Introduzione

E’ una sindrome dolorosa cronica  dell’apparato genitale, in particolare della zona che circonda la vulva.

In questa zona si sprigiona un fuoco come la lava  di un vulcano, e produce irritazione, bruciore, fastidio intenso e pungente, dispareunia (rapporti sessuali dolorosi) e intenso prurito. Nei casi più semplici il dolore si ferma solo alla vulva (vestibolite), nei casi più complicati si diffonde su tutta la vulva e oltre interessando gli organi vicini. Per una diagnosi sicura ed accurata bisogna escludere altre patologie locali, il dolore deve  durare almeno tre mesi e non ci devono essere la presenza di altre malattie metaboliche che si complicano con interessamento vulvovaginale.

In pratica la diagnosi spesso viene fatta per esclusione, anche se l’esame vaginale mette in evidenza una mucosa arrossata e spesso atrofica. La donna affetta da questa patologia, sovente, è andata da diversi medici  sia specialisti in ginecologia che in altri settori per trovare una risposta alla sofferenza e un un po’ di quiete  a questo fuoco che arde, brucia e non si riesce a spegnere.

In genere è presente una infiammazione della  struttura nervosa che innerva la vulva con la presenza di una nevrite periferica soprattutto del nervo pudendo, dovuta molto probabilmente a infezioni vaginali ricorrenti (candidosi, cistiti, vaginiti virali o batteriche) e in alcuni casi dovuta a una  risposta alterata della muscolatura vulvo – perineale di tipo genetico, in altri  la vulvodinia riconosce nella sua storia un trauma, un’acidosi e altri numerosi  fattori.  Ecco perché è importante una visita accurata di tipo medico, psicologico, omeopatica. Una sola seduta non basta.

alice-10 vulvodinia

vulvo-complicazione

La terapia della vulvodinia è complessa. E’ una terapia integrata che associa consigli di ordine igienico a un training anche psicoterapeutico laddove ci sono dei precedenti psichici prima dell’inizio della patologia. Le tecniche psicocorporee sono numerose e vanno selezionate secondo la professionalità del terapeuta e la  la risposta soggettiva del paziente.  Si possono usare gli esercizi di Kegel per il rilassamento della muscolatuira del perineo oppure  esercizi di Biofeedback, ipnosi, e tecniche di bioenergetica associati con antidepressivi per rilassare  le terminazioni dei nervi periferici. In alcuni casi è utile anche l’agopuntura con il metodo Tong Ren.  Considerando che c’è una infiammazione cronica dei nervi periferici con incremento delle  terminazioni neurogene dolorifiche,    molti terapeuti fanno anche delle infiltrazioni locali per ridurre il dolore con cocktails farmacologici diversi. Un buona terapia quindi  prevede una multi – disciplinarietà in una buona percentuale dei casi, in altri casi bisogna agire singolarmente e trovare una soluzione accettabile. In alcuni casi può essere utile

Terapia omeopatica

Per i primi sei mesi è ragionevole inziiare con la terapia “Sanum” nei suoi quattro step. Ogni step prevede dei rimedi specifici.

  1. Alcalinizzazione del terreno (ritornare all’ uomo primordiale prima dell’inquinamento e dell’intossicazione alimentare che stiamo vivendo in questo secolo). Il terreno è costituito da tutti i fattori ambientali che circondano la cellula e che impattano sulla sua funzione
  2. Riduzione dell’infiammazione. Nella patologia della vulvodinia c’è sempre una mucosa vaginale arrossata e spesso atrofica. Va ripristinata una corretta funzionalità cellulare
  3. Abbattimento ed eliminazione dell forme patogene
  4. Riequilibrio del sistema immunitario.

 

Durante il percorso della terapia sanum dobbiamo verificare i vari blocchi che possono interferire con il successo della cura. Ad esempio: blocchi della colonna vertebrale, blocco energetico, blocchi causati dalla terapia farmacologica  convenzionale, blocco da metalli tossici, blocchi da problemi a distanza (focus tonsillari, sinusiti,  ecc.), blocchi causati da denti, blocchi causati da fattori psicologici). Ogni blocco ha uno specifico intervento A questo punto possiamo fare il salto di qualità dalla isopatia Sanum a un rimedio  costituzionale o a un policresto o a un simillimum (molto difficile da individuare se la situazione clinica dura da più di 4-5 anni).

E’ utile per il medico omeopata avere uno strumento ( tipo core test: correlazioni energetiche del dott. Carlo Poletto)  per il controllo energetico per  valutare  sia il flusso energetico (superiore e inferiore, alto e basso), che le catene causali (eventuali focus a distanza), che l’equilibrio tra i vari chakra. In questa patologia,  il secondo chakra è scompensato e per contiguità coinvolge il primo chakra e il terzo in un dramma esistenziale che provoca disordine sia a livello fisico che emozionale. Il ” core-test o uno strumento simile, è necessario utilizzarlo.

Prima di chiudere questa riflessione voglio ricordare  che in Italia esiste una associazione importante che può aiutare tuttte le donne affette da questo problema nel loro percorso  della soluzione del problema. E’     l’    “ Associazione Italiana vulvodinia onlus”. (A.I.V.)

 vulvo bis

Uno dei compiti dell’AIV  onlus  è l’informazione che  l’associazione  dedica alle donne e ai loro partner per dare indicazioni utili a comprendere la propria situazione e a trovare le soluzioni più indicate, insieme ai propri medici di riferimento. E’ utile  collegarsi al sito http://www.vulvodinia.org, per essere sempre aggiornati.

 

Angelo Vigliotti
Scritto da Angelo Vigliotti