Uniti. L’incidenza di questa malattia presenta tuttavia un’ampia variabilità geografica, con il riscontro di valori inferiori allo 0,3% in stati come la Danimarca e picchi dell’8,8% in alcune regioni dell’India. Per quanto riguarda l’Italia, si stima che circa lo 0,7-1% della popolazione sia affetto da vitiligne. Da questi dati si evince quindi che circa 70-100 milioni di persone al mondo siano affette da vitilgine, di cui circa 700.000 -1 milione solo in Italia. Conosciuta fin dall’antichità, a questa malattia è stata spesso attribuita una connotazione negativa, in alcune culture motivo di emarginazione e stigmatizzazione dei soggetti affetti. La patogenesi della malattia, il cui risultato finale esita nella distruzione o inattaivazione del melanocita, risulta ad oggi non del tutto chiarita e oggetto di studio e ricerca. Diversi meccanismi sono comunque coinvolti nell’eziopatogenesi delle vitiligine: la predisposizione genetica, i trigger ambientali, le anomalie della sintesi e del metabolismo della melanina, l’aumentata ossidazione melanocitaria dovuta alle specie reattive dell’ossigeno, ma soprattutto le alterazioni delle risposte infiammatorie e immunitarie. La suscettibilità genetica alla malattia rappresenta senza dubbio un’importante ambito di ricerca, che ha portato negli anni ad una migliore comprensione non solo della vitiligine ma anche di altre patologie ad essa associate, soprattutto autoimmuni. Dagli studi sul genoma più recenti si evince infatti come circa il 90% dei geni coinvolti nella vitiligine codifichi per proteine immunoregolatorie, mentre solo il 10% coinvolga direttamente la sintesi della melanina. Molte malattie rare a coinvolgimento multiorgano, includono la vitiligine tra le manifestazioni cliniche costitutive, quali la sindrome di Kabuki, la sindrome di Alezzandrini, la Sindrome di Vogt Koyanagi Harada. Ad oggi si può quindi definire la vitiligine come una malattia multifattoriale, poligenica, a penetranze ed espressività variabile, nelle quale i fattori ambientali e immunologici giocano un ruolo importante.

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NOVITÀ SULLA COMPLESSA PATOGENESI DELLA VITILIGINE

  1. Brazzelli (Pavia)

La vitiligine è una malattia poligenica multifattoriale con una patogenesi complessa, legata a fattori sia genetici che non genetici. L’aspetto istologico e, di conseguenza, l’aspetto clinico sono caratterizzati dalla scomparsa dei melanociti a livello epidermico. Numerose sono le teorie per quanto riguarda la perdita di melanociti: in più di 60 anni di studi etiopatogenetici non un fattore singolo ma la complessa interazione tra fattori genetici, ambientali, biochimici e immunologici porta come evento terminale alla chiazza acromica tipica della malattia. E’ possibile, alla luce dei dati più recenti, che lo stress ossidativo sia una tra le principali cause principali della vitiligine. Tuttavia, in Letteratura negli ultimi due anni, sono stati stati studiati numerosi processi immunologici alterati nella vitiligine, soprattutto nella vitiligine di lunga data e progressiva. Entrambi i bracci dell’immunità innata e adattativa del sistema immunitario sembrano essere coinvolti come evento primario o come conseguenza promotrice secondaria ad uno stimolo antigenico primario. In conclusione la patogenesi della vitiligine rimane ancora complessa ed enigmatica tuttavia, gli approcci scientifici presentati negli ultimi anni hanno dato spunti interessanti verso lo sviluppo di terapia sempre più efficaci e, probabilmente, preventive.

VITILIGINE E COMORBIDITÀ

  1. Barruscotti, G. Borroni (Pavia)

La vitiligine è un’affezione della pigmentazione cutanea caratterizzata dalla presenza di chiazze ipo- o amelanotiche di grandezza e morfologia variabili, dovute a una perdita focale, spesso progressiva, del numero e/o dell’attività dei melanociti. La prevalenza della patologia è stimata intorno allo 0.38-1% a seconda delle diverse etnie, con un picco d’incidenza tra la prima e la terza decade di vita. I meccanismi patogenetici che sottendono l’insorgenza della vitiligine non sono ancora stati completamente chiariti, ma sembrano dovuti ad una complessa interazione tra predisposizione genetica, fattori ambientali, stress ossidativo e fattori autoimmunitari. Per quanto riguarda il ruolo di questi ultimi nell’insorgenza e nella progressione della vitiligine, è stata ipotizzata una distruzione dei melanociti causata dall’attivazione di una risposta immunitaria sia di tipo umorale che cellulare, diretta verso antigeni melanocitari, verosimilmente attivati, con conseguente apoptosi del melanocita stesso. Recenti studi hanno dimostrato che la maggior parte dei loci di suscettibilità per la vitiligine codifica per componenti del sistema immunitario e che la risposta immunologica è costituita principalmente da linfociti T CD8+, localizzati sopratutto su cute perilesionale di chiazze di vitiligine in progressione.    La vitiligine si associa significativamente a numerose patologie internistiche e, in particolare, il 30% dei pazienti con vitiligine presenta almeno un’associazione con una patologia autoimmune. Tali disordini sono rappresentati principalmente da patologie tiroidee autoimmuni (1.6-13%), alopecia areata (1.8-4%), malattie infiammatorie croniche intestinali (0.9-2%), celiachia (0.4-1%), anemia perniciosa (0.1-1%) e, in misura minore, gastrite atrofica autoimmune, diabete mellito, malattia di Addison, miastenia gravis, dermatite atopica e psoriasi. I dati epidemiologici sull’associazione tra vitiligine con altre patologie, sottolineano da un lato la necessità di una valutazione multidisciplinare del paziente  con vitiligine che coinvolge non solo il dermatologo, ma anche l’endocrinologo, il gastroenterologo e il diabetologo e dall’altro, la necessità di uno screening periodico del paziente al fine di  identificare precocemente un eventuale coinvolgimento sistemico.

TERAPIA INNOVATIVA TRAPIANTOLOGICA

  1. Borroni (Pavia)

La terapia chirurgica è indicata per le forme di vitiligine stabile, nelle quali cioè le lesioni non hanno risposto alle terapie mediche e sono rimaste immutate per un periodo variabile tra 6 mesi e 3 anni. La terapia chirurgica comporta il trapianto autologo di epidermide. Sono state sviluppate diverse tecniche di trapianto di epidermide autologa, tra cui punch grafting, minigrafting, suction blister grafting e split skin graft. Le possibili complicanze di queste terapie comprendono la comparsa di aspetto “ad acciottolato” della superficie cutanea, la pigmentazione focale, o l’assenza di pigmentazione nelle aree trattate, così come esiti cicatriziali nelle sedi donatrici. Nuove opportunità sono offerte dalla terapia cellulare, i cui principali vantaggi consistono nella possibilità di ottenere maggiori quantità di tessuto a partire da piccoli campioni bioptici. I cheratinociti umani normali generano in vitro fogli coesivi di epidermide, che mantengono le caratteristiche dell’area donatrice originaria, e conservano le cellule staminali. Sono state impiegate sospensioni epidermiche autologhe, contenenti melanociti, per il trattamento chirurgico della vitiligine stabile. Spesso, al trapianto si associa la fototerapia per migliorarne i risultati. L’accurata selezione dei pazienti è essenziale per ottenere esiti soddisfacenti da questi metodiche.

RICERCA E VITILIGINE: ADESIVITÀ DEI MELANOCITI E NUOVE PROSPETTIVE DI TERAPIA OGGI E DOMANI

  1. Bordignon (Padova)

Nonostante molti studi condotti su cute affetta da vitiligine, l’esatta patogenesi di questa dermatosi deve ancora essere chiarita e molti meccanismi patogenetici sono stati proposti negli anni, coinvolgendo l’autoimmunità, metaboliti citotossici e componenti neurali e genetiche; nessun modello convincente che descriva l’interazione e il contributo di tutti questi fattori è stato finora formulato. È stato di recente suggerito che il principale fattore predisponente allo sviluppo della vitiligine possa essere rappresentato da una adesione deficitaria dei melanociti  e che, sulla base di osservazioni in vivo e in vitro, il trauma meccanico e vari stress chimici possano rappresentare i principali eventi precipitanti. Questa teoria considera la vitiligine come una malattia causata da un distaccamento cronico e tale perdita trans-epidermica di melanociti è stata chiamata “melanocitorragia”, che rappresenterebbe quindi il metodo silenzioso attraverso cui la cute vitiliginosa eliminerebbe il suo pigmento. Lo studio compiuto su un campione di 10 pazienti ha evidenziato come la causa di questo distacco possa essere rappresentato da una particolare proteina (chiamata MIA – melanoma inhibitory activity), del tutto assente nei campioni di controllo utilizzati. Il distacco dei melanociti senza coinvolgimento dei meccanismi autoimmuni dovuto alla proteina MIA apre la strada a nuovi trattamenti mirati per i pazienti affetti da vitiligine.

LA VITILIGINE E L’ENDOCRINOLOGO

  1. Chiovato (Pavia)

L’ipotesi che la vitiligine riconoscesse una patogenesi autoimmune fu formulata molti anni fa osservando l’associazione di questa patologia della cute con malattie endocrine la cui origine immunitaria era ben nota: la malattia di Addison, peraltro rara, e le molto più frequenti tiroidite di Hashimoto e Morbo di Basedow . Indagini epidemiologiche trasversali indicano che i pazienti con vitiligine hanno un’elevata prevalenza di anomalie tiroidee (20-30%) (Kemp, Autoimmunity 2001), prevalenza nettamente superiore a quella rilevata nella popolazione generale (10% circa) (Hegedus, Acta Derm Venereol 1994). La patologia di più frequente riscontro è la tiroidite cronica autoimmune (tiroidite di Hashimoto), ma l’associazione con il Morbo di Basedow non è rara. Studi longitudinali dimostrano che nei pazienti con vitiligine il rischio di sviluppare una disfunzione tiroidea sia due volte superiore rispetto a quello dei controlli (RR 1.9, 95% CI 1,22-2,93). Ancora più alto (cinque volte superiore rispetto ai controlli, RR 5,24, 95%, CI 3,35-8,19) è il rischio di avere anticorpi anti-tiroide circolanti. (Vrijan, British Journal of Dermatology 2012). Anche nei bambini con vitiligine la prevalenza di anticorpi anti-TPO (10.4%) è nettamente superiore rispetto a quella osservata nella popolazione generale di pari età (4.8%). Il dato è ancora più eclatante nei maschi, notoriamente meno predisposti all’autoimmunità, con una prevalenza di anticorpi anti-TPO del 10.1%  rispetto al 2.9% della popolazione generale. I corrispettivi nelle femmine indicano una prevalenza di anticorpi anti-TPO del 10.9% rispetto al  6.7% della popolazione generale (Kroon, Horm Res Paediatr 2013; NHANES III Clin Endocrinol Metab 2002). In ambito familiare, il  5.7% dei parenti sani di primo grado di pazienti con vitiligine presenta un’alterazione della funzione tiroidea; la prevalenza è doppia rispetto a quella osservata nella popolazione generale (Alkhateeb, Pigment Cell Res, 2003). L’associazione tra la vitiligine e le tireopatie autoimmuni  trova riscontro in una comune predisposizione genetica legata, tra gli altri, ai polimorfismi di  PTPN22 e CTLA4 (Spritz, Thyroid 2010). La ricerca degli anticorpi anti-tiroide e il monitoraggio della funzione tiroidea è indicato nei pazienti affetti da vitiligine (Gawkrodger, Br J Dermatol 2008).

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LA VITILIGINE E IL GASTROENTEROLOGO

  1. Miceli (Pavia)

La natura autoimmune della vitiligine è l’ipotesi principale, sostenuta da forti evidenze. Tale ipotesi è principalmente supportata dall’associazione clinica con molte altre patologie autoimmuni: il 10-15% dei pazienti affetti da vitiligine sviluppa altre patologie autoimmuni rispetto ad una prevalenza di condizioni autoimmuni intorno all’1-2% nella popolazione generale. L’associazione con patologie autoimmuni tiroidee è la meglio documentata, tuttavia, sono state descritte delle associazioni anche con alcune malattie gastroenterologiche. Tra queste, l’unica che si associa significativamente alla vitiligine è la gastrite atrofica autoimmune (GAA), malattia organo-specifica dello stomaco che nel tempo porta a malassorbimento di vitamina B12 e ferro e predispone allo sviluppo di adenocarcinoma dello stomaco e carcinoide gastrico. La GAA ha uno spettro sintomatologico molto ampio, molti pazienti sono addirittura asintomatici, per cui è importante eseguire uno screening sierologico nei pazienti con vitiligine. L’insieme di GAA, tireopatia autoimmune e vitiligine costituiscono una delle sindromi polighiandolari autoimmuni (con una esenzione specifica riconosciuta dello Stato). Altre associazioni descritte riguardano la malattia celiaca/dermatite erpetiforme e le malattie infiammatorie croniche intestinali; tuttavia tale clusterizzazione è solo aneddotica e riportata in case reports.

APPROCCIO COSMETOLOGICO AL TRATTAMENTO DELLA VITILIGINE

  1. Rigoni, A.M. Cantù (Milano)

“Il colore è il luogo dove si incontrano il nostro cervello e l’universo” Paul Klee

La vitiligine, nel linguaggio cromatico della pelle è caratterizzata da macchie bianco latte prive di melanociti, che in termini di simbologia rappresenta il colore che comprende tutti i colori e che raffigura la purezza e l’innocenza. Tuttavia noi dermatologi sappiamo e comprendiamo molto bene quale sia la sofferenza e il disagio di come viene vissuta questa condizione. La qualità di vita dei pazienti affetti da vitiligine è notevolmente compromessa a causa dell’impatto psicosociale che induce, provocando loro un forte stress psicologico, poiché spesso sono oggetto di discriminazione, di osservazione insistente e commenti offensivi. Tale impatto negativo aumenta considerevolmente nei fototipi più scuri e dove la superstizione o l’ignoranza di alcune aree geografiche penalizza ulteriormente (Yanfei Zhang et al “Vitiligo nonsurgical treatment: a review of latest treatment researches” Dermatologic Therapy 2014;27:298-303). Numerosi sono i trattamenti farmacologici, chirurgici ed anche fisici, ma i risultati finali per una pigmentazione duratura ed ottimale sono difficoltosi e spesso assai prolungati. (R. Falabella “Update on skin repigmentation therapies in vitiligo” Pigment Cell Melanoma Res 2014;22:42-65). La possibilità di affiancare la terapia cosmetologica ai suddetti trattamenti, nascondendo le macchie con abiti e cosmetici, correttori, tinture e pigmenti risulta molto efficace per i pazienti. In questo contesto la dermocosmetologia può rappresentare un valido aiuto per migliorare la qualità della vita, in attesa di ulteriori scoperte da parte della ricerca scientifica non solo sulle cause della vitiligine ma anche sulla possibilità di avere a disposizione trattamenti più mirati.

 

Terapia integrata  (isopatia –  omeopatia – fitoterapia)

L’approccio iniziale di base  per la cura della Vitiligine in età pediatrica e la “isopatia sanum” (seguendo rigorosamente i 4 step): riequilibrio del terreno – riduzione dell’infiammazione – regolazione della  simbiosi microbiologica profonda – modulazione del sistema immunitario. Considerando che la “vitiligo” è una malattia cronica, queste quattro fasi hanno bisogno di 6 – 12 mesi  per arrivare alla purificazione, alla disintossicazione e depurazione totale dell’organismo. Se non ci sono blocchi della terapia dovuti a svariate cause (blocchi della colonna vertebrale, blocco energetico, blocco da metalli pesanti, blocchi da focus, blocchi  odontoiatrici, blocchi da fattori psicologici), la situazione clinica  va verso il miglioramento completo. Da considerare una aggiunta di vitamine ( soprattuto vit. A, D, E) , minerali ( Zn-Cu- Fe) e di oligoelementi a secondo la diatesi.

Il secondo periodo  (dura qualche mese ma poi dipende caso per caso) riguarda la cura per la patologia autoimmunitaria utilizzando interferone (soprattutto beta e gamma), l’interleuchina 1 e 6 e il T.N.F. in preparazione omeopatizzata. Si può aggiungere in questo periodo  (se si ritiene opportuno) la “ centella asiatica” in tintura madre. Ha  proprietà eudermiche e riepitelizzanti. Attenzione ad alcuni effetti collaterali.  In questo secondo tempo terapeutico può essere molto utile utilizzare degli antidegerativi e antiossidanti ( a base di  morinda, beta rubra, aloe ecc.) e degli integratori di omega 3  con astaxantina contro il deterioramento cellulare. A secondo il soggetto molto utile anche un simbiotico.

Nel terzo periodo l’inquadramento  costituzionale omeopatico permette di avvicinarci al simillimum e quindi di iniziare una terapia  che inquadra la patologia nella personalità unica del soggetto.  In età evolutiva il simillimum a causa del divenire  e dello sviluppo del bambino è quasi impossibile codificarlo. Ci si può avvicinare  attraverso qualche sintomo mentale. Anche se difficile, questo può essere sufficiente a dare una svolta. Comunque abbiamo sempre dei rimedi costituzionali e di terreno che di per sé spesso sono fondamentali più del simillimum  e spesso riescono a sdradicare  completamnte la fonte della patologia anche se per una via  indiretta.

Ricordo altri  rimedi  che potrebbero essere utili per la vitiligine. Vanno considerati in un programma terapeutico a lungo termine e non dati a casaccio: arsenicum sulfuricum flavum (si trova anche in forma “ complessa” cioè  con altri rimedi), è un policresto molto potente; il siphilinum (un rimedio della costituzione fluorica); sale di Schussler (kalium sulfuricum sale n° 6-natrum muriaticum sale n° 8 – silicea sale n° 11). Ci sono poi molti rimedi fitoterapici di scarsa utilità diretta contro la vitiligine ma possono aiutare  a livello di organi e apparati per un migliore equilibrio.

Come terapia locale possono essere considerati alcuni prodotti di fitoterapia:

l’olio essenziale di pepe nero ( scaldare in una tazza di olio e.v per 5 minuti alcuni granelli di pepe nero tritato). Poi si filtra e il composto va usato sulla pelle tutti i giorni.  Altri rimedi esterni per applicazione locale sono: olio di senape con estratto di curcuma; semi di ravanello con aceto di mela; succo di lime con foglie di basilico; succo di zenzero con argilla rossa; Ginkgo Biloba (60 mg due volte al giorno per tre mesi); aloe vera in succo e in gel. Questi prodotti usati in un contesto “fai da te”  sono dei semplici palliativi e spesso fuorvianti.  Nessuno va alla radice del problema.

Un libro molto diffuso “miracolo per vitiligine” in pdf digitale di David Paltrow può essere utile  per capire meglio sia la vitiligine sia la terapia  olistica che l’autore propone. In molte persone ha una buona efficacia e sembra che abbia funzionato.In altre persone il metodo proposto non ha dati risultati previsti.  L’autore ha sofferto di vitiligine e parla con passione di questa patologia.  E’ un libro utile per gli adulti. Non sono (mi è sembrato di capire) soldi spesi inutilmente. Serve per una riflessione sulla visione olistica del problema a partire da una persona che ha sofferto di questa malattia.

La terapia “Sanum”

 La vitiligo non è solo una perdita della gioia di vivere che conduce a una visione pessimistica della vita  e che si traduce in una imperfezione dell’  ” IO “ pelle.  La malattia è dovuta anche a stressor (tra cui cellule senza parete  cellulare) che alterano il microbiota cutaneo, favorendo una  difesa della superficie cutanea più  debole. Quando poi  è presente   una vulnerabilità  e suscettibilità genetica  si pouò innescare il meccanismo autoimmunitario.

Primo step della cura

In questa prima fase è estremamente importante una dieta  “quasi” vegana  che blocca l’acidificazione dei tessuti acompagnata anche da alimenti che non stimolano l’istamina. In questo caso la dieta Whertmann ipoallaergenixca e nefro rigenerante può essere un buon inizio. Per rimuovere dall’organismo gli acidi ricaricando il sistema tampone dei bicarbonati è utile prendere per almeno tre mesi  un rimedio alcalinizzante  (ad esempio Alkimo cpr o   polvere o in alternativa  l’Alkaloximed accompagnato da fibradis per disbiosi intestinale e per la proliferazione  e colonizzazione di batteri bifidi e lattici in una buona prpoporzione intestinale.  Può essere utile bere acqua alcalina.. In aggiunta  a questa linea  iniziale e a metà strada del percorso vanno aggiunti dei rimedi che attivano l’ossidazione e la rigenerazione cellulare. La vitiligine è una malattia cronica ecomporta  una degenerazione cellulare. Per contrastare questi eventi  sia il “sanuvis” che  il “citrokehl”-. Il “sanuvis “ è acido lattico che in presenza di alterazione dell’equilibrio acido/base esecita una zione di regolazione. Può essere usato anche come pomata sull’area cutanea alterata. Il “ citrokehl” è acido citrico molto utile nelle malattie croniche dovute a carenza di ossigeno del tessuto malato. Nei bambini si possono usare i due prodotti alternadoli (un giorno l’uno, un giorno l’altro) in modo semplice.: 30 gocce in  mezzo litro di acqua  da bere durante tutto il giorno.

 

Secondo step della cura

In questa seconda fase c’è la riduzione dell’infiammazione. Ricordo che la ciclogenia del “penicillium” è coinvolata in tutte gli stati infiammatori. Questa fase è molto delicata e vanno dati dei rimedi  specifici per batteri, virus e miceti. Il “Notakehl” (penicillium notatum/ chrysogenum) agisce specificamente nelle infezioni da strepto e stafilococco; il “ Quentakehl” (peniccilium glabrum) agisce specificatamente su tutte le ingfezioni da virus; l’ “Albicansan”  (candida albicans) è un rimedio che rafforza le difese immunitarie cellulari mediante la stimolazione della popolazione linfocitaria T.

C’è  una raccomandazione da fare. In pediatria iniziare  con diluizioni più elevate (ad esempio D6) e poi scendere a diluizioni più basse ( D3). La diluizione alta è più tollerata. La diluizione bassa è meno tollerata. Siamo a un dosaggio chimico sebbene in microdose.

In questo secondo step è estremamente importante curare la disbiosi microbica e micotica, che va effettuata per circa due mesi.  In terapia Sanum abbiamo un prodotto eccezionale: il “Fortakehl”  (penicillium roquefortii).  Si può dare per 30/60 giorni Fortakehl mattino e pomeriggio 15 gocce) e Quentakel la sera  e poi per un altro mese Fortakehl e Exmykehl bsupposte,  una supposta la sera.

Conviene dare al bambino in qiesta fase di passaggio terapeutico un associazione doi prebiotici e probiotici. Utile può essere Ergyphilus plus, un prodotto di sinergia tra latobacilli e bifidobatteri  (che contiene tra l’altro  il lactobacillus Ramnosus GG 1271, FOS. L’associazione serve non solo a riequilibrare l’ecosistema intestinale ma anche  a un riequilibrio delle difese immunitarie. A volte è utile scegliere il probiotico caso per caso.

Terzo step della cura

Il terzo step serve  per la  la regolazione  della simbiosi microbiologica profonda. Le due ciclogenie  principali sono quelle di aspergillus e di mucor racemus. Introducendo le forme a bassa valenza  consentiamo la degradazione  e l’eliminazione delle forme ad alta valenza. ( che sono patogene).

In genere si usa il Mucokehl (mucor racemosus)  di mattino e il Nigersan (aspergillus niger)  la sera . Nei bambini c’è una preparazione combinata dei due prodotti che è il “Sankombi” 5 gocce al giorno perima di un pasto.

In questa fase conviene aggiungere sempre un rimedio che agisca sul neurovegetativo. La vitiligine è una patologia che ha una infulenza posicosomatica  impegnativa. Il mucedokehel (mucor mucedo) modula molto bene la risposta neurovegetativa: 5 gocce prima di un pasto. Da fare attenzione: non usare il sankombi o il mucokehl nello stesso giorno del Notakehl. Mucokehl e Notakehl sono antagonisti quindi il loro effetto si neutralizza. In genere se c’è bisogno ancora del Notakehl si  segue lo schema 5 più 2 (il sabato e la domenica si dà il Notakehl e  dal lunedì al venerdì si danno gli altri rimedi).

 

 

Quarto step della cura

Questo ultimo step serve per la modulazione del sistema immunitario. I rimedi  agiscono modificando il corso della reazione immunitaria.  E’ il momento di prescrivere Utilin S (mycobacterium  phlei), un ceppo non patogeno che ha  la capacità di aumentare l’attività fagocitaria dei granulociti e la presenza di linfochine. Avviene in questa fase terapeutica un dialogo tra microbi e SNC. Va associato a “Recalcin”   (bacillus firmus), un efficace   immuno modulatore.

Hanno una buona risposta anche a livello cutaneo

Per cui si può fare una terapia alternata in questo modo. Utilin S 5-10 gocce  (giorno dispari per bocca), (giorni pari Recalcin per massaggio cutaneo nella zona interessata o nei punti chiave di agopuntura o all’interno del gomito). In genere la terapia è per 4/8/12  settimane  sia per Utilin S che per il Recalcin.

Osservazioni finali.

Nelle malattie croniche  è fondamentale che l’organismo abbia tempo per reagire. Ci possono essere blocchi nella terapia  che creano una situazione in cui nulla sembra funzionare. In genere i blocchi sono causati da svariati fattori: colonna vertebrale, energetico, da metalli tossici, da altri problemi (come una cicatrice, una sinusitite, un focus), dai denti, da fattori psicologici, da farmaci (ormoni, vaccini, antibiotici ecc.), terapie immunosoppressiva. E’ utile a questo punto rimuovere i blocchi  dopo averli individuati.  I rimedi   “sanukehl” servono anche a questo scopo. In particolare si prenderanno in considerazione, facendosi aiutare da terapeuta esperto, il “Sanukehl pseu” (pseudomonas aeruginosa) utilizzato nelle patologie croniche, specie se vi è anamnesi positiva per l’uso di cortisone ed immunosoppressivi, Sanukehl Myc, consigliato in varie patologie del sistema immunitario, Sanukehl Trych, per l’uso in patologie di cute ed annessi cutanei del rimedio, da prendere a giorni alterni (5-10 gocce al giorno). Ovviamente si possono usare altri sanukehl se c’è qualche blocco specifico. Se non si è ottenuto un buon risultato è utile fare 3 mesi di pausa,  controllando solo l’alimentazione  e rinforzando il sistema immunitario e dopo si ripete   il terzo e il quarto step. Molto spesso ed in casi particolari è utile far seguire  alla terapia di base (in terzo o quarto step) dei rimedi aggiuntivi a base di interferone beta e gamma e  di interleuchine omeopatizzate soprattuto la 1 e la 6.  Ricordo la linea biofarmex (BFX CR2 caps.: il contenuto di una cps al di per 2 mesi). Se il soggetto affetto da vitiligine tende alla depressione si può dare in aggiunta BFX CR10 oppure BFX CR6.. In alcuni casi resistenti alla terapia  è utile rinforzare  il disadattamento che consegue a una malattia immunitaria con oligo elementi (rame-oro-argento). In una prossima riflessione sulla “vitiligine” cercherò di approfondire l’utilità dell’uso delle interleuchine.

 

Angelo Vigliotti
Scritto da Angelo Vigliotti